Pisello



Sistematica del Pisello (Pisum sativum Linneus, 1758) sec. il sistema Cronquist
Superdominium/Superdominio: Biota
Domain/Dominio: Eucariota Whittaker & Margulis,1978
Regnum/Regno: Plantae Haeckel, 1866
Subregnum/Sottoregno: Viridaeplantae Cavalier-Smith, 1998 (Piante verdi)
Superdivisio/Superdivisione: Spermatophyta Gustav Hegi, 1906 (Piante con semi)
Divisio/Divisione o Phylum: Tracheophyta Sinnott, 1935 ex Cavalier-Smith, 1998 -
Subdivisio/Sottodivisione: Magnoliophytina Frohne & U. Jensen ex Reveal, 1996
Classis/Classe: Magnoliopsida (Dicotyledons/Dicotiledoni)
Classis/Classe: Rosopsida Batsch, 1788
Subclassis/Sottoclasse: Rosidae Takht., 1967
Ordo/Ordine: Fabales
Familia/Famiglia: Fabaceae o Papilionacee
Subfamilia/Sottofamiglia: Faboideae o Papilionoideae
Tribus/Tribù: Vicieae
Genere: Pisum Linneus, 1758
Specie: Pisum sativum Linneus, 1758

Sistematica del Pisello (Pisum sativum Linneus, 1758) sec. il sistema APG II
Regnum/Regno: Plantae (Plants/Piante)
Clade: Angiosperme
Clade: Eudicotiledoni
Clade: Angiosperme tricolpate
Clade: Nucleo delle tricolpate
Clade: Rosidi
Clade: Eurosidi I
Ordo/Ordine: Fabales
Familia/Famiglia: Fabaceae o Papilionacee
Genere: Pisum Linneus, 1758



Importanza economica, origine e diffusione
Lathyrus oleraceus Lam. à un sinonimo di Pisum sativus. Pisum sativum L. ssp. elatius e Pisum sativum L. ssp. sativum sono due sottospecie. Il nome in inglese del pisello è “Pea” e “Garden Pea”, in francese “pois”, in spagnolo “guisante” o “arvejàs”, in tedesco “Erbse”. Già in tempi antichi si coltivava il pisello: nelle palafitte svizzere dell’età della pietra sono stati rinvenuti resti di piselli, mentre vestigia carbonizzate risalenti al 2200-2100 a.C. si sono trovate in Ucraina.
Da scavi effettuati in Egitto e dalla Bibbia si deriva che questa specie non era conosciuta né dagli Egiziani né dagli Ebrei.
De Candolle nel suo testo «Origine delle Piante coltivate» riferisce che il pisello esisteva spontaneo, nel sud del Caucaso sino all'Iran.
Secondo Vavilov e Govorov ci sono diversi centri di origine, dei quali la zona del Mediterraneo è il più importante, mentre secondari sono l’Asia Centrale e l’Africa nord-est. La coltivazione, con molta probabilità, è iniziata nel Nord dell’India e si è poi diffusa in Europa. Dapprima venne usata per le proprietà di coltura miglioratrice, poi per alimento.
Questa legumenosa è ampiamente coltivata negli Stati Uniti ed in Europa.
La superficie mondiale coltivata a pisello per legume fresco è stata di 766.000 ha con produzione unitaria di 6,4 t/ha e totale di 4.904.000 t. I Paesi più importanti risultano USA (con circa 100.000 ha), India (93.000 ha) Russia (75.000 ha), Cina (53.000 ha) e Regno Unito (46.000 ha). Le produzioni unitarie più elevate si ottengono in Belgio (16 t/ha), Regno Unito (13 t/ha) e Francia 11 t/ha.
In Italia nel 2002 sono stati coltivati in pieno campo 11.033 ha, con produzione unitaria di 6,4 t/ha e totale raccolta di circa 68.020 t. La graduatoria regionale vede in testa l'Emilia-Romagna, seguita dalle Marche e dalla Puglia, Sicilia e Campania. La produzione unitaria più elevata si realizza nel Veneto (11,7 t/ha). In serra sono stati coltivati 12 ha con produzione unitaria di 17,7 t/ha e raccolta di circa 214 t.
La superficie mondiale coltivata a pisello per il seme secco ammonta a 9.586.000 ha con produzione unitaria di 1,5 t/ha. La Russia con oltre 5.700.000 ha è al primo posto seguita dalla Cina con 1.300.000 ha, India 494.000 ha e Francia 277.000 ha. La produzione unitaria più elevata si ottiene in Francia con 4 t/ha. Il mercato del prodotto fresco assorbe il prodotto di circa 25.000 ha, mentre della rimanente produzione l'industria ne utilizza 2/3 per l'inscatolamento ed 1/3 per la surgelazione. In molti paesi del Terzo Mondo il pisello secco fa parte della dieta umana.
La produzione nazionale interessa di gran lunga più il prodotto fresco di quello secco. Compare sul mercato in dicembre, per la produzione della Sicilia e Sardegna. A marzo per quelle della Calabria, Campania e Puglia. Il massimo della produzione, in tutte le regioni, si ha fra maggio e giugno con punte minime a luglio.
Per il resto dell'anno il pisello non si produce nel nostro Paese. Il prodotto nazionale, anche a causa del prezzo, non soddisfa le esigenze della nostra industria per cui si ricorre all’importazione.

Caratteri botanici, biologia e fisiologia
Le specie coltivate sono Pisum sativum, con seme liscio o rugoso, verde, o giallo a maturazione completa e Pisum arvense per uso foraggero, con seme rotondo, liscio con leggere increspature, di colore grigio.
Sembra che il Pisum sativum si sia formato nel Medio Evo come mutazione a fiore bianco e seme grosso da forme coltivate di Pisum arvense
. La lunghezza del fusto, i baccelli teneri e i semi rugosi sono dovuti ad ulteriori mutazioni. Nel genere Pisum si sono trovati tipi spontanei di differente morfologia e descritti come specie diverse.
L'Index Kewensis ritiene valide le seguenti specie: Pisum arvense, Pisum elatius, Pisum formosus, Pisum fulvum, Pisum humile, Pisum jonardi, Pisum sativum. Tutti gli incroci interspecifici danno prodotto fertile o parzialmente fertile. Per quanto riguarda l'impiego del prodotto si segue la seguente classificazione:

  1. pisello per baccelli eduli per semi freschi,
  2. per uso industriale,
  3. per foraggio.
Il Pisum sativum è pianta erbacea annuale, alta da 20 a 160 cm (figura 1). Se piccola, ha aspetto cespuglioso con stipole e foglioline sviluppate. Presenta un fittone di dimensione variabile a seconda della varietà, del tipo di terreno, e delle condizioni climatiche; da esso si dipartono sottili ramificazioni laterali.
La germinazione è diversa da quella del fagiolo e di altre leguminose; i cotiledoni, in questa specie, non fuoriescono dal terreno.
La germinabilità ed il vigore del germoglio sembrano essere in relazione con le condizioni ambientali che si sono avute durante la maturazione o al momento della raccolta del seme.
Clima molto caldo, tempo soleggiato ed umidità elevata fanno sì che nel p eriodo di formazione molti semi verdi virino al giallo e ciò può influire negativamente sulla germinabilità.
Il fusto ha caratteristiche diverse, angoloso o rotondo, liscio, senza pigmento di colore verde tendente all'azzurro o chiaro, eretto o meno. La ramificazione molto varia e, talvolta, per alcune varietà, l’inserimento può essere nella parte inferiore o superiore del fusto. Il numero di ramificazioni è legato alla densità ed all’epoca di semina.
La lunghezza degli internodi inferiori al nodo che fuoriesce per primo, pare strettamente legata a quella del fusto.
Si dividono tre gruppi di varietà a seconda dell’altezza del fusto:
  1. nane,
  2. semi-nane,
  3. rampicanti.
Le foglie sono composto-pennate con 2 o 3 o più paia di foglioline, oltre ad altre che si trasformano in cirri (figura 2). Le foglioline, oblunghe, hanno margine liscio più o meno ondulato, lunghe circa 30-50 mm. Hanno colore verde di diversa intensità e talvolta sono striate. Le terminali sono modificate in cirri. Le prime foglie vere presentano sempre un paio di foglioline che diventano poi due fino al nodo sul quale appare il primo fiore.
Di solito le cultivar con foglie verde scuro producono baccelli di analogo colore. La pagina superiore ha una cuticola cerosa. La morfologia è molto variabile. Presentano stipole più o meno amplessicauli, grandi, oblunghe, appuntite. I margini sono sempre dentati alla base, mentre nella parte superiore sono lisci, ondulati, con dentatura leggera e terminano con un mucrone. Si possono trovare anche tipi con stipole ridotte.
Il punto in cui la foglia si unisce al fusto si chiama nodo e l'angolo tra fusto e picciolo è chiamato ascella.
L'infiorescenza è ascellare (figura 2), a racemo peduncolato con uno o due fiori che presentano piccole brattee o bratteole. Si possono trovare anche tipi con 3-4 fiori.
Non tutti i nodi presentano fiori. Il primo compare su un nodo diverso a seconda della cultivar; il nodo di inserzione ha valore diagnostico per la precocità e per la differenziazione delle cultivar.
La lunghezza del peduncolo ha valore diagnostico in quanto sembra essere indipendente dall’altezza del fusto, perciò questo carattere può essere utile per differenziare cultivar della stessa altezza. La lunghezza del peduncolo diminuisce andando verso l’apice della pianta.
Il fiore è vistoso, grande e bianco (figura 3). La corolla è orbicolare slavata di 5 petali, con il superiore (stendardo) che abbraccia i due laterali (ali) ed i due inferiori sono riuniti in basso a formare uno sperone (corona).
Nella parte centrale dello stendardo ci può essere un mucrone più o meno allungato che ha importanza per la differenziazione della varietà.
Il calice è campanulato con cinque sepali di lunghezza diversa: la forma ha valore tassonomico. L’androceo presenta 10 stami, è diadelfo con antere di uniforme lunghezza.
L’ovario è unico appiattito, con uno stilo peloso, nettamente inclinato, ovuli disposti su due file in numero variabile da 3 a 10. E’ di colore violetto in certe cultivar mangiatutto (figura 4).
Il frutto è un legume tipico costituito da un baccello di lunghezza e larghezza variabile, curvo o diritto, colore da verde giallastro a verde scuro, con estremità appuntite o ottuse; può essere presente al suo interno una sottile membrana sclerenchimatica che a maturità, seccandosi, si contrae facendo aprire i baccelli. La sua presenza, o meno, porta alla divisione dei piselli in tipi da sgusciare o mangiatutto.
La sezione del baccello (figura 5) può essere ellittica, tondeggiante o compressa e la lunghezza può variare da 6 a 10 cm o più.

Figura 1 – Piante coltivate. Figura 2 – Fiori e foglie di pisello. Figura 3 – Fiore bianco di pisello.

Figura 4 – Fiore violetto di pisello mangiatutto. Figura 5 – Baccelli e semi di pisello.


I semi (4-10 per baccello) sono caratteristici per la forma, aspetto e colore. La prima può essere rotonda, ovale, appiattita, quadrata, esagonale più o meno regolare e dipende dalla dimensione del baccello e dal grado di compressione all’interno del baccello stesso.
L'aspetto, da secco, può essere liscio o grinzoso con forme intermedie nel primo caso. Il colore è determinato, come complesso, da quello del tegumento e dei cotiledoni e dall'aderenza di quello su questi: generalmente è verde o anche giallo o presenta diverse combinazioni di questi due colori.
Può anche essere biancastro per la mancanza di aderenza del tegumento ai cotiledoni.
Non appena il seme è deposto nel terreno, vari fattori influenzano il potenziale produttivo nei vari stadi di crescita della pianta.
Nel pisello il ciclo biologico ha una durata variabile da due mesi e mezzo nelle cultivar nane precocissime, a 5 mesi per quelle rampicanti tardive. Esso si può dividere in quattro fasi:
  1. germinazione ed affrancamento della plantula;
  2. accrescimento;
  3. riproduzione;
  4. accumulo di sostanza secca.
Purché l'embrione sia intatto, la germinazione avviene senza particolari difficoltà anche con cotiledoni danneggiati. Nei primi stadi appaiono le prime stipole embrionali formate da lobi laterali che presentano al centro una estensione lanceolata. Tali caratteri sono utili nella differenziazione delle cultivar.
Il lento accrescimento iniziale e la ritardata differenziazione fogliare determinano una difficile captazione della radiazione solare.
L’area fogliare è importante per la produzione di sostanza secca. Ci sono cultivar con sole stipole e foglioline modificate in cirri. In questi genotipi il picciolo appiattito assume le stesse funzioni della foglia.
Come in altre leguminose, anche nel pisello, l'area fogliare diminuisce con l'inizio della fioritura. Ciò accade specialmente nei tipi determinati con caduta delle foglie vecchie e mancanza di quelle nuove.
L’emissione dei fiori non presenta particolari difficoltà, essendo pianta neutro-diurna.
L'antesi, dal basso verso l’alto, incomincia al mattino, si ferma in pieno giorno, riprende nel pomeriggio e termina all’imbrunire.
Il pisello ha fiori molto fertili. Sono frequenti gruppi di baccelli con 7-10 semi per legume. La caduta dei fiori (colatura) non assume importanza rilevante, ma lo può diventare in caso di temperatura troppo elevata e di stress idrico prolungato, con arresto vegetativo di tutta la pianta. Si possono avere legumi appiattiti, quasi vuoti, e solo parzialmente l’irrigazione può limitare tale inconveniente.
L’accumulo di sostanza secca avviene per circa 2/3 dalla fioritura alla formazione e accrescimento dei baccelli. In questo periodo l’aumento delle parti vegetative è modesto.
La sostanza secca prodotta dopo la fioritura va a vantaggio dei baccelli in via di completamento. Quelli che si formano per primi sono di dimensioni maggiori degli ultimi. Nei nodi più bassi possono essere presenti due baccelli più grandi di quelli inseriti superiormente che invece ne portano uno solo. Dapprima si forma il tegumento, poi il seme.
In molti casi la sostanza secca si accumula nella membrana del legume per poi perderla a vantaggio dei semi sotto forma di carboidrati o di aminoacidi. Il contenuto di clorofilla e l’intensità della fotosintesi sono variabili. I fattori climatici influenzano molto la durata di sviluppo del seme, specialmente dall’allegagione alla maturazione.
In questa fase, gli zuccheri contenuti nei semi subiscono una trasformazione in amido-cellulosa-pectina. Tale processo è più veloce ad alta temperatura a qualsiasi grado di sviluppo del seme e ne influenza la consistenza ed il sapore.
La raccolta del prodotto da destinare alla preparazione di surgelati avviene ai primi stadi di maturazione quando la produzione è in rapido aumento. Nel caso del prodotto per inscatolamento questa può essere effettuata in fase di maturazione più avanzata.

Esigenze e adattamento ambientale
Dal Tropico del Cancro fino a 40-50 ° latitudine nord il pisello cresce in coltura estensiva. Anche in America centrale e in Africa (Etiopia) può essere coltivato se ad altitudini elevate.
Durante il ciclo vegetativo le temperature ottimali sono variabili. Generalmente il pisello è seminato con lunghezza del giorno e temperatura in aumento ad eccezione delle semine autunnali nel sud Italia.
La crescita avviene fra i 10-20° (lo zero di germinazione si ha a 4,4 °C) con una certa adattabilità al fresco nel periodo iniziale.
Temperature elevate favoriscono fioritura e maturazione precoci con influenza negativa sulla qualità del prodotto. Per la sua precocità di fioritura sfugge ai danni che temperature troppo elevate potrebbero provocare arrestando completamente la vegetazione.
Le gelate primaverili (con temperature che raggiungono i - 2, - 4 °C) danneggiano le piante provocando distacco del parenchima fogliare e, ancor peggio, eziolando il fusto.
Terreni umidi, freddi, asfittici, per la facilità al ristagno idrico non sono adatti al pisello ed alle leguminose in genere. L'umidità contenuta in un terreno non troppo sciolto è generalmente sufficiente per tutto il ciclo della coltura. Piogge eccessive fino alla fioritura possono essere dannose. Alla fine di questa fase precipitazioni prolungate e battenti, facendo aderire i petali appassiti ai legumi in via di sviluppo, favoriscono attacchi di Botrytis (muffa grigia) e altre fitopatie. Un eccessivo accrescimento delle piante dovuto a piogge rende difficoltosa la raccolta.
I terreni preferiti sono quelli profondi con discreta capacità idrica, leggeri, sani, sebbene il pisello accetti suoli diversi; in quelli calcarci vegeta con difficoltà, si indurisce e spesso manifesta clorosi. Negli argillosi e limosi dà produzioni generalmente ritardate.
Dove la piovosità è scarsa o irregolare sono sconsigliabili i terreni a debole potere di ritenzione d'acqua, ad es. quelli sabbiosi.
Il pH ottimale per il pisello è tra 5,0 e 5,6. Valori diversi possono danneggiare la coltura.
Il pisello è molto suscettibile al terreno salso.

Avvicendamento e lavori preparatori
È una coltura a ciclo breve e quindi può essere inserita nella successione come vernino-primaverile specialmente nel caso si coltivi per il prodotto fresco destinato all'industria. Si potrà seminare in successione il mais irriguo ai primi di giugno o anche prima.
Questa coltura può essere usata per interrompere la monosuccessione di mais o una intensiva di cereali. La presenza del Rhizobium, fissatore di azoto (30-50 kg/ha) aumenta la fertilità del terreno e quindi sarà vantaggioso far seguire il pisello da una coltura in grado di approfittarne (cereali).
Il pisello difficilmente entra in schemi di rotazione fissi ma viene coltivato in terreni idonei, puliti, fertili e ben drenati.
Spesso in successione a se stesso determina infezioni fungine e sviluppo di insetti. Si considera eccezionale una coltivazione con buoni risultati per due anni successivi. È bene quindi che la coltura non torni sullo stesso appezzamento per almeno tre anni o cinque in caso di presenza di malattie.
Nei casi in cui il pisello segua il mais si farà attenzione ad eventuali residui di atrazina nel terreno, diserbante a cui il pisello è particolarmente sensibile.
Sono da evitare terreni a cattiva struttura e che abbiano richiesto precedenti ripetuti passaggi di macchine pesanti.
Per avere un buon letto di semina l'aratura deve essere autunnale con modeste lavorazioni secondarie alla fine dell'inverno. La sua profondità sarà sui 20-30 cm e potrà, in caso di impossibilità autunnale, essere effettuata anche in inverno.
Le lavorazioni secondarie per l’interramento dei concimi, la rottura delle zolle e la preparazione finale del letto di semina, devono essere ridotte al minimo.
Sono da evitare zolle troppo grosse e presenza di suola di lavorazione per permettere la penetrazione delle radici.
La preparazione di un letto di semina sufficientemente fine favorisce la semina ed una emergenza regolare, ciò è da sconsigliare nel caso in cui le condizioni pedoclimatiche siano favorevoli alla formazione di crosta nel terreno.
Una forzata preparazione del terreno a primavera, cosa da evitare nei terreni pesanti. dovrà essere fatta con una sola fresatura o discatura nei primi 15 cm.

Concimazione e semina
Il pisello è pianta a ciclo breve con apparato radicale di media profondità; necessita di una limitata quantità di elementi nutritivi: se il terreno prescelto è fertile risponde poco alla concimazione. E preferibile riservare il letame ad altre colture: l'eventuale apporto deve essere fatto con sostanza organica ben decomposta e ben interrata con l'aratura autunnale.
Non necessita di azoto apportato come concime perché assimila quello atmosferico attraverso il simbionte. Si consiglia ugualmente nei terreni asfittici, a mediocre fertilità, una aggiunta di 30 kg/ha di N alle piantine alte circa 10 cm nelle quali lo sviluppo dei batteri simbionti è ancora limitato. Il potassio ha un effetto modesto nei nostri ambienti.
Il fosforo, sebbene poco assorbito, viene consigliato per i terreni italiani nella quantità di 50-60 kg/ha di P2O5 posto sotto o a fianco del seme. Può essere sufficiente la concimazione effettuata alla coltura precedente.
L'inoculo non è necessario essendo già presente, nei nostri terreni, il batterio. Con pH inferiore a 6 può essere utile la calcitazione.
L'epoca di semina dipende dal tipo di prodotto che si vuole ottenere. Se è destinato al mercato, lo scopo è quello di averlo al momento in cui il prezzo è più elevato. Generalmente si deve seminare fra settembre-dicembre nel meridione, da gennaio a febbraio nell’Italia centrale dove si può anticipare nei terreni particolarmente favorevoli e con buona esposizione.
Nell’Italia del Nord la semina può essere ritardata.
Se il prodotto è per utilizzazione industriale, l’epoca ottimale per le zone classiche della val padana va tra il 5 e il 20 marzo, ma può iniziare anche alla fine di febbraio e prolungarsi alla prima decade di aprile. È necessario tenere presente, oltre che l'andamento climatico, anche l'importanza di ottenere il prodotto in tempi scalari utili per la lavorazione industriale.
Per la programmazione delle semine si usano nella stessa epoca cultivar a ciclo vegetativo diverso e poi semine distanziate nel tempo per raggiungere la maturazione scalare nel tempo, tenendo presente la “somma termica”.
La “somma termica” necessaria per portare una cultivar al grado di maturazione industriale voluta, varia con le cultivar e va da 600 a 1.000.
La semina viene eseguita a macchina con la seminatrice da frumento nel caso delle colture per scopo industriale.
La distanza tra le file delle cultivar nane a sviluppo determinato varia tra 18-22 cm; se superiore, favorisce la competizione delle malerbe all’inizio del ciclo. File relativamente strette costringono i fusti a sostenersi l’un l’altro e a verticalizzarsi formando una massa più adatta alla raccolta meccanica.
In generale, restringendo le file si aumenta il prodotto più che seminando fitto nella fila. Aumentando l’investimento diminuiscono i semi per baccello, la lunghezza dei legumi, il loro numero. Semine rade accentuano la scalarità di maturazione ed un ulteriore allargamento diminuisce la produzione.
La densità di semina deve essere stabilita riferendosi al numero di semi e non al peso, data la sua variabilità tra le cultivar. Con 100-130 semi/m2, si otterrà una densità all’inizio della vegetazione di 70-90 piante/m2 il che assicura un normale raccolto; la quantità di seme varia tra 160-210 kg/ha.
A volte le nascite possono essere rade per attacchi esterni (insetti, uccelli, funghi, lumache).
Nella coltura da orto le file sono distanziate anche di 80 cm per le cultivar rampicanti, 30-40 cm per le nane e mezze nane. Si semina anche a postarella; in questo caso la quantità di seme è di 100-140 kg/ha.
Per le cultivar rampicanti vengono impiegati sostegni di varia natura quali canne, rami o reti (figura 6), preferendo il materiale più facilmente disponibile e a basso prezzo.

Figura 6 – Reti in plastica usate come sostegno di piante di pisello.


Lotta alle malerbe ed altri interventi colturali
Il pisello è molto sensibile alla competitività idrica e nutritiva che provoca un rallentamento dello sviluppo, mentre l'ombreggiamento riduce la fotosintesi e favorisce malattie. Sopporta male la competizione delle malerbe, pertanto la lotta alle infestanti è indispensabile.
Le malerbe più comuni sono graminacee invernali dannose per la taglia e la capacità di accestimento, molte dicotiledoni, come il papavero, la camomilla, la veronica, ed alcune crucifere. La lotta chimica presenta soluzioni alternative con trattamenti di pre-semina pre e post-emergenza:
  1. pre-semina: trifluralin (1-1,51/ha) seguito da un leggero interramento. È attivo contro le graminacee, ma non contro le crucifere, le composite e il Solanum nigrum L. Può determinare segni di fitotossicità transitori specie nelle prime fasi dell'accrescimento;
  2. pre-emergenza: terbutrin (2 kg/ha di formulato commerciale). È attivo contro le graminacee (Lo1ium, Bromus, Poa, A1opecurus) e numerose dicotiledoni poligonacee. Deve essere usato con cautela perché possiede una chiara sensibilità varietale. Anche il metabenzthiazuron a 2 kg/ha di formulato commerciale è efficace sulle graminacee e molto dicotiledoni. La sua azione è ridotta sulle poligonacee. Presenta anch'esso una sensibilità varietale sebbene inferiore rispetto al precedente;
  3. post-emergenza: per intervenire in questo periodo il pisello deve essere sufficientemente sviluppato, mentre le malerbe devono trovarsi ancora allo stato di plantule. Efficace sulle dicotiledoni, ma non sulle graminacee è il dinoseb (1-1,3 kg/ha) e, se il pisello ha superato i 10 cm di altezza, il betanzon (3-4 1/ha).
Anche la sarchiatura meccanica può dimostrarsi efficace.
La coltura del pisello svolge gran parte del suo ciclo in primavera, in un periodo cioè, in cui la piovosità è piuttosto notevole e frequente, quindi l'irrigazione non viene spesso eseguita. E stato riscontrato che irrigare prima della fioritura fa aumentare la produzione in foglie ma non determina alcun incremento produttivo in seme. L'intervento irriguo più efficace si è dimostrato quello effettuato al riempimento dei baccelli.
La produzione è avvantaggiata dalla presenza d'acqua superiore al 60% della capacità di campo, dalla semina a prima della fioritura e non meno del 40% dall’inizio di questa fase, fino alla formazione del seme.
La pianta è più sensibile allo stress idrico in fioritura che nella fase vegetativa.
Regimi idrici elevati aumentano l'altezza delle piante, la lunghezza e il numero degli internodi, il peso fresco dei semi della pianta e ne ritardano la maturazione.

Raccolta
Per il mercato viene eseguita a mano quando il prodotto raggiunge le caratteristiche desiderate e cioè: baccello turgido, seme ancora in via di maturazione con cotiledoni che, anche se pressati, non si dividono l'uno dall'altro.
Per uso industriale il momento della raccolta è determinato con il “tenderometro”. Questo apparecchio misura lo sforzo necessario per comprimere, schiacciare e forzare il passaggio di un determinato campione tra due griglie.
Il grado tenderometrico influenza il prezzo del prodotto ed è fissato nel contratto tra produttore ed industria. L'optimum qualitativo è diverso a seconda dell’ambiente e delle cultivar.
I valori convenzionali del grado tenderometrico variano da 50 a 200; per l'inscatolamento oscillano da 100-110 per il seme liscio, a 120-130 per quello rugoso. Per il prodotto da surgelare, seme rugoso e media grandezza, il valore varia da 90 a 115.
Generalmente il metodo di raccolta dipende dall'organizzazione dell’industria e viene eseguito in due o in solo passaggio.
Nel primo caso si usa una falcia-andanatrice e la sgranatura può essere effettuata sul posto in postazione fissa o con una raccoglitrice-sgranatrice; il lavoro in questo caso è quantitativamente migliore.
Con un passaggio unico si usa la mietitrebbia con macchina semovente o una pettinatrice sgranatrice. Ciò permette una migliore organizzazione di raccolta e un lavoro quantitativamente più elevato.
In altri casi si miete e si trasporta il prodotto allo stabilimento dove avviene la trebbiatura. Il seme è molto deperibile e delicato e quindi deve essere manipolato con cura riducendo molto il tempo che intercorre tra la raccolta e la lavorazione. Appena sgranato deve raggiungere lo stabilimento o essere conservato a bassa temperatura.
La raccolta del seme secco, che avviene trenta giorni circa dalla maturazione verde, si realizza con la mietitrebbia per cereali opportunamente adattata, con una umidità del seme variabile dal 18 al 24%. In caso di allettamento, che provoca inconvenienti, è bene ricorrere ad un anticipo della raccolta, in periodo di tempo buono, senza influenzare la produzione.
Sono sempre necessari i convogliatori di piante. Il lavoro va eseguito evitando le ore calde per ridurre il rischio di rotture e perdite dì seme. Questo dovrà subito essere ventilato per eliminare le impurezze e i residui vegetali ancor verdi. L’umidità va ridotta al 13% per evitare formazioni di muffe sul tegumento, odore cattivo e presenza di sostanze tossiche.
In certi Paesi, dove in genere l'umidità ambientale è elevata, il seme viene ulteriormente seccato (8-10%).
La produzione ottenibile è molto variabile: per colture industriali di cultivar precoci, a seme piccolo, in semina anticipata, si aggira in media sulle 2,5 t/ha di seme fresco.
Cultivar a ciclo più lungo, seminate in epoca normale, raggiungono le 6 t/ha con una media di 3-4 t/ha.
Nel caso di colture da consumo con sostegni, si possono raggiungere le 9-10 t/ha di baccelli. La produzione di seme secco si aggira sulle 2-3 t/ha.

Caratteristiche qualitative e utilizzazione
La composizione del seme fresco può essere mediamente la seguente: acqua 68,4%; proteine 6,3%; grassi 0,30; zuccheri 12,3%; fibra 1,9%; ceneri 0,8%. Nel seme secco (in percento della sostanza secca) si ha: proteine 26%; amido 67%; grassi 2%; fibra 2%; ceneri 3%.
Il seme fresco contiene vitamine E ed A ed in quantità minore B1, B2, PP, C, nelle ceneri sono presenti Ca, Fe, P.
Il valore alimentare del pisello deriva dal contenuto elevato di proteina grezza ed al buon equilibrio di aminoacidi indispensabili in esso contenuti.
La lisina è in quantità leggermente più elevata che non nella soia (7,5%), mentre, come nelle altre leguminose da granella, il pisello è carente in aminoacidi solforati.
Altri aminoacidi essenziali sono: valina 4,8%, leucina 7,590, treonina 3,9%, arginina 9%, istidina 2,4%, triptofano 0,9%.
La classificazione CEE considera la qualità in base al diametro comprendendo cinque classi: extrafini, finissimi, fini, medio-fini e medi, rispettivamente con semi del diametro inferiore a 7,5; 7,6-8,2; 8,3-9,3; 9,4-10,2 e superiore a 10,2 mm.
Il seme di pisello può essere utilizzato fresco, inscatolato, surgelato o secco, sgusciato o spezzato per zuppe o per alimentazione anche del bestiame. Il seme per uso industriale, inscatolato o surgelato, viene sottoposto alle seguenti operazioni: lavaggio, vagliatura, cernita, imbianchimento o precottura. Poi viene inscatolato e sterilizzato o surgelato.
Per l’alimentazione animale (monogastrici) può essere usato direttamente o previa cottura. Non necessita di lavorazioni particolari come altre leguminose (estrazione di olio). Esistono cultivar di cui per alimentazione umana può essere usato il legume completo (pisello taccola o mangiatutto). In questo caso il baccello non presenta alcuna membrana all'interno ed è perciò molto tenero.
Una volta utilizzato il seme, il resto della pianta può essere usato per il bestiame. Da una coltura che produce 2,5 t/ha di seme fresco per uso industriale si ottengono 6-10 t/ha di foraggio verde a seconda si siano asportati o meno i baccelli.

Cultivar e miglioramento genetico
In Italia esiste un numero elevato di cultivar, molte diverse solo per il nome oppure per la località di provenienza. La situazione è diversa nel caso delle colture per l'industria dove in genere vengono utilizzate cultivar straniere (suggerite dall'industria stessa) il cui seme è prodotto per la maggior parte (97%) all'estero. cultivar e miglioramento genetico Quelle di più recente costituzione sono a duplice attitudine cioè idonee alla preparazione di appertizzati e surgelati. In generale si suddividono in precoci, medio precoci, medie, medio tardive e tardive in funzione delle unità termiche o di calore necessarie per compiere il ciclo colturale che perciò risulta orientativamente e rispettivamente: fino a 680; 68-740; 741-800; 801-860; maggiori di 860.
Il settore della produzione del seme e l'ottenimento di nuove cultivar dovrebbe essere maggiormente considerato anche se ora qualcosa si sta facendo.
Le tendenze del mercato sono variabili e richiedono a volte prodotti prevalentemente di calibro extra-fino e a volte di tipo medio. Se il prodotto deve essere inscatolato si preferisce seme verde-chiaro (liscio o rugoso), mentre per la surgelazione ci si orienta su tipi a seme rugoso e di colore verde-scuro.
Le industrie necessitano di tipi extra fini-finissimi con tegumento rugoso, colore verde medio-carico, perché richiesti dalla esportazione. Le stesse caratteristiche valgono anche per i tipi da surgelare che devono però avere un seme di diametro medio.
Soprattutto per l’industria, le cultivar disponibili cambiano continuamente, per cui la loro descrizione ha solo significato contingente.
Un elenco completo è riportato nell’allegato alla Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europea. Ci si limita a ricordarne alcune, riportando qualche caratteristica: In Francia sono state ottenute cultivar invernali incrociando Pisum sativum x Pisum arvense.
Trattasi di specie a fecondazione autogama malgrado i suoi fiori molto appariscenti possano far pensare all'allogamia entomofila.
L'autogamia è molto stretta e, a meno di mutazioni o di incroci accidentali, ogni pianta può essere considerata omozigote. La quota di allogamia è dell' 1 %.
La tecnica usata nel miglioramento genetico è l'incrocio controllato con conseguente selezione in generazioni segreganti e formazione di linee pure.
Le specie selvatiche presentano interesse apprezzabile per il miglioramento di alcuni caratteri di valore agronomico. Esse hanno un comportamento ereditario differente da quello esistente nelle varietà coltivate. L'incrocio artificiale si esegue con facilità. Si usa anche l’induzione di mutazioni per influire sulla precocità, sulla riduzione nell'altezza della pianta e per produrre semi più piccoli. Si cerca di ottenere mescolanze di linee pure come ad esempio quelle tra linee a foglie normali e linee a foglie molto ridotte (a file).
L'impollinazione segue immediatamente l'apertura delle antere, prima che il corpo fiorale si apra, il che impedisce la fecondazione incrociata anche qualora si verificasse l'intervento di insetti. In realtà qualche volta le api visitano il fiore del pisello e possono causare qualche raro caso di incrocio.
Le caratteristiche di un pisello per il consumo fresco diretto sono: baccelli lunghi, turgidi, diritti, di colore verde chiaro o scuro, semi dolci, teneri. di facile cottura e di diametro uniforme. I baccelli con molti semi interessano per le minori spese di raccolta. È utile disporre di cultivar molto precoci adatte all'ambiente meridionale, cioè relativamente resistenti al freddo, ma soprattutto produttive.
Le cultivar per il consumo fresco sono in genere a sviluppo indeterminato rampicanti o semi-rampicanti, allevate con sostegni. Su queste varietà vengono effettuate più raccolte.
Le caratteristiche richieste ad una cultivar per l’impiego industriale sono:
  1. ciclo di maturazione ben determinato e produttività elevata, taglia media sui 60-70 cm;
  2. portamento eretto;
  3. maturazione contemporanea per facilitare la raccolta meccanica e poter avere semi di grossezza e grado tenderometrico uniformi.
La contemporaneità di maturazione si ottiene con piante che presentano le infiorescenze terminali possibilmente raggruppate nella parte superiore in modo da evitare presenza di baccelli bassi che possono essere danneggiati nella raccolta o essere lasciati sul terreno.
La mancanza di cultivar a maturazione contemporanea, adatte all'ambiente meridionale, ha accentuato la ricerca sull'impiego di sostanze ad azione fitoregolatrice.
La scalarità è particolarmente importante in tali regioni data la rapidità del processo di completamento del seme con conseguente peggioramento qualitativo. Sono state provate diverse modalità di intervento e vari prodotti.
I risultati ottenuti sono contrastanti, ma in generale non hanno portato a miglioramento della produzione né a facilitazioni nella raccolta meccanica.
E’ importante anche il numero di baccelli per palco: interessano cultivar con due o tre infiorescenze fertili nei nodi superiori ravvicinati.
Il seme deve rimanere verde anche dopo la cottura, ben conservabile con tegumento resistente e sarebbe importante potesse conservare a lungo il suo sapore zuccherino.
  • La produzione e la consistenza del seme sono direttamente correlati cioè aumentando il prodotto aumenta il grado tenderometrico.
    Esiste poi una correlazione fra questo e i vari calibri; infatti nell’ambito della stessa cultivar, aumentando il calibro, si ha un aumento del corrispondente grado tenderometrico.
    Necessita orientarsi verso cultivar che manifestino lievi aumenti di grado tenderometrico col passaggio da un calibro all'altro e che forniscano il prodotto di un solo calibro o al massimo di due. Sarebbe perciò opportuno indagare sul controllo genetico della lunghezza del periodo di maturazione per avere la possibilità di ritardare la raccolta senza innalzamento del grado tenderometrico e perciò senza peggioramento della qualità del prodotto.
    La dimensione del seme non può essere determinata; le preferenze dell'industria e del consumatore sono molto diverse e variabili nel tempo e nelle diverse regioni: a volte è preferito il seme grosso per l’inscatolamento, altre quello piccolo a seconda dell'uso che si fa del prodotto. In genere le cultivar a seme piccolo sono meno produttive per cui sono più richieste quelle a seme medio.
    Siccome, come si è detto, il pisello si autofeconda e vi è poca possibilità di incrocio, nelle “colture da seme” è richiesto solo un distanziamento minimo tra una cultivar e l’altra. E consigliabile però tenere separate le colture di differenti cultivar inserendo tra loro alcune file di una specie a taglia alta. Per il seme di base tuttavia è opportuno separare le cultivar di almeno 50 metri.

    Avversità
    Comprendono le malattie fungine, quelle batteriche
    Malattie fungine
    Malattie batteriche
    Malattie virali
    Numerosi virus possono infettare i piselli agendo da soli o in associazione con altri vettori, provocando danni diversi a seconda della varietà, dell'andamento stagionale e dell'epoca di semina. Si ricorda il mosaico comune, il giallume apicale, striature necrotiche.
    Infestazioni da insetti
    Tre specie di insetti possono attaccare principalmente il pisello:
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