Lattuga



Sistematica della Lattuga
Superdominium/Superdominio: Biota
Dominium/Dominio o Superregno: Eucariota Whittaker & Margulis,1978
Regnum/Regno: Plantae Haeckel, 1866
Subregnum/Sottoregno: Viridaeplantae Cavalier-Smith, 1998 (Piante verdi)
Superdivisio/Superdivisione: Spermatophyta Gustav Hegi, 1906 (Piante con semi)
Divisio/Divisione o Phylum: Tracheophyta Sinnott, 1935 ex Cavalier-Smith, 1998 -
Subdivisio/Sottodivisione: Magnoliophytina Frohne & U. Jensen ex Reveal, 1996
Classis/Classe: Rosopsida Batsch, 1788
Subclass/sottoclasse: Asteridae Takht., 1967
SuperOrdo/Superordine: Asteranae Takht., 1967
Ordo/Ordine: Asterales Lindl., 1833
Familia/Famiglia: Asteraceae Dumort., 1822
Subfamilia/Sottofamiglia: Lactucoideae Lindl. in Loud., 1829
Tribus/Tribù: Lactuceae Cass., 1819
Genus/Genere: Lactuca L. (1753)
Specie: Lactuca sativa L. (1753)



Origine, diffusione e importanza economica
Il nome del genere sembra derivare da lactucus (ricco di latte), dal latice che possiedono i tessuti e che emettono tutte le parti della pianta (maggiormente le vecchie cultivar), quando vengono rotte o incise. Il succo latteo che cola lungo il fusto quando si praticano leggere incisioni si condensa in un ammasso giallo bruno, detto “tridace” (dal nome greco della lattuga), che è un leggero sonnifero. Il latice condensato dalla Lactuca virosa L. (1753), rappresentata in figura 1, è conosciuto come “lattucario” lactucarium), ma ha un odore sgradevole (era usato per falsificare l’oppio) ed è impiegato come calmante, specie per i bambini. Forse per questi motivi nel Lazio e in Puglia è credenza popolare che mangiare lattuga concilia il sonno.
Il centro di origine primario sembra il Medio-oriente. La prima segnalazione risale a oltre 3.000 a.C. e si riferisce ad una pittura ritrovata in tombe egiziane in cui è raffigurata una lattuga con foglie lunghe. È certo che gli antichi greci e romani consumavano le lattughe.
Le prime descrizioni della coltivazione della lattuga risalgono a Teofrasto (300 a.C.) e successivamente a Plinio e Columella. Quest'ultimo indica già quattro tipi di lattuga: “Ceciliana” a foglie ricce, “Cappadocia” a foglie lisce e spesse, “Bianca riccia di Betica” e la “Lattuga di Cipro” a foglie macchiettate di rosso. Nel Medio Evo non si notano ulteriori progressi e nel XVII secolo si trovano notizie sulla tecnica di coltivazione.
La lattuga romana sembra abbia avuto origine in Italia ed era già conosciuta nel Medio Evo.
Dall’Italia fu portata in Francia da Rabelais nel 1537. Colombo portò alcuni tipi di lattuga in America. Ad Haiti era coltivata nel 1865, in Brasile prima del 1650.
La grande variabilità che esiste tra le odierne forme, probabilmente, è dovuta a mutazioni naturali o, secondo altri, è il prodotto di ibridazione con la Lactuca serriola L. (1753), che si trova ancora oggi allo stato spontaneo in tutto il Bacino del Mediterraneo, anche se è stato affermato che la Lactuca sativa cresce spontanea in Siberia.

Figura 1 – A sinistra pianta di Lactuca virosa; a destra pianta di Lactuca serriola.


Nella Lactuca serriola (figura 1) le foglie sono disposte in un piano verticale da Nord a Sud e pertanto costituiscono un bell'esempio di piante «bussola». Qualche autore, basandosi sul fatto che sia i semi della Lactuca serriolache della Lactuca sativa mostrano il fenomeno della post-maturazione e che in ambedue la germinazione è regolata dal fitocromo e che l'optimum della temperatura di germinazione al buio è abbastanza simile, considera la L. sativa derivata dalla Lactuca serriola.
La produzione della lattuga nel mondo è stimata intorno 22.253.266 t, tenendo presente che in questo valore è inclusa anche la produzione di un altro ortaggio da foglia molto simile alla lattuga che la cicoria (FAO, 2008).
La Cina è in testa con 12.505.500 t, seguita dagli Stati Uniti con 4.014.590 t, Spagna 1.002.800 t, Italia 847.666 t, India 790.000 t, Giappone 544.300 t, Turchia 439.641 t, Francia 420.400 t, Germania 316.741 t, Messico 284.709 t, Australia 168.707 t, Repubblica di Corea 154.799 t, Regno Unito 12.4170 t, Egitto 111.666 t, Portogallo 101.250 t, Cile 95.000 t, Iran 90.000 t, Olanda 84.000 t, Grecia 80.000 t (FAO, 2008).
Quanto alla superficie, in Cina nel 2009 sono stati coltivati 550.265 ha; negli Stati Uniti nello stesso anno sono stati coltivati 110.966 ha, di cui circa il 70 % in California. La produzione ottenuta in serra si aggira sulle 56.000 t in Olanda (quantità più che doppia rispetto a quella in piena aria), 45.000 t in Francia, 40.000 in Spagna, 18.000 in Inghilterra. Seguono con valori minori Germania Federale e Danimarca.
In Italia, in piena aria, nel 2002 sono stati coltivati circa 19.016 ha, con una produzione totale di 382.592 t, una produzione raccolta di 363.981 t e per unità di superficie di 20,12 t/ha. Per la ripartizione regionale, le regioni più importanti sono Puglia (5.200 ha), Campania (2.700 ha), Lazio (2.300 ha), Sicilia (1.600 ha) e Abruzzi (1.600 ha). Rispetto a venti anni fa la superficie totale è rimasta quasi inalterata, così come quella della Puglia, Lazio, Campania e Sicilia, mentre è aumentata notevolmente quella degli Abruzzi e della Basilicata (da 81 a 578 ha) e si è ridotta a metà quella della Liguria e di circa tre volte quella della Calabria. Le provincie con maggiori superfici sono Bari (3.800 ha), Salerno (2.000 ha) e Roma (1.500 ha). Il 60% circa viene coltivato in pianura, il 35% in collina ed il 5% in montagna; la produzione per unità di superficie decresce dalla pianura alla montagna. Quest'ultima per tutto il territorio nazionale è in media di 20 t/ha e si mantiene stabile da moltissimi anni, ma è più elevata nelle regioni settentrionali.
In serra nel 2002 sono stati destinati 3.456 ha che hanno fornito una produzione totale di 113.873 t ed una produzione raccolta di 110.480 t. La produzione media per unità di superficie è di 33 t/ha con un massimo di 36 t/ha in Liguria.
In Europa i più elevati quantitativi vengono esportati da Olanda (il 70% nella Germania Federale), Spagna, Italia e Belgio, mentre la Germania Federale risulta il Paese che importa di più, seguita, molto da lontano, da Francia ed Inghilterra.
L'Italia nel decennio 1976-1985 ha esportato in media ogni anno circa 7.600 t (di cui circa 2.000 t provenienti- da colture in serra), per un valore di circa 8 miliardi, principalmente nella Germania Federale e Austria. L'esportazione della lattuga ha subito una drastica riduzione; da circa 40.000 t nel 1964 è passata a circa 7.500 t nel 1985. Le regioni maggiormente interessate all’esportazione sono Puglia, Marche ed Abruzzi; il periodo più importante va da dicembre a maggio ed il 70% circa viene spedito per ferrovia. L’Italia, in media, importa circa 3.000 t all'anno, specialmente dalla Francia.
In Italia i mercati ortofrutticoli all'ingrosso che assorbono la maggiore quantità sono, in ordine decrescente, Milano, Torino, Roma e Bologna; nel mese di aprile affluisce la maggiore quantità. I prezzi all'origine dal 1970 al 1984 si sono quintuplicati.
Il consumo pro-capite più elevato si verifica negli Stati Uniti, con circa 11 kg, seguiti da Francia (circa 7 kg), Italia (5 kg) e Olanda (3 kg).

Caratteri botanici, biologia e fisiologia
Della Lactuca sativa si conoscono diverse varietà botaniche:

  1. Lactuca sativa var. capitata (L.) Janchen = lattuga a cappuccio a foglia liscia;
  2. Lactuca sativa var. crispa L. = lattuga a cappuccio a foglia riccia;
  3. Lactuca sativa var. longifolia (Lam.) Janchen = lattuga romana;
  4. Lactuca sativa var. acephala Dill. = lattuga da taglio, lattughino, lattuga da cogliere;
  5. Lactuca sativa var. augustuana All. (=angustana Auct.) o augustana Reichb. ex Nym. = lattuga asparago o da stelo.


Figura 2 – Tipi di Lactuca sativa var. capitata.

Figura 3 – Tipi di Lactuca sativa var. crispa.

Figura 4 – Tipi di Lactuca sativa var. longifolia.

Figura 5 – Lactuca sativa var. acephala, il lattughino da taglio. Figura 6 – Lactuca sativa var. augustana in campo e pronta in cucina.


I nomi comuni nelle diverse lingue di Lactuca sativa var. capitata sono:
I nomi comuni nelle diverse lingue di Lactuca sativa var. crispa sono:
I nomi comuni nelle diverse lingue di Lactuca sativa var. longifolia sono:
I nomi comuni nelle diverse lingue di Lactuca sativa var. acephala sono:
I nomi comuni nelle diverse lingue di Lactuca sativa var. augustana sono:
È pianta erbacea, annuale, con radice fittonante (figura 7) che si approfondisce generalmente per 30-40 cm, anche se in terreni profondi l’apparato radicale può anche superare gli 80 cm.
Il fusto nei grumoli commerciabili è molto corto, da 2 a 5-6 cm, carnoso; su di esso si inseriscono le foglie (figura 8), di numero, forma, dimensione e colore variabili a seconda delle varietà botaniche e le cultivar. Nelle fasi iniziali di crescita sono disposte generalmente a rosetta. Successivamente diventano più o meno embricate, tanto che nella var. crispa molte di esse avvolgono completamente la foglia precedente, così da formare il grumolo detto anche cespo o cappuccio, di forma, peso e consistenza diverse. Si è usato il termine grumolo perché si riferisce ad un gruppo di foglie tenere e compatto, che formano il cuore di piante erbacee, mentre il cespo viene riferito non solo all'insieme di foglie ma anche di rametti, steli e fiori a forma di ciuffo o sviluppo più o meno espanso.
La nervatura centrale è molto appariscente, conferisce alla foglia di lattuga la caratteristica della croccantezza e costituisce a volte il 50% della lamina, il cui colore varia dal verde chiaro fino al violetto scuro (figura 9).

Figura 7 – Radice. Figura 8 – Foglia di lattuga. Figura 9 –Foglia con nervatura centrale evidente.


Lo stelo che porta le infiorescenze è ramificato e di altezza variabile a seconda delle varietà botaniche e le cultivar ed oscilla tra 50 e 150 cm. Le ramificazioni terminano con infiorescenze a pannocchia (figura 10 e figura 11), con capolini di 10-25 fiori ermafroditi.
I fiori sono piccoli, gialli o giallicci (figura 12), con corolla tubolare formata da 5 petali e terminante con una liguletta breve. L’androceo ha 5 stami con filamenti inseriti sul tubo corollino e concresciuti per le antere formanti un tubo che avvolge lo stilo. Le antere deiscono verso l'interno man mano che lo stilo si allunga e il fiore si apre. L'ovario è infero con un solo ovulo. Lo stilo è munito di peli collettori. Lo stimma è bifido reflesso con papille. Il polline è vischioso e appiccicoso. I fiori si aprono il mattino presto e restano aperti normalmente per circa 30 minuti, poi appassiscono, ma con cielo nuvoloso e temperature basse possono rimanere aperti anche per diverse ore e in questo periodo possono essere visitati da insetti diversi.
L'antesi (figura 12) può durare anche 30 giorni; gli acheni maturano dopo 15-30 giorni dell’antesi.
La fecondazione è autogama ed è facilitata dalla struttura dei fiori. Gli incroci naturali possono però superare il 6%.
Il frutto è un achenio (“seme” nel linguaggio commerciale, anche se in modo improprio), appiattito, con pappo munito di setole (figura 13). La forma dell’achenio è ovale, oblunga, quasi lineare o leggermente arcuata, con 7-9 costolature longitudinali su ambedue le facce, di colore variabile dal grigio chiaro (figura 14) al bruno scuro quasi nero (figura 15). La lunghezza varia da 3 a 5 mm; 1000 frutti pesano 1,0-1,5 g.

Figura 10 – Rami terminali dl fusto di lattuga con le infiorescenze. Figura 11 – Infiorescenza prossime all’antesi. Figura 12 – Fiore di lattuga in antesi.

Figura 13 – Pappo setoloso di lattuga. Figura 14 – Acheni chiari. Figura 15 – Acheni scuri, quasi neri.


La formazione del grumolo nelle lattughe a foglia riccia inizia quando le foglie della rosetta cominciano ad accrescersi in direzione verticale. Man mano che nuove foglie si formano al centro della rosetta, il loro margine viene temporaneamente racchiuso dalle foglie erette più vecchie. Alla fine anch’esse si dispiegano, diventano erette si curvano per dare origine alle foglie involucranti. Man mano che si formano le nuove foglie centrali, esse rimangono sempre più intrappolate fino a racchiudersi nel centro per formare il grumolo maturo e compatto. Nelle lattughe da taglio o da cogliere, che non formano il grumolo, la pianta rimane nello stadio di rosetta. Le foglie nuove cambiano il loro orientamento da prostrato ad eretto.
La lattuga forma oltre la metà del suo peso durante le tre settimane che precedono la raccolta. Una parte delle radici comincia a morire circa 15 giorni prima della raccolta, mentre nello stesso periodo solo il 9% dell'apparato radicale viene formato, come appare dai seguenti valori:

giorni prima del trapianto (numero) 21 18 15 12 8 5 3 0
Lunghezza delle radici (cm/pianta) 40 105 205 350 469 525 588 570


Questo fenomeno può comportare una minore capacità di assorbimento degli elementi nutritivi in quanto ad una maggiore richiesta da parte della pianta spesso non corrisponde un adeguato accrescimento dell'apparato radicale. Mentre l'assorbimento degli altri elementi avviene attraverso l'intero apparato radicale, il calcio viene assorbito e traslocato nello stelo e nelle foglie dalle radici più giovani e non suberizzate. Siccome, però, la suberizzazione procede in modo acropeto è probabile che la parte della radice suberizzate si riduce quando l'accrescimento della radice cessa e perciò diminuisce proporzionalmente la porzione della radice capace di fornire calcio alla parte aerea. Affinché la parte aerea continui nell’accrescimento la richiesta di calcio deve essere assicurata da un continuo assorbimento e trasporto da parte delle radici alle foglie; ciò perché il calcio non viene ritraslocato all'interno della pianta.
La Lattuga richiede terreno ben lavorato, soffice, arricchito di letame maturo; generalmente è una specie annuale vi sono, però, specie biennali che si seminano in agosto, sopportano bene i freddi invernali e fioriscono nella primavera successiva.

Caratteristiche del seme e germinabilità
La grande variabilità esistente tra le varietà botaniche e le relative cultivar, il loro adattamento a situazioni pedoclimatiche diverse, la diversa tecnica colturale adottata, l’epoca di raccolta e la dimensione dei semi si riflettono sul comportamento di questi ultimi all’atto della germinazione. Perciò, anche se non è possibile applicare a ciascun tipo di lattuga le notizie che seguono, è utile conoscere le caratteristiche e il comportamento dei semi riguardo alla germinazione.
La germinazione è regolata dal sistema del fitocromo, ma anche da un fattore termolabile e si compie con la fenditura del tegumento seminale, da cui fuoriesce la radichetta che si accresce ricoprendosi di peli. Durante la germinazione i semi di lattuga secernono acido abscissico che, in certe condizioni, funziona da inibitore della germinazione.
La confettatura con le normali sostanze spesso ostacola la germinazione, specialmente se funziona da barriera per la penetrazione dell’ossigeno. L'aggiunta di uno strato di carboni attivati vicino al seme, provvede al passaggio dell’ossigeno e ad assorbire l’eventuale acido abscissico prodotto dal seme; i costi della confettatura con questo sistema per ora sembrano però elevati.
Anche nella lattuga è presente il fenomeno della dormienza post-raccolta; è interessante notare che superato questo periodo, sono germinabili anche quelli raccolti da capolini appena schiusi. La durata del periodo di dormienza è legato alle cultivar, al contenuto di umidità del seme, alla temperatura dell’aria e al periodo di maturazione. In laboratorio questo tipo di dormienza può essere rimosso, per buona parte, mediante l'inumidimento dei semi e la conservazione per 5-6 giorni a 12 °C, ma in campo la germinazione non è elevata.
La temperatura minima di germinazione è intorno a 2 °C, mentre quella ottimale è tra 15 e 22 °C. A temperature più alte, che differiscono con le cultivar, si verifica la termodormienza, una volta che i semi sono imbibiti.
La percentuale di germinazione è stata inoltre correlata positivamente con la temperatura registrata 10-30 giorni prima della raccolta dei semi.
La deficienza di calcio nel terreno porta ad una minore germinazione ed inoltre i semi perdono la germinabilità più rapidamente di quelli ottenuti in presenza di calcio e di una concimazione equilibrata dei macroelementi.
I semi più grossi sono più pesanti, più spessi, possiedono embrioni più grandi e germinano prima. Tali semi producono piantine con fusticini e radici più lunghe e di maggior peso a parità di tempo. Ciò è molto importante per le aziende produttrici di piantine ed anche per tutti i coltivatori perché è stata trovata una correlazione positiva fra peso del seme e peso finale del grumolo.
Riguardo alla temperatura a cui ha luogo la dormienza, in generale, i semi di quelle a cappuccio a foglia liscia hanno livelli termici più bassi di quelle a foglia riccia. In alcune cultivar, infatti, già a 23 °C il seme va in dormienza (es. cv. “Mary Queen”), mentre per altre (es. “Avoncrisp”, “Valdor”, “Emperor”, “Van Mor”, ecc.) occorrono circa 32 °C perché la germinazione si blocchi.
Per promuovere la germinazione a temperature oltre i 30 °C sono stati provati con successo numerosi trattamenti, ma la maggioranza di essi è di difficile applicazione su larga scala. Ad esempio, molto efficace risulta l’imbibizione dei semi per alcuni minuti in soluzioni contenenti gibberelline (specie al buio) o chinetina, ethephon, fusicoccina, o la combinazione di due di esse, che spesso mostrano effetti sinergici. In alcuni casi l’impiego di tali sostanze comporta un ridotto allungamento della radichetta.
Una tecnica che permette la germinazione anche a temperature di 30-35 °C è quella dell’osmo-priming. Consiste nel far imbibire il seme in una soluzione di varie sostanze inorganiche (es. KNO3, H3PO4) ed organiche (es. polietilenglicole) in modo da avviare i processi metabolici connessi con la germinazione, senza però giungere all’emissione della radichetta. I semi dopo l’operazione possono essere subito seminati anche con la tecnica del fluid drilling (semina con materiale gelatinoso) oppure disidratati in stufa o meglio all’aria e seminati anche dopo un mese. Inoltre, i semi così trattati e confettati seminati in agosto con temperature superiori a 35 °C per numerose ore al giorno hanno mostrato una germinazione sempre superiore a quelli non trattati. I buoni risultati dipendono, oltre che dai semi che devono possedere già una ottima germinabilità prima del trattamento, dalla durata di quest’ultimo, dalla temperatura e dal potenziale della soluzione adoperata.
Un altro espediente efficace per superare la termodormienza è quello di far pregerminare i semi a temperatura ottimale e seminarli successivamente con seminatrici che impiegano materiale gelatinoso; in questo caso si possono usare anche semi in cui la radichetta è fuoriuscita per 1-2 mm.
I semi pregerminati possono essere conservati in buone condizioni per 5-6 giorni in acqua o aria umida ad 1 °C; tali semi emergono più rapidamente e contemporaneamente di quelli non trattati. La difficoltà di separare i semi così preparati non rende possibile la semina di precisione e perciò l’uso di questa tecnica risulta molto limitata. Inoltre, sembra che l’immersione dei semi per alcune ore in acqua a 5-15 °C, la successiva esposizione a luce diffusa a circa 20 °C ed essiccamento a 5-10 °C, elimina la dormienza.
Anche se però vengono impiegati semi non trattati, la termodormienza può essere alleviata con la semina più superficiale in modo che i semi traggano vantaggio dall’abbassamento di temperatura conseguente all’evaporazione dell’acqua di irrigazione. Inoltre, è consigliabile seminare su terreno secco, irrigare a pioggia nelle ore serali, quando la temperatura è più bassa, in modo che fino al giorno seguente il seme abbia iniziato la germinazione, riuscendo perciò a sfuggire alla fase in cui è sensibile alla temperatura elevata. Infatti, quando la radichetta è fuoriuscita, generalmente 12 ore dopo che il seme ha iniziato ad imbibirsi, la piantina può tollerare elevate temperature e continuare l’accrescimento. Naturalmente, se le temperature sono ottimali, il processo si compie più rapidamente.
La germinazione, inoltre, può essere ostacolata dalla dormienza dei semi che viene favorita anche dalle basse temperature che possono verificarsi un mese prima della raccolta del seme, dall'esposizione per almeno 30 secondi a radiazioni rosso lontano (742 nm), dalla conservazione di semi molto umidi a 30 °C (con questa temperatura l’umidità deve essere intorno al 5%) oppure dal fatto che i semi sono stati essiccati a temperature superiori a 25 °C. Inoltre, sembra che i semi prodotti in zone piuttosto fredde mostrino una scarsa germinabilità a temperatura di circa 25 °C. Infine, la germinazione dei semi di lattuga su terreno in cui è stato coltivato asparago viene notevolmente ridotta se la semina avviene subito dopo la distruzione dell'asparagiaia; gli effetti dannosi allelopatici dei residui delle radici di asparago diminuiscono però circa 90 giorni dopo l’interramento dei residui. In proposito è stata osservata una minore germinazione anche con estratti radicali di cetriolo ed ancor più con pomodoro.

Semina e trapianto
La lattuga si coltiva dopo frumento o altri ortaggi, quali carota, spinacio, patata, pomodoro. Dovrebbe essere evitata la coltura ripetuta per non incorrere nei danni dovuti agili attacchi di parassiti. In particolare, è stato osservato che ripetendo per più anni la coltura della lattuga si assiste ad un forte aumento di sclerozi e di piante infette da Sclerotinia minor Jagger. La stessa cosa si osserva quando la veccia precede la lattuga. Quando invece la coltura precedente è la segale o il sorgo l’incidenza della malattia è minore. Inoltre, la lattuga irrigata mediante infiltrazione da solchi manifesta una maggiore incidenza di piante infette di quella irrigata a pioggia.
In qualche zona si opera ancora la consociazione con piante arboree, specie nei primi anni dell’impianto (agrumi, mandorlo, olivo, ecc.).
Prima dell’impianto occorre una accurata preparazione del terreno, specialmente quando viene eseguita la semina. Spesso l’impianto avviene a due file su porche larghe 50 cm a contorno non arrotondato, intervallate da solchi della stessa larghezza e profondi 10-15 cm, con la maggiore profondità per le colture autunno-invernali perché ciò favorisce un più efficiente smaltimento delle piogge e fa aumentare la temperatura del terreno.
La preparazione di un buon letto di semina costituisce un fattore importantissimo per il successo della coltura. Normalmente si ricorre ad una aratura alla profondità di 40 cm, eseguita, quando è possibile, sempre con largo anticipo sulla data di semina o trapianto, a cui devono seguire i lavori per sminuzzare le zolle con l'accortezza di non ridurre il terreno eccessivamente polverulento, per evitare i problemi di formazione della crosta nei terreni argillosi. Se ci sono residui della coltura precedente, è essenziale eseguire l'aratura con buon anticipo in modo da permettere la decomposizione della sostanza organica.
Molto importante è il livellamento delle porche per facilitare la semina a profondità uniforme.
Generalmente si esegue in un solo passaggio la formazione delle porche, il livellamento e la semina.
In alcune zone si irriga il terreno prima della sua preparazione per allontanare eventuali sali presenti, controllare le infestanti, favorire una più rapida e uniforme emergenza.
L'orientamento delle file è preferibile che sia Nord-Sud. Le porche a più di 2 file presentano l'inconveniente di una disforme maturazione dei grumoli perché quelli delle file interne si accrescono più lentamente.
L'epoca di semina o del trapianto è in relazione alle caratteristiche climatiche della zona di coltivazione. Così, ad esempio, mentre nell’Italia meridionale ed insulare ha luogo da settembre a febbraio (più frequentemente in ottobre-novembre), in quella settentrionale nei mesi primaverili estivi (più di frequente in marzo-aprile e luglio-settembre).
Il diradamento si effettua generalmente a mano o con l’ausilio di zappette quando le piantine hanno 2-4 foglie vere e ciò avviene, a seconda del periodo di semina, in 15-45 giorni. L’operazione viene facilitata quando la semina è eseguita a distanze multiple di quella finale. Il ritardo nel diradamento aumenta i danni all’apparato radicale e alle piantine rimaste, che impiegano maggior tempo per ripresa. Tali problemi sono più sentiti quando la semina è fitta. La superficie del terreno liscia, ben rullata e sgombra da malerbe, accelera l’operazione e procura minori danni alle piantine rimaste.
Esistono macchine diradatrici che impiegano anche sofisticati congegni per eseguire l'operazione, con risultati molto interessanti, ma non ancora impiegate su larga scala.
In considerazione dell’elevato costo del diradamento (può giungere al 40% delle spese di manodopera), si stanno studiando tecniche per ridurre tali costi.
La forma irregolare e le piccole dimensioni dei semi rendono impossibile la semina di precisione con le comuni seminatrici. Si ricorre perciò al seme calibrato, che in ogni caso assicura una maggiore contemporaneità di emergenza, ed alle seminatrici di precisione dotate di cellette, che depositano un singolo seme alla distanza voluta, o alle seminatrici pneumatiche, all'impiego di semi confettati, anch'essi calibrati, o a semi disposti su nastro.
Prima dell’impiego di tali seminatrici erano necessari circa 3 kg/ha di seme (veniva deposto in media un seme ogni 1,5 cm); oggi ne bastano meno di 300 g/ha, in quanto i semi vengono posti a 5-15 cm di distanza.
Con la semina meno fitta si ottiene una più uniforme e rapida emergenza, più veloce ripresa dopo il diradamento, maggiore disponibilità di tempo per eseguire il diradamento, si verifica un minor numero di piante doppie (cioè 2 piantine nate a 2-4 cm di distanza e dalle quali, specialmente se il diradamento si esegue un pò in ritardo, si ottengono cespi piccoli, disformi e spugnosi), maturazione più anticipata e produzione più elevata.
Ma anche con le seminatrici più perfezionate si possono ottenere risultati scadenti se il terreno non è perfettamente liscio, in quanto le eccessive vibrazioni dovute al terreno zolloso possono far cadere il seme prima del tempo, oppure la celletta non fa in tempo a riempirsi di nuovo e perciò rimangono zone senza seme. La disformità di emergenza può essere dovuta anche alla velocità di avanzamento (si pensi che a 4,5 km/ora la macchina, se è predisposta per il rilascio di un seme ogni 5 cm, ne deve depositare 25 al secondo), alla cattiva qualità del seme, alla inadeguata umidità del terreno, all’elevata concentrazione di sali nelle vicinanze del seme, alla non uniforme profondità di semina, specialmente con scarsa disponibilità di acqua. In proposito, alcune ricerche hanno messo in luce che, per esempio, 15 giorni dopo la semina la germinabilità è stata del 62-42-8 e 2%, rispettivamente con semi situati alla profondità di circa 6 o 12 o 18 o 24 mm. Considerato, perciò, che la semina deve essere superficiale (circa 1 cm di profondità), le condizioni del terreno dopo la semina assumono grande importanza.
Quando si dispone di un impianto irriguo per aspersione è necessario mantenere il terreno alla capacità idrica di campo per i primi 2-3 giorni. Nel caso l’adacquata si prevede che verrà ritardata, è meglio seminare a circa 2 cm di profondità. Se il terreno viene mantenuto con scarsa o elevata umidità (in quest'ultimo caso si instaura una scarsa aerazione, che risulta dannosa) o si permette l'accumulo di sali vicino ai semi o si verificano temperature alte o basse, la germinabilità è insufficiente.
Inoltre, i problemi si aggravano con l'uso di semi con bassa germinabilità dovuta anche alle cattive condizioni dell'ambiente di conservazione.
Le piantine che emergono in ritardo rimangono più piccole, sono più esposte a danni degli agenti avversi.
Nei terreni argillosi è necessario evitare la formazione della crosta. In merito si può ricorrere ad adacquate frequenti con volumi ridotti, all’impiego di materiali per coprire il seme sulla fila (sabbia, vermiculite, acido fosforico, appropriati prodotti anticrosta).
Il trapianto si può effettuare con piantine a radice nuda preparate nei comuni semenzai (occorrono circa 200 m2 di semenzaio per ogni ettaro da trapiantare), oppure con radici provviste di pane di terra, che è l'orientamento più seguito nelle grandi aziende. Attualmente vengono prodotte oltre 200 milioni di piantine con pane di terra, pari ad un valore di circa 7 miliardi. Tali piantine vengono preparate da vivaisti (3-5 foglie vere in 20-30 giorni) che più frequentemente usano contenitori alveolari di polistirolo, utilizzando vari substrati, che però devono essere ricchi in nitrati e in grado di rendere facilmente disponibile l'acqua.
Il trapianto rispetto alla semina diretta permette di superare condizioni climatiche anomale nel periodo di fine inverno-inizio primavera, di ridurre la durata del ciclo colturale di 20-30 giorni, di risparmiare il costo del diradamento, alcune adacquate, a volte la prima sarchiatura e qualche trattamento antiparassitario e di evitare le piante doppie. L'impiego di piante uniformi, specie quelle provviste di pane di terra, insieme ad una adeguata tecnica colturale, permettono di ottenere una densità di piante vicina al 100% rispetto a quella preventivata, garantendo una notevole contemporaneità di maturazione, che si riflette positivamente anche sul costo della raccolta.
Naturalmente, nel caso del trapianto, bisogna calcolare il costo delle piantine, che, con le odierne cultivar virus esenti, resistenti ad alcune malattie, diventa abbastanza oneroso e il costo dell’operazione, compreso l’ammortamento delle eventuali attrezzature per eseguirla. Il trapianto, infatti, si può eseguire a mano o con macchine di diverse dimensioni e prestazioni. In particolare sono disponibili rulli tracciabuche, trapiantatrici semiautomatiche con affidamento manuale delle piantine al terreno, affidamento manuale agli organi distributori, che poi provvedono a piantarle, o trapiantatrici automatiche. Queste ultime sono macchine complesse e costose che però operano con 2 persone contro le 4-7 necessarie per le semiautomatiche.
La lattuga deve essere piantata senza interrare oltre il colletto, altrimenti si hanno ripercussioni negative sugli aspetti quantitativi e qualitativi dei grumoli (grumoli più conici, allungati). Con le macchine finora disponibili è difficile ottenere una regolarità di deposizione delle piantine, che dipende anche dal grado di preparazione del terreno e dalle dimensioni delle piantine; per questi motivi vengono poco usate.
Le distanze di trapianto e quelle dopo il diradamento variano a seconda del tipo e della cultivar. Per quelle a cappuccio e romane, tra le file si lasciano 35-50 cm, mentre sulla fila 20-35 cm. Man mano che aumenta la densità aumenta la produzione commerciabile, però diminuisce il peso medio dei grumoli. Perciò la distanza da scegliere è in funzione del mercato di destinazione e anche dell'impiego del prodotto. Nel caso che i grumoli debbano essere venduti già tagliati, in pezzi di diversa dimensione pronti per essere usati nei ristoranti o mense aziendali o in buste nei supermercati o comunque dove non ha importanza la pezzatura del grumolo, si può scegliere la densità più fitta.

Già ai tempi degli antichi Romani si conoscevano diverse specie di lattuga; con foglie ricce, a cespo, con foglie allungate.

Varietà Ninja di lattuga attaccata da <i>Botrytis cinerea</i>, in giovane età, nella prova di confronto in serra. Grave attacco di <i>Botrytis cinerea</i> su pianta adulta della cv Charmy
Varietà "Ninja" di lattuga attaccata da Botrytis cinerea, in giovane età, nella prova di confronto in serra. Grave attacco di Botrytis cinerea su pianta adulta della cv "Charmy".
Selezione  LM 1307 di lattuga in perfette condizioni fitosanitarie, quasi pronta per la raccolta, nella prova di confronto in serra. Fruttificazione agamica del fungo, agente causale del marciume del colletto, rappresentata dal caratteristico conidioforo tipico di <i>Botrytis cinerea</i>
Selezione "LM 1307" di lattuga in perfette condizioni fitosanitarie, quasi pronta per la raccolta, nella prova di confronto in serra. Fruttificazione agamica del fungo, agente causale del marciume del colletto, rappresentata dal caratteristico conidioforo tipico di Botrytis cinerea".
Grave attacco di <i>Sclerotinia sclerotiorum</i> e <i>Sclerotinia minor</i> nella prova di confronto in laboratorio, in condizioni controllate. Colture di miceti su PDA (patata, destrosio, agar). Da sinistra, il fungo antiscleroziale <i>Coniothyrium minitans</i> ed i funghi produttori di sclerozi <i>Sclerotium cepivorum</i>, <i>Sclerotium rolfsii</i>, <i>Sclerotinia sclerotiorum</i> e <i>Sclerotinia minor</i>. Nelle prove di patogenicità sono stati impiegati il primo (antagonista) ed i due ultimi patogeni.
Grave attacco di Sclerotinia sclerotiorum e Sclerotinia minor nella prova di confronto in laboratorio, in condizioni controllate. Colture di miceti su PDA (patata, destrosio, agar). Da sinistra, il fungo antiscleroziale Coniothyrium minitans ed i funghi produttori di sclerozi Sclerotium cepivorum, Sclerotium rolfsii, Sclerotinia sclerotiorum e Sclerotinia minor. Nelle prove di patogenicità sono stati impiegati il primo (antagonista) ed i due ultimi patogeni.
In alto, lattughe a cappuccio a foglia liscia, conosciute anche come tipo Trocadero (<i>Lactuca sativa capitata</i> L.): Serena, Regina di maggio e Trocadero; In basso, lattughe a cappuccio a foglia riccia, denominate anche cappucciate (<i>Lactuca sativa crispa</i> L.): Iceberg, Salinas e Saladin. Lattughe tipo Romana (<i>Lactuca sativa longifolia</i> Janchen): Blonde maracheirì (a sinistra), Cimmaron (al centro, in basso), Countier (a destra, in basso); lattughe da taglio e da cogliere (<i>Lactuca sativa acephala</i> Dill.): Lollo rossa (al centro, in alto), Bionda riccia (a destra, in alto), Salad blowl red and green a destra al centro.
In alto, lattughe a cappuccio a foglia liscia, conosciute anche come tipo Trocadero (Lactuca sativa capitata L.):"Serena", "Regina di maggio" e "Trocadero"; In basso, lattughe a cappuccio a foglia riccia, denominate anche cappucciate (Lactuca sativa crispa L.):"Iceberg", "Salinas" e "Saladin". Lattughe tipo Romana (Lactuca sativa longifolia Janchen): "Blonde maracheirì" (a sinistra), "Cimmaron" (al centro, in basso), "Countier" (a destra, in basso); lattughe da taglio e da cogliere (Lactuca sativa acephala Dill.): "Lollo rossa" (al centro, in alto), "Bionda riccia" (a destra, in alto), "Salad blowl red and green" a destra al centro.
Una prova sperimentale condotta presso l'Istituto Sperimentale per l'Orticoltura - Sezione di Biologia, Fisiologia e Difesa. L'effetto della solarizzazione del suolo (una pratica biocompatibile di disinfestione del suolo) si riscontra sulle perfette condizioni fitosanitarie della coltura. Alcuni links utili per conoscere la lattuga. Questi danno informazioni circa le proprietà biochimiche e dietetiche della lattuga, le cultivar, la coltivazione, le ricette per alcune preparazioni in cucina e tanti altri utili consigli.
Una prova sperimentale condotta presso l'Istituto Sperimentale per l'Orticoltura - Sezione di Biologia, Fisiologia e Difesa. L'effetto della solarizzazione del suolo (una pratica biocompatibile di disinfestione del suolo) si riscontra sulle perfette condizioni fitosanitarie della coltura. Alcuni links utili per conoscere la lattuga. Questi danno informazioni circa le proprietà biochimiche e dietetiche della lattuga, le cultivar, la coltivazione, le ricette per alcune preparazioni in cucina e tanti altri utili consigli.



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