Sedano



Sistematica del Sedano (Apium graveolens Linnaeus, 1753) sec. il sistema Cronquist
Superdominium/Superdominio: Biota
Dominium/Dominio: Eucariota (Eukaryota o Eukarya/Eucarioti)
Regnum/Regno: Plantae (Plants/Piante)
Subregnum/Sottoregno: Tracheobionta (Vascular plants/Piante vascolari)
Superdivisio/Superdivisione: Spermatophyta (Seed plants/Piante con semi)
Divisio/Divisione: Magnoliophyta (Flowering plants/Piante con fiori)
Classis/Classe: Magnoliopsida (Dicotyledons/Dicotiledoni)
Subclass/Sottoclasse: Rosidae
Order/Ordine: Apiales
Familia/Famiglia: Apiaceae Lindl. 1863, o Umbelliferae
Subfamilia/Sottofamiglia: Apioideae
Tribus/Tribù: Apieae
Genus/Genere: Apium Linnaeus, 1753
Species/Specie: Apium graveolens L., 1753
Sistematica del Sedano (Apium graveolens Linnaeus, 1753) sec. il sistema APG II
Kingdom/Regno: Plantae (Plants/Piante)
Clade: Angiosperme
Clade: Eudicodiledoni
Clade: Angiosperme tricolpate
Clade: Nucleo delle tricolpate
Clade: Rosidi
Clade: Eurosidi I
Order/Ordine: Apiales
Famiglia: Apiaceae Lindl. 1863, o Umbelliferae
Genus/Genere: Apium Linnaeus, 1753
Specie: Apium graveolens L., 1753



Diffusione e importanza della coltura
E’ diffuso in quasi tutti gli Stati Uniti centro-meridionali ed in Europa. Il sedano è coltivato in Italia su circa 4’800 ha con una produzione di circa 125'000 t. Il nostro Paese è il maggiore produttore europeo (40% circa della produzione continentale) prima di Gran Bretagna, Spagna e Francia. Le produzioni si localizzano prevalentemente in Puglia (23% circa), Piemonte (19%), Lazio (10%), Veneto (6%) ed Emilia-Romagna (6%). In Umbria si stima sia coltivata una decina di ettari.
Il sedano è una pianta biennale coltivata per gli steli, o coste, imbianchiti. E' una pianta utilizzata in moltissime ricette gastronomiche per il suo gusto delicato ma caratteristico; essendo molto ricco di acqua è indicato anche in regimi dietetici, a patto ovviamente di non usarlo con il pinzimonio ;). Ci sono varietà di sedano a coste bianche e varietà a coste verdi e anche varietà di sedano da foglie o da erbucce con foglie piccole e molto aromatiche da consumare insieme alle coste, poco sviluppate.

Caratteri botanici
Alla specie Apium graveolens L. appartengono tre varietà botaniche che hanno un diverso uso alimentare:

Tipo biologico: il sedano è pianta erbacea biologicamente a ciclo biennale, ma annuale in coltura.
Apparato radicale (figura 1): robusto, molto ramificato, per la maggior parte esplora il terreno fino ad una profondità di 0,4 m.
Stelo (figura 2): eretto, con internodi molto raccorciati.
Foglie (figura 3): erette, lunghe 0,40-0,60 m, costituite da un picciolo robusto, scanalato sul lato interno, pieno, carnoso, di colore verde, giallo o biancastro e da lamine fogliari pennatosette, a margine dentato-lobato, di colore verde lucente. Le foglie al centro, serrate intorno all’apice centrale, formano una struttura densa, eziolata, che costituisce la parte più fine dell’orticola, detta comunemente il “cuore” del sedano. La pianta possiede una tendenza naturale a emettere dei germogli ascellari che danneggiano la sua presentazione e possono quindi deprezzare il prodotto, particolarmente quello destinato all’industria.

Figura 1 – Apparato radicale.

Figura 2 – Fusto, foglie e fiori.

Figura 3 – Lamine fogliari.



Infiorescenza (figura 4): al secondo anno, dopo che il sedano ha subito un periodo di basse temperature dell’ordine di 5-7 °C (vernalizzazione), si ha la formazione di uno scapo fiorale, eretto, ramificato, cavo, solcato, alto 0,5-1 m, ramificato, portante ombrelle composte, quasi sessili, con 6-12 raggi. I fiori sono ermafroditi, piccoli, pentameri, con petali bianco-verdastri, con 5 stami, ovario infero, biloculare. La fioritura avviene in giugno-luglio. La specie presenta una spiccata proterandria e fecondazione incrociata (allogama). L’impollinazione è prevalentemente entomofila.
Frutto (figura 5): è un diachenio lungo 1-1,5 mm che matura in luglio-agosto. Il singolo achenio (“seme”) ha forma oblunga, colore bruno ed è caratterizzato, come in altre ombrellifere, da cinque costole sul lato superiore convesso; inoltre, sono presenti numerosi canali secretori che emettono sostanze aromatiche dall’odore caratteristico. Un achenio pesa circa 0,3-0,5 mg.

Figura 4 – Infiorescenze.

Figura 5 – Diacheni di sedano.



Composizione chimica e caratteristiche nutritive del sedano
Il sedano è molto ricco in acqua (90-96%) e con basso valore energetico (15-20 cal/100 g di parte edule). Ha un buon contenuto di sali minerali (particolarmente di potassio) e vitamine (B1, B2, B5, B6 e C).

Esigenze pedo-climatiche
Il sedano è una specie adatta ai climi temperati. Le esigenze termiche sono riportate in tabella 1. La germinazione è una fase molto delicata e difficile: in terreni freddi (semine precoci in campo) è molto lunga (15-20 giorni) e incompleta, mentre a temperature ottimali richiede circa una settimana; a temperature elevate (> 22 °C) ma all’oscurità (certe condizioni in vivaio) è ancora più lenta e incompleta perché c’è induzione di fotodormienza. La pianta è danneggiata da temperature prossime a 0 °C; ha uno zero di vegetazione intorno a 5°C e temperature ottimali tra 15 e 22 °C. La pianta è suscettibile alle alte temperature (> 30 °C) che ostacolano la crescita vegetativa e favoriscono la comparsa di fitopatie quali il “picciolo spugnoso” (“pithiness”) e il “cuore nero” (“black heart”). L’esposizione alle basse temperature (5-7 °C) induce la fioritura delle piante già al primo anno (pre-fioritura), mentre temperature di almeno 20 °C possono far ritornare allo stadio vegetativo le piante non completamente vernalizzate. Indipendentemente dalla sensibilità varietale all’induzione fiorale, la pre-fioritura è favorita anche da carenze nutritive, squilibri idrici, avversità parassitarie e inquinamento. La pre-fioritura è spesso favorevole alla formazione di germogli ascellari: questo è dovuto al fatto che probabilmente l’apice perde la sua dominanza. Di conseguenza non è raro trovare sul mercato, in maggio, del sedano prodotto in serra che presenta un inizio di sviluppo dello scapo fiorale e un certo numero di germogli, con ovvie ripercussioni negative sulla qualità del prodotto. Per tutti questi motivi la coltivazione del sedano è tipicamente primaverile-estiva, mentre quella in contro-stagione (autunnale, invernale o primaverile precoce) vede fortemente aumentati i rischi di pre-fioritura.

Tabella 1 - Esigenze termiche del sedano.
Fase e tipo di temperatura °C
Germinazione
minima
ottimale
Crescita
minima letale
base
ottimale
massima
Induzione fiorale

7
15-20

0
5
15-22
30
5-7


La disponibilità idrica è l’altro fattore produttivo fondamentale; per questo, durante il periodo primaverile-estivo, l’intervento irriguo risulta indispensabile. Maggiori informazioni sulle esigenze idriche ed irrigue sono fornite più avanti.
Il sedano si adatta a diversi tipi di terreno, ma le migliori produzioni si ottengono in quelli di medioimpasto, profondi, freschi, fertili, ricchi di sostanza organica, senza ristagni idrici, con pH tra 6 e 7.
Dovrebbero essere evitati sia i terreni fortemente argillosi, non strutturati, asfittici, sia quelli sabbiosi dove può essere soggetto a carenze idriche e nutrizionali. Il sedano non gradisce nemmeno terreni molto calcarei, ma è tollerante la salinità: fino ad una conducibilità elettrica dell’estratto di saturazione del terreno (ECe) di 1,8 mS/cm non risente effetti negativi, con ECe = 3,4 mS/cm si ha una riduzione della produzione del 10%, con ECe = 5,8 mS/cm si stima una riduzione della produzione del 25%, con ECe = 9,9 mS/cm del 50% e con ECe = 18 mS/cm la produzione è totalmente compromessa.

Avvicendamento
E' una tipica coltura da rinnovo a ciclo primaverile-estivo che non deve succedere a se stessa o ad altre ombrellifere e non deve ritornare sullo stesso terreno prima di almeno 2-3 anni. Per gli impianti estivi e produzioni autunnali, il frumento rappresenta un’ottima precessione.

Scelta varietale
La scelta della cultivar è uno dei punti cruciali per la buona riuscita della coltura dovendo soddisfare sia le esigenze di coltivazione sia quelle di mercato. Una buona cultivar di sedano deve avere le seguenti caratteristiche:
In commercio sono disponibili varietà ottenute per “libera impollinazione” (comunemente dette “varietà standard”) ed ibridi F1.
Gli ibridi presentano una maggiore potenzialità produttiva sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, una maggiore uniformità morfo-biologica, una maggiore resistenza alle malattie, ma, ovviamente, presentano dei costi della semente più elevati (indicativamente, un seme di un ibrido costa circa 30 volte quello di una varietà standard).
Le varietà coltivate si distinguono in due principali gruppi:
La lunghezza del ciclo varia mediamente da 80 a 150 giorni dal trapianto.
Un’altra distinzione dei sedani coltivati coltivati (tutti appartenenti alla specie Apium graveolens , di cui si è già detto all’inizio è la seguente: :

Figura 6 – Sedano da coste.



Figura 7 – Sedano da taglio.

Figura 8 – Sedano-rapa.



Segue una lista delle cultivar che è ovviamente indicativa, non esaustiva e, dato il rinnovo del panorama varietale, provvisoria:

Figura 9 – Sedano “dorato d’Asti”.



Tenendo in considerazione anche l’esistenza di un’interazione tra cultivar ed ambiente pedoclimatico è sempre bene fare riferimento a risultati sperimentali e/o aziendali ottenuti in condizioni simili a quelle di coltivazione.

Tecnica colturale
Preparazione del terreno
Tradizionalmente la preparazione dei terreni di medio-impasto o tendenzialmente argillosi prevede un’aratura alla profondità di circa 0,40 m; durante questa lavorazione principale può essere interrato il letame, se disponibile. La zollosità grossolana lasciata dall’aratura è ridotta con successive erpicature via via più leggere al fine di non rovinare lo strato strutturato superficiale. Tenendo conto del fatto che la coltura è normalmente trapiantata, una leggera zollosità è talvolta ininfluente. Al fine di realizzare consistenti contrazioni dei tempi di preparazione del terreno insieme con apprezzabili risparmi di combustibile, si può sostituire l’aratura profonda con una lavorazione a due strati. Questa tecnica consiste in una discissura a 0,35-0,40 m eseguita con ripper o chisel, seguita da un’aratura superficiale a 0,25-0,30 m oppure si può realizzare in un unico passaggio con aratro-ripuntatore che lavora alle stesse profondità sopra indicate.
Quando non dobbiamo interrare i concimi organici e vogliamo restringere al massimo i è possibile eseguire un’estirpatura a circa 0,25-0,35 m, seguita da erpicature per affinare la non eccessiva zollosità che è stata creata. Tale procedura può essere seguita ogni volta che abbiamo come precessione una coltura che lascia pochi residui facilmente gestibili.
A differenza di quanto descritto per i terreni tendenzialmente argillosi, i terreni limosi, che non possiedono una struttura stabile, e quelli ricchi di sabbia fina, che come i precedenti hanno la tendenza a compattarsi facilmente, devono essere lavorati a ridosso dell’impianto. Questo vale anche per i terreni ricchi di sabbia grossa che, pur non essendo soggetti a compattamento, possono essere facilmente lavorabili all’ultimo momento riducendo, così, anche i troppo intensi processi di mineralizzazione della sostanza organica interrata.
In caso di un terreno in posizione aperta, ricco e ben drenato, con pH 6,5-7,5 si può ricorrere ad un intervento localizzato di impianto del sedano. La tecnica è la coltivazione a fosse per cui il sedano è coltivato in fosse che vengono gradualmente riempite di terreno per imbianchire gli steli. Ci sono però anche varietà (generalmente a coste bianche) che imbianchiscono naturalmente senza bisogno di rincalzature, ma sono meno rustiche (quindi la loro stagione vegetativa è più breve). Richiedono meno lavoro e sono particolarmente adatte per i terreni pesanti in cui è difficoltoso scavare fosse, che poi potrebbero rimanere sature d'acqua, coi danni conseguenti di marciumi o attacchi di lumache. In febbraio-marzo si traccia un ampio solco, cioè una fossa ampia 35-40 cm e profonda 30 cm. Se si devono scavare più fosse, bisogna mantenere 80 cm di distanza tra l'una e l'altra. Con una forca si interra il letame al fondo della fossa in ragione di 8 kg/m2 e si ricopre di terra fino a 7-8 cm dal livello del terreno. La fossa così preparata resta fino al momento dell'impianto.

Semina
Se possibile, usare semi trattati conciati. In gennaio-febbraio seminare rado in vassoi pieni di composta da semina a 13-16 °C. Non coprire i vassoi e mantenerli umidi. I semi germinano in due-tre settimane. Picchettare i semenzali quando hanno due vere foglie in cassette piene di composta o di composta da vaso equivalente, mantenendo intervalli di 5-6 cm. Oppure piantare in vasi singoli di 7-8 cm. Acclimatarli gradualmente per poi trapiantarli in aprile-maggio. Oppure seminare all'aperto in marzo-aprile e trapiantare in giugno-luglio. Appena prima del trapianto interrare un fertilizzante generico a formula equilibrata in ragione di 70-100 g/m2 .

Impianto
Trapiantare tra la fine di aprile e l'inizio di maggio, mettendo i semenzali a dimora a intervalli di 20-25 cm in due file sfalsate per ogni fossa, distanti 20-25 cm. Irrigare abbondantemente. Quando le piante sono alte circa 30 cm tagliare i getti laterali alla base e legare le coste con rafia o una corda morbida senza stringere, proprio sotto le foglie.
Come per tutti gli ortaggi da foglie è essenziale che l'irrigazione sia abbondante durante la stagione vegetativa. Se il clima è siccitoso, irrigare in ragione di 18 l/m2, oppure 10-20 giorni prima della rincalzatura finale irrigare in queste stesse proporzioni. Questo migliora notevolmente la qualità e il volume del raccolto.

Irrigazione
Durante tutta la stagione vegetativa è essenziale che l’irrigazione sia abbondante. In caso di clima siccitoso bisogna fornire 18 litri di acqua per metro quadro ogni settimana.
Prima di concludere queste brevi osservazioni sull'irrigazione, giova esprimere alcuni concetti sull'acqua per usi agricoli.
Da stime attuali risulta che l'uomo prelevi circa 3.600 km3 d'acqua dolce, l'equivalente di 580 m3 annui pro capite. La stima del prelievo mondiale d'acqua (km3 annui, m3 pro-capite e percentuale del prelievo totale) é riportata nella tabella 4.

Tabella 4 - Stima del prelievo mondiale d'acqua (km3 annui, m3 pro-capite e percentuale del prelievo totale).
Fonte / Anni 1950 2000
Agricoltura
Prelievo
Pro-capite
Percentuale del totale
1.100
437
79
2.500
436
69
Industria
Prelievo
Pro-capite
Percentuale del totale
200
79
14
750
131
21
Usi civili/domestici
Prelievo
Pro-capite
Percentuale del totale
100
40
7
350
61
10
Totale
Prelievo
Pro-capite
Percentuale del totale
1.400
556
100
3600
628
100
Nota: tutti i valori sono arrotondati


L'istogramma sotto riportato (figura 10) mostra che, in tutte le regioni, fatta eccezione per l'Europa ed il Nord America, l'agricoltura è di gran lunga il maggior consumatore d'acqua, accaparrandosi circa il 69 per cento di tutti i prelievi a livello mondiale mentre l'uso civile/domestico (cittadino) conta circa il 10 per cento e l'industria utilizza circa il 21 per cento.

Figura 10 – Prelievo d'acqua per regione e per settore.


È importante distinguere fra l'acqua che è prelevata e l'acqua che è effettivamente consumata. Dei 3600 km33 d'acqua prelevata annualmente, all'incirca la metà è consumata dall'evaporazione e dalla traspirazione delle piante. L'acqua che è stata prelevata ma non consumata, per contro, ruscella nuovamente sulla superficie verso i fiumi o s'infiltra nel terreno e s'immagazzina negli acquiferi. Quest'ultimo tipo d'acqua è generalmente di qualità minore rispetto a quella prelevata. L'irrigazione consuma la maggior parte dell'acqua prelevata (spesso la metà o anche di più) quale risultato dell'evaporazione, dell'inclusione nel raccolto e della traspirazione dalle piante. L'altra metà ricarica la falda o il flusso superficiale o si perde in evaporazione non produttiva. Sino al 90 per cento dell'acqua prelevata per uso civile/domestico ritorna ai fiumi ed agli acquiferi in forma di refluo. Le industrie in genere consumano solo circa il 5 per cento dell'acqua che prelevano. L'acqua di scarico derivante da sistemi fognari per usi urbani/domestici e quella proveniente dalle industrie dovrebbe essere trattata prima del rilascio nei fiumi e possibilmente riutilizzata ma, spesso, è fortemente inquinata.
I grafici relativi al prelievo idrico per l'irrigazione (figura 11 e 12) non includono l'uso diretto dell'acqua piovana in agricoltura; in realtà, è prodotto più cibo mediante l'uso diretto dell'acqua piovana che non mediante acqua di irrigazione ed inoltre, anche le colture irrigue usano un considerevole quantitativo di acqua piovana.
Le figure evidenziano l'importanza dell'agricoltura, nella sfida consistente nel fare in modo che, l'acqua disponibile sulla terra basti alle necessità del crescente numero d'utenti.

Figura 11 – Prelievo e consumo d'acqua per i tre settori d'utilizzo (2000).


Figura 12 – Area attrezzata per irrigazione espressa come percentuale di terre coltivate (2000). La mappa evidenzia i paesi in cui l'irrigazione gioca un ruolo estremamente importante (categoria 5) ed un ruolo prioritario (categoria 4) in agricoltura. L'irrigazione è usata poco nelle zone settentrionali temperate e nell'Africa sub - Sahariana.


Il planisfero riportato in figura 12 mostra che molti Paesi in via di sviluppo contano in maniera rilevante sull'irrigazione. In una analisi della FAO, realizzata su 93 paesi in via di sviluppo, si rilevò che 18 di essi usano l'irrigazione in più del 40% del suolo coltivato; altri 18 paesi irrigano fra il 20 e il 40% della superficie (FAO, World Agriculture: Towards 2015/2030).
Inevitabilmente, un uso così intensivo d'acqua per fini agricoli può fiaccare le risorse. Il planisfero nella figura sottostante (figura 13) mostra che 20 Paesi si trovano in condizioni critiche poiché più del 40% delle loro risorse rinnovabili d'acqua, sono utilizzate per l'agricoltura. Paesi che sottraggono più del 20% delle risorse idriche rinnovabili potrebbero essere definiti "a rischio di crisi idrica". Utilizzando questa definizione, 36 fra 159 paesi (23%) erano già a rischio di crisi idrica nel 2000.

Figura 13 – Prelievo d'acqua ad uso agricolo espresso come percentuale delle risorse idriche rinnovabili totali (2000). La mappa mostra i paesi in cui i prelievi ad uso agricolo sono alla soglia critica (categoria 5) ed indicativi di rischio di crisi idrica (categoria 4).


Rincalzatura
Man mano che le piante crescono, a intervalli di tre settimane circa rincalzarne la base lasciando che le foglie spuntino dal terreno e facendo attenzione che non penetri terra nel cuore dei sedani. Rincalzare dopo che ha piovuto, quando il terreno è umido, mai quando è secco, perché le foglie fanno da ombrello e mantengono a lungo il terreno intorno alle radici secco o umido come era al momento della rincalzatura.

Raccolta
Dalla fine di agosto e per tutto l' inverno, secondo la varietà e il periodo d'impianto, con un trapiantatoio estrarre delicatamente le piante di sedano. Le radici possono penetrare molto in profondità, nel qual caso è meglio usare una forca. Quando il tempo è gelido riparare le piante con paglia o felci distribuite sul terreno.

Malattie e parassiti
Le larve della mosca dei sedani penetrano nelle foglie formando bolle brune. Staccare le foglie colpite e nebulizzare con dimetoato o tri-clorphon ai primi sintomi dell'infestazione. Anche le lumache possono dare problemi, soprattutto nei terreni pesanti, quindi distribuire intorno alle piante un prodotto antilimacidi in palline. La mosca della carota attacca le radici del sedano; immergere i semenzali prima del trapianto in una soluzione di diazinone.
La maculatura delle foglie del sedano può essere prevenuta usando semi trattati con ossicloruri di rame non appena si notano le macchie sulle foglie.
Nella tabella 2 si riporta in sintesi la strategia di difesa contro le principali avversità biotiche del sedano.

Tabella 2 – Principali avversità del sedano, criteri d’intervento ed eventuali ausiliari da impiegare nella difesa biologica.
Avversità Interventi non chimici Principi attivi ed Ausiliari Note
e
limitazioni d’uso
Malattie fungine
Septoriosi (Septoria apicola)
  • scelta di varietà resistenti;
  • arieggiamento della serra;
  • rotazioni colturali;
  • sesti d’impianto non fitti;
  • sterilizzazione dei semenzai con vapore
Prodotti rameici - concia del seme con prodotti rameici, tenendo presente che dopo tre anni il seme è risanato;
- interventi di copertura ai primi sintomi sulle foglie con sali di rame.
Mal bianco o oidio (Erysiphe polygoni) - Interventi agronomici: ridurre la fittezza di semina per favorire l’arieggiamento. Zolfo in polvere Intervenire solo in caso di forti attacchi.
Cercosporiosi (Cercospora apii) - Interventi agronomici:
  • distruzione dei residui colturali infetti,
  • rotazioni colturali adeguate,
  • impiego di sementi sane.
Prodotti rameici - Concia del seme con prodotti rameici.
- Interventi di copertura ai primi sintomi sulle foglie con sali di rame; nella generalità dei casi sono sufficienti per il contenimento della fitopatia gli interventi effettuati contro la septoriosi.
Sclerotinia:
  • Sclerotinia sclerotiorum,
  • Sclerotinia minor
  • lunghe rotazioni a causa della persistenza degli sclerozi (da un minimo di 2 fino a 10 anni in condizioni ottimali);
  • curare molto bene lo sgrondo delle acque in eccesso anche per ridurre il tempo della rotazione;
  • eliminare le piante infette ai primi sintomi.
Nessun trattamento chimico.
Fitofagi animali
Mosca del sedano (Philophylla heraclei) Rotenone
Piretro
Intervenire solo in caso di forti attacchi in fase di post-trapianto
Afidi
Cavariella aegopodi,
Disaphis spp.)
- Interventi agronomici:
  • eliminazione delle piante infestanti adiacenti alle colture che possono fungere da serbatoio per i virus,
  • reti antiafidi ed antitripidi nelle colture protette,
  • concimazioni equilibrate,
  • eliminazione delle piante infestate.
Estratto di piretro In presenza di focolai eseguire trattamenti localizzati.
Mosca minatrice (Lyriomiza spp.) - Trappole cromotropiche gialle contro gli adulti (mass trapping);
- Interventi biologici: lanci di Diglyphus isaea contro le larve di 3a età da effettuarsi alla comparsa delle prime mine utilizzando 0,1-0,5 adulti per m2.
- Soglia: presenza di focolai d’infestazione.
Ausiliari: Diglyphus isaea
Emitteri:
  • Trialeurodes vaporariorum,
  • Bemisia tabaci
- Interventi agronomici: in coltura protetta reti alle aperture e mass-trapping
- Interventi biologici: lancio di ausiliari in coltura protetta
- Soglia: 20 adulti per trappola a settimana, rilevati con trappole cromotropiche gialle per il monitoraggio (1 ogni circa100 m2)
Ausiliari:
  • Encarsia (Encarsia formosa)
  • Beauveria bassiana
Farmaci: :
  • Piretrine naturali
  • Azadiractina
  • Buprofezin
  • Pimetrozine
Tripidi (Frankliniella occidentalis) - Interventi agronomici:
in coltura protetta reti antitripidi e mass-trapping
- Interventi biologici:
lanci di Orius laevigatus (1-2 predatori m2)
- Soglia: alla cattura di adulti sulle trappole cromotropiche azzurre.
Ausiliari:
  • Orius laevigatus,
  • Beauveria bassiana.
- Azadiractina
Consigliabile l’impiego di trappole cromotropiche azzurre per il monitoraggio (1 ogni circa 50 m2)
Ragnetto rosso (Tetranychus urticae) - Interventi biologici:lancio di fitoseidi (10-15 predatori a m2) in funzione del livello di infestazione
- Soglia: presenza.
- Soglia per interventi chimici: presenza di focolai di infestazione con foglie decolorate.
Fitoseide: (Phytoseiulus persimilis)
Farmaci:
  • Fenpiroximate (1)
  • Abamectina
  • Azociclotin
  • Fenazaquin
  • Exitiazox
  • Clofentezine
(1) Solo in pieno campo;i possibilmente localizzati;
Al massimo un intervento all’anno.
Nematodi galligeni (Meloidogiyne spp.) - Solarizzazione del suolo Nessun trattamento.





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