Lenticchia



Sistematica della lenticchia (Ervum lens L.; sinonomi: Lens esculenta Moench., 1794; Lens culinaris Medic.) sec. il Si stema Cronquist
Superdominium/Superdominio: Biota
Domain/Dominio: Eukaryota
Regnum/Regno: Plantae Haeckel, 1866
Subregnum/Sottoregno: Viridaeplantae Cavalier-Smith, 1998
Superdivisio/Superdivisione: Spermatophyta Gustav Hegi, 1906
Divisio/Divisione o Phylum: Tracheophyta Sinnott, 1935 ex Cavalier-Smith, 1998
Subdivisio/Subdivisione: Magnoliophytina Frohne & U. Jensen ex Reveal, 1996
Classis/Classe: Rosopsida Batsch, 1788
Subclassis/Subclasse: Rosidae Takht., 1967
Ordo/Ordine: Fabales
Familia/Famiglia: Fabaceae o Papilionacee
Subfamilia/Subfamiglia: Faboideae o Papilionoideae
Tribus/Tribù: Vicieae
Genus/Genere: Ervum L. 1753 or Lens Moench. 1794
Species/Specie: Ervum lens L. 1753 or Lens culinaris Medicus (1787)

Sistematica della lenticchia (Ervum lens L.; sinonimi: Lens esculenta Moench., 1794; Lens culinaris Medic.) se. il Sistema APG
Regno: Plantae
Clade: Angiospermae
Clade: Eudicotiledoni o Tricolpate
Clade: Nucleo delle Eudicotiledoni
Clade: Rosids
Clade: Eurosids I
Ordo/Order: Fabales
Familia/Famiglia: Fabaceae o Papilionacee
Subfamilia/Sottofamiglia: Faboideae o Papilionoideae
Tribus/Tribù: Vicieae
Genere: Ervum L. 1753 or Lens Moench. 1794
Species: Ervum lens L. 1753 or Lens culinaris Medicus (1787)


Con i frumenti e l’orzo, la lenticchia è una delle specie di più antica utilizzazione nel sostentamento dell’uomo. La sua domesticazione sembra risalire a 8-9.000 anni prima di Cristo, come attesterebbero reperti rinvenuti in siti neolitici del nord della Siria.
L’areale di origine della specie corrisponderebbe alla Mezzaluna fertile; oggi Turchia orientale, Siria e Iraq. Nell’Età del bronzo si sarebbe diffusa nell’area Mediterranea, in Asia (particolarmente nel sub-continente indiano) e in Europa.
La lenticchia viene chiamata anche “lente” oppure “carne dei poveri”. È, secondo alcune fonti, il più antico tipo di legume coltivato; veniva infatti utilizzato già dagli antichi egizi e viene citato anche nella Bibbia.
Le lenticchie sono assurte a simbolo di una ricompensa che, di fatto, non vale niente (dar qualcosa d’importante in cambio di un piatto di lenticchie). L’origine di tale simbologia va fatta risalire all’episodio biblico, narrato nel libro della Genesi, in cui Giacobbe ottiene l’importantissimo diritto di primogenitura da Esaù dando in cambio a quest’ultimo, tornato stanchissimo e affamatissimo dalla campagna, un piatto di lenticchie.
La coltura è realizzata per il suo seme che contiene elevate quantità di proteine, di buon valore biologico, e carboidrati, accompagnati da bassi contenuti di fattori antinutrizionali. L’amido di lenticchia è apprezzato nell’industria tessile per la tintura dei tessuti; i residui colturali (steli, foglie, pareti dei baccelli), invece, sono un buon alimento per il bestiame.
Nella seconda metà del XX secolo la coltivazione della lenticchia ha avuto un notevole incremento, soprattutto in Asia e nell’America centro-settentrionale, mentre in Italia ha subito un forte declino, essenzialmente per tre motivi: abbandono delle terre di montagna e di collina dove era diffusa questa coltura; elevata necessità di manodopera da essa richiesta, non ancora sostituibile con la meccanizzazione delle operazioni colturali (soprattutto per la raccolta); minor consumo di legumi da parte della popolazione che preferisce le proteine animali, oggi più accessibili che in passato.
The lentil is diffused in the indian subcontinent (a vast region that occupies the central-southern part of the Asia and itself exends by an immense peninsular triangle between Bengal Gulf and Arabic Sea), in the near Orient (the geographic region, today generally arabophone, that it is extended from the oriental side of the Mediterranean Sea to the Iraq and to the Arabic Peninsula), in the United states of America and in Europe.
The world production of lentil, acording to the FAO data, refer to 2004, is estimated in over 3,8 milions of tonns and, compared to data of the previous year, the trend is in increase. The first country is the Indiawith 1,100,000 t (equal to 29% of the world production), follow the Canada with 938,000 t (24%), Turkey with 560,000 (15%), Australia with 220,000 (6%), Ne,al with 160,000 (4%), Unites States of America with 154,000 (4%), China with 150,000 (4%), Syria with 125,300 (3%), Bangladesh with 122,000 (3%), Iran with 110,000 (3%). In Italy, the lentil is diffused, mostly, in the disadvantaged area such as that of mountain (about 50% of the surface) and hills (43%). In 2,000 (Istat data) they have been cultivated 963 ha of lentil (to the beginnings of years '60 were beyond 20.000 hectares). The regions mainly interested are: Umbria (440 ha), Sicily (267 ha), Marche (97 ha), Lazio (44 ha), Sardinia (38 ha), Abruzzi (34 ha).
In Umbria, the region where the lentil is more diffused, the cultivation of this legume is limited to plateaus of Colfiorito (approximately 800 m above sea level) and Castelluccio di Norcia (approximately 1.300 m a.s.l.). For the Castelluccio lentil the European Union has recognized brand I.G.P. (Protected Geographic Indication).
During the last years, it is appeared to return a sure interest for the pulses; it would be favourable that the consumption of the lentil, concentrated in the course of the festivity of year-end, is extended to all the year thus to make to increase the consumption, today inferior to 500 grams per person. The national production is not in a position to covering the inner requirements, thus to have to resort to massive imports from Canada, USA and Turkey, for beyond the half of our consumption.
A greater diffusion of the lentil in our cultivation orderings would be favourable for reasons not only economic, but also agronomic. The lentil cultivation is, in fact, an improvement cultivation that, like leguminous plant, do not need of nitrogen fertilizations, but with its residue leaves (even if in small quantities) nitrogen to the successive cultivation. This means minors expenses for fertilizers, control of the use of chemical substances, reduction of the energetic input in the environment.
The cultivation of the lentil does not show particular difficulties and can be realized with agricultural machines and tools of normal equipment in the farm.

Botanical Characters and requirements of the lentil
Lentil is an herbaceous annual species with determined growth, slightly pubescent. Some researcher find convenient and useful to adopt the classification proposed by Barulina that divides the cultivated species in two groups:


Morphology


Figure 4 – Inflorescence and flowers.

Figure 5 – Pods typically of rhomboidal form.



  • Seed: typically lenticular with diameter comprised between 2 and 9 mm and weight between 1 and the 9 mg. The integument can have uniform colour (green, brown, gray, black), spotted or marbled with different colours (figure 6 and figure 7). The seeds can entry in dormancy in the 3-4 weeks after the harvest, even though with differences between the genotypes. The dormancy can be removed with the imbibition of the seeds in aerated water for 4-5 hours or cooling them to -15 °C
    The seed composition is the follwing:


    Figure 6 – Seed of lentil tipically brown coloured.

    Figure 7 – Seeds red, green and black coloured.




    Ciclo biologico della lattuga

    Esigenze ambientali

    Tecnica colturale

    Avvicendamento
    Nelle aree a clima semi-arido, dove la lenticchia trova la massima diffusione, la leguminosa entra nell’avvicendamento come coltura miglioratrice, solitamente preceduta e seguita da un cereale a paglia, come frumento, orzo e, alle alte quote, segale; è, quindi, una valida alternativa al ristoppio. Quando non utilizzati nell’alimentazione del bestiame i residui colturali costituiscono un buon materiale umigeno per il loro rapporto C/N favorevole all’umificazione.
    Per evitare l’acuirsi di alcune avversità parassitarie è bene che la lenticchia non torni sullo stesso terreno prima di 3-4 anni.

    Preparazione del terreno
    Dovendo ospitare una coltura sensibile ai ristagni idrici è importante curare il risanamento idraulico dei terreni, soprattutto nel caso di colture a ciclo autunno-primaverile.
    La parte assorbente dell’apparato radicale della lenticchia si espande prevalentemente fra 0,2 e 0,4 m; pertanto, non sussistono motivi che impongono lavorazioni profonde: 0,30-0,35 m di profondità sono più che sufficienti. Spingersi oltre significherebbe solo affrontare maggiori spese, senza alcun ritorno economico.
    La lavorazione principale può essere realizzata con una aratura o una scarificatura, senza che le produzioni ne risentano in modo significativo; anzi, optando per la scarificatura con un chisel si può realizzare un risparmio di tempo e di energia (tabella 1) e con un minor impatto ambientale.

    Tabella 1 - Confronto tra diversi metodi di preparazione di un terreno argilloso; effetti sulla capacità di lavoro e sul consumo di combustibile.
    Metodo di lavorazione Profondità di lavoro
    (m)
    Capacità di lavoro Consumo di combustibile
    ha/h % (1) kg/ha % (1)
    Aratura leggera
    Scarificatura
    Lavorazione minima (2)
    0,30
    0,30
    0,10
    0,38
    1,59
    1,97
    -
    + 318
    + 418
    52
    13
    15
    -
    - 75
    - 71
    (1) Variazioni rispetto all’aratura;
    (2) Effettuata con due passaggi di erpice a dischi tipo “tandem”.


    L’epoca di intervento dipenderà dal tipo di terreno e di coltura che si intende realizzare (coltura a semina autunnale o a semina primaverile). In terreni argillosi la lavorazione principale dovrà essere effettuata in estate, in modo che per la riduzione delle zolle si possa sfruttare l’alternarsi dell’inumidimento e del disseccamento e, quando le semine fossero rinviate alla primavera successiva, anche quello del gelo e disgelo. Per i terreni sabbiosi o limosi, soggetti a ricompattarsi rapidamente, conviene invece aspettare il momento della semina, sia che essa avvenga in autunno che in primavera.
    La preparazione del letto di semina per la lenticchia è un aspetto molto delicato della sua tecnica colturale: per germinare questo seme, come tutti quelli ricchi in sostanze proteiche, deve assorbire molta acqua e la plantula che ne deriva ha uno scarso “potere perforante” durante l’emergenza, tanto che le nascite potrebbero essere seriamente compromesse dalla presenza della crosta superficiale; si intuisce facilmente quanto sia importante una buona strutturazione del terreno. Un altro aspetto della preparazione del letto di semina che nella lenticchia ha molta importanza, e ne potrebbe acquistare ancora di più quando si diffondesse la raccolta con la mietitrebbia, è il perfetto livellamento della superficie del terreno; questo è necessario:
    a) per deporre il seme alla giusta profondità (semi posti troppo in profondo stenterebbero ad emergere e darebbero piantine deboli; quelli messi troppo in superficie potrebbero non trovare acqua a sufficienza negli strati superficiali, più soggetti a disseccarsi);
    b) per evitare disformità nella profondità di semina che porterebbe a nascite scalari;
    c) per evitare che durante la mietitrebbiatura non siano raccolti i baccelli basali delle piante nate entro avvallamenti del terreno (l’inconveniente si manifesta in maggior misura nei tipi microsperma che, per la taglia ridotta, portano i primi baccelli molto in basso).
    Un protocollo tecnico per la lenticchia per la preparazione alla semina di terreni di medio impasto o argillosi che hanno ospitato un cereale vernino, è quello di seguito riportato:

    Quando nell’intervallo di tempo tra la definitiva preparazione del terreno e la semina fossero nate delle erbe infestanti, si può ricorrere a trattamenti con erbicidi totali ad applicazione fogliare a base di glyphosate, glyphosate trimesio, glufosinate ammonio, oppure a leggere erpicature con erpice strigliatore o erpice a maglie.
    In suoli limosi o sabbiosi le lavorazioni vanno rinviate a pochi giorni prima della semina; il cantiere dei lavori deve prevedere, in rapida successione, aratura, affinamento e semina (non rullare). Per evitare che i diversi passaggi delle macchine compattino troppo il terreno, riducendo la sua capacità per l’aria (necessaria per l’azotofissazione dei rizobi e per la respirazione delle radici), è opportuno che le trattrici siano equipaggiate con le ruote “a gabbia”.
    Obiettivo delle lavorazioni preparatorie e complementari, comunque effettuate, è la realizzazione di un letto di semina “fino”, come richiede un seme minuto alla stregua di quello della lenticchia, ma non troppo per evitare la possibile formazione di crosta superficiale al momento dell’emergenza delle plantule; per questo scopo sarebbe auspicabile che la terra fina fosse frammista a zollette di 30-40 mm di diametro.
    Un’alternativa alla tradizionale lavorazione del terreno, valida sotto l’aspetto agronomico (minore mineralizzazione della sostanza organica, minore dispersione di acqua per evaporazione, minore erosione, ecc.) ed economico (risparmio di combustibile e tempo di esecuzione), potrebbe essere la lavorazione minima (minimum tillage). Tuttavia, questa pratica può essere adottata solo se sono soddisfatte alcune condizioni:
    1. Il terreno deve contenere almeno il 20% di argille rigonfiabili, perché solo queste consentono al terreno di “autolavorarsi”, anche in profondità, attraverso la crepacciatura estiva.
    2. Deve essere asportata la paglia del cereale precedente, perché la sua presenza (anche quando fosse stata trinciata) porta ad una eccessiva presenza di macroporosità negli strati superficiali del terreno con conseguente essiccamento delle radici delle giovani piante.
    3. Il controllo della flora infestante del cereale precedente deve essere stato condotto razionalmente, così da ridurre al minimo la presenza delle erbe infestanti, soprattutto di quelle in grado di disseminare: in assenza dell’aratura non si avrebbe l’interramento profondo dei semi. Si tenga presente che con la lavorazione minima si offrono alle erbe infestanti buone opportunità di germinare ed emergere, il che creerebbe una infestazione contro la quale la piccola ed esile piantina di lenticchia non riuscirebbe a competere e potrebbe soccombere.

    Semina
    Presupposto essenziale per ottenere elevate produzioni è la realizzazione di un buon impianto della coltura, assicurato da emergenze precoci, rapide e omogenee.
    Epoca di semina
    L’epoca di semina dipende dal clima della zona di coltivazione. Nelle zone a clima mediterraneo, poste a quote basse (< 800-900 m), la semina avviene in autunno, tra la fine di ottobre e i primi di novembre; comunque, in tempo per consentire alle piantine di raggiungere uno stadio che conferisca loro un’adeguata resistenza al freddo.
    Seminando in questa epoca si ottengono produzioni più elevate e più stabili di quelle conseguibili con la semina primaverile.
    A quote superiori agli 800-900 m, o nelle zone interne a clima più continentale, si impone la semina primaverile (marzo-aprile), passato il pericolo delle forti gelate.

    Quantità di semente
    La lenticchia è una coltura a fittezza “elastica”, grazie alla sua attitudine a regolare il numero e lo sviluppo delle ramificazioni a seconda dello spazio a disposizione; tuttavia, allontanandosi dai valori ottimali si va incontro a perdite di produzione, più accentuate con semine troppo fitte, rispetto a quelle rade, per la forte suscettibilità all’allettamento di questa pianta.
    Le fittezze di semina consigliate oscillano fra 300 e 400 semi puri e germinabili per m2, a seconda della grandezza del seme, corrispondenti a 70-80 kg/ha per i tipi a seme piccolo e 130-150 kg per quelli a seme grande. Purtroppo, nella pratica operativa si utilizzano quantità di semente molto superiori (fin oltre i 100 kg per i tipi microsperma), ma questo non costituisce una garanzia per ottenere emergenze più numerose ed uniformi, che è più facile ottenere, invece, con una appropriata preparazione del letto di semina.

    Distanza tra le file
    Entro certi limiti la distanza tra le file non ha molta influenza sulla produzione della lenticchia, essendo questa pianta dotata di “plasticità”.
    Per i tipi coltivati in Centro Italia (microsperma), distanze tra le file di 0,20-0,25 m sembrano essere il giusto compromesso in grado di assicurare un buon ricoprimento del terreno, senza andare incontro ad una forte competizione tra le piante. E’ ovvio che file così ravvicinate presuppongono il controllo chimico della flora infestante; quando tale tipo di controllo non fosse possibile (colture “biologiche”) si può adottare la disposizione a file binate (0,15 m tra le file della bina e 0,30-0,35 m tra le bine), così da poter eseguire la sarchiatura.

    Esecuzione della semina
    Di norma la semina è effettuata con la seminatrice a righe (seminatrice per il frumento), avendo l’accortezza di contenere la velocità di avanzamento entro i 4 km/h, per una buona distribuzione della semente sulla fila. Le ridotte dimensioni del seme impongono un interramento limitato a 20 mm in terreni freschi e 30-40 in quelli secchi.
    In alcune zone, dove è diffusa la coltura “biologica”, è praticata la semina a spaglio; con questa modalità si ottiene una spaziatura tra le piante che si avvicina a quella ideale (disposizione in quadro: stessa distanza tra le file e tra le piante sulla fila), ma ha l’inconveniente di interrare il seme in modo disforme e, di solito, insufficiente.
    E’ consigliabile una appropriata concia della semente per ridurre gli attacchi parassitari contro i semi e le plantule.
    Quando al momento della semina il terreno fosse troppo soffice è bene rullarlo per assicurarsi l’uniformità di interramento; in caso di letto di semina asciutto si può ripetere la rullatura dopo la distribuzione del seme, così da facilitare il contatto tra seme e terreno.

    Scelta della semente
    In Italia non esistono cultivar di lenticchia iscritte al Registro nazionale delle varietà; pertanto, come materiale di riproduzione è necessario fare riferimento ai nostri ecotipi che, come tali, hanno la massima adattabilità all'ambiente in cui si sono originati.
    Quando si volesse introdurre la lenticchia in zone nuove a questa coltura, è opportuno che la semente sia acquistata presso aziende site in zone limitrofe (con caratteristiche pedo-climatiche simili a quelle della località in cui si dovrà operare) e in grado di garantire la tipicità del materiale genetico. E’ bene rifuggire da sementi di dubbia provenienza, anche se acquistabili a minor prezzo, perché spesso si tratta di materiale proveniente dall’estero e, pertanto, scarsamente adattabile alle condizioni delle nostre zone.
    Una buona varietà di lenticchia dovrebbe avere questi requisiti:

    Fertilizer
    The aim of the fertilizer is to integrate the reservoirs in mineral elements of the soil in order to put disposable for the cultivation (during all the biological cycle) the main nutritive elements, in the quantity and the forms more adequate to the requirements of the plant. All this in the respect of the environment and the quality of the production. The searches on the fertilizer of the lentil are rather insufficient; also the requirements of the cultivation in mineral elements completely are not defined. It is assessed that the lentil has a discreet nitrogen requirements, which had to the high content of proteinaceous substances contained in the seeds, while it is less demanding for the other nutritive elements; an evaluation of the necessities in nitrogen, phosphorus and potassium could be that reported in the table 2 .

    Table 2 – Evaluation of the requirements and the removals from the soil of nutritive elements of the lentil, expressed in kg/t of produced seeds.
    Elements Requirement (kg/t) removal from soil (kg/t)
    Nitrogen (N)
    Phosphorus (P2O5)
    Potassium (K2O)
    Calcium (CaO)
    Magnesum (MgO)
    80
    125
    145
    16
    10
    45
    113
    116
    8
    5


    For a waited production of 1,5 t/ha of lentil seed, the cultivation must have available of 120 kg/ha of nitrogen, 38 kg/ha of P2O5 and 68 kg/ha of K2O. For the equipment of calcium and magnesium, nearly always the natural equipment of the soil is sufficient. However, inserting the fertilizer of the lentil in the budget of fertilization of the rotation must be held that good part of the elements take during the cultivation returns to the soil with its residual ones, when these are not used in the feeding of the cattle: about 45% of nitrogen, 50% of phosphorus and 65% of the potassium.
    Up to now said how much allows establishing the doses of fertilizer, the ages of the fertilization and the types of fertilizer to use for rationale lentil fertilization. In determining the effective dose to give to soil must consider the supplies in the soil of fertilizing elements (noticeable with the chemical analysis of the soil, to repeat every 4-5 years) and the characteristic of the soil (noticeable with the granulometric analysis, to carry out una tantum). For the type of fertilizer, when there are not the reasons that advise determined choices, convene to orient towards those with the unit fertilizer of minor price. On the whole, the fertilization of the lentil is made with 30 kg/ha of P2O5; in poor soil of potassium with 50-80 Kg/ha of K2O.
    The nitrogen, often does not go give, because it is not necessary, also in connection with the ability to the species to fix the atmospheric nitrogen and that the nitrogen-fixation activity can be meaningfully depressed from the excessive nitrogen presence in the soil.
    It still goes said that the assimilable phosphorus equipment of the soil can be normal when it satisfies the requirements of all the cultivation rotation, to begin from those more demanding.
    Considering the scarce mobility of the phosphorus it is well that it is buried with main working in order to carry it in the soil layer interested from the mass of the roots.
    For alkaline soils the mineral perphosphate is advisable, for its content in chalk (corrective classic of the alkalinity), while in soils neutral, or slightly alkaline, is preferable the perphosphate one triple (phosphate fertilizer with the unit fertilizing to the lowest cost).
    About the potassium it goes emphasized that it occupies an important place: also not entering in the formula of constituent biologically more important (proteins, sugars), it is an absolutely indispensable element as it carries out the action of physiological regulator in a great quantity of processes relating to the production, to the quality of the productions, the transmigration of the hydrocarbonate substances from the periphery plant to the seed, to the resistance to the adversities. In the chemical composition of the vegetable tissue it is after the nitrogen and before the phosphorus. The necessities of the lentil for the potassium thus are not elevated like for other cultivations, however i requirements must be satisfied.
    About the nitrogen it is evidenced that the correspondents requirements are elevated, regarding to the produced biomass, for the contents remarkable of protein in the seeds; therefore particularly elevated are also the removals to it. However, in general line, they are not necessary external nitrogen contributions to the system soil-plant, as the cultivation can satisfy own requirements independently. In the first stages of the growth capturing the nitrogen coming from the mineralization of the organic substance of the soil; successively, when the symbiotic bacterium has activated itself, through the nitrogen-fixation and (in minor measure) still absorbing nitrogen mineral from the soil.
    The lentil in symbiosis with Rhizobium leguminosarum is usual in the soil. The fixed nitrogen quantity has been estimated between 80 and 115 kg/ha/year. In tests realized in laboratory the inoculation with selected strains of Rhizobium leguminosarum have made to achieve increments of production (even though with various answer according to the cultivar of lentil), but it seems that in field the selected strains find forts difficulty to assert itself for the competitive advantages of those aborigines. The inoculation has given optimal results on soils never cultivated with lentil, pea or broadbean.
    From how much said it turns out obvious that the lentil it does not have to be fertilized with nitrogen, indeed, like already pointed out, it has been assessed that the presence of remarkable nitrate quantities renders the bacteria “lazy” the symbiotic bacteria that they reduce their activity. A slowed down growth and a light yellowing of the leaves in the first vegetative stages do not have to alarm and to induce to fertilizer. They are the consequences of the strong carbohydrate consumption from the symbiotic bacteria that they are starting their activity; as soon as it will begin the nitrogen-fixation the symptoms will disappear.

    Cure colturali
    Rullatura
    Dopo la semina è consigliabile rullare il terreno per accostarlo al seme perché questo possa assorbire meglio l’acqua (i semi con molte proteine debbono assorbire molta acqua perché si attivi la germinazione).
    Nel caso la superficie del letto di semina fosse (anche leggermente) umida, la rullatura deve essere evitata per non favorire la formazione della crosta superficiale. >
    Rottura della crosta
    La lenticchia ha l’emergenza di tipo epigeico (i cotiledoni dell’embrione sono portati fuori dal suolo), pertanto trova difficoltà a fuoriuscire dal terreno in presenza di crosta superficiale: la resistenza opposta dallo strato indurito può causare la rottura dell’ipocotile, con conseguente perdita della piantina.
    In presenza di crosta superficiale si deve intervenire (possibilmente con rompicrosta a stella) appena emergono le prime piantine.

    Raccolta
    La raccolta dei tipi di lenticchia oggi coltivati avviene, di norma, in due tempi.
    Quando la metà, circa, delle piante presentano le foglie ingiallite e i semi hanno raggiunto la maturazione cerosa, la coltura è falciata e lasciata in campo, disposta in andane a completare l’essiccazione. Dopo 36-48 ore, a seconda delle condizioni ambientali, le andane sono rivoltate per avere un essiccamento uniforme. L’operazione può essere effettuata con ranghinatori voltafieno, oppure a mano; comunque avvenga, è importante che il lavoro sia effettuato al mattino presto, quando il materiale è bagnato dalla rugiada, così da evitare l’apertura dei legumi.
    Completato l’essiccamento il materiale è prelevato per essere riunito in “biche”, in caso di trebbiatura stanziale, oppure le andane sono riunite per facilitare la raccolta con una mietitrebbiatrice munita di pick-up.
    Quando saranno disponibili varietà a taglia alta, portamento eretto, dotate di resistenza alla deiscenza dei legumi e sarà prestata la dovuta attenzione alla preparazione del letto di semina, diventerà possibile la piena meccanizzazione della raccolta, utilizzando (al momento della maturazione piena) una normale mietitrebbiatrice.

    Conservazione
    Dopo la raccolta, la granella di lenticchia presenta delle impurità, quali: materiali inerti (terra, sassi, detriti vegetali, ecc.); semi estranei (di piante coltivate o infestanti); semi irregolari di lenticchia (rotti, striminziti, bucati dal tonchio, ecc.). Per evitare inconvenienti nella conservazione del prodotto e/o riduzioni di prezzo al momento della vendita o del conferimento all’industria, è opportuno che l’agricoltore depuri la lenticchia, almeno dalle impurità più grandi, specialmente quelle che, ricche di acqua, potrebbero reinumidire i semi. In azienda può essere sufficiente un passaggio alla tarara a ventilazione, lasciando ad altri il completamento della selezione meccanica. Rimane il problema della salvaguardia dai danni del tonchio. L’insetto può essere controllato con diverse modalità di trattamento che utilizzano bromuro di metile (durata del trattamento: 2-4 ore) o anidride carbonica (durata del trattamento: 7-10 giorni). Oggi si sta diffondendo il confezionamento in atmosfera controllata di azoto o azoto più anidride carbonica. La selezione meccanica e il trattamento contro gli insetti richiedono attrezzature e competenze che il singolo agricoltore il più delle volte non possiede; pertanto queste operazioni dovrebbero essere affidate a cooperative, industrie per il confezionamento o industrie sementiere.

    Requisiti per la commercializzazione
    Il prodotto deve essere pressoché esente da corpi estranei. I semi debbono avere un peso medio non superiore a 35 mg e un diametro compreso tra 2,5 e 5 mm.
    Per le varietà autoctone i semi di colore verde non possono eccedere il 50% del totale.

    Use of lentil
    Lentils should not be eaten raw, due to the presence of anti-nutrients such as phytic acid and tannins; some types of lentils require soaking overnight before cooking as well.
    The seeds require a cooking time of 10–30 minutes, depending on the variety (shorter for small varieties with the husk removed, such as the common red lentil) and have a distinctive earthy flavour. Lentils are used throughout South Asia, the Mediterranean regions and the Middle East. They are frequently combined with rice, which has a similar cooking time. A lentil and rice dish is referred to in the Middle East as mujaddara or mejadra. Rice and lentils are also cooked together in khichdi, a popular Indian dish; a similar dish, kushari, is made in Egypt and considered one of two national dishes. Lentils are used to prepare an inexpensive and nutritious soup all over Europe and North and South America, sometimes combined with some form of chicken or pork.
    Dried lentils can also be sprouted by leaving in water for several days. This changes their nutrition profile.

    Nutritional benefits
    Lentils contain high levels of proteins, including the essential amino acids isoleucine and lysine, and are an essential source of inexpensive protein in many parts of the world for those who adhere to a vegetarian diet.[4] Lentils are deficient in two essential amino acids, methionine and cysteine. However, sprouted lentils contain sufficient levels of all essential amino acids, including methionine and cysteine.
    Apart from a high level of proteins, lentils also contain dietary fiber, folate, vitamin B1, and minerals. Red (or pink) lentils contain a lower concentration of fiber than green lentils (11% rather than 31%). Health magazine has selected lentils as one of the five healthiest foods. Lentils are often mixed with grains, such as rice, which results in a complete protein dish.
    Lentils also have "anti-nutritional factors" such as trypsin inhibitors and relatively high phytate content. Trypsin is an enzyme involved in digestion and phytates reduce the bioavailability of dietary minerals. The phytates can be reduced by soaking the lentils in warm water overnight
    Lentils are a good vegetable source of iron. This makes them useful for preventing iron deficiency. Iron is particularly important for adolescents and pregnant women, whose requirements for it are increased. As well as those who have Celiac disease as iron is a common deficiency.

    Diseases and pests
    La lenticchia presenta problemi fitosanitari in genere meno gravi di altre leguminose da granella, diversi nemici possono concorrere a limitarne le rese.
    I marciumi del colletto e delle radici sono causati prevalentemente dai funghi delle specie Pythium Pringsheim, 1858, Phytophtora e Sclerotinia sclerotiorum (Libert) de Bary 1884,. Questi attaccano le parti sotterranee delle piante causando ingiallimento e morte della pianta. A causa della loro natura non sono facilmente individuabili e spesso quando si decide di intervenire è troppo tardi poiché lo stato di salute della pianta è alquanto compromesso.
    Altre malattie della lenticchia sono: la peronospora causata da Peronospora viciae, la ruggine, causata Uromyces ervi (Wallr.) Westend., 1854.
    Tra gli insetti i danni più seri sono provocati da coleotteri curculionidi del genere Sitona (i cui adulti mangiano le foglie sui margini, mentre le larve si cibano delle radici e soprattutto dei tubercoli radicali), da afidi e dal lepidottero Etiella zinckenella, Treitschke 1832 le cui larve rodono i legumi.
    I semi di lenticchia in magazzino sono molto esposti agli attacchi dei tonchi: Bruchus ervi Froelich, 1799 e Callosobruchus chinensis Linneo, 1753.
    L’orobanche attacca pure la lenticchia, ma non costituisce un problema così serio come per la fava.

    Varietà di lenticchia
    La lenticchia è coltivata nel mondo intero, ma non cresce praticamente più allo stato selvaggio. Esistono numerose varietà di lenticchie differenti per forma, dimensione e colore. Tra le più importanti ricordiamo:

    La lenticchia in cucina
    In cucina le lenticchie sono usate principalmente per preparazioni come zuppe, minestre o contorni. In altri paesi le lenticchie si utilizzano anche nelle insalate.
    Le lenticchie sono un alimento glicidico-proteico, sono prive di colesterolo, contengono discrete quantità di minerali tra i quali il calcio e il potassio e una buona quantità di fibre (tabella 3). Possono essere usate per confezionare piatti privi di glutine.
    Le lenticchie sono un alimento molto versatile e si prestano alla preparazione di varie pietanze, dagli antipasti, alle zuppe, ai contorni. Il piatto sicuramente più noto è il celeberrimo zampone con lenticchie. Per facilitarne la cottura è consigliabile un ammollo preventivo di alcune ore (da 4 a 12) in acqua addizionata di bicarbonato di sodio (un cucchiaio da cucina per ogni litro d’acqua usato). Si consideri però che l’ammollo causa una perdita di alcune delle loro proprietà nutritive.
    Eventualmente, se non si è potuto, o voluto, tenerle in ammollo, si potrà aggiungere un cucchiaio di bicarbonato di sodio all’acqua destinata alla cottura.
    Qualche ricetta a base di lenticchie:


    Table 3 – Nuitional Value per 100 g of dry lentil.
    Energy KCal
    Quantity 330,00
    Chemical Composition g
    Water
    Protein
    Carbohydrate
    Fats
    11,20
    28,00
    57,00
    1,20
    Vitamine mg
    A (retinol)
    B1 (tiamine)
    B2 (riboflavine)
    B6 (piridossine)
    C (acido ascorbico)
    PP (niacina)
    25,00
    10,50
    10,20
    10,50
    6,20
    2,60
    Minerals mg
    Calcium
    Iron
    Phosphorus
    Magnesium
    Potassium
    Sodium
    50,00
    9,50
    450,00
    100,00
    900,00
    10,00
    Fiber g
    Quantity 10,70


    Prima di concludere, è utile approfondire lo studio di alcune lenticchie italiane di elevatissimo pregio. Una di queste è la lenticchia di Villalba, una lenticchia siciliana.

    La lenticchia di Villalba

    La normativa comunitaria attualmente garantisce il riconoscimento di un marchio comunitario cogente solo ai prodotti D.O.P. e I.G.P, mentre ai "prodotti tradizionali rimane solo un riconoscimento a livello regionale. I produttori della lenticchia (VERDE) di Villalba stanno facendo pertanto gli sforzi per individuare un percorso utile ad ottenere il riconoscimento del marchio D.O.P. o I.G.P.
    L'ecotipo locale prende il nome dal paese di Villalba (Caltanisetta), nel quale rappresenta una produzione tradizionale. Molto probabilmente, corrisponde alla varietà “bionda comune”.
    La coltivazione di questo legume nel territorio di Villalba risale agli inizi del XIX secolo; il periodo di massima espansione della coltura fu tra il 1930 e gli anni sessanta, periodo durante il quale resse l’economia di Villalba, essendo commercializzata anche all’estero (per esempio in Francia, U.S.A. e Canada). Successivamente la produzione si ridusse drasticamente a causa del forte peso della manodopera richiesta dalla coltura. La produzione è ripresa a partire dal 1998, con l'assistenza tecnica del "Consorzio regionale di ricerca Gian Pietro Ballatore” e dell’Assessorato agricoltura e foreste della Regione Siciliana e la lenticchia di Villalba viene commercializzata in confezioni da g 500 con un'unica etichetta.

    Tecniche di coltivazione
    La tecnica di coltivazione della lenticchia di Villalba prevede attualmente:
    Fino a qualche anno fa la tecnica utilizzata per lo spargimento del concime e del seme, era quella a mano o alla volata. In tal modo venivano impiegati, in media, tra 110 e 150 kg di seme per ettaro e la distanza tra le file variava tra 80 e 120 cm, a seconda della giacitura del terreno (maggiore o minore "acclività", ovvero pendenza) e la sua composizione. Attualmente la semina avviene con una procedura automatizzata e la distanza tra le file è diminuita sino a 65 cm. La raccolta e la successiva essiccazione è un'operazione risulta particolarmente delicata in quanto deve consentire il seme rimanga di colore verde, caratteristica essenziale della varietà.

    Lavorazioni successive
    Ad essiccazione completata si procede separando i semi dalle paglie: i fasci vengono assemblati e sminuzzati grazie all’uso dei trattori, si passa così alla separazione della paglia con l’ausilio del vento.
    Infine i semi vengono conservati in bottiglie, generalmente di vetro, ma spesso anche di plastica, ben lavate e chiuse ermeticamente, senza aggiunta di conservanti. In questo modo le lenticchie si conservano bene, anche per diversi anni, prevenendo attacchi di tonchio o di parassiti in generale. Nel caso di notevoli quantità la conservazione avviene all’interno di fusti di plastica per alimenti, nei quali viene creata una condizione di assenza di ossigeno (anaerobiosi) per circa 15-20 giorni.

    Caratteristiche della varietà
    Gli aspetti positivi legati alla “lenticchia di Villalba” sono:
    La lenticchia di Villalba ha un elevato tempo di cottura (58 minuti circa), sia per le varietà a seme piccolo, come normale, sia per le varietà commerciali a seme grosso: nonostante ciò, il seme ha un’elevata resistenza allo sfaldamento durante la cottura.
    Riccamente nutritive sono anche le paglie che possono essere usate per l’alimentazione degli animali domestici d’allevamento, quale sottoprodotto, al termine della raccolta.

    Gli studi agronomici
    Gli studi agronomici hanno consentito l’incentivazione della promozione delle vecchie varietà locali come strategia per la salvaguardia del germoplasma autoctono e individuano nella lenticchia di Villalba uno dei tre genotipi tradizionali della lenticchia italiana.
    Da quanto emerge dallo studio delle sue caratteristiche, la “Lenticchia di Villalba” risulta senza dubbio uno dei tre soli genotipi autoctoni italiani, con una valutazione di indubbio pregio tra le varietà esistenti. Dall’analisi di tutti questi aspetti tecnici si evince, infine, che il rilancio ed il successo della lenticchia, nel caso concreto dell’ecotipo di Villalba dipendono in massima parte dalla possibilità di effettuare la meccanizzazione quasi integrale di questa coltura mantenendo allo stesso tempo la tradizionale tecnica di coltivazione, fattore che garantisce la genuinità della Lenticchia di Villalba.

    Gli interventi migliorativi
    Si stanno mettendo in atto gli strumenti necessari al fine di attuare ricerche, finalizzate da un lato alla conoscenza delle caratteristiche biologiche, fisiologiche e morfologiche della specie e, dall’altro, al miglioramento delle tecniche colturali e del miglioramento genetico, grazie alla costituzione di un comitato scientifico di ricerca, multidisciplinare. A tali iniziative, sono accompagnate con un’azione di sensibilizzazione dei consumatori cercando di divulgare, in occasione di feste e sagre locali, i pregi della varietà, sia in termini di composizione chimica e valore energetico, sia attraverso l’allestimento di tavoli di degustazione.

    Una ricetta per la cucina
    Ingredienti per 3 porzioni di minestra:
    Dopo aver lavato le lenticchie mettiamole a cuocere, per 15 minuti dal fischio, nella pentola a pressione insieme alla cipolla tritata, il brodo e qualche fogliolina di timo. In mancanza di pentola a pressione basta far cuocere più a lungo le lenticchie in una normale pentola procedendo allo stesso modo.
    Intanto tagliamo la zucca in nove fette rettangolari che arrostiremo in una padella rovente senza condimenti.
    A parte battiamo le uova con sale e pepe e ricaviamone una frittatina sottilissima, utilizzando a tale scopo una larga padella unta di olio, di modo che le uova formino uno strato leggero.
    Una volta cotta la frittatina avvolgiamola su se stessa e ricaviamone delle tagliatelle.
    Impiattiamo la zuppa, arricchendo ogni piatto con tre fette di zucca condita con sale e pepe e le tagliatelle di frittata, decoriamo con qualche fogliolina di timo e un filo d’olio.


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