Grass pea



Taxonomy of the Grass pea (Lathyrus sativus Linnaeus, 1758) according to Cronquist System
Superdominium/Superdomain: Biota
Domain/SuperKingdom: Eukaryota
Regnum/Kingdom: Plantae
Subregnum/SubKingdom: Tracheobionta
Superdivisio/superivision: Spermatophyta
Divisio/Division: Magnoliophyta Cronquist, 1996
Subdivisio/Subdivision: Magnoliophytina Frohne & U. Jensen ex Reveal, 1996
Classis/Class: Rosopsida Batsch, 1788
Subclassis/sottoclass Rosidae Takht., 1967
Superordo/Superorder: Fabanae R. Dahlgren ex Reveal, 1993
Ordo/Order: Fabales Bromhead, 1838
Familia/Famiglia: Fabaceae Lindl., 1836 o Papilionaceae Giseke, 1792
Subfamilia/Subfamily: Faboideae or Papilionoideae (Giseke, 1792) DC., 1825
Tribus/Tribe: Fabeae Rchb., 1832
Genus: Lathyrus Linnaeus, 1753
Species: Lathyrus sativus Linnaeus, 1758


Taxonomy of the Grass pea (Lathyrus sativus Linnaeus, 1758) according to APG System
Regnum/Kingdom: Plantae
Clade: Angiospermae
Clade: Eudicots
Clade: Angiosperm tricolpate
Clade: Core tricolpate
Clade: Rosids
Clade: Eurosids I
Ordo/Order: Fabales
Familia/Family: Fabaceae o Papilionacee
Genus: Lathyrus Linnaeus, 1753
Species: Lathyrus sativus Linnaeus, 1758


Lathyrus sativus Linneo, 1753 is scientifically named the grass pea, but this scientific name has two synonyms: Lathyrus stenophyllus (Boiss.) Gand., 1916, and Pisum lathyrus E.H.L. Krause in Sturm, 1901.
Some common names of this species diffused in the world are:

Traces of the alimentary use of seeds of grass pea, probably obtained from spontaneous plants of Lathyrus sativus (or of analogous species, like Lathyrus cicera), have been found in various archaeological locations in Irak (8° millennium b.C.), in Iran (6-8° millennium b.C.) and in the present Bulgaria (7,000 b.C.).
It is not completely clear however which it is the center of origin of this species. The geographic regions potentially located such origin centre of the grass pea varied from Asia to the Middle East, to north-oriental Africa to the Mediterranean Basin (southern Europe).
The more probable hypothesis about the domestication of this species locate in the area of the Balkan peninsula (in the 6,000 b.C approximately) the first forms of cultivation, with other annual species like pea, lentil and other cereals, immigrant from the Middle East.
The grass pea is a leguminose diffused in the Uniti States of America and in Europe. In Italy this cultivation is diffused in the country-wide.
In Italy the grass pea is named “cicerchia comune”, “pisello d’erba”, “veccia indiana”, “pisello indiano”, “veccia bianca” ed altri nomi locali: “cicercola”, “cece nero”, “ingrassamanzo”, “dente di vecchia”, “pisello quadrato”; in England it is named “Chickling pea”, “Blue Vetchling” for its blu flowers; in the U.S.A. è nota come “White pea” per i suoi semi bianchi.
The grass pea è un legume diffusamente coltivato per il consumo umano in Asia, Africa orientale e limitatamente anche in Europa ed altre zone. È una coltura particolarmente importante in aree tendenti alla siccità ed alla carestia, detto cultura di assicurazione poiché fornisce un buon raccolto quando le altre colture falliscono.
Il consumo di questa pianta leguminosa in Italia è limitata ad alcune aree del centro-sud ed è in costante declino. Tuttavia, le Regioni Lazio, Marche, Molise, Puglia ed Umbria hanno ottenuto dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, per gli ecotipi di cicerchia prodotte in varie zone delle regioni stesse, il riconoscimento di prodotto agroalimentare tradizionale italiano.
A causa della sua modesta importanza e delle limitate superfici di coltivazione, attualmente la cicerchia non è censita nelle statistiche ufficiali.
Le principali aree di produzione della cicerchia sono: il subcontinente indiano e l’Asia occidentale (Irak, Iran, Siria); altri bacini produttivi di questa coltura sono i Paesi del nord-Africa mediterraneo (Egitto, Libia, Marocco) e i Paesi dell’Europa centrale, meridionale e orientale.
In Italia nel 1950 risultavano ancora coltivati a cicerchia circa 10.000 ha, prevalentemente situati nelle aree marginali più svantaggiate della regione appenninica centrale e meridionale (Toscana, Abruzzo, Puglia), nelle quali era soltanto questa specie (grazie alle sue doti di rusticità), tra le leguminose da granella, a fornire risultati produttivi minimamente soddisfacenti per gli agricoltori.
Il progressivo abbandono delle tradizionali forme di agricoltura in queste particolari situazioni ambientali, o la loro trasformazione verso nuovi tipi di utilizzazione agricola (es.: allevamento del bestiame), hanno fatto sì che le superfici destinate a questa coltura subissero una forte contrazione; già nel 1972 la superficie complessiva coltivata a cicerchia in Italia risultava di soli 160 ha.
Attualmente, pur in assenza di specifici dati statistici, può essere stimato che le residue aree di coltivazione non assommino che ad alcune decine di ettari.
Possibilità di una certa ripresa della coltivazione di questa specie sono incoraggiate dalla “riscoperta” da parte dei consumatori di prodotti alimentari tradizionalmente conosciuti, ma pressoché scomparsi dal mercato nel corso degli ultimi anni, a seguito della modernizzazione dell’agricoltura. La cicerchia rientra sicuramente, come ad esempio il farro (Triticum dicoccum) tra i cereali, nel novero delle specie coinvolte in un rinnovato interesse di mercato, premessa per una potenziale crescita (ancorché limitata) della sua coltivazione e produzione.
L’estrema rusticità di questa specie e la sua adattabilità a condizioni colturali di tipo “a basso input” (senza l’ausilio di concimi minerali e di prodotti fitochimici), unitamente all’apporto di azoto (fissazione simbiotica) nel sistema colturale per via naturale, fanno della cicerchia una coltura particolarmente idonea ad essere inserita negli ordinamenti colturali “biologici”.

Botanical Characteristics
There are about 150 species in the genus Lathyrus that comprise 15 sections among which grasspea is one. Relationship studies between species of the section Lathyrus indicated that only two species, Lathyrus amphicarpos and Lathyrus cicera gave viable hybrids while six others produced pods when crossed with the cultivated species but produced shriveled seeds or aborted.
Grasspea is a much-branched suberect, straggling or climbing herbaceous winter annual; stems are 0.6-9.0 m tall and the leaves are pinnately compound with usually two leaflets (linear-lanceolate 25-150 mm long, 3-9 mm broad). The upper leaflets often have modified tendrils.
Flowers are solitary, axillary and are borne on peduncles 30-60 mm long; corolla 12-24 mm long, and are reddish-purple, pink, blue or white.
Pods are oblong, 2.5-4.0 cm long, flat and slightly curved and each pod has 3-5 seeds that are white, grayish-brown or yellowish and usually spotted or mottled.

Ecology
The crop is widely cultivated in Central, South, and East Europe, the Mediterranean and Africa. In many parts of India, it is cultivated up to 1,300 meters while in some parts of Ethiopia the elevation can go up to 2,500-3,000 m with rainfall averaging to 1,000 mm.
Grasspea grows well on almost all types of soil and in areas receiving 380-650 mm. It thrives best in areas with 10-25 °C. In Ethiopia, grasspea is grown in regions where chickpea and lentils are growing in semi-arid regions (warm winters and dry, hot summers with occasional rains) (Telaye, 1988). The mean temperature fluctuations during the growing season ranges from 30 to 10°C with annual rainfall ranging from 600-1200 mm.
The crop is tolerant to extremely dry conditions in drought prone areas as in Ethiopia and also tolerant to excessive floods as in Bangladesh. It is a hardy crop suited to dry climates, producing good seed crops on poor soils. Grasspea is commonly cultivated on heavy clay soils. Black deep retentive soils are considered best for grasspea. It is sensitive to acidity, and requires lime on acid soils.

Morfologia
La cicerchia è una pianta erbacea annuale, glabra in tutte le sue parti, a portamento sub-eretto o semiprostrato, abbastanza ramificata. L’altezza è variabile, a seconda del portamento: in genere è compresa tra 0,30 a 0,70 m, anche se esistono genotipi in grado di superare i 1,70 m in condizioni anbientali favorevoli allo sviluppo vegetativo (figura 1).

Figure 1 – Plant of grass pea in dry soil.


Figure 2 – Typical flower of grass pea white and blue coloured.


Figure 3 – Typical seeds of grass pea, white or brown colured.

Composizione del seme
La composizione del seme di cicerchia presenta i seguenti intervalli di valori:
Tale composizione analitica, sicuramente interessante (specie per il buon contenuto proteico, migliore di quello del cece, del pisello e della lenticchia), indurrebbe a classificare la cicerchia tra le migliori leguminose da granella per qualità alimentare. Purtroppo così non è; infatti i semi di cicerchia presentano nella loro composizione chimica una serie di composti (tossici o antinutrizionali) che rendono i semi di questa specie sfavorevoli dal punto di vista alimentare.
Il composto più “inquietante” sotto il profilo della salubrità è sicuramente rappresentato da una neurotossina (ODAP, acronimo di beta-N-ossalil-L-alfa acido beta-diamminopropionico), presente in tutti gli organi della pianta e contenuta nei semi in misura variabile da 0,3 a oltre 1 mg per g, a seconda dei genotipi. Tale molecola, quando assunta oltre certe quantità (es.: alimentazione continua con un’importante frazione della dieta costituita da cicerchia) induce nei mammiferi una gravissima sindrome (“latirismo”) a carico del sistema nervoso. E’ per questo motivo che viene consigliato per la cicerchia un tipo di consumo “moderato” e “discontinuo”, sia nell’alimentazione umana che zootecnica.
Altri principi (fattori antinutrizionali) che abbassano il valore alimentare della cicerchia, alterando la funzionalità della digestione e riducendo la quota di sostanze assimilabili (specie le proteine), sono: Tra gli obiettivi dei programmi di miglioramento genetico di questa specie, una rilevanza del tutto particolare e una assoluta priorità viene data all’individuazione di genotipi caratterizzati da bassi livelli di ODAP e di fattori antinutrizionali, caratteri genetici irrinunciabili nello sviluppo di nuove cultivar.

Ciclo biologico
The genus Lathyrus constitutes 187 species and subspecies but only Lathyrus sativus is widely cultivated as a food crop (jackson and yunus, 1984). the authors reported that about 56 types have been distinguished in india alone (45 Lathyrus cyaneus, 10 Lathyrus roseus, 1 Lathyrus albus). Grasspea plants are classified on the basis of colour of flowers, markings on pods and size and colour of seeds. There is a tremendous variation for morphological traits, such as leaf length as opposed to less variation for floral characteristics" (Jackson and Yenus, 1984). Based on geographic distribution, the blue flowered lines are concentrated in southwest Asia and Ethiopia whereas the white and mixed colour lines are found in the west, the Canary islands and countries of the former USSR (Jackson and Yunus, 1984). The development of large leafed varieties may have emerged from selection of forage types. This widespread distribution is due to its extensive utilization as a fodder crop and its tolerance to adverse environmental conditions such as drought and waterlogging.
It is also reported to exhibit tolerance to abiotic factors such as heavy soils, high pH, low pH, poor soil, and to biotic factors such as rust and virus (Duke, 1981). The total number of grasspea accessions maintained at the International Center for Agricultural Research in the Dry Areas (ICARDA) was 301, most of which are weedy forms found in crop fields and West Asia and North Africa regions (Robertson et al., 1996). The Regional Plant Introduction Station located at Pullman, Washington, USA maintains 625 accessions. Fourteen other gene banks also reportedly maintain a considerable number of germplasm accessions (Campbell et al., 1994). No satisfactory result has been found in screening Lathyrus sativus for cold tolerance, but one accession of Lathyrus ochrus, IFLA-109, from Portugal was reported to have a high level of cold tolerance (Robertson et al., 1996). Scanty information is available on resistance to insects, pests and diseases. Germplasm lines have not been critically evaluated to estimate losses due to biotic factors; however, lines from India have been found to be highly resistant to downy mildew and moderately resistant to powdery mildew
. The International Network for the Improvement of Lathyrus sativus and the “Limitation of lathyrism” (INILSEL) coordinates its activities in Pau, France. It includes lists of germplasm, processing of passport data and preparation of descriptors for the crop.
Ciclo biologico
La cicerchia appartiene al gruppo delle leguminose da granella microterme, in quanto è caratterizzata da esigenze termiche modeste sia per la germinazione del seme che per lo sviluppo vegetativo.
Poiché a questa caratteristica la cicerchia associa anche un buon livello di resistenza al freddo invernale, nel clima mediterraneo tutto ciò si concretizza in un ciclo biologico autunno-primaverile (quindi con semina autunnale), con la sola esclusione degli ambienti caratterizzati da inverno particolarmente severo sotto il profilo termico (elevate quote dell’appennino centrale o fondovalle delle zone interne).
In questi ambienti, non essendo la resistenza al freddo sufficiente a garantirne la sopravvivenza invernale, il ciclo biologico della cicerchia diviene di tipo primaverile, con semina rimandata all’uscita dall’inverno.
L’areale climatico di coltivazione dell’olivo può costituire un buon indicatore per discriminare le situazioni in cui può la coltura essere effettuata (con sufficienti garanzie di successo) con ciclo autunno-primaverile, il più favorevole in termini produttivi.
In entrambi i casi, comunque, le basse esigenze termiche permettono alla coltura di svolgere lo sviluppo vegetativo e la fase di antesi-maturazione in una stagione (la primavera) particolarmente favorevole sotto il profilo della piovosità naturale, che risulta sufficiente a conseguire accettabili livelli di resa in coltura asciutta, anche negli ambienti più siccitosi (regioni meridionali e insulari) specie se in coltura a semina autunnale.
Nel clima mediterraneo, il periodo semina-maturazione della cicerchia ha una durata molto variabile in funzione del tipo di ciclo: in semina autunnale la durata può variare da 200 a 240 giorni (comprendenti la lunga fase di vegetazione invernale) mentre in semina primaverile sono sufficienti 130-150 giorni per completare il ciclo biologico.
In semina primaverile e in condizioni termiche ottimali, la fase di piena antesi può essere raggiunta dai genotipi più precoci già 45-50 giorni dopo la semina; condizioni di elevate temperature (superiori a 25°C), specie se associate a venti secchi, non favoriscono lo svolgersi di questa delicata fase del ciclo, inducendo sulla coltura i cosiddetti “colpi di calore”.

Esigenze climatiche e pedologiche
Acqua
La cicerchia presenta consumi idrici relativamente modesti, specie in virtù del limitato sviluppo vegetativo e della conseguente ridotta quantità di biomassa che produce. Inoltre questa specie presenta notevoli caratteri di tolleranza nei confronti di stress idrici e una buona capacità di estrazione dell’acqua dal terreno.
Questo fa sì che nel clima mediterraneo la cicerchia trovi un soddisfacimento (più o meno completo, a seconda dell’ambiente di coltivazione) delle proprie esigenze di acqua nelle riserve idriche del terreno e nella piovosità primaverile, sfuggendo al periodo siccitoso estivo grazie alla brevità del suo ciclo.
Essendo una specie ben adattata a climi semiaridi, la cicerchia non si mostra adatta a microclimi umidi (es.: litoranei) e piovosi ove, oltre ad essere più soggetta ad avversità crittogamiche, tende a dar luogo ad un eccesso di sviluppo vegetativo e a scarse produzioni di seme.
Sinteticamente nella formula formula corologica e biologica possiamo trovate le caratteristiche biologiche essenziali e le principali esigenze climatiche di questa specie:
la forma biologica è T scap (pianta erbacea annuale, con portamento eretto);
il periodo di fioritura é III-V;
il tipo corologico é Euri-Medit.;
lo sviluppo può avvenire ad un’altitudine che va da 0 a 600 m s.l.m.


Terreno
La cicerchia è una delle specie agrarie più tolleranti nei confronti del terreno, adattandosi alle più diverse situazioni pedologiche, con l’unica eccezione dei terreni acidi, a cui mal si adatta. I tipici terreni i cui era confinata la coltura della cicerchia (quando ancora coltivata estensivamente) erano quelli più “difficili” (poveri, pietrosi, aridi), ove colture di maggior pregio, ma più esigenti (come il cece), non riuscivano a trovare soddisfatte le proprie esigenze fisiologiche e non potevano, pertanto, essere coltivate, se non a condizione di rese estremamente basse. In queste situazioni era la cicerchia, unica tra le leguminose da granella, a fornire risultati produttivi accettabili, grazie alla somma dei suoi caratteri di adattabilità e rusticità.
La cicerchia si adatta meglio di altre specie anche a condizioni molto diverse da quelle descritte, come nel caso di terreni argillosi, pesanti, riuscendo a tollerare persino i ristagni idrici, nel caso di terreni mal sistemati idraulicamente.
Pur tollerando situazioni agronomicamente estreme (ove, comunque, le rese risultano limitate in valore assoluto), la cicerchia trova le condizioni più favorevoli alla massima produttività di seme in terreni profondi, caratterizzati una buona ritenzione idrica (da franchi a argillosi), meglio se ben drenati, a reazione neutra o sub-alcalina.

Posto nell’avvicendamento
La cicerchia è una coltura miglioratrice ed è da considerare un’ottima precessione per la coltura che la segue nell’avvicendamento, in quanto lascia il terreno in ottime condizioni generali di fertilità. In particolare, come tutte le leguminose, a seguito dell’attività azotofissativa simbiotica, arricchisce il terreno di azoto in forme (minerale + organica a pronta mineralizzazione) che risultano direttamente utilizzabili dalla coltura successiva.
La quantità di azoto che una coltura di cicerchia lascia nel suolo è dell’ordine di 25-40 kg/ ha, in funzione del maggiore o minore sviluppo vegetativo raggiunto; tale quantità può essere detratta dalla dose di concimazione azotata della coltura seguente.
Altro aspetto che rende questa coltura una buona precessione colturale è l’epoca di raccolta, che avviene piuttosto presto (giugno-luglio) e consente una tempestiva effettuazione della lavorazione principale del terreno: questo permette vantaggi per la coltura successiva, specie se rappresentata (come nella maggior parte dei casi) da una cereale microtermo a ciclo autunno-vernino.
Il tipo di lavorazione che si effettua per la cicerchia, piuttosto profonda, e il buono stato di rinettamento dalle malerbe (attraverso le sarchiature e/o il diserbo chimico) in cui lascia il terreno sono tra i vantaggi ascrivibili a questa coltura in termini di avvicendamento.
La tipica posizione della cicerchia nei sistemi colturali asciutti dell’Italia centrale e meridionale è quella in alternanza con cereali microtermi, molto affini ad essa in termini di adattamento ambientale e ciclo biologico, e capaci di utilizzare al meglio le risorse azotate offerte dalla leguminosa ad essi avvicendata.
Frumento tenero, frumento duro, orzo e farro sono le specie potenzialmente interessate all’avvicendamento con questa leguminosa; orzo e farro, specie poco esigenti e molto adattabili, sono scelte preferibili in quelle situazioni ambientali e pedologiche “difficili” peculiari della cicerchia.

Preparazione del terreno
La coltura della cicerchia è realizzata esclusivamente in condizioni asciutte (quanto meno nei nostri ambienti), grazie alle sue doti di aridoresistenza; tuttavia, per il successo produttivo della stessa, è fondamentale porre in atto tutti gli accorgimenti capaci di ottimizzare lo sfruttamento delle risorse idriche naturali.
Per questo scopo, con la lavorazione del terreno si deve fare in modo di favorire per quanto possibile l’accumulo (durante l’autunno/inverno) dell’acqua negli strati sottosuperficiali del terreno; nello stesso tempo si deve favorire la radicazione profonda della coltura, in modo da consentire ad essa di attingere alle riserve idriche accumulate, fattore molto importante specie nelle ultime fasi del ciclo biologico, che avvengono spesso in condizioni siccitose.
Per soddisfare queste esigenze agronomiche risulta necessario effettuare una lavorazione profonda che disgreghi il terreno in profondità, favorendo sia l’infiltrazione/accumulo di acqua sia lo sviluppo verticale dell’apparato radicale.
Per questo scopo, alla tradizionale aratura (0,45-0,50 m di profondità) dovrebbe essere vantaggiosamente sostituita una lavorazione del tipo “a due strati”, realizzabile in unico passaggio a mezzo di un aratro-ripuntatore o, in mancanza di esso, in due passaggi: il primo con uno strumento discissore (ripper, chisel) e il secondo con un aratro tradizionale.
In entrambi casi, il terreno dovrebbe essere disgregato in profondità (0,5-0,6 m) ad opera dei soli organi discissori mentre il rimescolamento/rovesciamento operato dall’aratro dovrebbe limitarsi allo strato più superficiale del terreno (0,25-0,30 m).
Specie nei terreni argillosi, la lavorazione dovrebbe essere effettuata con la massima tempestività, in modo di avere più tempo possibile a disposizione per la riduzione della zollosità e la preparazione del letto di semina (2/3 erpicature di intensità decrescente).
La cicerchia, comunque, ha un seme caratterizzato da notevoli capacità di germinazione ed emergenza (grossa dimensione, germinazione ipogeica) e, anche in caso di terreno mal preparato, si ottengono emergenze accettabili. Non è quindi indispensabile per questa coltura perseguire un grado di affinamento/perfezionamento del letto di semina particolarmente spinto.

Semina
Epoca di semina
Come già accennato a proposito del ciclo biologico, la cicerchia è una specie dotata di buone caratteristiche di resistenza al freddo invernale. Ciò fa sì che nel clima mediterraneo, e in particolare nella maggior parte degli ambienti dell’Italia peninsulare (corrispondenti all’areale di coltivazione dell’olivo) l’epoca di semina della cicerchia sia tradizionalmente quella autunnale. Solo in ambienti caratterizzati da un regime termico invernale particolarmente severo (al di fuori dell’areale dell’olivo) è consigliabile, in via prudenziale, ricorrere alla semina di fine inverno, pur se agronomicamente svantaggiosa.
In tutti gli ambienti in cui è possibile, l’epoca di semina autunnale è da considerare preferibile, in quanto ad essa sono associati consistenti vantaggi fisiologici che si traducono in una più elevata produttività e in una minore variabilità interannuale delle rese. In particolare, rispetto alla semina primaverile, oltre a un maggiore sviluppo vegetativo, si ottiene un anticipo delle fasi di fioritura e di maturazione: Dal punto di vista delle esigenze termiche di germinazione, il seme della cicerchia non pone particolari problemi, essendo capace di germinare con accettabile prontezza a temperature relativamente basse (5°C).
Per la semina autunnale, nelle regioni centrali italiane, il periodo più favorevole è compreso tra la metà di ottobre e la metà di novembre (avendo cura di anticipare alla prima parte negli ambienti più freddi); è sconsigliabile ritardare la semina oltre tale periodo, sia per la scarsa prontezza con cui si avrebbero le emergenze (basse temperature) sia per l’insufficiente sviluppo delle plantule prima dell'arrivo dei freddi invernali.
Nel caso si debba ricorrere alla semina primaverile, questa può essere effettuata non appena siano terminati i più intensi rigori invernali, dalla fine di febbraio (negli ambienti più temperati) fino a tutto il mese di marzo, oltre il quale non è consigliabile spingersi.

Scelta della varietà
Non esistono cultivar di cicerchia iscritte al Registro Nazionale delle Varietà, per cui l’unica possibilità per gli agricoltori che intendano coltivare questa specie, è quella di ricorrere a popolazioni locali (ecotipi), avendo cura di informarsi presso il fornitore che le caratteristiche qualitative della granella siano (quanto meno) soddisfacenti e sia ben accertato l’adattamento alle condizioni locali, specie quando l’ecotipo provenga da ambienti diversi da quello in cui si intende coltivarlo.

Concia della semente
Importante è la protezione delle plantule nei primi stadi di sviluppo contro possibili attacchi da parte di crittogame e/o insetti: Allo scopo, prima di effettuare la semina, è consigliabile effettuare la concia della semente con fungicidi sistemici ad ampio spettro (tipo Benlate) associati a prodotti insetticidi.

Densità e sesto di semina
La cicerchia, specie quando in semina autunnale, ha una notevole capacità di adattarsi a differenti condizioni di fittezza colturale modulando lo sviluppo vegetativo in funzione di essa. Tuttavia, se da un lato si può far conto su questa capacità di compensazione da parte della coltura nel caso di densità sub-ottimali, dall’altro lato sono da evitare fittezze colturali eccessive, che, oltre a costituire uno spreco di semente, risultano poco favorevoli alla produzione di seme.
La fittezza ottimale della cicerchia è nell’ordine delle 30-35 piante per m2.
Nel calcolo della quantità di semente è comunque necessario tenere conto:
1) della percentuale di seme effettivamente germinabile; 2) della quota di semi che in campo non riusciranno a originare una plantula (“fallanze”) per altri motivi.
La maggiore o minore quota di fallanze è essenzialmente legata alle caratteristiche del seme (dimensioni, tipo di germinazione, ecc.), e al grado di affinamento del letto di semina (tanto meglio esso è preparato tanto più bassa è la quota di fallanze da prevedere).
I tipi di cicerchia coltivati in Italia sono caratterizzati da semi piuttosto grandi e a germinazione ipogeica, fattori entrambi favorevoli nel garantire una notevole capacità di germinazione ed emergenza dal terreno, anche in condizioni di terreno sommariamente affinato; è per questo che la quota di fallanze da utilizzare nel calcolo della quantità di semente è relativamente ridotta: dal 10% (letti di semina ben preparati) al 20% (letti di semina piuttosto irregolari e con presenza di residua zollosità grossolana).
Ultima (e più importante) variabile da considerare nel calcolo della quantità di semente è il peso del seme utilizzato; nella cicerchia questo è piuttosto variabile: indicativamente, da 150 a 300 mg, nei tipi di cicerchia tradizionalmente coltivati in Europa.
Nella tabella 1 sono riportate le quantità di semente (espresse in kg/ha) in funzione di diversi pesi del seme e di differenti gradi di preparazione del letto di semina.

Tabella 1 - Quantiy of seed (expressed in kg) necessary to the sowing of one hectare (germinability: 85%; objective: 30 piante/m2).

Seed Weight
mg
Quality of the sowing bed
good middle bad
150 59 62 66
200 78 83 88
250 98 104 110
300 118 125 132


Esecuzione della semina
La semina della cicerchia si effettua a file piuttosto distanziate (0,5-0,6 m); queste ampiezze dell’interfila rendono praticabile la sarchiatura meccanica della coltura, fattore molto importante per poter controllare la vegetazione infestante, specie in assenza del diserbo chimico.
Per la semina possono essere utilizzate sia seminatrici universali da frumento sia seminatrici di precisione (migliori quelle a distribuzione pneumatica). E’ bene comunque, viste le grosse dimensioni del seme e l’irregolarità della sua forma, accertare la funzionalità della seminatrice. La deposizione del seme deve essere regolata su un valore compreso tra i 30 e i 50 mm di profondità, evitando eccessi che potrebbero compromettere l’emergenza delle plantule.

Concimazione
Fosforo e potassio
Fosforo e potassio sono elementi essenziali nella nutrizione minerale di ogni vegetale: in caso di scarsità nel terreno di uno o entrambi questi elementi, le colture agrarie evidenziano sintomi quali pigmentazioni fogliari anomale, limitato sviluppo, scarsa differenziazione di fiori e frutti, maggiore suscettibilità alle malattie o altre avversità; il tutto può tradursi in una seria compromissione della resa ottenibile e/o della qualità del prodotto.
L’entità delle manifestazioni di carenza dipende dalla gravità della carenza stessa e cioè dalla distanza che separa la quantità disponibile (in forma assimilabile) nel substrato e la quantità fisiologicamente ottimale per la coltura. Questi elementi, peraltro, a differenza dell’azoto, non presentano alcun rischio da eccesso, anche nel caso di quantità molto elevate (come nel caso del molti terreni argillosi ricchissimi di potassio) né sono soggetti a perdite, essendo fissati al complesso di scambio del terreno.
E’ evidente pertanto l’interesse ad accertare che le quantità di fosforo e potassio presenti nel terreno (naturalmente o apportate con la concimazione) risultino esuberanti le esigenze della specie che si intende coltivare, in modo che questa non trovi limitazioni nutrizionali all’espressione del proprio potenziale produttivo.
La base conoscitiva sulla quale si deve basare la (eventuale) concimazione fosfo-potassica è l’analisi chimica del terreno, da effettuare presso laboratori specializzati che utilizzano tecniche standardizzate di estrazione degli elementi (P assimilabile Olsen, K scambiabile), volte ad evidenziare la “dotazione” del terreno di ogni elemento nelle forme disponibili per le piante. E’ sulla base delle dotazioni caratteristiche di ogni terreno, che nella seguente tabella possono essere trovate le dosi ottimali di concimazione fosfatica e potassica di una coltura di cicerchia. I dati sono espressi nelle stesse forme molecolari in cui vengono indicati i titoli dei concimi (fosforo: P2O5; potassio: K2O); per il fosforo, tenere conto che metodi analitici diversi (Bray, Morgan, Ferrari, ecc.) da quello indicato (Olsen) forniscono valori differenti (e non comparabili): in questo caso fare riferimento solo alla classe di “giudizio della dotazione”.
Nella tabella 2 sono riportate le dosi consigliate in funzione delle dotazioni del terreno nella concimazione fosfatica e potassica.

Tabella 2 - Concimazione fosfatica e potassica. Dosi consigliate in funzione delle dotazioni del terreno.

FOSFORO
Dotazione di P2O5 nel terreno (giudizio) Molto bassa Bassa Media Elevata Molto elevata
Dotazione di P2O5 nel terreno Olsen (ppm) < 6 6-13 13-25 25-40 > 40
Concimazione (P2O5: kg/ha) 65 55 40 25 0
POTASSIO
Dotazione di K2O nel terreno (giudizio) Molto bassa Bassa Media Elevata Molto elevata
Dotazione di K2O nel terreno (ppm) < 50 50-100 100-150 150-200 > 200
Concimazione (K2O: kg/ha) 115 105 75 38 0


I concimi fosfatici e potassici presentano un limitatissima mobilità nel terreno; è pertanto necessario effettuarne la somministrazione prima della lavorazione principale, in modo che questa ne garantisca la corretta incorporazione nello strato di terreno maggiormente interessato dallo sviluppo radicale e ne permetta quindi l’assorbimento da parte della coltura.
Per la concimazione fosfatica può essere consigliabile utilizzare il perfosfato triplo (46-48% di P2O5), molto economico nel costo dell’unità fertilizzante, mentre per quella potassica può essere impiegato il solfato di potassio (48-52% di K2O), agronomicamente preferibile ma costoso, o il cloruro di potassio (60% di K2O), meno costoso.

Concimazione azotata
La cicerchia, come tutte le leguminose, è in grado di procurarsi autonomamente l’azoto di cui necessita attraverso la simbiosi radicale con batteri del genere Rhizobium, capaci di fissare l’azoto atmosferico e di fornirlo alla pianta ospite in cambio di carboidrati.
Non risulta, pertanto, necessario per questa coltura provvedere alla concimazione azotata, né sono necessari particolari trattamenti di inoculazione della semente, in quanto i rizobi simbionti della cicerchia sono presenti naturalmente nei terreni.
Nel caso di semine primaverili, comunque, a causa della rapidità di accrescimento della piante sin dalle prime fasi, può essere consigliabile una limitata somministrazione di azoto (20-25 kg/ha di N, meglio se da nitrato d’ammonio) da effettuare alla semina; ciò allo scopo di fornire alla coltura una adeguata disponibilità di azoto nei primi stadi di sviluppo, quando ancora la simbiosi si sta realizzando e l’azotofissazione non è ancora pienamente efficiente.
Nelle semine autunnali, tale pratica è applicabile solo in via del tutto prudenziale, in quanto nei primi mesi lo sviluppo vegetativo è fortemente rallentato (sono sufficienti le modeste quantità di azoto presenti nel terreno) e la simbiosi ha tutto il tempo necessario per raggiungere la piena efficienza prima che la coltura, in primavera, richieda elevate quantità di azoto.

Harvesting
Seeds of grasspea ripen in 4-6 months and are harvested as soon as the leaves begin to turn yellow and when pods are not fully ripe as fully ripe pods dehisce and scatter the seeds. It is harvested with sickle or uprooted, left to dry for a few days in heaps and then threshed and winnowed.
The crop can be cut and fed green, or the standing crop may be pastured; it is not fit for silage but can be cured into hay under mild climatic conditions. When fed alone, fresh young plants are reported to be harmful to horses; however, cattle, rabbits, and sheep can consume large amounts without ill effects.

Controllo della flora infestante
Il controllo della flora infestante è particolarmente importante nelle prime fasi di sviluppo della coltura, quando non ha ancora raggiunto una sufficiente capacità competitiva con le malerbe a rapido accrescimento.
In queste fasi è consigliabile ricorrere a 2-3 rinettamenti meccanici dell’interfila, effettuabili con sarchiatrici di diverso tipo. Peraltro, la rincalzatura, che spesso viene associata alle operazioni di sarchiatura, deve essere evitata, in quanto altera la conformazione superficiale del terreno rendendo difficoltose le operazioni di raccolta meccanica.

Avversità
Parassiti vegetali
La cicerchia è una specie che tra i suoi caratteri di “rusticità”, oltre alla resistenza a diverse avversità abiotiche, può annoverare anche una suscettibilità alle avversità biotiche inferiore a quella di molte altre specie affini.
Comunque, tra le malattie che possono colpire la cicerchia nei differenti ambienti di coltivazione, con intensità (ed effetti sulla resa) molto variabili, possono essere citate:
Malattie crittogamiche: Parassiti animali
Harvest and storage
Harvest
La maturazione della cicerchia avviene nel periodo giugno-luglio, a seconda delle condizioni ambientali e della precocità dell’ecotipo coltivato.
Normalmente, la raccolta avviene in due fasi:
1) falciando meccanicamente le piante, lasciandole in campo in andane a completare l’essiccazione; 2) provvedendo successivamente alla raccolta/sgranatura con mietitrebbiatrici provviste di organi raccoglitori (“pick-up”).
La maturazione fisiologica della coltura, oltre la quale è possibile provvedere alla falciatura, è indicata dal completo viraggio al colore giallo dell’intero fogliame e dall’imbrunimento dei legumi.
E’ bene evitare di ritardare troppo la falciatura, in quanto con la progressiva essiccazione della pianta si intensificano i fenomeni di deiscenza dei legumi e le conseguenti perdite di seme.
Il periodo dell’anno (caldo e asciutto) è comunque favorevole all’essiccazione naturale in campo della granella, fino ai valori di umidità prossimi a quelli con i quali questa può essere trebbiata e conservata in magazzino.
Nella regolazioni della macchina trebbiatrice, viste le dimensioni del seme, si devono adottare tutte le precauzioni del caso:
• regolazione accurata di: velocità di rotazione del battitore; distanza tra battitore e controbattitore; ventilazione;
• ripetuto controllo che il seme non subisca danneggiamenti meccanici eccessivi da parte degli organi trebbianti.

Rese
La cicerchia è sempre stata coltivata in situazioni pedoambientali estremamente difficili, caratterizzate da forti limitazioni agronomiche, a cui in genere era associato un modestissimo livello di tecnica colturale. Di conseguenza le rese erano molto basse, nella maggior parte dei casi dell’ordine di 0,6-0,8 t/ha di granella e solo raramente superiori a 1 t/ha.
In queste situazioni marginali (peraltro le prime ad essere state abbandonate), anche adottando la migliore tecnica colturale possibile, è irrealistico ipotizzare forti aumenti di resa rispetto a quelli indicati, essendo questa limitata dall’ambiente.
Nel caso di spostamento della coltivazione verso condizioni agronomiche migliori (terreni di media o buona fertilità, ambienti climatici più favorevoli) e adottando una tecnica colturale appropriata, le rese della cicerchia possono salire di molto, fino a livelli di 2,0-2,5 t/ha di granella, con possibili punte produttive superiori alle 3,0 t/ha.

Storage
La granella di cicerchia può essere immagazzinata ad un contenuto di umidità del 10-12%. Nel caso di partite di seme raccolte ad umidità leggermente superiori, è necessario utilizzare sistemi di ventilazione forzata (10-15 m3/ora per m3 di granella) fino al raggiungimento dell’umidità di conservazione. E’ comunque preferibile evitare di ricorrere a sistemi di essiccazione rapida, in quanto i semi possono risultarne danneggiati.
Il controllo nei magazzini delle potenziali infestazioni da parte di insetti può essere effettuata con trattamenti a base di fosfina o con anidride carbonica.
I requisiti di commercializzazione prevedono l’assenza di corpi estranei e di semi rotti.

Use of the grass pea
The seeds are boiled and consumed as a pulse (legume), can be used in dahl preparation and bread making. They are made into paste balls, put in curry, or boiled and eaten like a pulse. Grasspea seeds are used in India, Ethiopia and other developing countries as part of the diet of the poor in times of famine. It can be used in making local beverages. Leaves can be used as a pot-herb and can be consumed as a vegetable after boiling. Seeds are dehusked and parched before use.
Plants are valued for green manure but have weedy tendencies. Mixed with oil cake and salts, seeds are used as a nutritive feed for poultry and livestock.
Primarily grasspea is cultivated as a cold weather forage crop.
Oil from the seeds of grasspea is a powerful and dangerous cathartic that contains a poisonous principle, probably an acid-salt of phytic acid. The seeds are used locally in homeopathic medicine (Duke, 1981).

Chemical composisition
Germination of grasspea seeds enhances content of vitamins, especially folic acid, biotin and pyridoxine. Normal vitamins are carotene, thiamine, riboflavin, nicotinic acid, biotin, pantothenic acid, folic acid, pyridoxine, inositol, ascorbic acid, and dehydroascorbic acid.
Seeds contain (Duke, 1981; Williams et al., 1994): The seeds also contain: The essential amino acids are (in grams per 16 grams of nitrogen): Like other cool season food legumes, grasspea is deficient in methionine and tryptophane (Duke, 1981; Williams et al., 1994).
Leaf analysis gave the following values: Green plant analysis of grasspea, cut at the flowering stage was reported to provide on a dry weight basis (Duke, 1981): People and livestock consuming grasspea as the principal diet for months develop a paralytic disease known as "lathyrism".
Livestock that consume grasspea seeds (30-50% of the diet) for 3-6 months develop neurolathyrism, a disease that leads to microgliosis in the anterior horns and lateral cords and partial degeneration of the motor tracts of the spinal cord and death in extreme cases (Williams et al., 1994; Smartt et al, 1994).
Amino acid derivatives from the seeds of other species of the genus Lathyrus and of some species of the genus Vici produced similar effects on experimental animals .
Beta-N-oxalyl-L-alpha-beta-diamino-propionic acid (ODAP) also referred as Beta-N-oxalylamino-L-alanine (BOAA) occurs in grasspea and is a neurotoxin which causes paralysis (Smartt et al., 1994; Williams et al., 1994).
ODAP concentrations vary widely (from 0.2 to greater than 1.01 mg per gram of seed) among a total of 1262 accessions collected from India and Ethiopia, and also the ODAP distribution in embryo was the greatest (400) followed by cotyledon (126 mg per gram), seed coat (81 mg per gram), stem (64 mg per gram), leaf (60 mg per gram), pod (24 mg per gram) and root (14 mg per gram) (Campbell et al., 1994).
Occasional use is harmless.
Seeds, if soaked in water for 24 hr before cooking, are not toxic (Duke, 1981).

Diseases and pests
Major fungal diseases of grass pea are grey mold (Botrytis sp.), rust (Uromyces fabae) powdery mildew (Erysiphe polygoni) and downy mildew (Peronospora lathi-palustris).
Fungi reported on grasspea include also: Ascochyta orobi, Ascochyta pisi, Erysiphe communes, Fusarium orthocerus, with var. ciceri and var. lathyri, Glamerella cingulata, Leveilluta taurica, Macrophomina phaseoli, Mycosphaerella ontarioensis, Peronospora viciae, Pleosphaerulina hyalospora, Uromyces pisi.
Plants are also attacked by the bacterium Pseudomonas cannabina and parasitized by Cuscuta pentagona. Nematodes attacking this plant include Globodera goettingiana, Globodera schachtii and Globodera tyifolii. Rootknot nematodes are not usually serious

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