Fragola



Sistematica della Fragola (Fragaria vesca Linneo, 1753) secondo il Sistema Cronquist
Superdominium/Superdominio: Biota
Dominium/Dominio: Eucariota (Eukaryota o Eukarya/Eucarioti)
Regnum/Regno: Plantae (Plants/Piante)
SubRegnum/Sottoregno: Tracheobionta (Piante vascolari)
Superdivisio/Superdivisione Spermatophyta (Piante con semi)
Divisio/Divisione: Magnoliophyta (Flowering plants/Piante con fiori)
Classis/Classe: Rosopsida Batsch, 1788
Subclassis/Sottoclasse: Rosidae Takht., 1967
SuperOrdo/Superordine: Rosanae Takht., 1967
Ordo/Ordine: Rosales Perleb, 1826
Subordo/Sottordine: Rosineae Rchb., 1841
Family/Famiglia:
Rosaceae Juss., 1789
Subfamilia/Sottofamiglia: Fragarioideae A. Rich. ex Beilschm., 1833
Tribus/Tribù: Fragarieae Dumort., 1829
Subtribus/Sottotribù: Fragariinae Torr. & A. Gray, 1840
Genus/Genere: Fragaria L. (1753)
Specie: Fragaria vesca L. (1753)

Sistematica della Fragola (Fragaria vesca Linneo, 1753) secondo il APG
Regno: Plantae
Clade: Angiosperms
Clade: Eudicots
Clade: Rosids
Ordine: Rosales Bercht. & J.Presl, 1826
Subordine: Rosineae Rchb., 1841
Famiglia: Rosaceae Juss., 1789
Sottofamiglia: Fragarioideae A. Rich. ex Beilschm., 1833
Tribù: Fragarieae Dumort., 1829
Sottotribù: Fragariinae Torr. & A. Gray, 1840
Genere: Fragaria L. (1753)
Specie: Fragaria vesca L. (1753)


Diffusione della fragola nel mondo
La fragola occupa, nel mondo, una superficie di 256.108 ha e da luogo ad una produzione di 3.822.989 t. In Europa la superficie è di 177.378 ha e la produzione di 1.449.385 t.
La coltivazione della fragola è in fase di lenta, ma progressiva crescita. Oltre un terzo della superficie si concentra nell’Est Europa, in particolare in Polonia (52.500 ha), Russia (38.000 ha) e Ucraina (11.200 ha). Rilevanti investimenti si registrano anche negli Stati Uniti (22.000 ha), in Germania (13.000 ha) e in Turchia (10.000 ha).
Gli USA sono il primo produttore mondiale con un’offerta che supera 1,1 milioni di tonnellate, pari al 35% della produzione globale. Segue la Federazione Russa, protagonista di una considerevole espansione del proprio potenziale produttivo, passato nel corso degli ultimi dieci anni da 120.000 a 324.000 tonnellate annue, superando così anche la Spagna. Quest’ultima si trova al terzo posto con un’offerta che, dopo alcuni anni di crescita, nel 2007 non supera le 263.000 t. Si segnalano forti incrementi produttivi anche in altri paesi del Mediterraneo, come la Turchia (239.000 t), l’Egitto (104.000 t) e il Marocco (100.000 t). L’Italia li segue con un’offerta da alcuni anni in deciso calo che nel 2007 non è andata oltre le 57.000 t, superata anche dalla Gran Bretagna che nello stesso anno ha prodotto 66.000 t di fragole. Ancor prima vengono le produzioni di Corea del Sud (200.000 t), Giappone (193.000 t), Polonia (168.000 t), Messico (160.000 t) e Germania (153.000 t).
In Italia, la superficie totale di fragola è stata, nel 2007 di 6.033 ha, con una produzione totale di 165.202 t ed una resa di 27,25 t/ha. Nel 2008 è stata registrata una superficie totale di 3.693 ha, con una produzione totale di 65.372 t ed una resa di 17,70 t/ha. Si può notare come, in Italia, la superficie e la resa produttiva di questa coltura si è quasi dimezzata.
In Europa la coltivazione della fragola si trova in fase di sostanziale stagnazione. Gli ettari coltivati risultano essere circa 170.000, di cui in gran parte localizzati nei Paesi dell’Est Europa entrati a far parte della UE. L’offerta europea nel 2007 si è assestata attorno a 1,5 milioni di t.
La Spagna, con una produzione di quasi 270.000 t, seppure in calo, consolida la propria leadership tra i Paesi produttori europei. La Polonia, secondo paese produttore di fragola, ha fortemente espanso la coltivazione nella prima metà dell’ultimo decennio, per poi tornare sui livelli precedenti. Le rese medie polacche continuano ad essere molto più basse rispetto a quelle dei Paesi dell’Europa occidentale e meridionale e non sembrano mostrare alcun incremento. La capacità produttiva complessiva del Paese è decisamente consistente (168.000 t), distribuita su una superficie di oltre 50.000 ettari.
In Italia gli investimenti si sono praticamente dimezzati in poco più di 10 anni, passando da 7.500 a 3.700 ha. Da tempo la fragolicoltura italiana è afflitta da diversi problemi: difficoltà di reperire manodopera specializzata, andamento climatico spesso poco favorevole alla coltura, guadagni non sempre sufficienti a coprire i costi di produzione, campagne decisamente deludenti a causa dei frequenti crolli di mercato. Situazione simile si rileva in Francia dove attualmente si rileva una superficie investita pari a 3.800 ha. Importanti le superfici coltivate a fragola in Germania (13.000 ha) e Regno Unito (4.000 ha).

La fragolicoltura in Italia
La fragola è una specie frutticola notevolmente influenzata dall'ambiente di coltivazione ed i diversi areali fragolicoli nazionali sono caratterizzati da diverse condizioni pedoclimatiche e quindi presentano un proprio standard varietale. Il calendario di produzione copre ormai l'intero anno iniziando a gennaio nelle aree più calde del paese (Sicilia) per raggiungere un picco nei mesi di aprile-maggio, nel momento in cui si concentrano le produzioni campane, lucane, romagnole e venete, per poi proseguire in estate con le produzioni di montagna piemontesi e trentine) fino al tardo autunno con le produzioni della coltura autunnale veronese.

Sicilia
Le aree di maggiore concentrazione fragolicola sono poste nelle provincia di Marsala e Trapani con una superficie complessiva che si attesta intorno ai 300 ha, rimanendo quindi stabile rispetto al 2006. Il clima particolarmente mite e il ricorso a sistemi di protezione della coltura permettono di ottenere produzioni molto precoci (fine dicembre-inizio gennaio. In questa regione come in altre zone del meridione si è evidenziato un cambiamento del tipo di pianta utilizzata. L'impiego delle piante fresche, rispetto alle frigoconservate, è infatti aumentato negli ultimi anni ed attualmente interessa più della metà della superficie coltivata con una preferenza della pianta fresca a radice nuda. Spesso però questa pianta viene messa a dimora in campo troppo tardi con conseguenze negative sulla precocità e sulla produttività. Da segnalare, inoltre, un aumento delle piante fresche in cime radicate, le quali possono fornire risultati di produzione anche migliori rispetto alla tecnica a radice nuda, se piantate in campo molto precocemente (fine settembre). Lo standard varietale è dominato da “Tudla” seguita poi da “Camarosa”, “Naiad”, “Ventana” e “Candonga”.

Calabria
La fragolicoltura in questa regione è quasi completamente concentrata nella Piana di Lamezia Terme e da qualche anno la coltura protetta ha sostituito quella tradizionale di pieno campo. Anche qui la pianta fresca a radice nuda - più adatta anche alla coltura protetta - ha soppiantato quella frigoconservata - più adatta alla coltura in pieno campo – permettendo, così, di anticipare le produzioni (fine gennaio - inizio febbraio). Lo standard varietale è dominato dalla californiana “Camarosa”.

Sardegna
La fragolicoltura sarda è concentrata nella zona di Arborea (Oristano) e la sua produzione è principalmente finalizzata al mercato interno. Si utilizzano prevalentemente piante frigoconservate della varietà “Tudla” con produzione a partire dall'inizio di marzo.

Basilicata
E' la terza in ordine di importanza e di produttività. La principale zona di coltivazione è concentrata nel metapontino con un totale di superficie investita di 420 ha (+ 5% rispetto al 2006). Le piante utilizzate sono principalmente fresche (80% del totale) in modo tale da poter anticipare le produzioni. Lo standard varietale è rappresentato principalmente “Candonga” che ha sostituito “Pajaro”, seguita da “Ventana” e “Camarosa”.

Campania
La fragolicoltura è concentrata in due grandi aree come la Piana del Sele (salernitano) e l'Agro Aversano (Napoletano e Casertano) dove anche in questo caso la pianta fresca risulta la più utilizzata a discapito della più tradizionale frigoconservata. Questa zona si è confermata il più importante bacino produttivo italiano con oltre 800 ha (+ 9% rispetto al 2006). Lo standard varietale è principalmente basato su “Camarosa” seguita da “Candonga” e “Ventana”.

Centro Italia
In questa pare dell’Italia la fragola ha un ruolo piuttosto limitato ed è presente soprattutto nel Lazio (area di Latina), in Abruzzo (aree di Francavilla e nel pescarese) e nelle Marche (anconetano ed ascolano). In queste aree gli standard varietali spesso includono varietà che presentano la loro linea di confine. Infatti ad esempio in Abruzzo accanto a varietà più adatte a climi del nord come “Alba” e “Onda” sono presenti varietà più adatte al sud come “Camarosa”, “Candonga” e “Ventana”.

Emilia-Romagna
La fragolicoltura con circa 370 Ha (+ 6% rispetto al 2006) di cui 80% in pieno campo è concentrata nel cesenate (ed in parte nel ferrarese). Secondo i dati catastali riveste un ruolo importante la varietà “Alba” (38% del totale) seguita da “Onda” (16%), “Roxana” (9%) e “Maya” (7%).

Veneto
La fragola, che ammonta a circa 650 ha (+ 10% rispetto al 2006), è principalmente concentrata nel veronese dove sui tre quarti della superficie investita si utilizza la coltura autunnale veronese; questa prevede l’impiego di piante frigoconservate di grosse dimensioni o ripichettate (A+), in grado di avere un doppio ciclo di produzione:

Lo standard varietale è rappresentato principalmente da “Alba” (16%), seguita da “Roxana” (15%), “Darselect” (14%), “Eva” (11%) e “Patty” (11%).

Piemonte
La coltura è principalmente diffusa in provincia di Cuneo (Boves e Peveragno) con 160 ha (- 4% rispetto al 2006) ad altitudini variabili dai 550 m, dei fondovalle, fino a 1.400 m. Le varietà unifere rappresentano più del 70% degli impianti e fruttificano da giugno a metà luglio.
A questo punto, giova ricordare che le varietà unifere fioriscono in un solo periodo e producono in una sola volta, in modo più o meno scalare. Queste varietà hanno una fioritura primaverile più o meno lunga di 10-70 giorni. Nelle rifiorenti la fioritura avviene dalla primavera fino all'autunno in modo continuativo.
Lo standard varietale piemontese è rappresentato principalmente da “Alba” (36%), “Arosa” (33%) e “Roxana”. Gli impianti di rifiorenti, invece, rappresentano circa il 20%, con le varietà di “Seascape”, “Aromas”, “Diamante” ed “Irma”, le quali vengono messe a dimora nel mese di aprile e maggio per fruttificare in estate ed in autunno.

Trentino-Alto Adige
La fragolicoltura in questa parte della regione è stabile e concentrata principalmente in Valsugana e nell'altopiano di Pinè, ad altitudini variabili da 400 a 1.200 m s.l.m. In Alto Adige invece le zone di produzione più importanti sono localizzate in Val Martello, Val d'Ultimo, Val d’Isarco e Val Punteria. I produttori trentini producono principalmente nel periodo estivo. Gli impianti localizzati alle altitudini più basse sono caratterizzati dal doppio ciclo (A+ o TP) come accade nel veronese, mentre gli impianti realizzati a quote più alte adottano la tecnica della coltura programmata, principalmente fuori suolo, che prevede l’impiego di piante di grosse dimensioni (TP o WB) messe a dimora da fine aprile ad inizio luglio, in modo tale da garantire la fruttificazione per tutto il periodo estivo. La varietà dominante è ”Elsanta”, seguita da “Darselect”, “Everest” e “Diamante”. A differenza delle vallate del Trentino, in Alto Adige la coltura fuori suolo è poco diffusa e concentrata in Val d’Isarco. Tra le varietà coltivate,”Elsanta” è sul gradino più alto del podio, seguita da “Marmolada” e “Raurika”.
Nella tabella 1 sono riportate le superfici coltivate a fragola per regione, distinte in pieno campo ed in coltura protetta.

Tabella 1 – Superfici coltivate a fragola, in Italia, nel 2007, distinte in quelle interessate dal pieno campo ed in quelle che riguardano la coltura protetta.
Regioni Pieno campo
(ha)
Coltura protetta
(ha)
Totale
(ha)
Piemonte
Trento
Bolzano
Veneto
Emilia-Romagna
Campania
Basilicata
Calabria
Sicilia
Altre Regioni
80
15
70
61
297
6
19
28
7
169
83
120
35
595
74
803
400
232
286
230
163
135
105
656
371
809
419
260
293
341
Totale 752 2858 3552
Variazione su anno precedente + 4%


Caratteristiche botaniche
La fragola (figura 1) è una pianta erbacea perenne, provvista di stoloni, cioè di sottili fusti striscianti lungo i quali, all’altezza dei nodi, si sviluppano radici, foglie e poi fiori e frutti; dai nodi si possono ottenere quindi nuove piantine.

Figura 1 - Caratteristiche botaniche della fragola. Pianta: a-pianta madre, b-fusto (rizoma), c-radici primarie, d-radici secondarie, e-stolone, f-pianta da stolone. Fiore: g-petali, h-stame, i-antere degli stami, l-ricettacolo, m-sepali. Infiorescenza: n-fiore terziario, o-fiore quaternario, p-stelo, q-peduncolo, r-fiore primario, s-brattee, t-fiore secondario. Frutto: u-acheni (veri frutti), v-sepali, z-ricettacolo.


La pianta della fragola presenta un apparato radicale di tipo fascicolato, cioè costituito da radici primarie e secondarie. Queste si estendono in larghezza per un raggio di 25-30 centimetri ed oltre e si ramificano obliquamente raggiungendo una profondità di qualche decina di centimetri, variabile a seconda del tipo di terreno e della disponibilità d’acqua.
Oltre a svolgere la funzione principale di ancoraggio e di assorbimento dell’acqua e degli elementi nutritivi, l’apparato radicale ha anche la funzione di immagazzinare le sostanze di riserva. Il fusto è molto breve (2-3 cm) e prende il nome di rizoma; è di consistenza erbacea quando la pianta è giovane e man mano che essa invecchia diviene semilegnoso.
Le foglie, portate su piccioli di lunghezza variabile (da circa 5 a 15 cm), sono generalmente composte da tre foglioline che presentano bordi dentati caratteristici per ogni varietà, tutte inserite sullo stesso livello e disposte a ventaglio (foglie palmate).
Le infiorescenze sono dei "corimbi" (infiorescenze in cui i fiori sono allineati alla medesima altezza, mentre i peduncoli partono dall’asse principale da altezze diverse); i fiori sono inseriti all’estremità dei peduncoli. Generalmente si tratta di fiori ermafroditi, che contengono cioè sia gli organi maschili (stami, portanti le antere con il polline), disposti intorno al ricettacolo, che quelli femminili (pistilli, alla base dei quali ci sono gli ovari contenenti gli ovuli), inseriti nel ricettacolo. Alla base del fiore si trova il calice, costituito da sepali verdi (in numero di 5 o più) che rivestono all’esterno la base della corolla, costituita dai petali (anch’essi in numero di 5 o più) di colore bianco.
L’impollinazione, cioè il trasporto del polline dagli stami alla sommità dei pistilli (stigma), è affi data sia al vento (impollinazione anemofi la) che agli insetti pronubi (impollinazione entomofila).
Il frutto è in realtà un "falso frutto" in quanto costituito dall’ingrossamento del ricettacolo (indicato con la lettera z della figura 1) e prende il nome di "sorosio", mentre i veri frutti sono gli acheni di colore verde brunastro (quelli che generalmente vengono chiamati semi), che sono inseriti, più o meno profondamente, ed in numero variabile, sulla superficie del falso frutto. La forma del frutto cambia a seconda della varietà: può essere conica, conicoallungata, conico-arrotondata, conicoappiattita, tronco-conica, trapezoidale.
Il colore può variare dall’aranciato, al rosso vivo, al rosso scuro.
Altre caratteristiche distintive del frutto sono la pezzatura (dimensione), la brillantezza, la consistenza della polpa, la resistenza della superficie alle manipolazioni ed il sapore (profumo, acidità e dolcezza).


Le esigenze pedoclimatiche
La fragola ha una notevole adattabilità ai diversi ambienti pedoclimatici. In Italia è coltivata in aree tra loro molto diverse, dal livello del mare, isole comprese, fino ad altitudini superiori ai 1000 m s.l.m. Si possono distinguere due aree (Nord e Sud) differenti in termini di durata ed entità del freddo autunnale ed invernale, parametri climatici in grado di influenzare notevolmente la differenziazione delle gemme e quindi il comportamento vegeto-produttivo delle piante.
Le cultivar unifere adatte alle aree meridionali, quando sono coltivate al Nord presentano in genere un numero limitato di infiorescenze con asse primario molto lungo, piccioli fogliari lunghi e produzione di stoloni durante il periodo di raccolta. Al contrario, una varietà adatta al Nord, se coltivata al Sud, presenta un habitus vegetativo compatto, infiorescenze con asse primario breve o assente e assi secondari lunghi.
Affinché le gemme possano uscire dalla fase di quiescenza, è indispensabile che venga soddisfatto il “fabbisogno in freddo” delle piante, tramite esposizione delle gemme stesse a temperature inferiori a + 7 °C per almeno 700-1000 ore nel caso di cultivar adatte agli ambienti centro-settentrionali.
Tale esigenza si riduce notevolmente per le cultivar adatte al Sud. Il soddisfacimento del fabbisogno in freddo condiziona l’epoca di fioritura delle varietà: quanto prima è soddisfatto, tanto più precoce è la fioritura. Durante la fioritura, gli sbalzi termici sono spesso causa di scarsa impollinazione o aborto di numerosi pistilli, con conseguente deformazione dei frutti.
La conoscenza dei principali parametri pedoclimatici influenza la scelta della tecnica di coltivazione e della varietà.
La fragola predilige i terreni di medio impasto, ma si adatta bene anche ai terreni argillosi, purché dotati di un buon drenaggio, in grado di evitare dannosi ristagni idrici, principale causa di asfissia radicale e di attacchi fungini all’apparato radicale.
In genere si prediligono terreni con pH compreso tra 5,5 e 7,0, con un contenuto in calcare attivo non superiore al 5 - 6% e concentrazione salina inferiore ai 2 mS/cm. Tuttavia alcune varietà consentono ottimi risultati anche in terreni con pH più elevato (circa 8).

Tecnica colturale
Avvicendamento
La coltura della fragola risente negativamente del ristoppio (reimpianto del fragoleto sullo stesso terreno), in quanto spesso si hanno gravi problemi fitosanitari che determinano stentato sviluppo o addirittura la morte delle piante.
La rotazione delle colture, in un sistema agricolo a produzione integrata, generalmente migliora la struttura del suolo, ne mantiene la fertilità chimica e biologica e riduce la presenza dei patogeni nel terreno e quindi il fenomeno della stanchezza.
E’ importante un’accurata scelta delle colture in rotazione: la coltivazione della fragola in successione con una solanacea (patata, pomodoro ecc.) è sconsigliabile per i patogeni che questa può trasmettere (Verticillium, Rhizoctonia). Al contrario, sono consigliate colture miglioratrici sia della struttura che della fertilità del terreno, come pisello e fagiolino. Un’adeguata rotazione dovrebbe prevedere il ritorno della fragola dopo almeno due anni di altre colture. Un esempio di possibile avvicendamento colturale è bietola-ortive-frumento-fragola, oppure piante ortive-leguminose da granella o da sovescio-fragola. Consigliabile appare la realizzazione di colture intercalari da sovescio, per apportare sostanza organica e migliorare l’attività microbiologica del terreno. Le essenze consigliate per il sovescio sono diverse ma, la scelta dovrebbe ricadere su specie vegetali che producono molta massa verde, come veccia e orzo. La veccia fornisce un apporto di azoto e migliora le caratteristiche fisiche del terreno, mentre l’orzo permette di apportare notevoli quantità di sostanza organica.
Per ridurre i tempi di rotazione è utile apportare notevoli quantitativi di sostanza organica, la cui presenza, migliora le caratteristiche fisiche e chimiche dei suoli, crea le condizioni per un arricchimento della componente microbica “utile” e contribuisce a contenere i microrganismi patogeni dell'apparato radicale.
Generalmente i terreni coltivati a fragola hanno un ridotto contenuto di sostanza organica, depauperata anche dalle frequenti fumigazioni con bromuro di metile. L’elevata spesa iniziale per l’apporto di elevate quantità di sostanza organica può essere ridotta utilizzando ammendanti di costo non elevato come i compost. Il beneficio complessivo che si arreca alla fertilità fisica, chimica e biologica del suolo va considerato nel tempo: infatti, l'apporto di sostanza organica consente di recuperare un buon livello di umificazione con effetto di soppressione e contenimento dei patogeni e parassiti al di sotto della soglia di virulenza, grazie alla formazione di polimeri (acidi umici e fulvici) capaci di equilibrare il suolo dal punto di vista chimico, fisico e biologico. Una corretta gestione dei suoli dovrebbe quindi mantenere elevato il processo umificativo soprattutto dei residui colturali della coltura precedente, che in caso di monocoltura, va incontro a decomposizioni prolungate e non umificanti. Ciò determina la liberazione di metaboliti allelopatici tossici, responsabili della riduzione dell’assorbimento radicale, con conseguente rischio di collassi in concomitanza della raccolta. Prove condotte per un biennio nel cesenate hanno dimostrato che elevati apporti di sostanza organica stabilizzata e di pronta umificazione sono un'alternativa importante alla fumigazione con bromuro di metile per la coltura della fragola.
La fragola è sempre più coltivata in piccole aziende ad alto livello di specializzazione e quindi tende a ritornare sullo stesso terreno ad anni alterni, se non in monosuccessione. Ciò impone il ricorso a fumigazioni del suolo con bromuro di metile. La messa al bando di questo temibile gas tossico, prevista per il 2005, fa considerare sempre più attentamente tutte quelle pratiche agronomiche che riducono il fenomeno della stanchezza dei suoli, come la rotazione colturale.
La necessità di sostituire il bromuro di metile (BM) ha portato a una rivalutazione di vecchi fumiganti (metam-sodio, dazomet, 1,3-dicloropropene ecc.) che, pur mai abbandonati, rivestono un ruolo secondario, a causa di problemi legati al loro utilizzo e i modesti risultati rispetto al BM. Un’altra tecnica interessante è la solarizzazione, che sfrutta l’energia solare (mediante la copertura del terreno con un film plastico trasparente per almeno 30 giorni durante i mesi di maggiore irraggiamento solare) per far raggiungere al terreno temperature (50-55 °C a 5 cm di profondità e 40-42 °C a 20-25 cm) letali per molti parassiti vegetali e animali e per gli organi di propagazione delle erbe infestanti. Il suo impiego è però limitato alle aree meridionali: al nord la coltura va posta in atto durante i mesi di luglio e agosto, periodo migliore per l'applicazione di questa tecnica.

Sovesci con piante biocide
Nell'ottica di un’agricoltura sostenibile o comunque maggiormente rispettosa dell'ambiente, un'alternativa all'uso di prodotti di sintesi è fornita dalla chimica verde, con l’uso di molecole naturali biologicamente attive. E' noto, infatti, che nel mondo vegetale esistono numerosi sistemi di difesa, di natura meccanica o chimica. Fra questi ultimi, il sistema glucosinolati-mirosinasi, tipico della famiglia delle Brassicacea, delle Capparidaceae e di altre 10 famiglie minori delle Dicotiledoni, ha mostrato interessanti caratteristiche biologiche. I glucosinolati (GL) sono una vasta classe di glucosidi che in presenza di acqua e dell'enzima endogeno mirosinasi (MIR), sono rapidamente idrolizzati con formazione di -D-glucosio, ione idrogeno-solfato e una serie di prodotti di idrolisi (isotiocianati, nitrili o tiocianati) variabili in funzione delle condizioni di reazione. Tali composti sono caratterizzati da un'elevata attività biologica nei confronti di batteri, funghi, nematodi, insetti e come inibitori di germinazione.
Enzima (MIR) e substrato (GL) nella cellula sana sono compartimentati e entrano in contatto solo in seguito a lesioni cellulari causate da fattori abiotici e/o biotici. I prodotti di idrolisi liberati svolgono un’azione di difesa, da vari agenti patogeni. Il loro impiego come molecole fumiganti è stato proposto come una delle possibili alternative a fumiganti sintetici, come Dazomet, 1-3D e BM.
Le caratteristiche chimico fisiche dei prodotti di idrolisi, la loro attività biologica e l’elevato contenuto di GL e MIR negli organi delle Brassicaceae, hanno suggerito la possibilità di ammendare il terreno con sovescio di queste piante “biocide” per il controllo di alcuni patogeni del terreno.
Sono state, pertanto, realizzate prove di campo con sovesci di piante biocide per verificare il controllo dei patogeni responsabili della stanchezza del terreno nei fragoleti.
Sono state valutate numerose specie appartenenti alla famiglia delle Brassicaceae. Brassica juncea (selezione ISCI20) e Iberis amara (selezione ISCI3) hanno mostrato i migliori risultati, presentando un’elevata adattabilità alle condizioni pedoclimatiche, sia in semina primaverile che autunnale, anche se con diversi risultati produttivi. Entrambe hanno un elevato contenuto in GL, principalmente sinigrina per B. juncea e glucoiberina per I. amara, due GL con una elevata attività fungitossica in vitro. La produzione di GL di queste piante ad alto potenziale biocida è interessante, pur con differenze in funzione dell’epoca di semina. La semina autunnale, infatti, ha mostrato una produzione di GL nettamente superiore rispetto alla semina primaverile, principalmente a causa della maggiore produzione di biomassa. La coltivazione delle piante è prevista in una rotazione biennale fragola-sovescio, in sostituzione della monosuccessione di fragola con fumigazione estiva. Ciò lascia, soprattutto con semine autunnali, un tempo sufficiente tra sovescio e impianto del fragoleto affinché si esplichi l’azione biofumigante.
I primi risultati sperimentali sull’effetto dei sovesci di piante biocide sulla coltivazione della fragola, anche se sono da considerare del tutto preliminari, lasciano ipotizzare interessanti prospettive per alcune specie selezionate per l’alto contenuto quali-quantitativo in GL. L’effetto del sovescio di piante biocide è apparso valido per la successiva coltivazione di fragola, pur non raggiungendo i risultati ottenuti con la fumigazione con BM.
Esiste inoltre la possibilità di incrementare l’effetto biocida attraverso interventi fisici, biologici ed agronomici, in particolare:
  1. Ottimizzazione delle tecniche di coltivazione delle piante biocide (per es. studio della migliore epoca di semina per ottenere la più alta produzione di biomassa e di GL).
  2. Limitazione delle perdite di prodotti di idrolisi (PI) nell’atmosfera (tramite opportune tecniche di interramento delle piante biocide e copertura del terreno sovesciato con film plastici impermeabili, simili a quelli normalmente utilizzati nei terreni appena bromurati).
  3. Associazione dei sovesci di piante biocide con la solarizzazione del terreno (soprattutto negli ambienti meridionali).
  4. Utilizzazione di funghi antagonisti in associazione con sovescio di piante biocide.
A questo riguardo, sono stati selezionati alcuni ceppi di Trichoderma harzianum caratterizzati da un’elevata tolleranza ai PI e antagonisti di Rhizoctonia e Pythium.

La fragola in coltura protetta
La protezione della coltura è realizzata con tunnel di diverse tipologie (singoli o multipli), coperti con film plastici allo scopo di anticipare il risveglio vegetativo delle piante dopo il riposo invernale. La coltura protetta consente anche una maggior protezione di fiori e frutti dalle avversità ambientali (gelate tardive, pioggia), riducendo notevolmente la quota di prodotto di scarto (frutti deformati o colpiti da marciumi) rispetto alle colture di pieno campo.
Nel periodo che va dalla piantagione fino al riposo vegetativo invernale la coltura non viene in genere protetta. Solo gli impianti eseguiti con piante di elevate dimensioni (Extra, A+, WB, TP), finalizzati ad una prima produzione autunnale, vengono protetti già a partire da fine settembre. Oltre alla tecnica tradizionale, che prevede la copertura del tunnel nel mese di gennaio, si sta diffondendo sempre più una protezione messa in opera quando le piante iniziano a fiorire, con strutture più semplificate, dotate di archi semplici o multipli, senza porte e spondine laterali e coperte con film plastico. Questa tecnica ha solo l’obiettivo di proteggere le piante dalle piogge primaverili ed evitare l’insorgenza di marciumi dei frutti durante la raccolta; la precocità di maturazione risulta leggermente anticipata (circa 5 giorni) rispetto al pieno campo.
Le strutture di sostegno sono in genere di due tipologie: tunnel singoli e multipli. I tunnel singoli, tipici dell’areale cesenate, sono strutture realizzate con archi di ferro lunghi fino a 100 m e larghi da 4,5 a 5,5 m, per la protezione di 4 o 5 file binate, alti al colmo poco più di 2 m. Sono dotati di spondine laterali fisse, alte fino a circa 40 cm da terra. Il film plastico di copertura è apribile ai lati del tunnel, tramite un dispositivo di avvolgimento manuale, da 40 cm fino a circa 1,5 m da terra. Questo sistema di apertura laterale consente un arieggiamento ottimale delle piante, necessario per la regolazione della temperatura e dell’umidità interna al tunnel. Una corretta gestione delle aperture laterali prevede diversi interventi durante la giornata, soprattutto nel periodo dalla fioritura alla maturazione dei frutti. Un buon arieggiamento fin dalle primissime ore del mattino consente un ricambio d’aria che riduce l’umidità accumulata durante la notte e consente una rapida asciugatura delle piante a vantaggio del contenimento dei marciumi dei frutti. Soprattutto durante la fioritura, la temperatura non deve mai superare i 25-27° C e l’umidità scendere sotto il 50%, per consentire una perfetta fecondazione dei fiori e limitare al massimo le malformazioni dei frutti allegati.
I tunnel singoli risultano vantaggiosi rispetto ai tunnel multipli in caso di nevicate, ma hanno un basso effetto serra per la limitata massa d’aria contenuta all’interno e l’elevata superficie esposta. I tunnel multipli, diffusi negli ambienti meridionali e veronesi, sono costituiti da strutture contigue, unite da pali centrali sui quali sono inseriti gli archi. La lunghezza non supera i 30-40 m per favorire l’arieggiamento del tunnel, effettuato solo per innalzamento del film plastico, creando una fessura lungo la congiunzione dei tunnel. Questo sistema di areazione consente un minor controllo delle temperature interne che, in alcuni casi, possono anche superare i 35°C con grave stress per la pianta. Questo tipo di struttura è adottato per la copertura di grandi superfici, in quanto consente un certo risparmio di film plastico. Grazie all’elevato volume di aria contenuto, l’effetto serra è massimo e consente un notevole anticipo di maturazione dei frutti (oltre 1 mese rispetto al pieno campo).
Esistono film in polietilene (PE), polivinilcloruro (PVC) e polietilene addizionato con etilvinilacetato (EVA). I materiali più trasparenti (PVC, EVA, MultiEVA) consentono un maggiore anticipo di maturazione dei frutti grazie all’alto effetto serra.. Inoltre limitano l’umidità relativa all’interno del tunnel grazie alla maggiore permeabilità al vapore acqueo. La loro elevata trasparenza determina, però, pericolosi innalzamenti della temperatura rendendo quindi necessari tempestive aperture dei tunnel. I film di Polietilene (PE) presentano un minore effetto serra e stanno perdendo interesse in quasi tutte le aree di coltivazione.

Preparazione e lavorazione del terreno
La fragola richiede un terreno preparato in tempo e in modo accurato in base alle caratteristiche chimico-fisiche.
Nei suoli tendenzialmente sabbiosi e di medio impasto, si esegue un'aratura alla profondità di circa 40 cm quando il terreno è in tempera. Nei terreni più compatti è preferibile far precedere all’aratura una ripuntatura a 50-60 cm di profondità.
L’aratura è seguita da una lavorazione superficiale (erpicatura/fresatura); in questa fase sono distribuiti i concimi organici e chimici. Il terreno va perfettamente livellato per evitare pericolosi ristagni d’acqua e provvisto di un'efficiente rete di fossi di scolo o di drenaggio.
La sistemazione del terreno in prode viene eseguita con l’ausilio di macchine operatrici che contemporaneamente pongono in opera il film plastico di polietilene nero (spessore: 0,05-0,07 mm) per la loro copertura. Le prode devono essere ben baulate e alte circa 25-30 cm, al fine di assicurare condizioni ottimali per lo sviluppo dell’apparato radicale. La pacciamatura plastica impedisce lo sviluppo delle erbe infestanti, riduce i marciumi dei frutti e ne garantisce una maggiore pulizia in quanto non vengono a contatto con il terreno. Il film plastico nero favorisce inoltre il riscaldamento del suolo (con anticipo di maturazione dei frutti) e riduce l’evapotraspirazione, consentendo quindi di ridurre gli apporti irrigui. La pacciamatura presenta fori in fila binata per la messa a dimora delle piante distanti 30-35 cm fra loro e di 25-35 cm lungo la fila, secondo il vigore vegetativo delle varietà e la fertilità del terreno. L’asse di distanza fra i centri delle prode è di circa 120 cm; la larghezza del sentiero di passaggio fra due prode è di 50-60 cm. Con queste distanze, la densità di piantagione varia da 42.000 a 55.000 piante per ettaro.
La fumigazione del terreno fino a prima dell'anno 2000 era molto diffusa. Ora, sia per i campi di produzione che per i vivai, Continua ad essere un importante punto di riferimento a livello mondiale il progetto spagnolo in atto da più di un decennio. L'attuale alternativa al bromuro di metile, la miscela di cloropicrina e 1,3 D, sembra avere una breve vita futura per le forti limitazioni tossicologiche imposte in numerosi Paesi. L'attuale fumigante di sicuro utilizzo è il Basamid, ma di efficacia notoriamente non elevata. Sono allo studio alternative chimiche come il DSDM e lo ioduro di metile. Alternative a basso impatto ambientale come la solarizzazione in combinazione con apporto di sostanza organica e pellet di piante biocide sono state studiate con successo anche in alcune aree italiane (Marsala).

Semina
La propagazione della fragola si fa per stoloni. In giugno si scelgono le piante più sane e produttive e se ne selezionano 4-5 stoloni. Questi vengono fissati con apposite forcelle al terriccio che riempie altrettanti vasetti da 7-8 cm, interrati a livello del terreno. La radicazione avviene in 3-4 settimane, trascorse le quali si taglia lo stolone vicino alla pianta figlia e si dissotterra il vasetto. La piantina può essere messa a dimora immediatamente, innaffiando bene. La messa a dimora delle piante può essere effettuata tra marzo e aprile oppure in autunno, tra agosto e settembre oppure tra settembre e ottobre. Nel primo caso lo sviluppo radicale sarà minimo, e il raccolto di conseguenza scarso, nel secondo caso si dovrà attendere l’anno seguente per vedere i primi frutti. Gli stoloni vanno piantumati né troppo superficialmente (le gemme seccherebbero) né troppo in profondità (le gemme marcirebbero). Il colletto deve essere a livello della superficie del terreno. Per effettuare l’operazione si utilizza il trapiantatoio oppure la forca a mano, e si deve aver cura di distendere bene le radici. La distanza di impianto sarà di 35-40 cm sulla fila, per file distanti 90 cm tra loro. Per fragolaie mantenute per soli due anni la distanza di impianto sarà di 30 cm sulla fila. Le fragole di bosco di solito si propagano per seme, raramente per divisione. La semina avviene in autunno in cassone o in serra a marzo. In questo caso la temperatura sarà compresa tra 18 e 20°C e le cassette saranno mantenute umide e all’ombra,coperte da un vetro, fino all’avvenuta germinazione. Il ripicchettamento avverrà con le piantine provviste delle prime due vere foglie, in vasetti individuali o cassette a distanza di 2-3 cm le une dalle altre. Il trapianto a dimora si fa trascorso il rischio di gelate con 30 cm di distanza sulla fila e su file distanti 75 cm tra loro. La propagazione per divisione delle varietà opportune avviene alla fine dell’estate (agosto-settembre) prelevando le piante adulte e staccando le nuove corone con la maggior quantità possibile di radici. Il trapianto si effettua poi nello stesso modo che per le altre varietà di fragola. Il bio coltivatore riempirà la buca di impianto delle fragole con farina di roccia e composto ben maturo e irrorerà con macerato di ortica diluito.

Scelta varietale
La scelta delle varietà deve avvenire in funzione di specifici criteri ed è condizionata da diversi fattori quali: Bisogna comunque distinguere tra varietà unifere (la differenziazione florigena avviene una sola volta) e varietà rifiorenti la cui differenziazione florigena non viene condizionata dal fotoperiodo (neutral day).
Bisogna anche distingure le varietà di fragola in base al tipo di frutto: I dati rilevati mostrano come siano sempre disponibili sul mercato un numero assai limitato di cultivar affidabili, adatte alle diverse condizioni pedologiche, climatiche e colturali che si registrano nelle diverse aree di produzione locali.
Figura 2 - "Ostara" è una varietà che ha un sapore inimitabile, è molto produttiva e resistente alle malattie.


Figura 3 - "Mara de bois" È ibrido della specie Fragaria ananassa, sviluppato, per il suo sapore intenso, dal fragolicoltore Jacques Marionnet, in un programma di miglioramento pianificato che coinvolge l’incrocio di (Fragaria "Gento" x Fragaria x "Osara") x (Fragaria "Red Gauntlet" x Fragaria "Korona"), e presentato come varietà brevettata in Francia nel 1991. Ha bisogno di terreni fertili con umidità media, terreni ben drenati e ben esposti. Le piante generalmente non amano alto calore estivo, umidità e forti venti. Le fragole sono soggetti a una serie di malattie fungine, tra cui antracnosi, macchie fogliari, marciumi, oidio.


Figura 4 - "Maestro" è una varietà di fragola idroponica che era prima meglio conosciuta con il nome "Mareva", ma successivamente viene modificato il nome in "Maestro". Questa varietà sostituisce la fragola “Gento” per il suo radicamento rapido e potente, la vegetazione rustica e il livello di produttività, che può arrivare fino per pianta. È una varietà rifiorente di fragola dai grossissimi frutti gustosi, dalla polpa soda e succosa, e di eccezionale qualità gustativa. Adatta ad areali settentrionali di montagna. La pianta è poco produttiva e con frutti di buona qualità organolettica, grazie all'elevato ed equilibrato rapporto tra zuccheri e acidi, ma di piccola pezzatura e colorazione piuttosto intensa e poco brillante, che tende a diventare scura in concomitanza degli innalzamenti termici. Varietà rifiorente, di elevata vigoria e media produttività. Sensibile all'antracnosi. I frutti sono di medie dimensioni, di forma conica, tendenzialmente irregolari di colore rosso intenso poco brillante. La polpa è di scarsa consistenza ma le caratteristiche organolettiche sono più che buone.


Figura 5 - "Gariguette" Varietà precoce di fragola (raccolta dal 15 maggio al 15 giugno). Frutti allungati rosso vivo brillante.


Altre interessanti varietà di fragola sono mostrate nella figura 6, nella figura 7 e nella figura 8.

Figura 6 - Sono rappresentate alcune varietà di fragola: "Flamenco", "Florence", "Malling Centenary", "Malling Opal", “Cambridge Favourite", “Elegance", "Malwina", "Royal Sovereign", “Snow White", “Tallara", "Sweetheart", “Vibrant", “Red and White"; fioriera con piante di fragola, infine la varietà "Joly".
Figura 7 - Sono rappresentate altre varietà di fragola: "Dely", “Clery", "Nabila", "Rania", "Linosa". Infine, una tecnica di coltivazione fuori suolo della varietà "Clery".
Figura 8 - Sono mostrate le seguenti varietà di fragola: “Miss”, "Sugar Lia”, "Ventana", "Alba", "Garda", "Anita", "Siba", "Irma", "Queen Elisa", "Roxana", "Maya", "Diamante.


Le seguenti varietà, rappresentate nella figura 8, sono sinteticamente descritte:
Altre varietà, alcune delle quali di interesse locale sono segnalate ed indicate nella figura 9.

Figura 9 - Sono mostrate le seguenti varietà di fragola, alcune delle quali di interesse locale: "Tudla Milsei", "Naiad", "Candonga Sabrosa", "Carmela", "Pircinque" e "Sabrina".


Le seguenti varietà, che sono mostrate nella figura 9, sono sinteticamente descritte: Di seguito sono riportate altre varietà le quali sono state il materiale di partenza per la costituzione di nuove varietà di fragola ed hanno rappresentato un interesse nella fragolicoltura locale e nazionale:
Materiale di propagazione
La moderna fragolicoltura richiede materiale di propagazione garantito dal punto di vista genetico e sanitario. Per questo si consiglia l’impiego di piante “certificate” prodotte in vivai soggetti ad una serie di controlli genetici e sanitari da parte degli organi responsabili della Certificazione Nazionale. Il materiale certificato si distingue da quello standard, per un cartellino apposto nella confezione di vendita che ne garantisce l’origine.

Tipo di pianta
La fragolicoltura italiana si è sviluppata con piante “frigoconservate”, recentemente affiancate da piante “fresche o vegetanti”.

La fertilizzazione
Una corretta tecnica di nutrizione della fragola è indispensabile non solo per mantenere nel terreno un adeguato livello di fertilità, ma anche per evitare squilibri nutrizionali alla pianta e per limitare l'impatto ambientale che tale pratica, se mal gestita, può determinare.
Al fine di definire le quantità di fertilizzanti da somministrare è indispensabile la conoscenza delle caratteristiche e dello stato nutrizionale del terreno attraverso la sua analisi.
I valori analitici ottenuti vanno poi messi a confronto con quelli di "riferimento", variabili in funzione del tipo di terreno.
Per l'impostazione di un piano di concimazione razionale, sarebbe utilissimo potersi riferire a un’analisi del terreno che determini almeno il pH, la dotazione di macroelementi e la salinità. Vista la generale povertà di sostanza organica dei terreni su cui è normalmente coltivata la fragola, è consigliabile distribuire sulla coltura precedente o alcuni mesi prima del trapianto, del letame maturo (almeno 400 q/ha) o, in mancanza di questo, 12-15 q (localizzati sulla fila) di stallatici commerciali, sempre per ettaro. L'apporto organico acquista maggiore importanza se si utilizzano delle piantine vegetanti (“pianta fresca").
Fabbisogni nutrizionali della fragolain coltura: la conoscenza delle quantità di elementi nutritivi assorbiti dalla pianta di fragola per completare il suo ciclo vegetativo e produttivo, risulta indispensabile per la gestione razionale della fertilizzazione. Oltre all’asportazione totale è importante considerare la dinamica degli assorbimenti dei principali elementi e la ripartizione proporzionale tra le diverse fasi fenologiche della coltura.
Va anche considerato che i residui della coltivazione sono solitamente asportati completamente dal campo al termine della stagione di raccolta, per cui il dato sull’asportazione totale può essere valutato come asportazione netta riferibile alla La dinamica dell’assorbimento e quindi le asportazioni possono essere influenzate dalla natura del terreno, dall’andamento climatico, dalla varietà e dalla tecnica colturale impiegata.
Si riportano nella tabella 2, i dati medi di asportazione dei tre elementi nutritivi fondamentali (azoto, fosforo e potassio) per una produzione unitaria di fragola.

Tabella 2 – Dati medi di asportazione dei tre elementi nutritivi fondamentali (azoto, fosforo e potassio), espressi in chilogrammi, per una produzione unitaria di fragola (1 quintale di prodotto).
Elemento Kg/q
N
P2O5
K2O
0,45-0,54
0,23-0,25
0,72-0,91


I quantitativi complessivi dei diversi elementi nutritivi da distribuire sulla coltura vanno calcolati attraverso piani di concimazione che tengano conto di una serie di parametri quali: caratteristiche chimico-fisiche del terreno, asportazioni della coltura, sistema irriguo, varietà, precessione colturale, tecnica colturale, apporti di sostanza organica.
I Disciplinari di Produzione Integrata Regionali prevedono il calcolo di un piano di fertilizzazione analitico o, in alternativa, l’utilizzo di un modello semplificato che si riferisce alle schede a “dose standard”. La dose standard va intesa come la quantità massima di ciascun macroelemento da prendere come riferimento in condizioni ritenute ordinarie di resa produttiva, di fertilità del suolo e di condizioni climatiche. Le dosi standard possono essere incrementate o diminuite sulla base di una serie di situazioni indicate specificamente nelle schede di fertilizzazione
Si riportano della tabella 3 gli apporti massimi complessivi di azoto, fosforo e potassio previsti per la fragola e calcolati attraverso le schede a “dose standard”, per produzioni comprese tra 240 e 360 q/ha.

Tabella 3 – Apporti massimi complessivi di azoto, fosforo e potassio previsti per la fragola attraverso le schede a “dose standard”, per produzioni comprese tra 240 e 360 q/ha.
Elemento Kg/ha Osservazioni
N 130-150 Si ricorre alla dose massima, che può essere ridotta o incrementata (per un massimo di 40 Kg) al verificarsi di alcune situazioni indicate nella scheda.
P2O5 40-150 La variabiità è legata alla dotazione del terreno. La scheda a dose standard prevede la possibilità di ridurre o incrementare la dose indicata.
K2O 50-300 A seconda della dotazione del terreno. La scheda a dose standard prevede la possibilità di ridurre o incrementare la dose indicata.


Naturalmente, le dosi complessive di fertilizzante, specificamente calcolate, andranno naturalmente suddivise tra apporti in pre-trapianto e distribuzioni durante il ciclo produttivo.

Concimazione di fondo (pre-trapianto): va distribuita durante la preparazione del terreno, prima della stesura della pacciamatura. Nei terreni a tessitura molto sabbiosa, bisogna limitare al minimo gli apporti azotati in pre-trapianto, supplendo con interventi azotati in copertura. Se gli stessi terreni hanno un valore di pH sub-acido e sono generalmente ben dotati di fosforo e poveri di macro e mesoelementi cationici (calcio e magnesio), bisogna intervenire in conseguenza diminuendo l'integrazione di concime fosfatico ed incrementando il calcio e magnesio. Va anche ricordato che bisogna ben considerare il tipo di fosforo presente nel terreno; se il fosforo del terreno è tutto poco scambiabile, come il Ca3(PO4)2 (fosfato tricalcico), quel terreno deve considerarsi come povero in fosforoed intervenire con la concimazione fosfatica.
A tal riguardo, riferirsi attentamente alla tabella 4 e tabella 5.

Tabella 4 – Unità di elementi nutritivi normalmente utilizzati per la concimazione di fondo nella fragolicoltura in un terreno sabbioso.
Elemento Kg/ha Osservazioni
N 50-60 Se si utilizzano dei concimi a lenta cessione, il quantitativo di azoto apportato con la concimazione di fondo può essere aumentato.
P2O5
60-80

K2O
170-180

CaO 200-210 In terreni con valori di pH più elevati e meglio dotati per quanto riguarda il calcio assimilabile si dovrà naturalmente limitare o evitare l’apporto di calce agricola.


Tabella 5 – Unità totali tradizionalmente prese in considerazione nelle condizioni produttive relative a terreni sabbiosi.
Elemento Kg/ha Osservazioni
Calce agricola
Ternari 12-12-17
Solfato potassico magnesiaco
4
5
3
In terreni con tessitura più argillosa si potrà incrementare la quantità di azoto da distribuire con la concimazione fondamentale. Anche per gli altri elementi sarà sempre importante calcolare gli apporti e la distribuzione in base alle caratteristiche fisiche-chimiche del terreno.


Concimazione di copertura: Viene effettuata esclusivamente attraverso diverse tipologie di impianti per la fertirrigazione, con l'ausilio della manichetta autocompensante o dell’ala gocciolante.
Nel periodo immediatamente successivo al trapianto, possono essere utilizzati degli stimolanti vegetali che favoriscano la formazione di un buon apparato radicale e, se necessari, degli starter azotati (nitrato di calcio) o dei concimi idrosolubili a titolo equilibrato (20-20-20) per favorire una buona formazione dell’apparato vegetativo. La gestione della fertirrigazione si differenzia notevolmente a seconda del materiale di propagazione utilizzato per i trapianti.

Impianti con materiale frigo conservato
Nella fase di differenziazione fiorale e di riposo vegetativo della pianta (dicembre-gennaio), non dovranno essere somministrati concimi azotati. Nelle immediate vicinanze della fioritura possono essere apportati concimi ad alto titolo di fosforo e solo dopo l'allegagione si possono riprendere regolarmente le fertirrigazioni, con un rapporto N/P2O5/K2O che indicativamente dovrà essere di 1/0,5/1,5. Nella fase di maturazione e successiva raccolta scalare il rapporto più utilizzato è 1/1,5/3 (fertilizzanti idrosolubili ternari a titoli adatti quali 8-12-24 e 12-16-32), in alternanza ad apporti singoli di nitrato di potassio (da usarsi con cautela) e di nitrato di calcio, utile al miglioramento della "durezza" dei frutti nei periodi più caldi.

Impianti con materiale vegetante (piante fresche radice "nuda” e “cima radicata”)
Questo tipo di pianta non attraversa una fase di riposo vegetativo invernale e passa direttamente e anticipatamente alla fase riproduttiva.
Si procederà quindi nel post-trapianto, similmente a quanto indicato per gli impianti con piante frigoconservate.
Nel periodo di dicembre-gennaio si dovrà invece proseguire con gli apporti fertilizzanti, utili alla formazione della pianta, utilizzando delle soluzioni a titolo equilibrato (1-1-1), non trascurando gli apporti di fosforo per favorire la fioritura, per poi procedere verso gli step successivi, come per gli impianti frigoconservati, quando si passi alla fase di produzione.
Le fertirrigazioni non vanno quindi mai sospese, ma solo adattate all’evoluzione vegetativa e produttiva della pianta.

Fenomeni di carenza
Il mancato assorbimento dei macro e microelementi, dovuto alla scarsa dotazione del terreno o a fattori inducenti come pH elevato o eccessiva salinità, provocano dei sintomi caratteristici a carico soprattutto delle foglie (fisiopatie da carenza nutrizionale).
Tra i fenomeni più frequenti si cita sicuramente la carenza di calcio che causa delle deformazioni e delle necrosi a carico degli apici fogliari (figura 10). La causa può essere dovuta all’effettiva carenza dell’elemento oppure ad un difficile assorbimento dello stesso per le caratteristiche chimiche sfavorevoli del terreno o/e della soluzione circolante.

Figura 10 - Necrosi ed arricciamento dell'apice delle foglie causato da carenza di calcio (a sinistra ed al centro). Frutto rimasto di piccole dimensioni, con semi numerosi e di elevate dimensioni (a destra)


Sono evidenti anche delle diverse sensibilità varietali a questa fisiopatia nutrizionale.
Il fenomeno si può prevenire nei terreni poveri dell’elemento, con l’arricchimento in calcio, da effettuarsi con la concimazione di fondo. L’apporto di calcio può avvenire anche con la fertirrigazione o, quando vi siano difficoltà nell’assorbimento dell’elemento, con la concimazione fogliare.
Altro sintomo che spesso si riscontra nei fragoleti impiantati su substrati a pH elevato o quando si utilizzino acque di irrigazione alcaline è quello della clorosi internervale della foglia dovuta a carenza di ferro (figura 11). Nella maggior parte delle situazioni, infatti, la carenza di ferro o di altri microelementi, non è dovuta ad una reale scarsa presenza dell’elemento nel substrato, ma a condizioni chimiche che ne limitano l’assorbimento da parte della pianta.
La carenza può essere limitata tramite apporti del microelemento sottoforma chelata, attraverso la fertirrigazione (per esempio Fe-EDDHA), oppure mediante concimazioni fogliari (per esempio Fe-DTPA).

Figura 11 - Clorosi internervale dovuta a carenza di ferro.


Altro fenomeno che spesso si riscontra nei fragoleti in cui sono utilizzate acque di irrigazione ad elevata salinità o soluzioni fertilizzanti troppo concentrate, è quello della comparsa sulle foglie di un disseccamento che interessa tutto il perimetro del margine fogliare, come mostrato dalla figura 12. Questo disseccamento, è sempre il risultato di una carenza di elementi nutritivi, indotta però dall’eccessiva salinità che limita la capacità di assorbimento delle piante.
Un accorgimento che può limitare gli stress dovuti all’accumulo di salinità nel substrato di coltivazione è quello di effettuare frequentemente dei dilavamenti con sola acqua, intervallati agli interventi fertirrigui con cui si apportano i fertilizzanti.

Figura 12 - Necrosi del margine fogliare dovuto ad eccessiva salinità della soluzione circolante.


Tipologie della pianta di fragola
Le piante di fragola possono essere sottoposte, durante il loro ciclo di sviluppo, ad alcuni interventi tecnologici che hanno tutti una base bio-fisiologica. Questi interventi sono: la frigoconservazione, la tecnologia della pianta fresca a "radice nuda”, della pianta fresca in "cima radicata” e, infine, delle "piante Waiting Bad"
  1. Piante frigoconservate
    Le piante vengono prese dal vivaio durante il periodo invernale (dicembre-gennaio), quando si trovano in fase di riposo vegetativo. Sono quindi conservate in celle frigorifere, a temperature intorno ai - 2° C, fino al momento dell’impianto. Il materiale è selezionato, confezionato in casse, a seconda del calibro, e commercializzato conformemente alla normativa che regolamenta la certificazione del materiale vivaistico. La figura 13 mostra il passaporto CE su una cassetta commercializzata, mentre la figura 14 fa vedere mazzi di piante frigoconsevate pronte per essere trapiantate.

    Figura 13 - Particolare del passaporto CE su una cassetta di piante frigoconservate certificate.


    Figura 14 - Le piante vengono estirpate durante il riposo vegetativo e confezionate in casse di legno (a sinistra). I mazzetti di piantine radicate sono poi trapiantati (a destra).


    Distinguiamo:
    • Piante di tipo A che sono diffuse nella fragolicoltura tradizionale del nord Italia e conservano ancora una quota importante nelle aziende regionali. Dopo l’estirpazione dal vivaio sono selezionate in conformità ad un diametro del colletto compreso tra gli 8 ed i 12 mm, raggruppate in mazzi e commercializzate in casse contenenti 600-700 piante. Le piante con un calibro compreso tra 6-8 mm sono considerate di seconda scelta e commercializzate come piante tipo A–, in casse da 900–1.000 unità.
      Piante tipo A+, sono piante ottenute in appositi vivai e caratterizzate da un diametro del colletto compreso tra i 12 e i 15 mm. Vengono commercializzate in casse contenenti 250-300 unità. Sono anche presenti sul mercato piante con diametro al colletto superiore ai 15 mm, denominate piante tipo A++. Le piante più ingrossate, possono dar luogo ad una produzione autunnale grazie alle gemme a fiore differenziate in vivaio, garantendo una buona “costruzione” della pianta durante il periodo autunnale, mentre, in caso di piante di calibro inferiore, la fioritura autunnale viene spesso asportata per favorire l’accrescimento della pianta stessa.
    • Pianta fresca a "radice nuda”
      Si tratta di piante che sono prelevate dal vivaio nel periodo autunnale (figura 15) e trasportate immediatamente nelle zone di produzione fragolicola per essere messe a dimora. I vivai per la produzione di questo tipo di materiale si trovano generalmente in altura o in paesi a clima più continentale (Polonia), dove le piante subiscono un precoce arresto vegetativo per il freddo e possono essere trasportate nelle aree di produzione e impiantate con buoni risultati di attecchimento. Lo spostamento dell’attività vivaistica nei paesi dell’est Europa, rende oggi possibile avere a disposizione del materiale fresco per trapianti più anticipati, mentre in precedenza le piante “fresche” potevano essere messe a disposizione delle aziende non prima del mese di ottobre inoltrato, cosa che ha rappresentato un limite per la diffusione di questa tecnica. Il vantaggio delle piante fresche è dato dalla maggiore anticipazione della produzione e dalla superiore e più costante qualità dei frutti rispetto alle piante “frigoconservate”. Il ritardo dell’epoca di trapianto consente inoltre un risparmio della risorsa idrica e una riduzione delle operazioni di pulizia post-trapianto. Di contro, questo tipo di piante va spesso incontro a problemi di attecchimento dovuti alla lunghezza dei tempi di consegna e al conseguente stress che ne deriva per le piante stesse. Per poter fornire produzioni quali-quantitativamente soddisfacenti, gli impianti coltivati con materiale fresco richiedono maggiore cura ed attenzione nelle pratiche di fertilizzazione e di difesa, con conseguente aggravio dei costi relativi.
      In sintesi, le piante, dopo la frigoconservazione a -2 °C, sono selezionate in base al loro diametro, in diverse categorie, per favorire differenti obiettivi di produzione: primaverile, fuori stagione, in suolo e fuori-suolo, biennale, ripicchettaggio in alveoli. Pertanto si hanno piante:
      • A++ Ĝ > 14 mm Confezioni da 250 / 300 piante.
      • A + Ĝ 11 - 14 mm Confezioni da 400 / 450 piante.
      • A Ĝ 9 - 11 mm Confezioni da 500 / 600 piante.
      • A- Ĝ 7 - 9 mm Confezioni da 700 / 800 piante.
      • B Ĝ 5 - 7 mm Confezioni da 900 / 1000 piante.

      Figura 15 - Mazzi di piante frigoconsevate, pronte per essere trapiantate.


    • Pianta fresca in "cima radicata”
      Sono delle piante vegetanti, prodotte in vivaio facendo radicare su torba, in appositi contenitori alveolari di polistirolo (figura 16), gli stoloni più giovani (generalmente il primo e il secondo), dotati dei soli abbozzi radicali, preventivamente prelevati dai vivai. Giacché queste operazioni si svolgono nel periodo estivo, si devono utilizzare degli ombrai dotati di impianti di nebulizzazione. La produzione delle piantine può essere programmata (una piantina è pronta in circa 25-30 giorni), con la possibilità di gestire meglio i trapianti e le produzioni rispetto alle piante fresche a “radice nuda”. Cime radicate di buona qualità garantiscono in genere una maggiore sicurezza nella fase di attecchimento rispetto alle piante fresche a “radice nuda”, e permettono di ottenere produzioni più anticipate e quantitativamente superiori.

      Figura 16 - Contenitori alveolari in polistirolo di piante in "cima radicata” pronte per essere trapiantate in serra (ancora non coperta) su terreno provvisto di pacciamatura nera forata.


      Questo tipo di materiale richiede però un maggiore utilizzo di manodopera per l’operazione di asportazione delle foglie vecchie, da effettuarsi a più riprese per un migliore arieggiamento della pianta. Un problema che limita la diffusione delle cime radicate è legato all’insufficiente standardizzazione qualitativa del materiale commercializzato. La qualità delle piante varia, infatti, in maniera ancora eccessiva, a seconda della stagione, del vivaio di produzione o del periodo di consegna, potendosi verificare spesso delle partite con insufficiente sviluppo delle piante o con evidenti problemi fitosanitari.
    • Piante waiting bed
      Tipo di pianta ripicchettata in vivaio per aumentarne il diametro del fusto, che viene utilizzata per gli impianti “fuori suolo” e per produzioni destagionalizzate e programmate. Si sfrutta, infatti, la grossa differenziazione florigena che si induce durante la permanenza in vivaio, per ottenere una produzione già a sessanta giorni dal trapianto. In genere queste piante non sono utilizzate nelle realtà della fragolicoltura italiana. Specificamente, sono dette "waiting-bed" le piante di fragola di grosso calibro, prodotte in appositi "letti di attesa", ottenute da piante frigoconservate di piccole dimensioni (A-) o da piante fresche a "radice nuda" o "cime radicate", messe a dimora verso la fine di giugno-primi di agosto. Lo scopo è quello di ottenere - tramite un altro ciclo vegetativo - l'ingrossamento delle piante di partenza. Se queste sono frigoconservate, le piante ingrossate subiscono una seconda frigoconservazione prima della loro messa a dimora, arrivando ai due anni di età. Le piante ottenute da piante fresche risultano invece più giovani di quasi un anno. L'utilizzo delle WB è destinato principalmente alle colture programmate: in brevi periodi devono garantire produzioni elevate, pezzatura uniforme ed elevata qualità dei frutti. Le "piante ingrossate" trovano così applicazione nelle colture "fuori stagione", sia autunnali sotto tunnelserra che estive di montagna, essendo in grado di emettere un numero di fiori sufficiente a garantire una buona produzione già dopo 50-70 giorni dalla piantagione. Sono anche le sole piante utilizzabili nella coltivazione "fuori suolo".
Trapianto
Va effettuato su telo pacciamante di m 1,40 di larghezza. Una volta stabilito il sesto d’impianto, come di seguito descritto, l’azienda può approvvigionarsi di pacciamatura “preforata” o procedere alla foratura una volta che il film viene steso sulla proda, come mostrato in figura 17. L’operazione del trapianto in serra viene effettuata manualmente.

Figura 17 - Preparazione della serra per il trapianto della fragola. Se la serra viene preparata così come mostrato con un certo anticipo rispetto all'epoca di trapianto (ad esempio a metà luglio), il tempo intercorrente tra tale preparazione e l'inizio del trapianto può dar luogo ad una valida solarizzazione che rappresenta un valido metodo di disinfezione naturale del suolo [FIUME F., 1994. L’impiego dell’apprestamento protettivo per la solarizzazione del terreno nelle colture protette in Italia meridionale. Informatore fitopatologico, 44(3), 52-57].


Circa i sesti d'impianto, Si preferisce adottare la fila binata a quinconce, con distanze che, per le piante frigoconservate e le “cime radicate”, dotate di maggiore vigoria, si aggirano intorno ai 30 cm tra le file della bina e 25-30 cm sulla fila (le distanze maggiori devono essere adottate per le varietà più vigorose).
Si preferisce adottare la fila binata a quinconce, con distanze che, per le piante “frigo conservate” e le “cime radicate”, dotate di maggiore vigoria, si aggirano intorno ai 30 cm tra le file della bina e 25-30 cm sulla fila (le distanze maggiori devono essere adottate per le varietà più vigorose).
Se si utilizzano le piante fresche a “radice nuda”, meno vigorose delle frigoconservate e delle cime, le distanze sulla fila possono essere ridotte a 15-20 cm.
Gli investimenti sono tradizionalmente condizionati dalla distanza tra le andane, che varia a seconda delle esperienze e delle condizioni pedo-climatiche locali (1,2-1,5 m). Si va dalle 40.000 piante ettaro generalmente impiantate nelle colture di piante frigoconservate sotto tunnellino, alle 60.000–80.000 piante/ha degli impianti con piante “fresche” sotto multitunnel.
Sono stati valutati anche degli impianti a fila singola (15 cm tra pianta e pianta), che però non hanno trovato grande diffusione.
Circa l'epoca del trapianto, va detto che questo si effettua in periodi differenti a seconda del tipo di pianta utilizzato e della tipologia dell'apprestamento protettivo: Le piantine, prima di essere messe a dimora, vanno trattate con dei fungicidi autorizzati in grado di controllare le patologie a carico delle radici e del colletto.
Tradizionalmente il trapianto si esegue in pieno campo, mentre la copertura delle strutture di forzatura avviene in un secondo tempo.
Quando si opera all’interno di serre tunnel, su cui vengono in genere montati dei teli di copertura a durata almeno triennale, spesso ci si trova a effettuare il trapianto sotto strutture già coperte. Pertanto, indispensabile curare al meglio la fase di attecchimento, garantendo una costante bagnatura del substrato ed il controllo dell’umidità relativa interna, attraverso continue microaspersioni o nebulizzazioni.
Trapianto meccanico della fragola:
Forme e strutture di forzatura
L’evoluzione continua della tecnica colturale ha fatto si che si aggiornassero continuamente i sistemi di forzatura che, a partire dalle prime produzioni realizzate in pieno campo, si sono evoluti nel tradizionale tunnellino (ancora oggi utilizzato), fino alle moderne strutture modulari a multitunnel. Epoca di copertura delle strutture protettive: come già detto, il trapianto si esegue in pieno campo, con l’eccezione degli impianti sotto serra – tunnel coperti con telo a durata poliennale. La copertura della coltivazione si attua, in genere, dopo il superamento della crisi di trapianto o al termine della prima fase di accrescimento vegetativo. L’epoca in cui viene effettuata questa operazione si differenzia notevolmente in base al tipo di pianta, alla struttura di forzatura e all’andamento stagionale. In tabella 6 si fornisce un quadro riepilogativo di massima.

Tabella 6 - Schema riassuntivo circa le epoche di copertura degli apprestamenti per la coltura protetta della fragola.
Tipo di pianta Tipo di struttura protettiva Epoca della copertura
Frigoconservata
Serra tunnel - tunnel Dicembre
Tunnellino Entro la prima decade di gennaio
Fresca con "radice nuda" Serra tunnel - tunnel Subito dopo il trapianto
Fresca con "cima radicata" Serra tunnel Un mese dopo il trapianto


Materiali di copertura: per la copertura di serre e tunnel sarebbe opportuno utilizzare dei teli “termici” contenenti EVA (0,15 - 0,20 mm di spessore), che garantiscano un miglior “effetto serra”. Si ricorda che l'EVA è etilene vinil acetato ed è una materia plastica copolimerica di etilene e acetato di vinile.
Per il tunnellino si utilizza invece del semplice Polietilene (0,10 mm). I teli possono essere additivati per la durata, per l’effetto antigoccia e per il grado di diffusione della luce.
Pulizia (toelettatura) invernale del fragoleto: pratica indispensabile per i soli impianti con piante frigoconservate; si esegue quando la coltura è in pieno riposo vegetativo. Si tratta di asportare gran parte delle foglie e, in particolare, quelle deperite e secche, consentendo così il più veloce rinnovo della vegetazione al termine della stasi invernale. Viene in genere eseguita a mano o con taglia-erba opportunamente modificati, che consentono l’eliminazione dell’apparato fogliare più vecchio senza compromettere il germoglio centrale delle piante. Risulta indispensabile allontanare dal fragoleto e distruggere il materiale vegetale asportato, cosa che consente di ridurre la carica di patogeni e di fitofagi, come il ragno rosso, presente sulla coltura e di gestire al meglio la strategia di difesa fitosanitaria.
Subito dopo questa operazione vengono eseguiti i trattamenti invernali contro il ragno rosso e gli interventi rameici preventivi contro alcune crittogame (vaiolatura ed altre malattie).
Sulle piante fresche a “radice nuda” non si esegue la rasatura invernale perché questo tipo di pianta non presenta l’arresto vegetativo invernale.
Gli impianti con “cime radicate” (più vigorose delle piante a "radice nuda"), pur non necessitando di una vera e propria rasatura invernale, si avvantaggiano di periodiche operazioni di sfogliatura, con eliminazione delle foglie basali più vecchie e conseguente arieggiamento della pianta.
Arieggiamento: è necessario riporre la massima cura rispetto a questa pratica, che evita eccessivi stress alla pianta, favorisce, nel periodo della fioritura, una buona allegagione, limità la percentuale di frutti malformati e crea un ambiente sfavorevole allo sviluppo di malattie fungine, quali botrite e oidio.
I Multitunnell possono essere arieggiati con molta facilità grazie all’ampio volume interno e alla possibilità di abbassare sollevare le pareti di testata e laterali (figura 21). Nei casi di innalzamento precoce della temperatura e della formazione di eccessiva condensa, l’operazione di foratura dovrà essere anticipata all’inizio di marzo. Per quanto riguarda il tunnellino, dall'inizio della fase di fioritura bisogna intervenire con le operazioni di apertura diurna (in giornate soleggiate e poco ventose) e chiusura notturna, almeno fino a che la situazione climatica non si sia stabilizzata.


Figura 21 - In questa moderna serra tunnel le testate ed i laterali sono sollevati manualmente o automaticamente per consentire l’arieggiamento. Tunnel col telo forato per consentire sollevati per consentire l’arieggiamento

Per quanto riguarda i tunnel tradizionali, buona norma risulta quella di ridurne la lunghezza e provvedere a una progressiva foratura (figura 22).

Figura 22 - Tunnel col telo forato per consentire, in maniera progressiva con l'incedere della temperatura esterna, l'arieggiamento.


Imbiancatura delle serre e dei tunnel: consiste nell'imbiancare progressivamente il telo di copertura dei tunnel e delle serre tunnel per ridurre le temperature interne e limitare gli sbalzi di umidità relativa. Può essere utilizzata della semplice calce o, in alternativa, delle pitture lavabili o altri prodotti specifici presenti sul mercato.
Tale pratica esplica i suoi effetti positivi se si garantisce contemporaneamente una buona gestione dell’arieggiamento (figura 23 e figura 24). Bisogna iniziare precocemente questa operazione, quando l'insolazione e quindi le temperature interne diventano eccessive, con contemporaneo abbassamento dell'umidità relativa.


Figura 23 - Tunnel dopo l’imbiancatura, per ridurre l'insolazione all'interno, e dopo la foratura laterale dei teli ed apertura delle pareti frontali della serra, per l'arieggiamento.


Raccolta
L’epoca di inizio raccolta dipenderà dal tipo di pianta utilizzato, dalla struttura di protezione, dalla varietà e dall’andamento stagionale (tabella 8). Le operazioni sono compiute in modo esclusivamente manuale (foto 46 e 47), al massimo con l’agevolazione di appositi carrellini per il trasporto delle cassette lungo le file. La manodopera specializzata utilizzata per la raccolta e le altre operazioni colturali è assicurata in genere da familiari e/o da salariati di provenienza locale.
Vengono di seguito riportate alcune raccomandazioni da considerare nella fase di raccolta della fragola: La fragola è un frutto delicato e deperibile, perciò la consegna delle partite di frutta al magazzino di conferimento va effettuata nel più breve tempo possibile. Questo consente di evitare deperimenti qualitativi della frutta e di immettere rapidamente la frutta nella catena del freddo. L’agricoltore in tale fase deve inoltre: Produzione
La pianta frigoconservata garantisce generalmente produzioni più abbondanti (anche 800-1.000 g/pianta), ma più tardive e concentrate in un periodo di raccolta limitato; la qualità (pezzatura, durezza, tenuta alla sovramaturazione), inoltre, tende a diminuire col procedere della stagione di raccolta. L’introduzione di varietà qualitativamente più valide, meno soggette ai difetti di impollinazione e dotate di una migliore shelf life stanno riportando l’attenzione sugli impianti con piante frigoconservate, che sembrano in grado di fornire una risposta produttiva più adatta all’andamento molto tradizionale del mercato regionale cui si rivolge la quasi totalità della produzione.
Le piante fresche, a fronte di una produzione che spesso risulta quantitativamente più modesta, garantiscono ritmi di crescita più lenti, una fioritura anticipata, un maggior equilibrio tra accrescimento vegetativo e attività riproduttiva, produzioni anticipate (riduzione del periodo di anticipazione) e scaglionate in un arco di tempo più lungo, frutti di qualità superiore e più costante durante tutto il periodo di raccolta. Il mercato concentrato nei mesi di aprile e maggio non sembra remunerare in maniera soddisfacente le produzioni anticipate, quando queste superano la domanda interna, che appare veramente limitata.

Prima di concludere la tecnica colturale della fragola è indispensabile trattare l'argomento delle meccanizzazione delle operazioni colturali:
Avversità della fragola
Malattie fungine
Deperimento progressivo
: Si tratta di una patologia (figura 27) a carico dell’apparato radicale e del colletto della pianta che, nelle situazioni locali, incide in maniera molto più frequente rispetto alle classiche malattie legate all’azione di singoli funghi tellurici, quali Verticillium sp., Phytophtothora sp., Rhizoctonia fragarie. La manifestazione del deperimento progressivo viene attribuita alla contemporanea azione di un pool di patogeni tra cui, oltre a quelli già citati, Pythium sp., Fusarium sp., Ramularia sp.

Figura 27 - Radici necrotiche a seguito della degenerazione progressiva della pianta per attacco multiplo di vari patogeni, tra cui, il principale, la Rhizoctonia fragariae, che hanno indotto, accumulandosi, la "stanchezza del terreno". Sulla destra, uno stadio finale dei sintomi della malattia sulla pianta.

Negli appezzamenti colpiti le piante, al crescere delle temperature, rallentano l’attività vegetativa, appaiono stentate e di dimensione ridotta; col progredire della malattia si manifestano arrossamenti dei bordi fogliari, disseccamenti progressivi della vegetazione che iniziano dalle foglie più esterne, fino al completo avvizzimento della pianta. La causa del diffondersi della malattia nei fragoleti locali è probabilmente legata all’accorciarsi della rotazione colturale, dovuta all’adozione delle nuove strutture di protezione fisse. Questo comporta un ritorno più frequente della coltura sulla stessa superficie, su cui sono coltivate in maniera intensiva anche altre specie che ospitano alcuni dei patogeni responsabili della malattia, comportando un aumento dell’inoculo di tali funghi sui terreni dedicati alla fragola.
La difesa può essere attuata attraverso la disinfezione chimica del terreno realizzata con prodotti ad azione fumigante. Tale pratica viene però fortemente limitata dalla legislazione vigente e quando si adottino strategie di difesa integrata che privilegiano il ricorso a criteri di difesa agronomici (ampie rotazioni, apporto di sostanza organica) o fisici (solarizzazione del terreno). Interessante sembra anche il ricorso a sovesci di essenze ad azione biofumigante o a prodotti derivati dalla disidratazione delle stesse essenze “biocide”, distribuibili sul terreno in forma pelletata.
Vaiolatura: l'agente causale è Mycosphaerella fragariae (Tul.) Lindau, 1897; anamorfo: Ramularia brunnea Peck. I sinonimi dell'anamorfo sono: Ramularia tulasnei Sacc. 1886; Ramularia grevilleana (Tul.) Jorst., 1945; Cylindrosporium grevilleanum Tulasnei. Da ricordare che teleomorfo è la fase gamica o sessuata o perfetta; anamorfo è la fase agamica o asessuata o imperfetta del ciclo metagenetico del fungo. L'olomorfo include ambedue le fasi ed è, quindi, tutta la metagenesi del fungo. Mycosphaerella fragariae, tassonomicamente, viene così inquadrato: Dominio: Eukaryota (Chatton, 1925) Whittaker & Margulis, 1978; Regno: Fungi (L., 1753) R.T. Moore, 1980; Sottoregno: Dikarya D.S. Hibbett et al., in D.S. Hibbett et al., 2007; Divisione: Ascomycota (Berk. 1857) Cavalier-Smith 1998; Sottodivisione: Pezizomycotina O.E. Eriksson & K. Winka, 1997; Classe: Dothideomycetes O.E. Eriksson & K. Winka, 1997; Ordine: Mycosphaerellales (Nannf.) P.F. Cannon, 2001; Famiglia: Mycosphaerellaceae Lindau, 1897; Genere: Mycosphaerella Johanson, 1884. I sinonimi del teleomorfo Mycosphaerella fragariae sono: Cylindrosporium grevilleanum Tul.; Sphaerella fragariae (Tul. & C. Tul.) Sacc., (1882); Sphaeria fragariae Tul., (1856); Stigmatea fragariae Tul. & C. Tul., (1863).
Questa patologia si riscontra nei mesi autunnali, solitamente prima della copertura, sugli impianti in tunnellino e tunnel, in periodi caratterizzati da temperature favorevoli (18–25 °C) ed elevata piovosità. Può comparire anche negli impianti in coltura protetta, in presenza di elevate umidità relative nel periodo successivo al trapianto. La malattia, quindi, è strettamente legata all'intensità delle piogge autunno-primaverili.
Sulle foglie compaiono tacche rotondeggianti con l’interno chiaro circondate da un alone rosso–violaceo (figura 28). La patologia non crea solitamente gravi problemi se non in caso di decorsi climatici molto piovosi. Si previene rinunciando alle varietà sensibili; limitando gli apporti azotati; ricorrendo all'irrigazione localizzata; assicurando una buona aerazione (distanze d'impianto adeguate, su fila semplice, disposizione aerata delle piante).

Figura 28 - La vaiolatura della fragola causata da Mycosphaerella fragariae, anamorfo Ramularia brunnea. Si presenta con piccole macchie rosse sulle foglie, con bordi viola e centro bianco. Nei fragoleti di primo anno questo tipo di infezione è raro.


Maculatura zonata: l'agente causale di questa malattia è Gnomonia comari P. Karst., (1873), il cui anamorfo è Zythia fragariae Laib., (1908). Il teleomorfo presenta periteci di 250-600 µm in diametro immersi nei tessuti dell'ospite. I periteci presentano un collo lungo 200-1200 µm che fuoriesce dagli stessi tessuti. Gli aschi sono 20-35 x 3,5-8 µm, sono prodotti nel peritecio e, ciascuno, contiene 8 ascospore, ciascuna di dimensioni, quando mature, di 6,5-13 x 1,5-2.5 µm. Le ascospore mature sono ialine, settate, diritte o leggermente curve. Le ascospore di Gnomonia comari contengono anche goccioline di olio e mancano di appendici. L'anamorfo, Zythia fragariae, produce picnidi che sono marrone-giallastro, con pareti murate, sono ostiolati e senza collo evidente. I conidi sono 5-6 x 2 µm, ialini e portati da corti e ramificati conidiofori.
L'inquadramento tassonomico di questo fungo è il seguente: Regno: Fungi (L., 1753) R.T. Moore, 1980; Sottoregno: Dikarya D.S. Hibbett et al., in D.S. Hibbett et al., 2007; Divisione: Ascomycota (Berk. 1857) Cavalier-Smith 1998; ; Classe: Sordariomycetes O.E. Eriksson & K. Winka, 1997; Sottoclasse: Sordariomycetidae O.E. Eriksson & K. Winka, 1997 ; Ordine: Diaporthales Nannf., 1932 ; Famiglia: Gnomoniaceae G. Winter, 1886 ; Genere: Gnomonia Ces. & De Not., 1863. Si conoscono numerosi sinonimi di Gnomonia comari: Apiognomonia guttulata (Starbäck) Wehm., (1942); Gloeosporium fragariae ArnaudGnomonia agrimoniae Bref. & Tavel; Gnomonia fragariae Kleb., (1918); Gnomonia fragariae f.sp. fructicola G. Arnaud, (1931); Gnomonia fragariae var. fructicola (G. Arnaud) Fallahyan, (1951); Gnomonia fructicola (G. Arnaud) Fall, (1951); Gnomonia guttulata (Starbäck) Kirschst., (1935) Gnomonia herbicola A.L. Sm., (1910); Gnomonia occulta Kirschst., 1906; Gnomonia pusilla Sacc. & Flageolet, (1905); Gnomoniella comari (P. Karst.) Sacc., 1882; Gnomoniella guttulata Starbäck, (1889); Phyllosticta grandimaculans Bubák & K. Krieg., (1912)
Si manifesta in presenza di situazioni climatiche molto simili a quanto già riportato per la vaiolatura. Il sintomo, abbastanza caratteristico, è dato dalla comparsa di macchie rotondeggianti o angolari orientate nel senso delle nervature, che possono interessare gran parte del lembo fogliare (figura 29). Anche questa malattia non è particolarmente pericolosa, manifestandosi quasi esclusivamente su varietà sensibili e in stagioni particolarmente umide e piovose. Può tranquillamente essere controllata curando l’arieggiamento o facendo una prevenzione con prodotti rameici.

Figura 29 - Maculatura zonata causata da Gnomonia comari, teleomorfo, Zythia fragariae, anamorfo. Macchie necrotiche decorrenti nel senso delle nervature fogliari, interessanti la pagina inferiore e superiore della foglia dovute alla comparsa della maculatura zonata (in alto a sinistra). Lesioni brune, circolari ed irregolari che si osservano alla base del peduncolo dei frutti di fragola (in alto a destra). Picnidi erompenti da lesioni del fusto, ad un ingrandimento di circa 50x (sotto a sinistra), e del peduncolo, ingrandimento circa 20x (sotto al centro). Conidi fuoriusciti dai picnidi, con due punti rifrangenti (sotto a destra). Tali conidi (5-6 x 2 µm) sono ialini, arrotondati alle estremità e prendono origine da conidiofori corti e ramificati.


Muffa grigia o Botrite: l'agente causale è la Botritis cinerea Pers., 1822, anamorfo, Botryotinia fuckeliana (de Bary) Whetzel, 1945, teleomorfo. La tassonomia di questo fungo è la seguente: Dominio Eukaryota Chatton, 1925; Regno: Fungi .L. Jahn & F.F. Jahn, 1949 ex R.T. Moore, 1980; Divisione: Ascomycota Bold, 1957 ex T. Cavalier-Smith, 1998; Sottodivisione: Pezizomycotina O.E. Eriksson & K. Winka, 1997; Classe: Leotiomycetes O.E. Eriksson & K. Winka, 1997; Ordine: Helotiales Nannf., 1932; Famiglia: Sclerotiniaceae Whetzel ex Whetzel, 1945; Genere: Botrytis P. Micheli ex Pers., 1794.
Malattia particolarmente grave negli impianti sotto tunnellino, in caso di decorsi primaverili particolarmente umidi e piovosi ma può provocare ingenti danni anche alle produzioni in coltura protetta. La malattia si evidenzia particolarmente quando colpisce i frutti, causando macchie brunastre e traslucide (figura 30) che si ricoprono della tipica muffa di colore grigio. Il fungo però si sviluppa anche a carico di altri organi della pianta quali peduncoli fogliari, sepali, fiori, foglie, causando danni a volte anche più gravi di quelli sui frutti. Gli impianti particolarmente fitti, le concimazioni azotate eccessive, l’utilizzo di varietà vigorose, la scarsa pulizia del fragoleto, i ristagni di umidità dovuti allo scarso ricambio dell’aria favoriscono lo sviluppo della malattia e rendono più complessa e dispendiosa la difesa fitosanitaria.

Figura 30 - Muffa grigia su frutti di fragola.


Nelle coltivazioni sotto tunnel e serra-tunnel è necessario curare l'arieggiamento, pratica che riduce in ogni caso la necessità o la frequenza degli interventi, che si rendono in genere indispensabili sulle colture anticipate e quando il decorso invernale e primaverile sia particolarmente umido e piovoso. Per quanto riguarda il tunnellino, oltre alla cura dell'arieggiamento, risulta spesso necessario, specie in primavere piovose, eseguire dei trattamenti preventivi con i prodotti registrati, rispettando i tempi di carenza. Quindi, per la lotta si ricorre all'uso di antibotritici, ma si può anche effettuare la lotta agli agenti che causano ammaccature, spaccature o ferite ai frutti. Il patogeno si adatta con grande facilità ai fungicidi e, pertanto, la lotta microbiologica diventa molto meno dispendiosa e più efficace. A tal proposito si può ricordare che Clonostachys rosea f.sp. rosea (Link) Schroers, (1999) è un fungo parassita di Botrytis cinerea. Tale fungo parassita è in grado di sopprimere la produzione di spore del patogenoe con le sue ife avvolge quelle del patogeno, penetrando e crescendo all'interno dei conidi e delle ife di Botritis cinerea. Clonostachys rosea f.sp. rosea appartiene agli Ascomycota, Sordariomycetes, Hypocreomycetidae, Hypocreales, Bionectriaceae (figura 31).

Figura 31 - Clonostachys rosea f.sp. rosea, un fungo della Patagonia cilena, può rappresentare una grande risorsa per l’ambiente. Esso è un fungo endofita che può brillantemente controllare lo sviluppo e la diffusione della muffa grigia della fragola.



Botritis cinerea si caratterizza per l'elevato numero di conidi ialini (spore asessuali) ubicate sui "conidiofori", strutture ramificate simili ad un "albero" (figura 32).

Figura 32 - Fruttificazione agamica del fungo agente causale della muffa grigia dei frutti di fragola, rappresentata dal caratteristico conidioforo tipico di Botrytis cinerea.


Il fungo, inoltre, produce, nelle colture più vecchie, degli sclerozi molto resistenti che adopera come strutture di difesa; lo stesso trascorre l'inverno come sclerozio oppure come micelio vero e proprio; in ambedue i casi in primavera germina e produce i conidiofori.
I conidi vengono dispersi dal vento e dall'acqua piovana e provocano nuove infezioni.
In questa specie è stata osservata una notevole variabilità genetica in termini di poliploidia. Inoltre, la fase gamica (Botryotinia fuckeliana) è stata osservata in casi molto rari.

Oidio o mal bianco: l'agente causale è Podosphaera macularis (Wallr.) U. Braun & S. Takam., (2000). L'inquadramento tassonomico del fungo è il seguente: Dominio: Eukaryota Chatton, 1925; ; Opisthokonta Cavalier-Smith, 1987; Holomycota; Regno: Fungi T.L. Jahn & F.F. Jahn, 1949 ex R.T. Moore, 1980; Sottoregno: Dikarya D.S. Hibbett et al., in D.S. Hibbett et al., 2007; Phylum: Ascomycota H.C. Bold, 1957 ex T. Cavalier-Smith, 1998; Subphylum: Pezizomycotina O.E. Eriksson & K. Winka, 1997; Classe: Leotiomycetes O.E. Eriksson & K. Winka, 1997; Ordine: Erysiphales H. Gwynne-Vaughan, 1922; Famiglia: Erysiphaceae Tul. & C. Tul., 1861; Genus: Podosphaera Kunze.
È una malattia fungina che, a partire da poche sorgenti d’inoculo, si propaga rapidamente nella coltura grazie alla moltitudine di spore prodotte dal patogeno. I danni possono essere notevoli, in quanto la colorazione del frutto colpito può risultare alterata e la sua conservabilità ridotta con ingenti perdite economiche. Questa malattia è tipica dei paesi mediterranei e dei climi temperati asciutti, dove il fungo è favorito nella sua germinazione dall’assenza di acqua. La coltivazione della fragola sotto tunnel permette di proteggere in modo efficace i frutti dalla muffa grigia e da numerose altre malattie ma favorisce nel contempo l’insorgenza dell’oidio, poichè si va ad eliminare l’effetto inibente della pioggia. La lotta all’oidio è quindi diventata l’aspetto più importante da studiare nella difesa fitosanitaria della fragola sotto tunnel, comportando un grosso impegno per l’agricoltore. L’oidio della fragola è causato da Podosphaera aphanis (precedentemente noto come Sphaerotheca macularis f. sp. fragariae), un fungo ectoparassita obbligato e specializzato, che quindi necessita della pianta di fragola per sopravvivere. L’oidio della fragola, al pari di altri oidi, deve svernare come micelio nei tessuti verdi della pianta (rimando quiescente in particolare nelle gemme o nelle foglie che permangono vive in inverno), oppure mediante i cleistoteci. I cleistoteci sono i corpi fruttiferi derivanti dalla riproduzione sessuata, hanno forma tonda di colore biancastro all’inizio e poi bruno scuro, quasi nero a maturazione completata (figura 33).

Figura 33 - Cleistotecio di Podosphaera macularis dai quali sono in fuoriuscita gli aschi con le ascospore. I cleistoteci sono provvisti di fulcri (appendici filiformi che si dipartono dalla superficie esterna del corpo fruttifero) che, in questo caso, sono tipici del genere Podoshaera.

Le ascospore contenute nei cleistoteci germinano, al pari dei conidi (spore asessuate che si producono durante l’estate), producendo un tubetto di micelio. Esso si allunga fin a formare uno stiletto di penetrazione che, una volta superata la parete delle cellule della foglia, forma una struttura (austorio) di forma allargata e specializzata ad assorbire acqua, sali minerali e sostanze nutritive dalla cellula, senza però causarne direttamente la morte. Il fungo produce sulla superficie un micelio denso (muffa bianca polverulenta) che a sua volta produce nuovi austori. Il patogeno può colpire foglie, piccioli, stoloni, fiori e frutti. Sulle foglie le infezioni precoci sono caratterizzate da piccole aree bianche, dall’aspetto polveroso, che si accrescono in genere sulla pagina inferiore. In seguito, se la pianta non è trattata con fungicidi, le macchie si allargano e compaiono anche sulla pagina superiore, fino a ricoprire l’intera lamina fogliare di una polvere biancastra (figura 34).

Figura 34 - Macchie iniziali di oidio sulla pagina superiore della foglia.


La malattia costituisce uno dei principali problemi fitosanitari in coltura protetta, specialmente in condizioni di scarso arieggiamento. Colpisce tutti gli organi epigei della pianta, che possono presentare la tipica muffa biancastra. Poi le foglie colpite presentano i margini fogliari tipicamente incurvati verso l’alto e, in caso di particolare pressione della malattia o di varietà poco sensibili, mostrano delle aree arrossate che possono necrotizzare, interessando gran parte della foglia (figura 35).

Figura 35 - Sintomi avanzati di oidio sulle foglie.

Il fungo può determinare l’aborto o la malformazione dei fiori, mentre sui frutti produce un micelio rado e diffuso. I semi tendono a sporgere in modo anomalo ed il frutto colpito risulta più molle, di colore meno intenso, si conserva meno del frutto sano e tende a marcire. Forti attacchi all’apparato fogliare possono portare a necrosi e defoliazione. Le perdite di produzione sono perciò dovute alle infezioni ai fiori ed ai frutti (figura 36).

Figura 36 - Micelio bianco di oidio diffuso sui frutti (a sinistra). Frutti più molli, di colore meno intenso, dai quali i semi tendono a sporgere in modo anomalo (a destra).


È necessario prevenire lo sviluppo dell’oidio anziché attendere le prime infezioni. Dal momento in cui si effettua la copertura con il tunnel è necessario prestare maggiore attenzione alla malattia. I periodi a maggior rischio sono quelli estivi, quando l’umidità relativa è elevata. Le piante vanno protette con i fungicidi, prestando maggior attenzione quando sono nelle prime fasi di sviluppo. La fase precedente la fioritura, quando si ha una forte produzione di nuove foglie, è la più delicata per la difesa antioidica. Uno squilibro di azoto rispetto a fosforo e potassio può indurre una maggior sensibilità nelle piante all’oidio, in quanto favorisce il lussureggiamento fogliare e ritarda la maturazione dei tessuti. È bene evitare infezioni agli stoloni od eliminarli, perché sono più sensibili alla malattia e fungono da “serbatoio” d’inoculo. È consigliabile inoltre rimuovere le piante a fine ciclo o trattarle anche dopo la raccolta per evitare la presenza d’inoculo che possa continuare a diffondersi. Poiché i cleistoteci sembrano essere una delle sorgenti più importanti per l’inoculo primaverile, è necessario verificare la loro presenza sulle piantine prima dello svernamento, mantenendo alta, in loro presenza, l’attenzione nelle prime fasi colturali.
Per ottimizzare l’impiego dei fungicidi, è importante applicarli nel momento in cui possono esplicare la massima efficacia nei confronti del patogeno. Lo sviluppo e la virulenza dell’oidio dipendono, oltre che dalla presenza d’inoculo, dalla sensibilità varietale e dalle condizioni ambientali. Precedenti studi dimostrano che la temperatura e l’umidità sono i fattori chiave nel determinare lo sviluppo della malattia. Stimare quando il patogeno è attivo nella coltura permetterà di ridurre l’impiego dei fitofarmaci. La ricerca condotta al centro SafeCrop ha permesso di individuare un modello di sviluppo di questa malattia, in funzione delle condizioni ambientali. Questo modello è stato testato e validato negli ultimi due anni fornendo risultati interessanti. Ulteriori studi ed analisi consentiranno di migliorare tale modello e farlo divenire uno strumento utile per la pianificazione dei trattamenti sulla fragola per l’agricoltore. Parallelamente si sta sviluppando la versione computerizzata del modello. L’utente, inserendo alcuni dati essenziali (lo stadio fenologico, la diffusione della malattia in campo, ecc.) richiesti dal programma, ottiene un indice di rischio di diffusione della malattia. Il programma consente così di ottimizzare l’uso dei prodotti fitosanitari nella lotta all’oidio, indicando i prodotti e il momento d’applicazione.
Considerando le prospettive di sviluppo di nuove strategie di difesa, è importante capire se sono sostenibili. L’attenzione del ricercatore è spesso rivolta alla valutazione della loro efficacia nella protezione contro le malattie e nello studio del meccanismo d’azione degli agenti coinvolti. Un aspetto cruciale, che tuttavia viene spesso trascurato nella fase di ricerca di nuove strategie, è la valutazione della sostenibilità della loro potenziale introduzione in un sistema di protezione integrata e i possibili vincoli socio-economici legati alla fase di applicazione nell’ambiente agrario.
La sostenibilità si compone di tre dimensioni: economica, ambientale e sociale.
  • La dimensione economica riguarda l’idoneità a salvaguardare una capacità produttiva in grado di soddisfare i bisogni correnti e futuri, attraverso l’uso efficiente delle risorse naturali.
  • La dimensione ambientale concerne l’abilità di mantenere le risorse naturali in quantità sufficiente, riducendo i possibili danni e favorendo al contempo gli effetti benefici prodotti dall’attività agricola sull’ambiente circostante
  • La dimensione sociale si riferisce all’attitudine a mantenere un’equità sociale, alla capacità di supportare adeguatamente i produttori da parte delle comunità sociali delle istituzioni e alla capacità di ridurre il rischio per la salute umana dei consumatori, agricoltori e residenti nelle aree agricole.
Per avere un’agricoltura ecocompatibile è necessario individuare ed utilizzare tecniche a minor impatto ambientale che siano in grado di garantire il mantenimento nel tempo della capacità produttiva di un agro-ecosistema nonostante lo sfruttamento al quale viene sottoposto e allo stesso tempo siano compatibili con gli obiettivi di efficienza economica e gestionale dell’azienda.
Per misurare la sostenibilità economica di una strategia di difesa bisogna stimare i risultati finali, valutando costi e benefici ottenuti con l’uso della strategia che si vuole analizzare con quelli che si sarebbero potuti ottenere con un altro metodo di difesa, riconducendoli nella stessa struttura di valutazione. Tale stima è il primo passo ed anche il più importante perché i benefici economici, ecologici e sociali derivanti dalla strategia di difesa, possono essere dimostrati e pubblicizzati e i dati ottenuti possono giustificare l’investimento economico fatto dall’agricoltore e portare a nuovi finanziamenti che possano così supportare nuovi progetti e ricerche.
Concludendo, in pratica, la lotta, nei periodi favorevoli, deve essere preventiva. Si possono utilizzare i principi attivi registrate sulla coltura, ad attività citotropica o sistemica, da accompagnare anche con interventi a base di zolfo bagnabile, nelle formulazioni più micronizzate, come prodotto di contatto.

Antracnosi: l'agente causale è il Colletotrichum acutatum un fungo il cui inquadramento tassonomico è il seguente: Dominio: Eukaryota (Chatton, 1925) Whittaker & Margulis, 1978; Regno: Fungi (L., 1753) R.T. Moore, 1980; Sottoregno: Dikarya D.S. Hibbett et al., in D.S. Hibbett et al., 2007; Divisione: Ascomycota (Berk. 1857) Cavalier-Smith 1998; Sottodivisione: Pezizomycotina O.E. Erikss. & Winka (1997); Classe: Sordariomycetes; Ordine: Glomerellales Chadef. ex Réblová, W. Gams & Seifert (2011); Famiglia: Glomerellaceae Locq. (1984); Genere: Colletotrichum Corda (1831); Specie: Colletotrichum acutatum J.H. Simmonds (1968). Il teleomorfo di Colletotrichum acutatum è Glomerella acutata Guerber & J.C. Correll, (2001). I sintomi appaiono sulle foglie, sugli stoloni, sui piccioli fogliari, sui frutti e sulle radici (Figura 37).

Figura 37 - Colletotrichum acutatum induce sintomi sulle foglie (in alto a sinistra) producendo delle macchie bruno-rossastre, simili a bruciature, sul margine superiore del lembo (sopra), o lungo i margini laterali (sotto); su queste lesioni necrotiche, in condizioni di elevata umidità, possono formarsi masse di spore di colore salmone, il cui esame microscopico consente l'identificazione del fungo Colletotrichum acutatum, differenziandolo da altri agenti patogeni. I sintomi sugli stoloni (in alto, al centro) e sui piccioli (in alto a destra, sopra e sotto) sono rappresentati da tacche scure brune fino a nere, con il margine marcato nettamente, circondate da tessuti sani, che possono provocare la morte delle foglie. I frutti sono suscettibili di infezione a tutti gli stadi di sviluppo (al centro): sui frutti immaturi, lateralmente o all'estremità, si osservano tacche brune, secche e dure che causano il disseccamento o la mummificazione dell'organo attaccato; sui frutti maturi le tacche sono tonde, nerastre, infossate, marcate, ricoperte da masse di spore di colore salmone. Le foto in basso mostrano la sezione lingitudinale della corona delle piante che risulta essere rossastra o brunastra, fino al color cannella, con diversi gradi di intensità (le prime due foto in basso da sinistra), le radici che mostrano necrosi da brune fino a nere, con margine netto e con intorno tessuti apparentemente sani (la terza foto) dai quali, in camera umida, possono sviluppare i conidi del fungo (sotto), in masse di colore rosa, violetto o arancione. Tali conidi sono diritti, cilindrici, fusiformi, con una parte finale appuntita o attenuata di 8,5-16,5 x 2,4-4 μm, sono prodotti in acervuli e portati su conidiofori ialini, settati, diritti, raramente ramificati. Le cellule conidiogene sono fialidiche, ialine, diritte e cilindriche.


Parassiti animali
Insetti
Punteruolo della radice: ci sono diverse specie di punteruoli radice che si nutrono di fragole. I più comuni sono il punteruolo della radice (Otiorhynchus ovatus Linnaeus, 1758), in figura 38, a, ed il punteruolo nero della (Otiorhynchus sulcatus Fabricius, 1775), in figura 38, b. Sono Coleoptera, Curculionidae. Le larve si trovano nel terreno attorno alla pianta o inserite nella corona (figura 38, d). Sono color crema o bianco-rosato, senza arti, con il corpo incurvato a C ed il capo bruno (figura 38, f). Le dimensioni delle larve sono variabili a seconda della specie, per poi diventare pupe nel terreno (figura 38, g). Gli adulti sono neri o marrone con le caratteristiche tipiche dei curculionidi. Si nutrono di foglie e causano caratteristiche tacche a forma di C sul bordo della foglia (figura 38, e). I punteruoli della radice svernano come larve nel terreno. Le larve si nutrono su radici delle piante in primavera, dove possono arrecare danni anche gravi soprattutto alle giovani piante (figura 38, h).

Punteruolo della fragola (Anthonomus signatus Say, 1831): si tratta di un Coleoptera Curculionidae i cui adulti sono lunghi 2-3 mm, di colore bruno-rossastro, con il capo tipico dei curculionidi (figura 38, c) che vive sui fiori (figura 38, i). Le larve e le uova si sviluppano all'interno di germogli e si vedono raramente. Il danno è causato dall’alimentazione degli adulti e dalla deposizione delle uova. Inizialmente gli adulti si nutrono di polline e di gemme, lasciando fori tondi su queste ultime. Quando le uova sono deposte, le femmine tagliano il gambo sotto il bocciolo, che secca (figura 38, l e figura 38, m).
Gli adulti diventano attivi in primavera, soprattutto dopo alcune notti calde. I danni si verificano fin quando tutti i boccioli fiorali sono aperti.
Gli attacchi si verificano all'abbassarsi della temperatura (generalmente nel mese di novembre), con una possibile ricomparsa dell'infestazione alla ripresa vegetativa dellepiante frigoconservate.
Gli attacchi da parte di piccole larve delle dimensioni di pochi millimetri, comportano, a volte, una grossa debilitazione dell’apparato fogliare e del germoglio centrale che appare ricoperto di minuscoli forellini rotondeggianti. Il danno interessa tutta la fogliolina che viene colpita quando ancora non è distesa. Nella parte centrale della pianta è possibile localizzare le larvette di colore verde, mentre l’adulto siprotegge sotto la pacciamatura e risulta più difficile da individuare. E' necessario un costante controllo della coltura, con effettuazione di interventi chimici solo nel caso che gli attacchi, in genere localizzati su piante isolate, colpiscano una percentuale preoccupante di piantine. Le infestazioni più tardive, che interessano piante ormai formate e vigorose,sono in genere meno preoccupanti e, quando necessario, possono essere risolte, specialmente nelle colture sotto serra tunnel, con trattamenti localizzati.

Afidi: diverse specie di afidi interessano la fragola (Figura 38 m, n, o, p), come Chaetosiphon fragaefolii, Aphis gossypii , Macrosiphum euphorbiae e Myzus persicae. Essi appartengono alla Classe degli Insetti, Ordine Rincoti, Sottordine Omotteri, Famiglia Afididi. Questi afidi della fragola sono di colore verdastro­ rosato con dimensioni di 1-2 mm; essi vivono in colonie su tutti gli organi dell'apparato aereo provocando sia danni diretti, con le punture trofiche, che danni indiretti per la notevole produzione di melata. Inoltre sono dei vettori di virus, trasmettendo le virosi della fragola.
Questi Afidi svernano, generalmente, allo stadio adulto, in vari ricoveri, tra le piante ospiti o ai margini dei coltivi su piante spontanee. In primavera riprendono l'attività in tempi diversi a seconda che la colonizzazione avvenga in coltivazione protetta o in pieno campo. Durante l'anno svolgono diverse generazioni, quasi tutte partenogenetiche. La melata può essere attraente per le formiche.
La lotta contro gli afidi della fragola applica diverse tecniche a seconda dell'ambiente di coltivazione: in serra ed in ambiente protetto si può attuare la lotta biologica; in campo si effettua la lotta chimica.
La lotta biologica in serra si attua con lanci inondativi del Neurottero Crisopide Chrysoperla carnea. Questo insetto viene allevato in molte biofabbriche europee; in Italia viene allevato e commercializzato da "Biolab" di Cesena.
La tecnica di lotta prevede il lancio degli stadi larvali che sono attivi e voraci predatori di afidi; la larva di Chrysoperla camea è provvista di un robusto apparato boccale, succhiatore perforante chiamato "forcipe", con il quale succhia l'interno degli Afidi. Il lancio viene eseguito, dopo aver valutato la presenza dei fitofagi, immettendo 18-20 larve per m2 ripetendolo, eventualmente, in relazione all'infestazione. Attualmente si stanno sperimentando, sempre per la lotta biologica in serra, anche altri insetti, tra cui ricordiamo:
Aphidoletes aphidimyza dittero cecidomide le cui larve sono voraci predatrici di afidi;
Aphidius matricariae e Ephedrus persicae che sono imenotteri afididi parassitoidi.
In pieno campo la lotta biologica ancora non è attuabile in modo generalizzato, pertanto occorre considerare la possibilità di interventi chimici guidati, in caso di effettiva necessità (soglia di 10-15% foglie infestate in prefioritura, e di 20-30% di foglie infestate dalla fioritura in poi).

Cicaline (Empoasca fabae Harris, 1841) sono insetti di piccole dimensioni (2-3 mm), di colore verde, marrone o giallo, localizzati sulla pagina inferiore delle foglie poste in ombra (figura 38, r). Le ninfe sono lunghe e strette, di colore verde chiaro e procedono obliquamente lungo la foglia quando sono disturbate (figura 38, s).
Sono insetti pungenti e succhiatori, che si nutrono della linfa delle piante. Le punture provocano la formazione di pustole circolari giallastre, imbrunimenti delle foglie, disseccamenti e a volte anche accartocciamenti delle foglioline (figura 38, t). Veicolano anche molti virus e fitoplasmi.
Producono tre o quattro generazioni all'anno. I danni maggiori si hanno tra giugno a settembre, nei mesi più caldi e asciutti.
Circa i rimedi, bisogna agire appena si notano i primi esemplari sulle piante ed è bene intervenire trattando con insetticida da diluire in acqua a base di piretro naturale, da somministrare ogni 7-10 giorni fino a scomparsa dell’infestazione.

Figura 38 - Adulti di Otiorhynchus ovatus (a), Otiorhynchus sulcatus (b) e Anthonomus signatus (c), con danno sulla corona (d) e sulle foglie (e); larve (f) e pupe (g) nel terreno. Danni in pieno campo causati dai punteruoli (h).
Danni sui fiori causati dal punteruolo della fragola con la presenza di adulti (i); danni sulle gemme causati dal punteruolo della fragola (l) e pregressi danni sempre causati dal punteruolo della fragola, consistenti nel disseccamento delle gemme (m).
Attacco di afidi su fragola (n); esuvie larvali e di adulti (o); fumaggine nera lasciata dagli afidi (p); afidi parasitizzati (q).
Adulti (r) e ninfe (s) di cicaline. Arricciamento fogliare e ingiallimento causato dale punture di alimentazione (t).


Lygus lineolaris (Palisot de Beauvois, 1818). L'inquadramento tassonomico è il seguente: Regno Animalia C. Linnaeus, 1758; Epitheliozoa Ax, 1996 Eumetazoa Bütschli, 1910; Bilateria Hatschek, 1888; Eubilateria Ax, 1987; Protostomia Grobben, 1908; Ecdysozoa A.M.A. Aguinaldo et al., 1997; Superphylum Panarthropoda; Mandibulata; Crustaceomorpha Chernyshev, 1960; Subphylum Pancrustacea Zrzavŭ et al., 1997; Altocrustacea; Miracrustacea; Superclasse Hexapoda Latreille, 1825; Subclasse Dicondylia; Infraclasse Pterygota; Metapterygota; Neoptera; Eumetabola; Paraneoptera; Superordine Condylognatha; Ordine Hemiptera C. Linnaeus, 1758; Heteropterida; Subordine Heteroptera; Infraordine Cimicomorpha; Superfamiglia Miroidea; Famiglia Miridae Hahn, 1831; Genere Lygus Hahn, 1833; Specie Lygus lineolaris (Palisot, 1818).
Le ninfe sono di piccole dimensioni che vanno da 1 a 5 mm di lunghezza, a seconda dello stadio ninfale (figura 39, a, le prime quattro a sinistra). Essi sono di colore verde e si scuriscono man mano che maturano. In genere il terzo stadio ha cinque punti dorsali neri e sta iniziando a sviluppare pastiglie alari (figura 39, a, la quarta da sinistra).
L’adulto è di forma ovale lungo 4-6 mm, verde a marrone le marcature triangolari al centro del dorso (figura 39 a, ultima a destra). Vola rapidamente quando disturbati.
Il miride, con il suo apparato boccale trafigge e succhia i succhi vegetali. Si nutre dei fiori e dei frutti di fragola, sui quali provoca una deformità descritta come "catfacing", cioè Una grave distorsione dei frutti da renderli incommerciabili, o “button berry”, per cui i frutti diventano nodosi, con semi raggruppati nella zona apicale, diventando invendibili (Figura 39, b).
Lygus lineolaris presenta una sostanziale uniformità morfologica, con alcuni caratteri che si ripetono in modo costante in tutta la famiglia. Il corpo ha un esoscheletro delicato, la forma è oblunga o ellittica, di dimensioni da medio piccole a medie. La pigmentazione è spesso uniforme, con tonalità fra il verde ed il giallastro.
Il capo è privo di ocelli e porta due occhi composti relativamente grandi e vistosamente sporgenti. Le antenne sono molto più lunghe del capo, composte da 5 articoli, di cui i due prossimali molto brevi e poco mobili, gli altri piuttosto lunghi e mobili. L'apparato boccale ha un rostro composto da 4 segmenti. L'inserzione delle appendici boccali è nettamente separata dal torace da una subregione ventrale del capo, sclerificata, detta gola. Il torace mostra un pronoto pronunciato, di forma trapezia, e uno scutello in genere non troppo sviluppato. Come nella generalità dei Cimicomorfi, i Miridi sono provvisti della ghiandola odorifera metatoracica, il cui dotto efferente è variamente posizionato.
Le ali sono in genere ben sviluppate, ma sono frequenti anche le forme meiottere, dall'atterismo al brachitterismo. La morfologia alare è piuttosto uniforme: le emielitre hanno la parte sclerificata suddivisa in due aree: quella adiacente al margine posteriore è detta clavo, quella adiacente al margine costale, più larga, è detta corio. Una sutura trasversale distingue, nella porzione sclerificata, una terza area distale di forma triangolare, detta cuneo. La presenza del clavo e del corio è una caratteristica comune a tutti gli Eterotteri, mentre l'evidenziazione del cuneo è un carattere tipico dei Miroidei (famiglie dei Miridi e dei Microfisidi) presente solo in poche altre famiglie di Cimicomorfi (es. Antocoridi e Nabidi). La parte distale membranosa mostra una nervatura che con il suo decorso semicircolare e l'eventuale ramificazione, circoscrive una o, più frequentemente, due cellule.
Le zampe sono esili e più o meno allungate, quelle posteriori talvolta di tipo saltatorio, con i femori ingrossati. I trocanteri sono apparentemente divisi in due segmenti. I tarsi sono composti da tre articoli; pretarso terminante con due unghie simmetriche e in genere privo di pulvilli. Una peculiarità morfologica dei Miridi, unica nell'ambito degli Eterotteri, è la presenza, sui femori delle zampe mesotoraciche e metatoraciche, di particolari setole, dette tricobotri. La struttura e la distribuzione dei tricobotri sono elementi morfologici importanti per la determinazione sistematica all'ambito della famiglia. Altro elemento utile per la determinazione è la morfologia del pretarso.>br> I danni arrecati vanno messi in relazione con gli organi attaccati. Molti miridi attaccano infatti organi in attiva crescita, come tessuti meristematici, giovani foglie, fiori, frutticini e semi. A seguito degli attacchi più o meno intensi, si verificano danni piuttosto gravi e con una sintomatologia generica, come l'intristimento o il disseccamento delle parti attaccate, l'aborto dei fiori, la comparsa di decolorazioni e necrosi più o meno diffuse sulle foglie e sui frutti.
La natura dei danni risiede in due differenti meccanismi: da un lato la sottrazione diretta della linfa e dei succhi cellulari, da un altro l'alterazione dei tessuti in corrispondenza delle punture, causata dall'immissione della saliva. Quest'ultimo aspetto si manifesta in particolare sui frutti in accrescimento, in quanto in corrispondenza delle punture si formano delle depressioni, a causa dell'arresto della crescita, e delle suberificazioni a causa della lignificazione.
Fra i fattori di danno va citata anche la possibile trasmissione di virosi e tra, i miridi, Lygus lineolaris induce la più elevata frequenza di trasmissione virale. Questo comportamento, più frequente fra i Rincoti Omotteri (es. Afidi e Cicaline), è stato riscontrato ad esempio in specie di Lygus, che si sono rivelati possibili vettori, ad esempio, del virus del mosaico della patata.

Larve bianche di Phyllophaga spp. Harris, 1827, un coleottero Scarabaeidae Melolonthinae
Le dimensioni dell’adulto vanno da 12 a 35 mm, si presenta di colore nerastro o rossastro-bruno, senza prominenze e spesso con il ventre piuttosto peloso (figura 39, c). Le femmine depongono 60-75 uova sotto terra in pallottoline terrose, per un periodo di circa due settimane a metà estate.
Le uova sono dapprima di forma ellittica di 1,5 mm, per diventare di forma più sferica. Da queste fuoriesce la larva che inizialmente si sviluppa all'interno. Le uova si schiudono in larve bianche, circa 18 giorni dopo la deposizione. La larva appena schiusa è di 8 mm e sviluppa e si accresce per una lunghezza di circa 40 mm, nutrendosi di radici delle piante, ha colore bianco, con il capo bruno-nero, presenta diversi spiracoli lungo ambedue i lati del corpo e mostra una forma a C (figura 39, d). Le larve mutano due volte prima dell'inverno.
Il terzo stadio larvale dura circa nove mesi, dopo diventano pupe. Queste si portano in cellette di terra di alcuni centimetri sottoterra, per circa 18 giorni. La pupa, di colore marrone dà luogo all’adulto.
Phyllophaga sverna come larva. Le larve possono diventare attivi nelle giornate invernali e caldi. Aumentano la loro attività in primavera. Di notte, le larve vivono sul terreno strisciando sul dorso. Gli adulti appaiono in tarda primavera fino all’arrivo dell’estate. Molti individui in giugno muore dopo essere stato esposti alla luce per troppo tempo. Essi possono essere trovati morti la mattina in prossimità delle abitazioni.
Questo coleottero può causare gravi danni che si manifestano sulle piante di fragola con stentata crescita e deperimento (figura 39, e), tanto da essere spesso confusi con quelli del punteruolo delle radici, della verticilliosi e del marciume nero radicale.
Le larve restano nel terreno per tre stagioni e si nutrono di radici delle piante nel corso di ogni stagione di crescita. Le colture di fragola più giovani del primo anno sono più suscettibili ai danni del coleottero.
Pertanto, dove le piante mostrano scarso vigore o sono appassiti, bisogna sempre controllare le radici individuare le cause dei danni ed il terreno intorno alle piante per individuare la presenza delle larve di Phyllophaga.

Figure 39 - Differenti stadi ninfali di Lygus lineolaris (a, le prime quattro da sinistra); il terzo stadio ninfale ha cinque punti dorsali neri e sta iniziando a sviluppare le emielitre con alcuni rilievi (a, la quarta da sinistra). Lygus lineolaris Si nutre dei fiori e dei frutti di fragola, sui quali provoca una deformità descritta come "catfacing" o “button berry” (b).
Adulto di Phyllophaga spp (c); larva tipicamente a forma di C (d). Danni causati da Phyllophaga spp ad un nuovo impianto di fragola del primo anno (e).


Nottue: sono principalmente rappresentate da Spodoptera littoralis Boisduval, 1833. L'inquadramento tassonomico è il seguente: Regno: Animalia; Phylum: Arthropoda; Classe Insecta C. Linnaeus, 1758; Subclasse Dicondylia; Infraclasse Pterygota; Metapterygota; Neoptera; Eumetabola; Holometabola; Superordine Panorpida; Amphiesmenoptera; Ordine Lepidoptera C. Linnaeus, 1758; Subordine Glossata/i> Fabricius, 1775; Coelolepida Nielsen & Kristensen, 1996; Myoglossata Kristensen & Nielsen, 1981; Neolepidoptera Packard, 1895; Infraordine Heteroneura Tillyard, 1918; Eulepidoptera Kiriakoff, 1948; Ditrysia Börner, 1925; Apoditrysia Minet, 1983; Obtectomera Minet, 1986; Macroheterocera Chapman, 1893; Superfamiglia Noctuoidea Latreille, 1809; Famiglia Noctuidae Latreille, 1809; Subfamiglia Noctuinaeᵀ Latreille, 1809; Tribù Prodeniini Forbes, 1954; Genere Spodoptera Guenée, 1852.
Gli attacchi dei lepidotteri nottuidi provocano danni, a volte molto ingenti, defogliando le piante nel periodo autunnale. La Spodoptera litoralis è una nottua molto polifaga e diffusa in particolare modo nelle regioni mediterranee, sia italiane che nord-africane. Nelle nostre regioni settentrionali si è diffusa, negli ultimi anni, nelle coltivazioni protette, portandosi in pieno campo verso la tarda primavera ed in estate. Gli adulti (30-38 mm di apertura alare) sono farfalle con ali anteriori bruno-grigiastre; la livrea è completata da disegni brunastri e biancastri posti trasversalmente, più intensi al margine distale. Le ali posteriori sono biancastre (figura 40, a). Le femmine depongono le uova che sono bianco-giallo e sono disposte in ovature sulla pagina inferiori delle foglie giovani. Le ovature sono coperte da squame del ventre della femmina (figura 40, b). Le larve, come molte altre nottue, possono assumere colorazioni diverse che vanno dal grigiastro al verde-giallastro. Inoltre presentano striature longitudinali, giallastre o verdastre, e punteggiature nere e gialle ai lati del corpo; le punteggiature nere sono particolarmente evidenti sia verso la regione ventrale che verso quella dorsale, dove assumono l'aspetto di vere macchie (figura 40, c). L'insetto s'incrisalida sotto la superficie del suolo; le crisalidi misurano 1,3 cm circa e si formano in un bozzolo di argilla. All'inizio sono verdi con un addome rossastro, ma abbastanza rapidamente virano verso un colore bruno-rossastro scuro (figura 40, d). Il danno è provocato dalle larve e si manifesta sulle foglie, sui fiori e sui frutti. Sulle foglie si hanno le erosioni più marcate (figura 40, e); tuttavia anche sui frutti le erosioni, superficiali, sono causa di perdita del prodotto.
La Spodoptera litoralis sverna allo stadio di crisalide, nel terreno. Gli adulti, nei loro ambienti, sfarfallano all'inizio della primavera, marzo-aprile, e si accoppiano. Successivamente ovidepongono sulla vegetazione, originando una serie di generazioni il cui numero è molto vario e dipende dagli ambienti e dai fenomeni di migrazione, caratteristici anche di questa nottua.
La lotta contro la Spodoptera litoralis consiste in trattamenti che si eseguono al primo manifestarsi delle popolazioni di adulti, alla presenza delle ovature o delle piccole larve. Più è tempestivo l'intervento, cioè quanto più si tratta all'inizio della schiusa delle uova, tanto migliori saranno i risultati. È possibile, inoltre, attivare interventi di lotta biologica utilizzando il Bacillus thuringiensis ssp. kurstaki. Il monitoraggio degli adulti si esegue con trappole ad imbuto installate a fine inverno-inizio primavera.
È necessario monitorare la coltura e intervenire, quando necessario, alla comparsa dei primi stadi larvali, con prodotti specifici.

Figura 40 - Spodoptera littoralis: adulti di 30-38 cm di apertura alare (a), ovatura (b), larva (c) e crisalidi (d). Danni su foglia di fragola (e).
Choristoneura lafauryana di cui viene mostrato l'adulto (f) e l'adulto con apertura alare di circa 18-24 mm (g); larva (h); ovature allungate di 70-100 uova depositate sulla pagina superiore delle foglie (i).


Tortricide della fragola si tratta di Choristoneura lafauryana (Ragonot, 1875), appartenente alla Classe Insecta C. Linnaeus, 1758; Subclasse Dicondylia; Infraclasse Pterygota; Metapterygota; Neoptera; Eumetabola; Holometabola; Superordine Panorpida; Amphiesmenoptera; Ordine Lepidoptera C. Linnaeus, 1758; Subordine Glossata Fabricius, 1775; Coelolepida Nielsen & Kristensen, 1996; Myoglossata Kristensen & Nielsen, 1981; Neolepidoptera Packard, 1895; Infraordine Heteroneura Tillyard, 1918; Eulepidoptera Kiriakoff, 1948; Ditrysia Börner, 1925; Apoditrysia Minet, 1983; Superfamiglia Tortricoidea Latreille, 1802; Famiglia Tortricidae Latreille, 1802; Subfamiglia Tortricinae; Genere Choristoneura Lederer, 1859; Specie Choristoneura lafauryana (Ragonot, 1875). La Choristoneura lafauryana è una farfalla, abbastanza polifaga, di medio-piccole dimensioni, di circa 20 mm di apertura alare (figura 40, f; figura 40, g). L'insetto presenta le ali anteriori di colore ocra con bande trasversali più scure, rosato-brunastre. Le larve sono verdastre con il capo e parte del protorace di colore ocraceo-nocciola; a maturità sono lunghe circa 25 mm (figura 40, h). Le uova sono deposte in ovature allungate di 70-100 uova sulla pagina superiore delle foglie (figura 40, i). Il danno è determinato dalle larve che provocano erosioni, più o meno intense, sulla vegetazione, accartocciando e rivestendo con fili sericei le foglie e parte del cimale. Insieme ad altri Tortricidi può colpire direttamente anche gli organi fiorali ed i frutti, provocando danni anche maggiori, con successivo ed intenso sviluppo di Botrytis, per le lesioni provocate.
La Choristoneura lafauryana sverna allo stadio larvale, in protezioni sericee, tra la scorza di occasionali "piante ricovero" o tra le foglie secche alla base delle piante arboree o ai margini dei coltivi. In primavera la larva riprende l'attività trofica sulla giovane vegetazione; gli adulti (1° volo) sfarfallano a fine maggio-giugno. Questi adulti originano la prima generazione larvale che svolge la sua attività in piena estate.
Da queste larve origina il 2° volo di adulti che sfarfallano a fine estate, nella terza decade di agosto. Questi adulti originano le larve di seconda generazione, destinate a svernare. Il Tortricide della Fragola compie, pertanto, due generazioni all'anno.
La lotta contro questo tortricide è di tipo chimico e segue i criteri della lotta guidata ed integrata. La tecnica prevede un campionamento o un monitoraggio della popolazione prima di effettuare ogni tipo di intervento. Il monitoraggio può essere effettuato con trappole sessuali, installate generalmente alla metà di maggio. Le trappole sessuali sono utili sia per valutare l'effettiva presenza del fitofago, sia per seguire l'evolversi delle popolazioni.
Gli interventi chimici vengono eseguiti solo in caso di effettiva necessità e solo in caso di forti e gravi infestazioni, peraltro ancora abbastanza rare.
È possibile, inoltre, controllare biologicamente le larve del fitofago mediante l'utilizzo di Bacillus thuringiensis ssp. kurstaki.

Tripide americano: si tratta della Frankliniella occidentalis Pergande, 1895. L'inquadramento tassonomico dell'insetto fitofago è il seguente: Regno Animalia; Sottoregno Eumetazoa; Ramo Bilateria; Phylum Arthropoda; Subphylum Tracheata; Superclasse Hexapoda; Classe Insecta; Sottoclasse Pterygota; Coorte Exopterygota; Subcoorte Neoptera; Superordine Paraneoptera; Sezione Thysanopteroidea; Ordine Thysanoptera; Sottordine Terebrantia; Famiglia Thripidae; Sottofamiglia Thripinae; Genere Frankliniella.
Frankliniella occidentalis, di origine neartica (Nord America) è distribuita dal livello del mare fino alle quote sub-alpine. Fino agli anni '60 la sua presenza era limitata alla zona occidentale del Nord America, al Messico e all'Alaska. Una curiosa eccezione era costituita dalla presenza del tripide in Nuova Zelanda, segnalata fin dal 1934. Dai primi anni '60 l'aumento dei trasporti internazionali di materiale vegetale ha causato una massiva diffusione dell'insetto in ogni parte del mondo. Attualmente è il tripide più comune in California e Arizona. Dagli anni settanta si è diffuso in Asia, Africa, Sud America e Oceania. In Europa è stato riscontrato per la prima volta in Olanda, nel 1983, in una serra di violette africane. In seguito Frankliniella occidentalis è stata segnalata in Spagna, Scandinavia, Inghilterra, Germania, Francia e Italia, dove i primi avvistamenti sono avvenuti nel 1987, su colture ornamentali.
Le uova sono opache e reniformi. Mediamente misurano 0,55 x 0,25 mm. Sono presenti 2 stadi (neanide di I età e neanide di II età). La neanide di I età è inizialmente di colore bianco o quasi trasparente, ma tende a diventare giallo arancio, cremisi o anche violetto. Quando ha raggiunto le dimensioni di 1-1,2 mm di lunghezza cerca un anfratto riparato e muta. La nenanide di II età è di colore giallo chiaro e misura mediamente 1,5-1,8 mm di lunghezza. Il primo stadio è la preninfa dotata di abbozzi alari, antenne rudimentali, zampe funzionali e apparato escretore non funzionante. Quando lo sviluppo della preninfa è completo l’insetto muta nello stadio ninfale (figura 41, in alto a destra). In questo stadio sono presenti antenne curvate all’indietro oltre il capo, ali funzionati e corpo simile a quello dell’adulto. Mediamente misura 1-1,5 mm di lunghezza; il maschio ha un addome di color giallo pallido di forma arrotondata con estremità distale ristretta; la femmina di colore dal giallo al bruno presenta un addome più arrotondato e terminate a punta. La colorazione di Frankliniella occidentalis è però molto variabile in base alle stagione e alla zona geografica; in genere le forme primaverili sono più chiare con striature o punteggiature nella parte dorsali, mentre le forme svernanti sono brunastre (figura 41, in alto a sinistra).
Frankliniella occidentalis sverna come adulto in anfratti nel terreno o nelle strutture interne o esterne delle coltivazioni protette. È un insetto policiclico e partenogenetico. La sua polifagia la rende pericolosa per moltissime colture.
Negli ambienti caldi o in coltura protetta riprende l’attività a fine inverno – inizio primavera, mentre in pieno campo bisogna attendere l’estate. L’attività prosegue fino all’autunno con 6 –7 generazioni, spesso sovrapposte. Se le condizioni sono faverovoli le generazioni possono susseguirsi per tutto l’anno; in serra riscaldata a 25 °C, il ciclo si conclude in appena 15 – 18 giorni, mentre a 18 °C impiega circa 25 giorni. Le femmine ovidepongono all’interno dei tessuti vegetali tramite la terebra. Ogni femmina depone mediamente 30 – 40 uova nel parenchima fogliare, nei fiori o nei frutti. Su tali organi si formano le neanidi, mentre le ninfe si formano nel terreno sottostante le piante attaccate. A 26 °C dopo appena 3-4 giorni dalle uova sguscia una neanide che raggiunge la II età in 3–4 giorni; quest’ultima raggiunta la maturità si interra nel suolo ad una profondità di 1-2 cm e in 1-2 giorni giunge allo stadio di pupa. In questa fase l’insetto è molto suscettibile all'azione di microrganismi o acari predatori del terreno ( es. Hypoaspis sp.) mentre è difficilmente raggiungibile dai trattamenti insetticidi. Se la temperatura supera i 30 °C si ha un arresto dell’aumento delle popolazioni perché le uova vengono devitalizzate. Il tripide dei fiori si nutre iniettando saliva nei tessuti vegetali e svuotando per suzione il contenuto cellulare così predigerito.
La durata dell’intero ciclo vitale da uovo a uovo varia da 45 giorni a 15 °C a 15 giorni a 30 °C. La lunghezza della vita dell’adulto varia a seconda delle condizioni climatiche: in Italia è di circa 15 giorni, mentre in luoghi più caldi come la California può arrivare a 40 giorni.
Questo tripide è diventato negli ultimi anni il fitofago chiave della fragola, specialmente sulle colture in serra e tunnel, anche se, fino ad ora, si è riusciti a contenerlo ricorrendo a strategie di difesa più razionali e meno impattanti rispetto ad altre aree fragolicole. Grazie all’immissione sul mercato di prodotti di riconosciuta efficacia e dotati di buona selettività nei confronti dell’entomofauna utile, si riesce spesso a mantenere un buon controllo naturale del fitofago.
Per una difesa efficace è però indispensabile monitorare con estrema tempestività la comparsa della Frankliniella occidentalis, attraverso un controllo continuo dei fiori, dove è facile visualizzare la presenza di adulti e neanidi del tripide.
Quando le condizioni sono favorevoli e in assenza di un adeguato controllo chimico o biologico, l’attacco della Frankliniella si sviluppa in maniera spesso esponenziale, causando dapprima danni sui fiori che appaiono come “bruciati”(figura 41, in basso a sinistra) se sulle piante sono presenti dei frutti in fase di ingrossamento, questi assumono una colorazione bronzea (figura 38), mentre le fragole in maturazione assumono un aspetto opaco o imbrunito (figura 41, in basso a destra). Sulle foglie compaiono delle zone depigmentate che prima mostrano un colore argenteo e in seguito imbruniscono.

Figura 41 - Frankliniella occidentalis: adulto (in alto, a sinistra) e ninfa (in altoa destra). Fiori danneggiati dall'attacco di Frankliniella occidentalis (in basso, a sinistra). Caratteristici sintomi di bronzatura causati da un attacco di Frankliniella occidentalis (in basso, a destra).


Gli impianti con piante fresche sono colpiti in misura più consistente, poiché entrano prima in fase di fioritura, dando al fitofago la possibilità di insediarsi più precocemente. In caso non si seguano programmi di lotta biologica, dovrà essere impostata una strategia di difesa integrata basata anche sull’utilizzo razionale di sostanze attive efficaci, registrate sulla coltura e sull’avversità.
Alla prima rilevazione del tripide sui fiori è conveniente intervenire con i prodotti, tra quelli disponibili, con i tempi di carenza più elevati, eseguendo, se necessario, un successivo intervento in pre raccolta con un prodotto a carenza più breve. L’obiettivo deve essere quello di ridurre al minimo il numero degli interventi chimici ed evitare, per quanto possibile, attacchi in fase di piena raccolta che, nell’eventualità si dovessero verificare, potranno essere controllati con i prodotti a miglior profilo eco tossicologico e con brevissimo tempo di carenza ora disponibili sul mercato.
Si dovrà evitare anche il permanere delle condizioni favorevoli allo sviluppo dell’infestazione, che sono le stesse viste per il ragnetto rosso, intervenendo con la progressiva imbiancatura primaverile e con la costante gestione dell’arieggiamento. Il problema è stato anche affrontato con successo, nel recente passato, utilizzando pratiche di controllo razionale (lotta biologica e/o integrata) con lanci ripetuti del predatore Orius laevigatus, emittero, antocoride (da 3 fino a 8 individui per m2 secondo il livello di infestazione). Il controllo biologico, che risulta assolutamente fattibile da un punto di vista tecnico, è stato via via abbandonato per il continuo incremento del costo/mq di questa tecnica.

Acari
Sono probabilmente tra i primi animali ad aver colonizzato la terraferma, il primo reperto fossile risale infatti a 290 milioni di anni fa.
Gli acari, come gli insetti, sono Artropodi di dimensioni generalmente piccole, ma si distinguono da questi per molti caratteri come la segmentazione del corpo, il numero delle zampe e molti altri caratteri
Il più importante genere di acari per la fragola è rappresentato dal genere Tetranychus Dufour, 1832. Questo genere è così inquadrato da un punto di vista tassonomico : Natura; Mundus Plinius; Naturalia; Biota; Domain Eukaryota Chatton, 1925; Unikonta; Opisthokonta Cavalier-Smith, 1987; Holozoa; Regno Animalia C. Linnaeus, 1758; Epitheliozoa Ax, 1996; Eumetazoa Bütschli, 1910; Bilateria Hatschek, 1888; Eubilateria Ax, 1987; Protostomia Grobben, 1908; Ecdysozoa A.M.A. Aguinaldo et a., 1997; Superphylum Panarthropoda; Phylum Arthropoda Latreille, 1829; Euarthropoda; Subphylum Arachnomorpha Heider, 1913; Infraphylum Cheliceriformes; Superclasse Chelicerata ; Epiclasse Euchelicerata Weygoldt & Paulus, 1979; Classe Arachnida Cuvier, 1812; Micrura Hansen & Sĝrensen, 1904; Acaromorpha Dubinin, 1957; Subclasse Acari Leach, 1817; Superordine Acariformes Zakhvatkin, 1952; Ordine Actinedida van der Hammen, 1968; Subordine Eleutherengona Oudemans, 1909; Sezione Raphignathae Superfamiglia Tetranychoidea Donnadieu, 1876; Famiglia Tetranychidae Donnadieu, 1876; Subfamiglia Tetranychinae Donnadieu, 1876; Genere Tetranychus Dufour, 1832.
Si descrivono alcune specie di acari molto dannosi per la fragola (figura 42):

Ragnetto rosso il cui nome scientifico è Tetranychus urticae Koch, 1836: il ragnetto rosso è un piccolo acaro fitofago ovvero che si nutre di piante. E’ considerato inoltre un acaro polifago, ciò significa che attacca diversi tipi di piante e non si limita soltanto ad alcune specie a differenza di altri parassiti. L’adulto è di piccole dimensioni, la femmina misura all’incirca 0,5 mm, il maschio più piccolo circa 0,3 mm e di forma più slanciata, presenta una colorazione prevalentemente rossa (la quasi totalità delle femmine svernanti) anche se può avere un colore verde-giallo (figura 42, a). Questo parassita è uno dei maggiori responsabili di infestazioni e perdite di raccolto in tutto il mondo, oltre a colpire specie ornamentali con conseguente deprezzamento dei prodotti, porta seri danni a piante come la soia di forte rilevanza alimentare.Gli adulti svernano nel terreno, tra residui organici e in prossimità dei campi dove sono presenti (o erano) piante ospiti, possono inoltre trascorrere il periodo invernale nei cancri e tra le ferite delle piante arbustive e arboree. Una femmina adulta di ragnetto rosso può produrre all’incirca dalle 10 alle 20 uova al giorno arrivando in tutto il suo ciclo vitale a deporre 90-120 uova. Le uova vengono deposte in una tela prodotta dagli adulti che ricopre le foglie.
La vita di un esemplare adulto è di circa 25-32 giorni. Le larve schiudono in un tempo variabile a seconda della temperatura da 3 a 15 giorni. Prima di arrivare allo stadio di insetto completo esse attraversano altri tre stadi.
Gli attacchi interessano, con tempistiche diverse, gli impianti in tunnellino e quelli in coltura protetta, con danni che possono essere ingenti se non si opera un costante monitoraggio del fitofago e non si prevengono le condizioni favorevoli al suo sviluppo.
Il fitofago colonizza solitamente la pagina inferiore della foglia, dove si può verificare facilmente la presenza contemporanea di ovature, di neanidi e di individui adulti. In seguito l’infestazione può interessare anche la pagina superiore della foglia fino a ricoprire la pianta con una fitta tela sericea che ospita i vari stadi dell’acaro. Particolarmente gravi possono essere i danni del ragnetto rosso in coltura protetta.
Le punture di alimentazione dei ragnetti provocano la comparsa sulla pagina superiore della foglia di finissime punteggiature decolorate che, col progredire dell’attacco, confluiscono fino a conferire alla foglia il classico colore sbiadito con sfumature bronzee.Le piante colpite rimangono fortemente debilitate nel loro sviluppo vegetativo. Spesso gli attacchi iniziali interessano piccoli focolai di infestazione, costituiti da poche piante, per poi estendersi a porzioni sempre maggiori di superficie.
Sulle colture in tunnel e serra – tunnel, si dovrà evitare il permanere per lunghi periodi di tempo in condizioni di temperatura elevata e umidità relativa bassa, agendo con l’arieggiamento costante e con la progressiva imbiancatura primaverile.
Si deve quindi controllare costantemente l'evoluzione della popolazione del fitofago; negli impianti con piante frigoconservate si ottengono, in genere, degli ottimi risultati eseguendo un trattamento dopo la pulizia invernale del fragoleto, abbinando sempre in miscela un prodotto ad azione ovo larvicida con un adulticida.
Durante l'operazione di sfogliatura è buona norma allontanare dal campo i residui vegetali, che costituiscono generalmente un grosso inoculo del fitofago. Un secondo trattamento si dovrà effettuare, una volta accertata la presenza, anche limitata, del fitofago, posizionandolo il più vicino possibile alla raccolta, utilizzando naturalmente prodotti che possiedono un tempo di carenza breve, abbinando anche in questo caso un prodotto ovo-larvicida con un adulticida. Questo per evitare di dover intervenire a raccolta iniziata. E’ sempre consigliabile utilizzare prodotti selettivi nei confronti dei predatori naturali.
Se si seguono dei programmi di lotta biologica e/o integrata, con l'utilizzo di acari fitoseidi, predatori del ragno rosso, è sufficiente effettuare un solo trattamento invernale seguito dal lancio degli ausiliari, quando le temperature diventino favorevoli (18-20 individui per m2 in lanci ripetuti).
L’attacco del ragnetto rosso è particolarmente forte nel periodo estivo. La sua attività è dunque rallentata a temperature basse intorno ai 10 gradi e nei periodi di pioggia. Il clima ideale affinché gli adulti possano riprodursi prevede temperature elevate (al di sopra della loro soglia minima) e umidità dell’aria medio-alta. In condizioni ottimali il ragnetto rosso può avere dalle 8 alle 10 generazioni all’anno. In serra sono state registrate anche di più a causa dell’umidità e delle condizioni particolarmente favorevoli al suo sviluppo L'acaro attacca le foglie provocandone la decolorazione e portando ad una riduzione della produttività, in particolare in coltura protetta. Le colture precoci (sotto protezione) sono le più minacciate. Sulle foglie appaiono piccole macchie chiare che in seguito disseccano e nella pagina inferiore un reticolo di ragnatele. La prevenzione consiste nel realizzare le indicazioni di seguito riportate:
  • utilizzare piantine sane;
  • eseguire una nutrizione azotata equilibrata;
  • procedere con nebulizzazioni climatizzanti;
  • favorire siepi e aree non coltivate (barriere naturali) ospitanti i predatori naturali;
  • rinunciare a varietà sensibili;
  • asportare la vegetazione senescente.
I prodotti selettivi registrati sulla coltura possono essere utilizzati, in caso di comparsa di focolai di infestazione durante la raccolta, per l'esecuzione di trattamenti localizzati.

Ragnetto rosso del garofano il cui nome scientifico è Tetranychus cinnabarinus Boisduval, 1867. Questo acaro possiede il più elevato numero di ospiti di tutte le specie di Tetranychidae e per questo assume notevole importanza. L'adulto ha mediamente una lunghezza di 0,43 mm, di colore rosso intenso in tutto il corpo (figura 42, b); la deuteroninfa di 0,31 mm; laprotoninfa di 0,24 mm; la larva di 0,21 mm; l'uovo di 0,14 mm. and nymphs feed primarily on the undersides of the leaves. The upper surface of the leaves becomes stippled with little dots that are the feeding punctures. The mites tend to feed in "pockets" often near the midrib and veins. Silk webbing produced by these mites is usually visible. The leaves eventually become bleached and discolored and may fall off. The carmine spider mite normally completes a life cycle from egg to adult in about a week. All stages of this mite are present throughput the year. Reproduction is most favorable when the weather is hot and dry. Eggs are spherical, shiny, straw colored, and hatch in 3 days. They are only about 1 mm in diameter. They are laid singly on the underside of the leaf surface or attached to the silken webs spun by the adults. Larvae are slightly larger than the egg, pinkish, and have three pairs of legs. This stage lasts a short time, perhaps a day. There are two nymphal stages, the protonymph and deutonymph. The nymphal stage differs from the larval stage by being slightly larger, reddish or greenish, and having 4 pairs of legs. This nymphal stage lasts about 4 days. Adult females are about 0,5 mm long, reddish, and more or less elliptical. The males are slightly smaller and wedge shaped. They have a black spot on either side of their relatively colorless bodies. The adult female may live for up to 24 days and lay 200 eggs. The major natural predator of the carmine spider mite is a Stethorus beetle. This beetle feeds on all stages of these mites and in laboratory conditions each individual beetle consumed an average of 2,400 mites. The feeding activity of the predatory beetle is greatest in crops with smooth leaves on their undersides. There are a number of other ladybird beetles which feed on mites, but they are not as effective as Stethorus. A number of predacious mites, such as Phytoseiulus macropilis (Banks, 1904), are also effective on many crops in controlling carmine spider mites. There are also several species of predatory thrips that feed on mites.

Ragnetto della fragola, il cui nome scientifico è Tetranychus turkestani Ugarov et Nikolskii, 1937): specie morfologicamente molto simile a Tetranychus urtica. La femmmina ha una forma ovale e una dimensione di circa 0,50 mm di lunghezza e 0,30 mm di larghezza. Il maschio ha una dimensione molto inferiore e un corpo stretto, con l'addome appuntito ed arti proporzionalmente più lunghi. La colorazione della femmina è diversa e può essere giallo, verde, rosso-arancio o porpora, ma sempre con due macchie scure sul lato posteriore del torace. Nel maschio colorazione è pallido (figura 42, c).

Lewis spider mite, il cui nome scientifico è Eotetranychus lewisi (McGregor, 1943): Eotetranychus lewisi è stato riscontrato su fragola ed i fragolicoltori riferiscono di notare un aumento delle infestazioni negli ultimi anni in USA. La salvaguardia dell'ambiente, nemici naturali, i modelli colturali, utilizzo di pesticidi e di altre pratiche agronomiche sono tra i fattori che influenzano lo stato di parassiti. I maschi sono circa 0,25 mm e femmine sono lunghe circa 0,36 mm. L'identificazione delle specie è difficile e richiede entrambi i sessi da esaminare al microscopio. Essi possono essere confusi con ragnetto rosso nel loro aspetto generale. Ma, confrontando femmine adulte di Eotetranychus lewisi queste sono più piccole di quelle del ragnetto rosso ed hanno diverse piccole macchie sul loro corpo, mentre il ragnetto rosso ha un unico punto scuro su entrambi i lati del corpo (figura 42, d). Eotetranychus lewisi ha cinque fasi della vita: uovo, larva, protoninfa, deutoninfa e adulti. Le uova sono rotonde, biancastre a luce arancione. Le femmine depongono 60-90 uova per un periodo di circa un mese. Ci vogliono circa 12-14 giorni per passare dallo stadio di uovo allo stadio di adulto, a 21 °C.

Acaro pallido: è rappresentato da Phytonemus pallidus Banks, 1901. L'adulto è microscopico, la femmina ha una lunghezza di 250-260 µ ed è di colore giallastro-bruno. Il maschio è circa il 75% delle dimensioni della femmina (figura 42, e). Hanno 4 coppie di arti, di cui 2 coppie verso la parte anteriore del corpo 2 e vicino alla parte posteriore. I maschi sono più corti rispetto alle femmine ed hanno gli arti più posteriori. Le uova sono chiare, ovali e presentano caratteristiche linee di tubercoli bianchi che appaiono come gemme sotto illuminazione adeguata. Le forme immature assomigliano agli adulti maturi, anche se di dimensioni più piccole. Il ciclo vitale dura da 4 a 10 giorni. Su piante di fragola i piccioli fogliari sono brevi, le lamine fogliari sono piccole, ispessite e rugose, la crescita complessiva è stentata.
Gli attacchi di questo fitofago non sono frequenti e derivano spesso dall’impiego di materiale vivaistico già infestato.
I danni iniziano a evidenziarsi nel periodo autunnale, con le foglie colpite che interrompono lo sviluppo e rimangono di piccole dimensioni, assumendo un aspetto increspato e rugoso, mentre le altre foglie si sviluppano normalmente. Se non adeguatamente controllato, l’attacco può interessare, in seguito, anche i fiori e i frutti, che possono apparire deformi e assumere un aspetto rugginoso. In genere le piante colpite rimangono piccole e stentate anche nella primavera successiva, dando origine a una produzione ridotta e ritardata (figura 42, h, i, l).
Per il controllo del fitofago risulta basilare ricorrere a piante certificate e controllate e, in caso si notino i sintomi, intervenire immediatamente sui primi focolai con prodotti specificamente registrati, per evitare la diffusione dell’attacco.
I danni maggiori si possono verificare nelle serre dove se non tenuti sotto controllo possono riprodursi molto velocemente. Danni notevoli possono verificarsi in coltivazioni intensive particolarmente soggette ad attacchi da parte di questo acaro. Per quanto riguarda il danno alle piante la loro attività è incentrata principalmente nel consumo di linfa a scapito del fogliame e dei fusti più teneri. L’attacco è localizzato in primis sulla pagina inferiore delle foglie, sono visibili inizialmente dei puntini bianchi che si estendono man mano con l’attività del parassita. Le foglie presentano progressivamente delle decolorazioni dovute a perdita di pigmento e di clorofilla, ne consegue l’incapacità di fotosintesi che porta alla morte della foglia con lenta necrosi, disseccamento e distacco dalla pianta. Un attacco non controllato unitamente ad un clima favorevole può portare alla morte delle piante. Le metodologie di difesa per l'acaro pallido possono essere sia di tipo chimico che biologico, con l'impiego di Phytoseiulus persimilis. È possibile l’utilizzo di prodotti a base di piretrine o rotenone per l’eliminazione delle infstazioni.

Figura 42 - Acari fitofagi della fragola: adulto di ragnetto rosso, Tetranychus urticae (a), di ragnetto rosso del garofano, Tetranychus cinnabarinus (b), di ragnetto della fragola, Tetranychus turkestani (c), Eotetranychus lewisi (d) e acaro pallido, Phytonemus pallidus (e). Colorazione bronzea-sbiadita di foglie attaccate da ragnetto rosso (f). Coltura di fragola fortemente debilitata dall'attacco di ragnetto rosso (g). Fiori secchi e foglie rimpicciolite a causa dell'attacco dell'acaro pallido (h). Arricciamenti e bollosità fogliari causa dell'attacco di acaro pallido (i). Pianta con gravi danni a causa di attacchi dell'acaro pallido (l).

Il controllo degli acari consiste:
  • Monitoraggio per gli acari delle colture.
  • Controllo delle malerbe.
  • Introduzione and promozione di organismi benefici come:
    1. Phytoseiulus persimilis Athias-Henriot, 1957;
    2. Phytoseiulus fragariae Denmark & Schicha, 1983 (less effective than Phytoseiulus persimilis);
    3. Amblyseius californicus (McGregor, 1954) a very commonly used predatory mite;
    4. Amblyseius cucumeris Oudemans, 1930;
    5. Typhlodromips swirskii (Athias-Henriot, 1962);
    6. Feltiella acarisuga (Vallot, 1827);
    7. Stethorus punctillum Weise, 1891;
    8. Macrolophus caliginosus Wagner;
    9. Scolothrips sexmaculatus Pergande, 1890.
  • Trattamenti acaricidi, se necessario, avendo cura di alternare i prodotti chimici,allo scopo di prevenire fenomeni di resistenza.
  • Impiego di varietà resistenti di fragola: "Nora", "Garda", "Asia", "Onda"
Gli attacchi di ragnetto riguardano principalmente la coltivazione protetta con danni che possono essere notevoli se non si fa il monitoraggio costante dei parassiti e non si mitigano le condizioni favorevoli allo sviluppo dei fitofagi.
Il parassita di solito colonizza la parte inferiore della foglia, dove si può facilmente verificare la presenza simultanea di masse di uova, di ninfe e adulti. Dopo, l'infestazione può anche interessare la pagina superiore della foglia fino a coprire la pianta con una tela spessa e sericea che ospita le varie fasi del fitofago.
Le punture alimentazione provocano la comparsa sulla pagina superiore della foglia di sottili punteggiature scolorite che, con il progredire dell'attacco, convergono per dare alle foglie un classico colore sbiadito, con sfumature bronzee. Le piante colpite rimangono altamente debilitate nel loro sviluppo vegetativo.
Spesso gli attacchi iniziali coinvolgono piccoli focolai per poi estendersi su maggiori superfici del campo.
Su colture in serra e tunnel, si dovrà evitare il permanere per lunghi periodi di condizioni di alta temperatura e bassa umidità relativa, inducendo una costante ventilazione (con la creazione di "finestre" nel film di copertura della serra, ed un ombreggiamento mediante una graduale pitturazione bianca dei fogli di plastica di copertura a partire dalla primavera fino estate.
Si deve pertanto controllare costantemente l'evoluzione della popolazione del parassita; in colture di piante esposte in pre-trapianto al trattamento a freddo vengono ottenuti, in generale, ottimi risultati eseguendo una pulizia in inverno del campo di fragole, combinando prodotti ovocidi con prodotti larvicida ed aggiungendo, eventualmente, un prodotto con un'azione adulticida.
Rimozione dei residui delle piante dal campo dopo la raccolta. Tali residui sono generalmente una grande fonte di inoculo del parassita.
È sempre consigliabile usare prodotti selettivi a favore dei predatori naturali. Se si segue il programma di biologico e/o integrati con l'uso di acari fitoseidi, predatori di acari, semplicemente un trattamento invernale, seguito dal lancio di ausiliari, quando le temperature diventano favorevoli (18-20 individui per metro quadrato di lancio ripetuto), diventa necessario.
I prodotti selettivi registrati sulla coltura possono essere utilizzati in caso di insorgenza di focolai di infestazione durante la raccolta, per l'esecuzione di trattamenti localizzati.

Fattori abiotici limitanti la produzione
  • Lesioni freddo e da gelate (figura 43): i germogli, i fiori ed i frutti immaturi di fragole possono essere danneggiati da temperature basse. Le lesioni da gelata sono più comuni nelle zone basse del campo e di fondo valle. La pacciamatura con paglia tra le file può contribuire alla riduzione dell'abbassamento delle temperature del fragoleto ed impedisce un riscaldamento rapido del suolo durante il giorno. La temperatura critica che induce lesioni nelle piante dipende dalla varietà, stadio di sviluppo, e durata delle condizioni termiche avverse. Il danno da congelamento del colletto (corona) è comune e può uccidere le piante. I fiori danneggiati possono disseccare e cadere prima della formazione del frutto il quale può presentarsi deforme. Il danno può essere ridotto utilizzando l'irrigazione a pioggia durante i periodi di bassa temperatura. Varietà con fioritura tardiva o resistenti al gelo possono contribuire a ridurre il danno.
    I fiori di fragola sono particolarmente sensibili al gelo, perché sono molto vicini alla superficie del suolo, ed i fiori si aprono esibendo lamaggiore superficie al cielo. Ci sono tre tipi di gelo che può causare danni alle piante di fragola:
    • radiazione termica fredda che si verifica quando la temperatura dell'aria scende a 4 °C o 5 °C e se c'è un basso punto di rugiada, perché il calore è perso da foglie e fiori più rapidamente di quanto non si perde dall'aria.
      Va ricordato che il punto di rugiada (in inglese dew point) è la temperatura alla quale, a pressione costante, l'aria (o, più precisamente, la miscela aria-vapore) diventa satura di vapore acqueo. Essa indica a che temperatura deve essere portata l'aria per farla condensare in rugiada, senza alcun cambiamento di pressione. Se il punto di rugiada cade sotto 0 °C, esso viene chiamato anche punto di brina. Qualsiasi eccedenza di vapore acqueo ("sovrasaturazione") passerà allo stato liquido. Allo stesso modo, il punto di rugiada è quella temperatura a cui una massa d'aria deve essere raffreddata, a pressione costante, affinché diventi satura (ovvero quando la percentuale di vapore acqueo raggiunge il 100% della quantità possibile nell'aria a quella temperatura) e quindi possa cominciare a condensare nel caso perdesse ulteriormente calore. Ciò comporta la formazione di brina, rugiada o nebbia a causa della presenza di minuscole goccioline di acqua in sospensione. Questa temperatura viene trovata sul diagramma psicrometrico tracciando una linea a titolo costante fino a toccare la curva di saturazione.
      Riprendendo il discorso precedente, questo tipo di gelo è meno probabile che si verifichi nelle notti di copertura nuvolosa, poichè la coltre di nuvole trattiene il calore, o quando un vento leggero (> 6 km/h) miscela l'aria alta più calda con aria bassa più fredda nei pressi delle piante di fragola.
    • radiazioni congelanti si verificano quando una massa d'aria fredda si muove con vento minimo oppure assente. In tal caso, l'aria è generalmente sotto lo zero di temperatura e, a seguito di irraggiamento di calore da parte della pianta (che ha una temperatura superiore a quella dell'aria), i boccioli fiorali ed i giovani germogli tendono a congelare. Se il punto di rugiada è abbastanza basso, diminuisce la quantità di vapore dell'aria ed aumenta la fase liquida che congela, dando luogo alla brina ed al ghiaccio arrecando danni ai tessuti delle piante. Se il punto di rugiada è alto non si forma brina, ma la bassa temperatura, che non si manifesta con il congelamento dell'acqua presenta nell'aria, induce nelle piante danni da freddo.
    • congelamento per avvezione si verifica quando il freddo di una massa d'aria secca si avvicina. In questo caso, il congelamento delle piante avviene molto rapidamente, rendendo molto difficile la protezione antigelo.
    I sintomi variano con la fase di sviluppo delle piante, la temperatura effettiva ed il tempo in cui le temperature dannose si verificano. Alcuni sintomi possono essere i seguenti:
    1. I pistilli al centro dei fiori diventano neri o marrone.
    2. La frutta non si sviluppa o manifesta deformità.
    3. I bordi della lamina delle foglie nuove possono sembrare iperidrici e poi diventano marroni e secchi.
    4. A volte il tessuto fogliare è danneggiato, ma il tessuto fogliare non è stato ucciso dal gelo. Queste foglie sono deformi, perché il tessuto danneggiato non può espandersi ed accrescersi normalmente, in sincronia con gli altri circostanti non danneggiati.
    5. A volte la superficie della pagina inferiore della foglia si separa dalla superficie della pagina superiore, dando alla foglia un aspetto increspato.
    Le lesioni dovute al gelo sono spesso confuse con quelle causate dal miride Lygus lineolaris (figura 39, b) e da Phytonemus pallidus (figura 42, b; figura 42, h) Boccioli, fiori e frutti immaturi di fragola possono essere danneggiati dal freddo. La temperatura critica per indurre le lesioni da gelo dipende da diversi fattori, tra cui la varietà, la fase di sviluppo e le condizioni climatiche come temperatura, velocità del vento e la durata delle condizioni avverse. I fiori di fragola sono più sensibili al gelo che può indurre le lesioni immediatamente prima e durante l'antesi. In questa fase, temperature inferiori a -2 °C provoca lesioni. Quando i fiori sono in grappoli stretti alla corona della pianta, essi sopportano temperature fino a -5.5 °C. La temperatura critica per tessuto ogni vegetale in corrispondenza della quale si verifica il danno è difficile da misurare e varia da varietà a varietà. Per controllare e prevenire i danni da freddo e da gelate è necessario applicare il seguente management:
    1. Usare l'irrigazione per evitare danni da gelo ai tessuti vegetali. Appena l'acqua congela, cede abbastanza calore per proteggere le piante dal gelo. Una sottile pellicola di acqua deve costantemente ricoprire la pianta durante l'evento della gelata. Se il tempo è nuvoloso la temperatura tenderà a salire, ma l'aria potrà tendere a diventare limpida ed il tempo sereno e ciò dovrà far temere un'ulteriore gelata e, pertanto, sarà necssario di nuovo ricorrere al'irrigazione a pioggia.
    2. Le lesioni da gelo di solito si verificano sui fiori primari che sono i primi a schiudersi. I primi fiori producono, tuttavia, anche la più grande pezzatura e la migliore qualità del frutto. Di ciò bisogna tenerne conto.
    3. I tessuti danneggiati dal gelo sono molto suscettibile all'attacco di Botrytis cinerea. In questo caso, la muffa grigia può diventare un grave problema dopo il verificarsi dei danni da freddo.

    Figura 43 - Lesioni da freddo e gelate: frutta deforme derivata da fioriture sottoposte all'azione delle basse temperature e di gelate (a). Lesioni recenti alle foglie causate da gelate (b). Parti del fiore necrotizzate ed annerite dal freddo (c). Frutti deformi derivati da fioriture che hanno parzialmente subito i danni da gelate (d).

  • Alte temperature e sovraesposizione dei frutti al sole (scottatura): la scottaura solare è causata dalle alte temperature e dalla sovraesposizione dei frutti ai raggi solari, a casusa delle scarsa copertura operata dalla parte vegetativa della pianta. I sintomi sono frequenti quando il caldo solare interviene dopo un periodo prolungato di tempo nuvoloso e fresco. I sintomi compaiono sul lato superiore di frutta, vicino al calice, poco prima della maturazione. La frutta diventa, in un primo momento, di un colore pallido ed assume una consistenza molle, poi subentra il disseccamento fino a distinte, chiare, lesioni interessanti il colore che va dal rosa al grigio (figura 44). Gli etaeri (l'etaerio e il frutto aggregato della fragola, poichè i semi sono distribuiti sulla superficie dell'etaerio) che si sviluppano a sud e ad ovest delle righe del fragoleto (le esposizioni più calde) e quelli senza adeguata protezione fogliare, sono più suscettibili. Alcune varietà sono più sensibili di altri.
    Questa patia termica (termopatia) può essere confusa con i danni da oidio (figura 36, e) e antracnosi (figura 37).


    Figura 44 - Effetto delle alte temperature e del riscaldamento solare. Sintomi di recente scottatura sulla frutta (a) e surriscaldamento iniziato su frutta già disseccata (b).

  • Foglia variegata della fragola: nessun agente causale è stato associato alla foglia variegata dellafragola. Il disturbo non è stato trasmesso attraverso la propagazione della fragola per via asessuata, ne mediante innesto o inoculazione della linfa da una pianta con sintomi. Tuttavia, può essere a trasmissione sessuale per cui piantine ammalate possono aversi dall'incrocio di genitori affetti. Il suo aspetto è imprevedibile in tutte le linee di allevamento e non può verificarsi in un particolare clone per diversi anni. La teoria attuale della foglia variegata è collegata all'esistenza di una qualche entità all'interno delle cellule ospiti della fragola che agisce in modo simile a certe infezioni da virus o micoplasma. La microscopia elettronica non ha finora identificato un virus o micoplasma in piante malate le quali sono associate ad un disordine genetico non infettivo che si sviluppai n certe varietà.
    Per identificare il disturbo vanno eseguite le seguenti osservazioni:
    1) la presenza di striature giallo o bianco e chiazze fogliari.
    2) I sintomi peggiorano con l'invecchiamento della coltura (i sintomi sono più gravi nelle colture di 3 anni rispetto a quelle di un anno).
    3) I sintomi sono più evidenti all'inizio della primavera, e meno quando il clima si riscalda, procedendo verso l'estate.
    4) Alla fine si verifica l'arresto della crescita e la riduzione della produzione di frutta.
    5) I sintomi della variegatura fogliare sono costantemente presenti in quasi tutti le piante del campo colpito.
    I sintomi spesso sono confusi con:
    a) Danni da erbicidi;
    b) Carenza di elementi fertilizzanti.
    La variegatura fogliare può essere individuata osservando il modello di lesioni in campo e le varietà interessate.
    Alcune note di gestione di questa malattia son di seguito indicate:
    – I campi interessati non si riprendono. Non vi è alcuna possibilità conosciuta per controllare la variegatura fogliare.
    – Non moltiplicare le piante affette da variegatura della foglia.
    – Tener presente che solo alcune varietà come "Glooscap" e "Mesabi" sono note per lo sviluppo della variegatura fogliare.

    Figura 45 - Variegatura fogliare (a and b). Striature sulle foglie di fragola (b).

  • Maturazione irregolare: questa situazione è probabilmente legata alle temperature elevate si verificano durante la fase di maturazione dei frutti. Le alte temperature ledono e rovinano gli enzimi che causano la pigmentazione normale dei frutti. I frutta sono esposti ad alte temperature prima dell'inizio del loro sviluppo non sono così sensibili come i frutti esposti alle alte temperature quando inizia la fase di maturazione (poco prima dell'invaiatura).
    La varietà "Cavendish" è particolarmente sensibili a questa condizione. In questa varietà le "spalle bianche" ed altre macchie si verificano sulla frutta che in quel momento sarebbe dovuta essere matura. Anche se la frutta è matura e dolce, il colore non si sviluppa su alcune aree del frutto (figura 46).
    "Cavendish" (della Nuova Scozia) è una varietà ad alto rendimento, con bacca di alta qualità. Tuttavia, le alte temperature durante la maturazione possono causare maturazione irregolare che può essere un vero problema.

    Figure 46 - Colorazione non uniforme dei frutti di fragola causati dalla pigmentazione anomala durante lo sviluppo dei frutti, nella varietà "Cavendish".

  • Deformità dei frutti: le dimensioni e la forma dei frutti è in gran parte la causa del numero di semi che si sviluppano sulla superficie della bacca. Se un gruppo di semi non si sviluppa, la porzione del frutto sotto il seme non sviluppa e non matura. Ciò si traduce in una deformazione del frutto che sembra pizzicato, con punte multiple, o a forma di ventola (fasciato). Tutto ciò che impedisce lo sviluppo dei semi può provocare deformità delle bacche. La cattiva impollinazione, il gelo, le lesioni causate dalla grandine ai fiori o ai frutti, le alte temperature ed i venti secchi e caldi durante la fioritura, le malattie, l'alimentazione degli insetti sui fiori o frutti, la breve lunghezza del giorno in autunno, le lesioni indotte da erbicidi, i fattori genetici (legati alle varietà) e gli squilibri nutrizionali sono tutti causa di deformità dei frutti.
    Nella figura 47 sono rappresentati i frutti distorti o deformi, come:
    1. Fillodia sella pianta (a), per cui i frutti sono, occasionalmente, precoci, mentre le piante possono mostrare sintomi sintomi di fillodia, cioè fogliline spuntano intorno semi sulla sperficie dei frutti. I sintomi possono essere simili alla carenza di calcio o di boro.
    2. Disseccamento del margine fogliare (b), le cui possibili cause sono le malattie del suolo come la verticilliosi, la necrosi della corona, la salinità dell'acqua e l'impiego di fertilizzanti in eccesso.
    3. Albinismo dei frutti (c), la cui causa èdovuta a livelli di azoto elevati, al tempo nuvoloso durante la maturazione dei frutti. I sintomi possono essere simili a carenza di potassio.
    4. Scarsa impollinazione (d) le cui possibili cause sono le condizioni di bagnato o di gelo durante la fioritura, la mancanza di attività delle api e la scarsa circolazione di aria tra le piante. I sintomi possono essere simili alla carenza di calcio o di boro nella frutta immatura.

      Figura 47 - Sintomi di distorsione e deformità dei frutti: fillodia della fragola (a), bruciatura marginale della foglia (b), frutta albina (c), e scarsa l'impollinazione (d).
  • Danni da erbicidi: sono a volte confusi con sintomi di malattie o di danni da insetti. La deriva di un trattamento con l'erbicida 2,4-D può indurre la contaminazione di una coltura di fragola e può causare frutta deforme. Terbacil o simazina possono indurre lesioni simili a quelli di alcune malattie fungine o virali.
    Di seguito sono riportati i sintomi causati da anormale impiego di alcuni erbicidi, come Clopiralid, glifosato, Imazethapyr, Paraquat, S-metolaclor, simazina, e Terbacil, su piante di fragola:
    1. Clopyralid è una auxina sintetica. I primi sintomi sono rappresentati da flessione, torsione, gonfiore e l'allungamento degli steli. La foglia è modificata in coppa ed arricciata. Successivamente si ha clorosi nei punti di crescita, inibizione della crescita, appassimento, necrosi, e la morte di piante sensibili entro 3-5 settimane. Bassa concentrazione può causare scarso sviluppo delle foglie e raggrinzimento (figura 48).

      Figura 48 - Sintomi causati da impiego anomalo di clopyralid.


      L'assorbimento e la traslocazione di questo erbicida hanno queste caratteristiche: 1) rapido assorbimento da parte della vegetazione; 2) rapida traslocazione in tutta la pianta attraverso il sistema legnoso o xilematico (linfa grezza) e attraverso il floema (linfa elaborata); 3) clopiralid si trasferisce verso i tessuti meristematici o di accrescimento. Riguardo alla persistenza: 1) l'emivita nel campo è inferiore a 30 giorni; 2) i residui possono danneggiare alcune colture (come pomodori e peperoni) piantati 1 anno dopo l'applicazione.
    2. Glyphosate è un inibitore di EPSP (5-enolpyruvaylshikimimate-3-phosphate synthase). Sinptomi sono rappresentati dall'inibizione della crescita, da una clorosi fogliare generale e necrosi in 4-20 giorni in relazione alle temperature ed all'epoca di somministrazione, le foglie immature ed punti di crescita sono spesso i primi a subire clorosi (figura 49).

      Figura 49 - Sintomi causati da impiego anomalo di glifosate.

      L'assorbimento attraverso le foglie e la traslocazione in tutta la pianta: la persistenza in campo è di 47 giorni (emivita), quindi nessun prodotto può essere piantato o seminato direttamente nelle zone trattate.
    3. Imazethapyr è un inibitore di ALS (acetolactate synthase) ed è anche chiamato AHAS (acetohydroxyacid synthase). I sintomi in post-emergenza che seguono il trattamento sono che, dopo un'ora, l'inibizione dell'enzima ALS porta ad una rapida cessazione della divisione cellulare e della crescita delle piante; dopo 1-2 settimane i sintomi diventano palesi; le regioni meristematici sono le prime ad essere convolte nei fenomeni di clorosi e necrosi seguite da una grave clorosi e necrosi fogliare generale (figura 50).

      Figura 50 - Sintomi causati da impiego anomalo di imazethapyr.

      Imazethapyr è assorbito attraverso le radici e le foglie e la translocazione avviene attraverso lo xilema ed il floema. La persistenza depende dalle condizioni climatiche e del suolo (maggiore persistenza sotto conditioni di aridità), mentre l'emivita in campo è di 60-90 giorni. Per molte colture, sono necessari almeno 22 mesi per la reintroduzione della nuova coltivazione dopo il trattamento erbicida.
    4. Paraquat i cui effetti che seguono il trattamento, in corrispondenza della post-emergenza, sono: nel giro di poche ore, in pieno sole, le piante appassiscono e disseccano; in 1-3 giorni si verifica la completa necrosi fogliare; lesioni da deriva dell'erbicida possono verificarsi e si manifestano come macchie necrotiche ovunque ci sia stato un contatto con goccioline dell'erbicida (figura 51).

      Figura 51 - Sintomi causati da impiego anomalo di paraquat.

      Paraquat viene assorbito dalle foglie e dai fusticini verdi, con poca o nessuna traslocazione.
      È altamente persistente, ma residui sono strettamente adsorbiti e, pertanto, non disponibili nel terreno. Essenzialmente nessuna attività residua nel suolo. L'emivita nel campo è di 1000 giorni.
    5. S-Metolachlor causa la coniugazione dell'acetyl co-enyme A. I sintomi following the pre-emergency application are that seedlings fail to emerge. Symptoms following the pre-emergency application are that the seedlings fail to emerge. Symptoms following post-emergency application are that the seedlings are deformed. Leaves may be trapped or emerge underground (figura 52)

      Figura 52 - Sintomi causati da impiego anomalo di s-metolachlor.

      S-Metolachlor è assorbito da graminacee durante la germinazione principalmente attraverso la plantula. Viene assorbita dalle infestanti inbgerminazione a foglia larga attraverso le radici ed i germogli. Viene traslocato verso punti della pianta in fase di crescita. Circa la sua persistenza, l'attività viene normalmente mantenuta per 10-14 settimane.
    6. Simazina è un inibitore della fotosintesi a livello di fotosistema II, Sito A. I primi sintomi comprendono clorosi internervale delle foglie ed ingiallimento dei margini; seguita da clorosi fogliare generale e necrosi, doratura delle punte delle foglie (Figura 53)
      Figura 53 - Sintomi causati da impiego anomalo di simazina.

      La simazina viene assorbita dalle radici, ma poco o nessun assorbimento fogliare di simazina viene traslocato verso l'alto con lo xilema, che invece va accumulandosi nel meristema apicale e nelle foglie.
      Circa la persistenza, la simazine ha una emivita di circa 30 giorni nei campi e 60 giorni negli stagni. la simazina è più persistente nei suoli con alto pH ed i residui possono danneggiare le colture nel successivo anno di applicazione.
    7. Terbacil è un inibitore della fotosintesi nel fotosistema II, sito A. I sintomi sono la clorosi fogliare, prima internervale, seguita da clorosi fogliare totale che determina la morte dei tessuti. Si verifica poi l'inibizione della crescita delle radici e dei germogli e, infine, potenziali danni a terreni soprattutto con bassi livelli di materia organica (Figura 54).

      Figura 54 - Sintomi causati da impiego anomalo di terbacil.
  • Bilancio dei fertilizzanti: è necessario un equilibrio dei nutrienti per la crescita ottimale delle piante di fragola. I nutrienti possono essere presenti nel suolo, ma a seconda delle condizioni, potrebbero essere non disponibili per l'assorbimento o potrebbero essere presenti nel suolo in concentrazioni tossiche per le piante. Il pH del suolo può influenzare la disponibilità degli elementi nutritivi. La calce è di solito applicata per aumentare i livelli di pH nei terreni acidi. La analisi fogliari e del suolo sono utili per conoscere i requisiti di fertilizzanti. Se si osserva la carenza di nutrienti, trattamenti fogliari sono generalmente raccomandati, durante la stagione della crescita.
    Nel contesto di questo capitolo sono molto importanti i sintomi da carenza di nutrienti. Carenze nutrizionali o la tossicità nella composizione, durante la stagione di crescita, può avere un importante effetto sulla resa e sulla qualità dei frutti. Alcuni dei sintomi più comuni, dovuti ad uno squilibrio dei nutrienti, sono i seguenti:
    1. Azoto: è un importante nutriente nella coltivazione delle fragole. Durante i periodi di rapida crescita, le foglie delle piante in carenza di azoto rimangono piccole e possono virare dal verde a verde chiaro o giallo (figura 51).
      In più anziano lascia le arrossa foglia gambo e le lamine fogliari diventano rosso brillante.
      Le dimensioni dei frutti sono ridotte ed il calice del frutto diventa rossastro.

      Figura 55 - Carenza di azoto sulle foglie (sinistra) e sui fiori, dove è possibile osservare un calice colorato in rosso (destra).

      Il controllo della carenza di azoto consiste nell'applicare l'azoto anche prima del trapianto, come concimazione di base del suolo e durante l'epoca della crescita, sia come fertilizzante fogliare, sia via fertirrigazione. L'applicazione di azoto tra le righe della coltura non è efficace, è dispendioso e l'eccesso può facilmente inquinare ilsuolo in profondità ed i corsi d'acqua.
    2. Fosforo: il primo segno di carenza del fosforo è un aspetto verde cupo delle piante e la riduzione delle dimensioni delle foglie. Quando la carenza diventa più grave, la superficie della lamina superiore delle foglie sviluppa una lucentezza metallica-scuro, mentre la pagina inferiore diventa rosso porpora (figura 52).

      Figura 56 - Sintomi di carenza di fosforo su foglia di fragola.

      I frutti ed i fiori tendono ad essere più piccoli del normale e le radici sono meno abbondanti, con crescita stentata e di colore più scuro.
      La maggior parte di fosforo deve essere applicato prima del trapianto, con la concimazione di base, e collocati all'interno della zona radicale. Applicando il superfosfato, dopo la posa della pacciamatura plastica, in entrambi i fori, la concimazione non risulta efficace. Il fertilizzante fosfatico solubile può essere somministrato via fertirrigazione.
    3. Potassio: i sintomi di carenza di potassio possono essere facilmente confusi con quelli di carenza di magnesio, o con bruciature sulla foglia causata da salinità, vento, sole, cioè quelle delle condizioni di aridità. Le foglie adulte mostrano un imbrunimento e diseccamento della superficie della pagina superiore, procedendo dal margine al centro, secondo un andamento internervale. Allo stesso tempo, la sezione dei vasi della foglia dissecca secca e diventa più scura. Questi sintomi compaiono prima sulle foglie inferiori (Figura 53).

      Figura 57 - Carenza di potassio, con gravità crescente con l'età.

      Il potassio va applicato prima del trapianto e durante lo sviluppo precoce dei frutti. Un alto livello di potassio deve essere realizzato nei terreni sabbiosi e in aree ad alta piovosità. Applicare potassio solubile via fertirrigazione dopo il trapianto.
    4. Magnesio: la carenza di magnesio inizia come ingiallimento e imbrunimento del margine superiore della foglia, che procede verso il centro della foglia con andamento internervale (Figura 54).
      La parte basale della foglia rimane poco sviluppata, mentre il picciolo è corto, verde e turgido, a differenza della carenza di potassio. Il frutto, nella carenza di magnesio, appare normale, anche se il colore è più chiaro ed è più morbido nella struttura.

      Figura 58 - Carenza di magnesio. Disseccamento marginale (a sinistra) e foglia normale (a destra).
      Per controllare questo fisiopatologia, se i risultati dell'analisi del suolo indicano bassi livelli di magnesio e basso pH, si può impiegare dolomite, minerale costituito da carbonato di calcio e magnesio, alcuni mesi prima del trapianto. Applicare solfato di magnesio (sali di Epsom) per fertirrigazione ai primi segni di carenza e ripetere se necessario.
      Uno spray fogliare di solfato di magnesio può anche essere usato per dare sollievo immediato, ma dovrebbe essere prima provato su alcune piante test. Interrompere immediatamente al primo segno di fitotossicità.
      L'uso massiccio di fertilizzanti di potassio può ridurre l'assorbimento del magnesio da parte delle piante.
    5. Calcio: durante la rapida crescita delle foglie possono apparire i sintomi di "bruciatura della punta della fogliolina". I tessuti terminali delle giovani foglioline, non riuscendo ad espandersi pienamente, diventano necrotici. I frutti sviluppano una densa copertura di semi, sia in zone limitate, sua sull'intero frutto, dando luogo ad una struttura dura e ad un sapore acido (figura 55). Le radici diventano corte, tozze e scure.

      Figura 59 - Carenza di calcio. Foglioline con la punta bruciata e piccoli frutti, con densa copertura di semi. Frutti normali (ultimo a destra).

      Per controllare questo fisiopatologia bisogna regolarizzare il pH del terreno. Applicare calcio sotto forma di calce agricola o dolomite prima del trapianto. Applicare nitrato di calcio per fertirrigazione o come spray fogliare al primo segno di carenza.
    6. Zinco: è facilmente distinguibile per l'alone verde che si sviluppa lungo i margini seghettati di giovani foglie. Quando le foglie continuano a crescere questo alone tende a diffondersi su tutta la fogliolina, in modo grave. Le venature tendono a rimanere verdi su una lamina fogliare clorotica (figura 56).

      Figura 60 - Carenza di zinco sulle foglie.

      La dimensione del frutto può apparire normale, anche se il numero di frutti è ridotto.
      Per controllare la carenza di zinco aggiungere solfato di zinco o un corrispondente chelato alla fertilizzazione e fare un maggior ricorso a tale pratica per i terreni noti per essere a basso contenuto di zinco.
      L'applicazione di zinco come spray fogliare o fertirrigazione può dare un sollievo immediato. Tuttavia, l'uso di solfato di zinco come spray fogliare può danneggiare le giovani foglie, fiori e frutti. Interrompere il trattamento al primo segno di fitotossicità.
    7. Boro: le foglie più giovani mostrano raggrinzimento e bruciatura dell'apice, seguita da ingiallimento marginale, increspatura, crescita ridotta (figura 57, a sinistra), mentre i frutti sono piccoli, "irregolari", e di scarsa qualità (figura 57, a destra).

      Figura 61 - Carenza di boro sulle foglie (sinistra) e sul frutto (destra).

      Deficit moderato di boro riduce le dimensioni del fiore e diminuisce la produzione di polline, con conseguente frutto piccolo, "irregolare", di scarsa qualità. La crescita delle radici può essere stentata.
      Per controllare questa fisiopatologia applicare un trattamento fogliare di boro o aggiungere il borace al suolo, prima del trapianto. Il boro è tossico per le piante e non deve essere usato in quantità eccessive.
    8. Ferro: il ferro è essenziale per molte funzioni delle piante. Alcune di esse sono:
      1. Sviluppo e funzione della clorofilla.
      2. Un ruolo importante nel trasferimento di energia all'interno della pianta.
      3. È un costituente di alcuni enzimi e proteine.
      4. Svolge funzioni nella respirazione delle piante e nel loro metabolismo.
      5. È coinvolto nella fissazione dell'azoto.
      L'ingiallimento (clorosi diffusa) e le venature verdi sono i primi segni di carenza di ferro. Con l'aumento del deficit ferrico la clorosi diventa più gravi, aumenta l'ingiallimento fino ad un punto di candeggio della lamina fogliare che poi vira verso il marrone (figura 58).

      Figura 62 - Carenza di ferro sulle foglie.

      La dimensioni dei frutti e la qualità non sono notevolmente influenzati.
      I terreni alcalini o scarsamente drenati possono indurre carenza di ferro.
      Bisogna controllare i livelli di pH del terreno. Se il livello di pH è alto, cessare ogni calcinazione del suolo ed utilizzare fertilizzanti formanti acido, come il solfato ammonico (il catione NH4+ viene assorbito dalle piante, mentre l'anione SO4= induce acidità nel terreno).
      Per controllare la carenza di ferro si può applicare solfato di ferro per fertirrigazione, quando i sintomi compaiono antipatamente. Spray fogliari con solfato di ferro o ferro chelato con EDTA, possono anche essere utilizzati.

      Per evitare le carenze degli elementi nutritivi o effettuare il loro controllo rapido bisogna essere in grado di applicare la fertirrigazione o i trattamenti fogliari. Pertanto, dobbiamo conoscere la solubilità del fertilizzante (Tabella 7) e gli standard dell'analisi fogliare (Tabella 8).
      Lebasi dell'analisi dei tessuti vegetali sono:
      • i livelli ottimali dei nutrienti in un determinato periodo dell'anno sono state stabilite attraverso la ricerca;
      • i tessuti vegetali vanno raccolti sempre nello stesso periodo dell'anno per determinare se pianta ha nutrienti sufficienti nel tessuto (foglie);
      • Le informazioni vanno utilizzate per prendere decisioni relative alla gestione dei nutrienti.

      Tabella 7 – Fertilizzanti solubili adatti per la fertirrigazione della fragola.
      Fertilizzante Analisi Dosi di somministrazione
      (kg/1000 piante)
      Epoca Commenti
      Urea:
      CO(NH2)2
      46% N
      0.4–0.5
      Dalla fioritura precoce.
      Migliora la pezzatura dei frutti. Ridurre alla fruttificazione. Interrompere quando i frutti sono teneri
      Nitrato ammonico:
      NH4NO3
      34% N
      0.5–0.6
      Dalla fioritura precoce in avanti.
      Migliora la pezzatura dei frutti. Interrompere quando la frutta è tenera.
      Solfato ammonico:
      (NH4)2SO4
      21% N + 24% S
      0.9–1.0
      Dalla fioritura precoce in avanti.
      Corrosivo alle giovani piante.
      Nitrate di calcio:
      Ca(NO3)2
      15.5% N + 12% Ca
      1.0–1.2
      Dopo la fioritura e lo sviluppo dei frutti.
      Migliora il colore ed il turgore della frutta. Non mescolare con solfato di magnesio.
      Nitrate di potassio :
      KNO3
      13% N + 38% K
      0.7–0.8
      Fioritura e fruttificazione.
      Aiuta a mantenere la qualità e sapore della frutta.
      Solfato di potassio:
      K2SO4
      40% K + 16% S
      0.7–0.8
      Fruttificazione.
      Aiuta a mantenere la qualità e sapore della frutta.
      Fosfato ammonico :
      NH4H2PO4
      22% P + 12.5% N
      1.0–1.2
      All'inizio stagione, dopo la prima raccolta e per il secondo raccolto.
      Migliora la fioritura e la pezzatura dei frutti. Migliora la crescita delle radici. Applicare prima del secondo raccolto se le piante sono mantenute per il secondo anno.
      Solfato di magnesio:
      MgSO4
      (Epsom salts)
      10% Mg + 14% S
      0.2–0.4
      In prefioritura.
      Migliora il colore e la maturazione dei frutti. Non mescolare con nitrate di calcio.


      Tabella 8 – Intervalli regolari delle dosi di fertilizzante per la fragola.
      Nutriente Deficienza Sufficienza Eccesso
      N (%)
      P (%)
      K (%)
      Mg (%)
      S (%)
      B (ppm)
      Fe (ppm)
      Mn (ppm)
      Cu (ppm)
      Zn (ppm)
      1.90
      0.20
      1.30
      0.25
      0.35
      23
      40
      35
      3
      10
      2.0-2.8
      0.25-0.40
      1.5-2.5
      0.3-0.5
      0.4-0.6
      30-70
      60-250
      50-200
      6-20
      20-50
      4.0
      0.50
      2.0
      0.8
      0.8
      90
      350
      350
      30
      80

    9. La qualità del suolo: cattive condizioni del suolo possono causare scarsa crescita e la morte delle piante. Acidità molto elevata del terreno possono contribuire alla scarsa crescita. Le fragole radicano in superficie ed hanno una bassa tolleranza ai sali. Il drenaggio inverno aiuterà la lisciviazione dei sali dal suolo. L'acqua di irrigazione deve essere analizzata per i sali in soluzione e le piante devono essere irrigate durante i mesi estivi per mantenere i sali in prossimità della zona delle radici. La qualità del suolo è la misura della salute di un terreno e la sua capacità di resistere all'erosione, compattazione, e altri stress, mantenendo la produttività economica. Valutare la qualità del suolo per ogni campo coltivato e prendere misure idonee a mantenere o migliorare la fertilità assicurerà una produttività continua. È importante tenere in considerazione che il suolo e la sua gestione sono parte del sistema di produzione agricola complessiva.
      I parametri principali, lo studio dei quali può identificare la qualità del terreno su cui far crescere la fragola, sono i seguenti:
      1. la compattazione e la diagnostica del suolo. Le coltivazioni in terreni troppo compatti, spesso hanno un apparato radicale limitato (figura 63, a). Questo porta ad uno scarso assorbimento dei nutrienti, una crescita stentata, una generale mancanza di vigore, ed una diminuzione della resa. Nei terreni compatti le piante sono anche più sensibili alle malattie ed alla pressione degli insetti.
        Gli apparati radicali delle piante colpite spesso mostrano segni di una dura barriera fisica legata alla compattezza del suolo. Le punte delle radici possono avere una crescita stentata o la pianta può produrre una proliferazione di radici secondarie orizzontali, nel tentativo di annullare gli effetti della compattazione. Le colture trapiantate in terreni compatti spesso non riescono a a formare il loro caratteristico apparato radicale fascicolato, mantenendo una struttura fittonante.
        La compattazione del suolo può essere ridotta utilizzando diversi strumenti anche di scarso peso economico. In linea di massima, la sistemazione superficiale del suolo e le lavorazioni possono essere molto efficaci per contenere la compattezza. Considerare che i livelli di umidità del suolo possono influire sulla compattezza e che questa forza del suolo aumenta man mano che i terreni tendono ad asciugarsi. Quindi un terreno asciutto esporrà più resistenza di un terreno molto bagnato. Le valutazioni del potenziale di compattazione del suolo devono essere eseguite su terreni umidi.
        Alcuni esempi di suoli compatti sono riportati nella figura 63. Bisogna sapere che:
        1. la formazione di croste è comune su terreni con scarsa struttura e bassa stabilità di aggregazione. Moderati a anche intensi eventi di pioggia dopo la semina possono frantumare gli aggregati del suolo producendo particelle più fini che legano insieme e vanno a colmare tutti i pori della superficie del suolo. Appena il suolo si asciuga si forma la crosta. Suoli con una crosta pesante spesso si oppongono all'emergenza delle plantule dando luogo ad un maggiore decadimento dei semi ed a marcescenza delle radici. L'eccessiva lavorazione secondaria durante la preparazione del terreno, rende suoli più inclini alla formazione di croste le quali sono agevolate dalla tessitura più fine,tipica dei terreni argillosi.
        2. La compattazione della parete laterale si verifica quando le attività di trapianto si svolgono su terreni umidi e quando il terreno non è "in tempera". I solchi fatti dagli assolcatori a disco delle macchine trapiantatrici presentano il fenomeno della compattazione delle parete, poichè sigillano il suolo, ostacolando e limitando sia la crescita delle radici, sia l'assorbimento dei nutrienti. Le piante emergenti spesso mostrano radici appiattite e possono presentare una proliferazione di radici secondarie che crescono orizzontalmente lungo la trincea. In condizioni di terreno umido, la coltivazione può essere in grado di fuoriuscire dalla parete del solco. Questo tipo di compattazione si verifica più comunemente in tipi di terreno con alte percentuali di limo ed argilla.
        3. Le zolle di terreno che si formano con l'aratura del suolo sono dure e si riscontrano in strati compatti di suolo presenti a 15-30 cm sotto la superficie del suolo. Stagioni umide prolungate ed una rotazione intensiva delle coltura a lungo termine possono portare alla formazione digrosse zolle causate dall'aratura. Gli effetti dellapresenzadi molte zolle sono più evidenti in anni estremamente umidi e piovosi o estremamente secchi. Negli anni umidi, la zona compattata può causare problemi di drenaggio e terreni saturi d'acqua. In anni di siccità, il sistema radicale è bloccato e confinato dalla zolla e non è in grado di accedere all'acqua. Queste zolle conseguenti l'aratura che causano grossi vuoti nello spessore del suolo interessato dalle radici delle piante, possono trovarsi in qualsiasi tipo di terreno tra cui anche sabbie grossolane e argille sabbiose.
        Il suolo è alla base dell'agricoltura. L'obiettivo della gestione del suolo è quello di proteggerlo e di migliorarne le prestazioni, in modo da poter coltivare con profitto e preservare la qualità ambientale per più tempo a venire. Pertanto, bisogna sapere che:
        1. la rotazione con colture con apparato radicale profondo, come il mais o l'erba medica, o raccolti come il frumento contribuiranno a ridurre la compattezza di terreni compatti. Essi potranno anche migliorare la struttura del terreno, rendendolo meno suscettibile di compattazione nel futuro.
        2. Bisogna evitare di lavorare i campi bagnati, o comunque quando non sono "in tempera", in particolare con attrezzature pesanti. La capacità di carico di terreno asciutto è sicuramente maggiore di quello di un terreno umido. Pertanto, bisogna sempre verificare che le operazioni di aratura vengano eseguite quando il terreno è in condizioni di umidità adeguate alla profondità lavorazione. La profondità della lavorazione è un metodo alternativo per evitare che vengano create le zolle di aratura.
          Bisogna specificare, dal momento che questo consetto è stato più di una volta specificato che esiste un campo di umidità, compreso fra lo stato coesivo e lo stato plastico in cui adesione e coesione hanno valori abbastanza vicini. In queste condizioni si dice che il terreno è "in tempera". Con terreno "in tempera" gli organi lavoranti vincono facilmente le forze di coesione e il terreno aderisce poco. Le zolle si sgretolano con relativa facilità e la lavorazione lascia il terreno in condizioni di sofficità ideali. Con valori di umidità leggermente superiori a quelli ottimali (terreno tendente al plastico) si ottiene un principio di modellamento. Ad esempio, dopo un'aratura le zolle mostrano superfici lisce per effetto della compressione esercitata con il versoio. Con valori di umidità leggermente inferiori a quelli ottimali (terreno tendente al coesivo) allo sgretolamento delle zolle si accompagna un certo grado di polverizzazione, più accentuato nei terreni limosi e di medio impasto rispetto a quelli argillosi. Da quanto detto in precedenza, si evince che i terreni più facilmente lavorabili sono quelli sabbiosi, non essendoci vincoli legati all'umidità. Un minor margine di scelta è offerto dai terreni argillosi, i quali andrebbero lavorati in tempera, ma prudenzialmente si può optare per la lavorazione allo stato coesivo. I terreni più difficili da gestire sono quelli limosi, i quali vanno lavorati sempre in stato di tempera.
        3. Bisogna usare pneumatici radiali, di grandi dimensioni o a cingoli che creano un'adesione limitante la compattazione. Bisogna ridurre la pressione dei pneumatici per diminuire la pressione sulla superficie del terreno. Questo si potrà ottenere solo con pneumatici radiali. I pneumatici devono essere sufficientemente grandi per trasportare le attrezzature a pressioni ridotte. Bisogna verificare che i pneumatici siano tarati per funzionare a basse pressioni.
        4. Va evitato un elevato carico per asse, il che farà evitare la compattazione nel sottosuolo, anche con bassa pressione dei pneumatici. Bisogna mantenere il peso delle attrezzature per lavorare i campi ed i carichi di peso inferiori a 4,5-5 tonnellate/asse. Bisogna limitare le manovre in corrispondenza delle testate dei campi e lungo le righe di raccolta, piuttosto che percorrere l'intero campo.

        Figura 63 - Effetti della compattazione del suolo sulle radici (a). Solchi causati dai pneumatici delle ruote delle macchine ed effetti sulla compattazione del suolo (b).

      2. Drenaggio: modelli di drenaggio in campo hanno un grande impatto sulla crescita delle colture e della loro suscettibilità ai parassiti. Aree scarsamente drenate del campo sono spesso più inclini a malattie dell'apparato radicale come Phytophthora , e marcescenze di varia origine.
        Lo scorrimento dell'acqua può avvenire attraverso i pori dilatati del suolo, attraverso le crepe ed i canali fatti dai lombrichi. Il drenaggio è influenzato da diversi fattori, tra cui: la topografia, la tessitura del suolo, la struttura del suolo, la compattezza, la lavorazione del terreno e gli strati profondi anche quelli contenenti i residui colturali (figura 64, a). La consistenza degli strati del sottosuolo può svolgere un ruolo importante nel drenaggio. Ad esempio, un terreno sabbioso-limoso grossolano con un sottosuolo di argilla può determinare un drenaggio lento e causare condizioni di saturazione dell'acqua, qualsiesi sia la sua struttura di superficie.
        Le colture possono apparire di colore giallo o morte, in aree sature d'acqua. La crescita delle colture può essere stentata e le piante possono essere più suscettibili alle malattie. Le piante coltivate in terreni umidi hanno spesso i sistemi radicali insolitamente profondi (figura 64, b).
        Si può utilizzare una sonda per il suolo o una coclea per guardare il profilo completo del terreno ed esaminarlo a varie profondità. Bisogna sicuramente cercare i cambiamenti nella struttura e nell'umidità in profondità. Il colore del suolo e gli schemi di colore sono buoni indicatori delle caratteristiche di drenaggio naturali. Terreni ben aerati e ben drenati sono solitamente di colore rosso, giallo o marrone. I suoli grigi o blu indicano che si è raggiunta la saturazione idrica per lunghi periodi di tempo ed il suolo è generalmente poco drenato. Aree screziato (striature arancioni o rosse su sfondo opaco) indicano che i terreni sono saturi o quasi saturi per brevi periodi di tempo (di solito aseguito delle variazioni stagionali) per cui questi sono imperfettamente drenati.
        Per tentare di risolvere i problemi di drenaggio relativi,bisogna:
        1. Considerare la causa dei drenaggio scarsi, tenuto conto che alcuni fattori come la tessitura del suolo non possono essere cambiati, a meno di interventi costosi come gli ammendamenti.
        2. Scarichi ghiaia o altri materiali di drenaggio possono contribuire a migliorare il drenaggio interno del suolo.
        3. Il drenaggio può essere migliorata attraverso una buona rotazione delle colture. Ruotare tra diverse varietà di fragola con diversi tipi di sistemi di radice.
        4. Aggiunta di ammendanti organici, come il letame ed altri compost, possono aiutare a costruire una migliore struttura del suolo ed indurre il miglioramento della rete di macropori.
        5. La lavorazione tempestivae non eccessiva può anche aiutare nella costruzione della migliore struttura del suolo.

        Figura 64 - Ristagni d'acqua in campo (a) e nel campo di fragole (b).
      3. Erosione: quasi ogni azienda agricola ha accusato l'effetto di una qualche forma di erosione nel corso degli anni. Questo può avere un impatto a lungo termine sulla produttività del suolo.L'erosione ridistribuisce la materia organica, i fertilizzanti ed i pesticidi. L'erosione del suolo è causata dall'acqua e dal vento.
        L'erosione idrica non può effettivamente rimuovere i detriti da un campo, ma può riorganizzare notevolmente il terreno all'interno di un campo. Aumenta la variabilità del suolo e la crescita delle colture all'interno di un campo. L'erosione idrica crea ruscelli o piccoli canaloni in campo. È più comune all'inizio della stagione su terreni nudi o quando il raccolto non è ancora pienamente determinato. Zone erose tendono a mostrare un colore più chiaro e la struttura del suolo povera. Colture provenienti da terreni erosi spesso mostrano scarsa emergenza, esperienza ritardata dell'azienda e mostrano scarsa crescita rispetto al resto del campo. Le colline erose tendono ad avere un pH più basso, contribuendo ulteriormente alla scarsa crescita delle colture. Suolo in punti bassi, o aree dove il suolo eroso è depositato, è di solito di colore più scuro rispetto al resto del campo. Utilizzare una sonda per il terreno per esaminare e confrontare la profondità del terriccio in varie parti del campo.
        L'erosione del vento è un problema comune a molte tessiture superficiali grezze, per terrenipoveri in materia organica ed utilizzati per la produzione di ortaggi. L'erosione del vento all'inizio della primavera può esporre o rimuovere i semi in una zona del campo, profondamente seppellirli in un altro posto. Il vento può danneggiare o uccidere le piante giovani e le ferite causate dalla sabbia e spesso creare ferite che fungono da punto di ingresso delle malattie fogliari. Le colture sono più sensibili al danno del vento all'inizio della stagione.
        L'erosione del vento muove il suolo in tre modi:
        1. La sospensione che si verifica quando le particelle di terreno molto fini vengono trasportate attraverso il movimento dell'aria. È un fenomeno altamente visibile e rappresenta una quantità molto piccola di suolo sul totale dell'erosione operata dal vento.
        2. La saltazione è il fenomeno più dannoso perchè rappresenta oltre il 50% del movimento del suolo. Si verifica quando le particelle di terreno, di medie dimensioni, sono sollevate per brevi distanze in aria per poi ricadere di nuovo alla superficie del terreno, dove le particelle possono danneggiare le colture e rimuovere ulteriore suolo. Il termine saltazione signica per l'appunto "danza" per cui le particelle rimbalzano ripetutamente sul suolo ad opera del vento.
        3. Lo scorrimento viscoso o strisciamento o rotolamento delle particelle è un movimento più dolce. Le particelle del suolo più grandi sono sloggiate dal loro posto e rotolano lungo la superficie del suolo. Questo rappresenta circa il 25% del movimento del suolo ad opera del vento. Il rotolamento delle particelle conferisce alla superficie del suolo l'aspetto di onde che si osserva durante la formazione delle dune.
        I residui colturali e le colture di copertura mantengono il terreno coperto e rallentano il movimento del vento e dell'acqua attraverso il campo. Le radici delle colture e degli alberi ancorano il suolo, impedendone il movimento.
        La rotazione delle coltivazioni con i cereali o le altre colture che lasciano elevate quantità di residui, riducono i fenomeni di erosione. Utilizzare strutture di controllo dell'erosione, come corsi d'acqua, tappeti erbosi, ghiaia ed altri materiali solidi difficilmente trasportabili dal vento, bacini idrici possono ridurre il movimento dei sedimenti. Alberi frangivento e strisce di tappeto erboso possono rallentare il movimento del vento e proteggere le colture adiacenti.
        La stabilità degli aggregati è un parametro importante lacui conoscenza può contribuire alla prevenzione dell'erosione e serve da indicatore precoce di recupero o del degrado dei suoli. Gli aggregati del suolo sono gruppi di particelle che legano tra loro ed alle particelle adiacenti. La stabilità degli aggregati si riferisce alla capacità del suolo di resistere alla disintegrazione quando si applicano forze dirompenti connessi,soprattutto, con lavorazione del terreno. Anche l'acqua o il vento o l'umidità agisce sulla stabilità degli aggregati e suggerisce come il suolo può resistere all'impatto della pioggia ed all'erosione delle acque. La distribuzione delle dimensioni degli aggregati può essere usata per predire la resistenza all'abrasione del vento.
        I cambiamenti nella stabilità degli aggregati possono servire come indicatori precoci di recupero dei suoli in degrado. La stabilità degli aggregati è un indicatore di contenuto della sostanza organica, dell'attività biologica e del ciclo dei nutrienti nel suolo. Generalmente, le particelle sono in piccoli aggregati (<0,25 mm) e sono vincolati a forme più vecchie e più stabili di materia organica. La decomposizione microbica rilascia materia organica più recente e prodotti biologici (che sono meno stabili) che si legano in piccoli aggregati ed in grandi aggregati (> 2-5 mm). Questi grandi aggregati sono più sensibili agli effetti della gestione della materia organica, che serve come un indicatore migliore delle variazioni di qualità del suolo. Una maggiore quantità di aggregati stabili suggerisce una migliore qualità del suolo. Quando la proporzione dei grande aggregati (rispetto ai piccoli aggregati) aumenta, la qualità del suolo generalmente aumenta. Aggregati stabili possono anche fornire una vasta gamma nello spazio dei pori, comprese i piccole ed i grandi pori all'interno degli aggregati. Lo spazio dei pori è essenziale per l'aria e l'ingresso di acqua nel terreno, per i nutrienti e per il movimento della fase biotica all'interno del suolo. Pori grandi connessi con i grandi aggregati stabili favoriscono alti tassi di infiltrazione e di aerazione, adeguati per la crescita delle piante. Lo spazio dei pori offre anche zone di debolezza per la crescita delle radici e la loro penetrazione. Croste superficiali e pori pieni si riscontrano in terreni debolmente aggregati. Le croste superficiali impediscono le infiltrazioni e promuovono l'erosione; pori pieni riducono la capacità di trattenere l'acqua del suolo e la capacità di scambio dell'aria e di aumentare la densità della massa, diminuendo le condizioni per la crescita delle radici. Problemi specifici che potrebbero causare scarsa funzionalità. La stabilità degli aggregati è fondamentale per l'infiltrazione, la crescita delle radici e la resistenza all'erosione idrica ed eolica. Aggregati instabili si disintegrano durante i temporali e le particelle di terreno disperse riempiono i pori della superficie e creano una crosta dura quando il terreno si asciuga. Quando l'infiltrazione è ridotta, può risultare un aumento del deflusso dell'acqua e quindi dell'erosione, mentre l'acqua disponibile si riduce nel terreno, a scapito della crescita delle piante. Una crosta superficiale può anche limitare l'emergenza delle piantine.
        Il vento stacca normalmente solo particelle liberamente detenute sulla superficie del suolo, ma appena inizia a soffiare le particelle di terreno vengono accelerate dal vento che ha colpito il terreno nudo con energia sufficiente a rompere le particelle supplementari ottenute dagli aggregati deboli. Questa azione aumenta il numero di particelle che possono essere trasportate dal vento e abradono una superficie fisicamente protetto di suolo.
        Pratiche che portano a scarsa stabilità degli aggregati includono:
        1. i metodi di lavorazione e le attività di disturbo del suolo impediscono la conservazione della materia organica di origine vegetale ed impedisce che questa si accumuli nel suolo, oltre a distruggere gli aggregati esistenti.
        2. la raccolta dei foraggi ed il pascolamento o altri sistemi che lasciano il terreno nudo e lo espongono all'impatto fisico della pioggia e del vento;
        3. la rimozione delle fonti di materia organica e di rugosità superficiale bruciando, la raccolta o la rimozione altrimenti residui colturali;
        4. l'utilizzo dei pesticidi dannosi per i microrganismi benefici del suolo.
        È possibile migliorare la stabilità complessiva del terreno, aumentando i livelli di materia organica o di applicazione di composti chimici specializzati, come la poliacrilammide anionica (PAM). Pratiche che mantengono il suolo trattato fisicamente lo proteggono dalle forze erosive che sono quelle che sconvolgono l'aggregazione delle particelle, come pure la costruzione della struttura glomerulare in presenza di materia organica. Qualsiasi pratica che aumenta materia organica del suolo, e conseguentemente l'attività biologica , migliora la stabilità complessiva del suolo. Tuttavia, può possono essere diversi anni per ottenere significativi guadagni di materia organica. Al contrario, tutte le attività di gestione che disturbano il suolo e lo lasciano nudo, può causare un rapido declino della materia organica nel suolo, dell'attività biologica e della stabilità complessiva.
        Gli aggregati si formano facilmente nel suolo quando questo riceve degli ammendanti organici, come il letame. Gli aggregati, in tal caso si formano facilmente dove ci sono colture in copertura, colture da sovescio, pascoli e foraggio e dove la gestione dei residui e gli interventi di dissodamento tendono a diminuire.
        Migliorare la stabilità complessiva nei terreni agricoli, in genere, comporta la copertura con colture da sovescio, la gestione dei residui, le rotazioni razionali, la diminuzione delle lavorazione del terreno e di disturbo del suolo.La stabilità degli aggregati declina rapidamente nel terreno lavorato intensamente.
        I pascolo e le colture foraggere hanno elevata densità di piante, ampi e fitti sistemi di radici fibrose che contribuiscono a conservare la materia organica e favorire l'attività microbica. Tuttavia, il pascolo e la fertilità deve mantenere elevati standard di qualità del suolo e prevenire lo sviluppo di aree nude, senza vegetazione rada.
        Le pratiche di conservazione del suolo per ottenere una stabilità degli aggregati favorevole alla funzione del suolo comprendono:
        • mantenimento delle rotazioni colturali;
        • colture in coperura;
        • controllo delle avversità biotiche delle piante;
        • gestione dei residui e delle lavori culrurali;
        • controllo della salinità gestione del suolo sodico;
        • impedire la formazione di croste superficiali.
      4. Tessitura del suolo: le particelle di terreno sono disponibili in tre principali categorie dimensionali: sabbia, limo e argilla. La conoscenza della struttura del terreno può essere importante per la diagnosi e la previsione di aspetti molto importanti come lo stress idrico, la compattezza e alcune malattie delle colture, come marciumi radicali e fusariosi. Queste conoscenze sono molto utili per realizzare la pianificazione dell'irrigazione.
        La tessitura studiata manualmente è il modo più comune per accertare la tessitura di un suolo. L'analisi granulometrica darà una ripartizione completa dei componenti la tessitura del suolo. Questo test di laboratorio è piuttosto costoso, ma l'informazione può essere utilizzata per calcolare la capacità di un terreno per la programmazione irrigua. La tessitura del suolo nella maggior parte dei campi è molto variabile. Cambia drasticamente all'interno del profilo del terreno. Nel valutare i problemi del suolo-struttura correlati, come il drenaggio, è utile identificare la struttura del terreno ad una profondità corrispondente al livello dell'aratura.
        Una pala, la sonda per il terreno, una coclea per il suolo darà facile accesso al profilo del terreno per lo studio della tessitura.
      5. Struttura del suolo: la struttura del suolo studia come le particelle del terreno (sabbia, limo e argilla) sono reciprocamente disposte nel suolo per formare gli aggregati. Gli aggregati del suolo sono legati da argilla, materia organica e essudati radicali. La struttura del suolo ha un effetto significativo sulla scelta delle colture, la loro crescita e la produttività.
        Quali sono i parametri che influenzano la struttura del suolo
        1. il movimento dell'acqua nel suolo;
        2. il grado di aerazione;
        3. la capacità delle radici delle colture di crescere attraverso il profilo del terreno;
        4. la capacità del suolo di resistere all'erosione.
        La struttura del suolo è influenzata dalla tessitura, dal clima, dall'attività biologica e dalle pratiche di gestione delle aziende agricole, tra cui la coltivazione, la rotazione delle colture, l'uso delle macchine agricole ed il ricorso a modelli nell'impiego delle attrezzature. I suoli sono spesso descritti come senza struttura, come sferoidali o blocchi:
        1. i suoli senza struttura non hanno aggregazione osservabile e nessuna definizione circa la reciproca posizione delle particelle di terreno e deiloro aggregati. Terreni sabbiosi e sabbioso-limosi sono spesso senza struttura, con un'unico disposizione reciproca delle particelle di terreno. Suoli argillosi possono essere descritti come senza struttura quando le particelle formano una struttura massiccia, senza piccoli aggregati all'interno. Questo è più comunemente definito come un terreno finemente strutturato come quelli argillosi, in particolare quando i terreni sono stati lavorati, sono bagnati o esposti a carichi pesanti nelle condizioni di bagnato e di assenza della tempera.
        2. i suoli sferoidali hanno una struttura granulare. Gli aggregati sono 1-10 mm di diametro con angoli arrotondati. Tale struttura è generalmente osservata a livello di Un orizzonte o come lo strato superiore dei terreni fini o di medio impasto. La struttura granulare nello spessore interessato dalla semina o dalle radici delle piante trapiantate è importante per un buon contatto ed un rapido assestamento.
        3. gli aggregati a blocco del suolo sono spesso di dimensioni maggiori (5-50 mm di diametro) e formano blocchi di forma irregolare o cubici. Tale struttura favorisce un buon drenaggio ed aerazione e la penetrazione delle radici. Solitamente queste strutture si trovano in corrispondenza dell'orizzonte B o appena sotto il viraggio di colore di molti terreni ad un aumento della profondità. Strutture a blocchi con elementi superiori a 50 mm di diametro sono spesso un'indicazione di problemi di compattezza o di gestione del suolo.
        4. i suoli lamellari formano strati sottili o piani orizzontali. Questo tipo di struttura può essere trovato in entrambi gli orizzonti del suolo e del sottosuolo. È comunemente osservato in terreni indisturbati o non lavorati. Strutture lamellari in terreni sabbiosi spesso indicano problemi di relativi alla compattezza.
        La struttura del suolo può essere migliorata attraverso una notevole varietà di tecniche di gestione, tra cui la rotazione delle colture di cereali e foraggi; l'uso di colture in copertura; l'aggiunta di fonti di materia organica, come il letame e compost diversi; limitata lavorazione. Essere consapevoli del numero di passaggi con le macchine sul suolo, del carico assiale, delle modalità di raccolta e della profondità di lavorazione.
      6. PH del terreno : il pH è una misura del livello di acidità o alcalinità nel terreno. Viene semplicemente definita come il logaritmo negativo della concentrazione idrogenionica della soluzione circolante in rapporto alla costante di dissociazione dell'acqua che è uguale a 10-14. La scala del pH va da 0 a 14 e riflette la concentrazione di ioni idrogeno nel terreno. Un valore pH di 7,0 è neutro. I valori inferiori a 7.0 sono acide; quelli sopra 7.0 sono alcalini o basici.
        Il pH del suolo ha un impatto sulla disponibilità della maggioranza dei nutrienti. Elementi quali azoto, calcio e molibdeno sono meno disponibili a livelli di pH inferiori a 6,0. La disponibilità di altri nutrienti, come manganese, zinco, fosforo e potassio diminuisce a livelli di pH superiori a 7,0.
        Gli ortaggi coltivati su suoli minerali hanno un pH obiettivo di 6,1-6,5. Su terreni organici e ricchi in letame il pH obiettivo va da 5,1 a 5,5.
        Il pH influenza anche l'attività dei microrganismi del suolo. Questi costruiscono la struttura del suolo, il ciclo della materia organica e fissare l'azoto nei noduli radicali delle leguminose.
        Il pH del suolo può avere un effetto drastico sulle prestazioni e sulla degradazione di alcuni pesticidi. L'efficacia del suolo a degradare erbicidi triazinici come l'atrazina e metribuzin è spesso diminuita in terreni acidi. Il pH può anche influenzare la degradazione degli erbicidi residuali, presenti nei campi successivamente coltivati. Imazethapyr, flumetsulam e cloransulam degradano molto lentamente in presenza di un pH del suolo inferiore a 6,0 a 6,5, causando potenzialmente problemi alle colture orticole coltivate dopo i trattamenti con i prodotti ora citati. Chlorimuron-etil degrada lentamente a pH superiore a 7.
        L'analisi del terreno è l'unico modo affidabile per determinare se il pH del terreno ha bisogno di regolazione. Tuttavia alcune zone di un campo possono mostrare sintomi di basso pH, anche se il pH medio o anche la griglia campionata per l'intero campo possono fornire un pH accettabile.
        Cumuli di sabbia spesso hanno un pH inferiore rispetto al resto del campo. Queste aree dovrebbero essere campionati separatamente.
        Un pH molto basso può causare danni alle radici delle colture le cui piante crescono stentate e sembrano disseccare. Le piante in aree con pH basso possono essere scarse e stentate, o il raccolto può apparire ridotto e ritardato. Colture come orzo e piselli sono molto sensibili ad un basso pH.
        Le specie vegetali differiscono nelle loro esigenze verso il pH e possono mostrare una differente tolleranza verso i diversi livelli di pH nel suolo. Il pH buffer è usato per calcolare la quantità di materiale di calcinazione in base alla capacità del suolo di resistere variazioni di pH. La calce non cambierà il pH del terreno in una notte. La calce agricola non agisce in fretta ma lentamente. Gli effetti della calcinazione può richiedere fino a 3 anni. È importante garantire che la calce venga applicata con largo anticipo.
      7. Strumenti per la diagnostica del terreno:
        1. mani: non trascurare il valore di un approccio delle mani per la diagnosi dei problemi del suolo. Utilizzare la tabella deella tessitura del suolo per stimare la struttura del terreno in superficie o in tutta la profondità del profilo.
        2. coltello: mantenere un coltello specificamente per la diagnostica del suolo. Il coltello può essere utilizzati per valutare la densità del suolo o la sua compattezza. Essi possono essere utilizzati per sondare il terreno, trovare i semi e le piantine e per stimare la profondità della lavorazione. Il coltello può essere utilizzato anche per valuare la gravità della crosta del suolo.
        3. sonda per il terreno: la sonda per il suolo è uno strumento estremamente versatile (figura 65). Può essere utilizzata per prelevare campioni di suolo per l'analisi dei nutrienti. Campioni di suolo standard sono presi ad una profondità di 15 cm, mentre campioni per stimare i nitrati del suolo vanno presi a 30 cm. La sonda va inserita direttamente nel terreno per assicurare una profondità precisa del tratto di campionamento. Una sonda può anche essere utilizzata per controllare il profilo del terreno completo per l'umidità del suolo, per la resistenza degli strati compattati. Bisogna usare la sonda per rilevare il colore e la tessitura del terreno, nonchè i cambiamenti lungo il profilo. Evitare sonde suolo con pedali. Il pedale facilita l'inserimento della sonda, ma impedisce l'utilizzo della sonda per una maggiore profonda di campionamento lungo il profilo.

          Figura 65 - Sonda del suolo utilizzata per prelevare i campioni di terreno.

        4. Sonda per il terreno o sonda "olandese": eliche per il prelievo del suolo sono disponibili in vari diametri. Una trivella può essere usata per esaminare il profilo del terreno con il minimo disturbo. La lama curva è particolarmente utile per il campionamento in terreni secchi, sassosi e grossolani. Le trivelle consentono la raccolta di campioni per le analisi chimiche dei nutrienti o l'umidità del terreno o per valutare la consistenza ed il colore in profondità.
        5. Sonda a piastrella: è una sonda, leggermente flessibile, costituita da un tondino di acciaio dritto circa 1- 1,5 m di lunghezza, con una maniglia trasversa per consentire l'inserimento e la rimozione dal terreno. L'asta ha un forte punta a forma di cono, con un diametro leggermente superiore dell'asta per consentire un facile inserimento ed minimo attrito con il suolo. Sonde piastrelle possono essere utilizzati per individuare sassi e ciottoli o per individuare strati di terreno compatto. Utilizzare la sonda per testare la zona sospetta ad una profondità di 50 cm e confrontarle il bordo del campo o un'area inalterata. Inserire la sonda nel terreno con un ritmo lento e costante. Tenere le braccia leggermente piegate. Essi agiscono come il manometro sentendo la forza richiesta per spingere la punta attraverso il suolo. Registrare le profondità a cui la punta della sonda incontra resistenza. Ricordare che l'umidità del terreno gioca un ruolo importante nella resistenza del terreno. Un terreno asciutto resiste alla penetrazione di più rispetto ad un terreno bagnato, indipendentemente dalla compattezza del suolo.
        6. Bandiere marcatura possono essere utilizzati per valutare la compattezza del suolo. Inserire il filo con delicatezza e senza intoppi fino a quando il filo comincia a piegare. Misurare la compattezza in diversi settori di tutto il campo può aiutare ad identificare i modelli e le possibili cause della compattezza.
        7. Pale e cazzuole manuali possono essere utilizzati per raccogliere campioni di terreno, per controllare l'umidità del suolo e valutare la struttura. Scavare e confrontare le radici delle piante, sia sane, sia ammalate per valutare l'eventuale correlazione tra l'anomalia del terreno, e le malattie o i problemi legati alla presenza di insetti che possono influenzare la crescita dellepiante e la produzione.

Aspetti nutrizionali
La fragola è un frutto povero di calorie (27 kcal/100 g), ma presenta buoni contenuti in fibra, potassio, ferro e vitamina C. (tabella 9)

Tabella 9 – Composizione chimica della fragola.
Elemento o prodotto Quantità
Acqua (g)
Proteine (g)
Lipidi (g)
Zuccheri (g)
Fibra (g)
Energia (Kcal)
Sodio (mg)
Potassio (mg)
Ferro (mg)
Fosforo (mg)
Calcio (mg)
Tiamina (mg)
Riboflavina (mg)
Niacina (mg)
Vitamina C (mg)
90,50
0,90
0,40
5,30
1,60
27,00
2,00
160,00
0,80
28,00
35,00
0,02
0,04
0,50
54,00


Alcune sostanze, inoltre, quali oli essenziali, tannini e flavoni che conferiscono al frutto colore e profumo caratteristici possiedono un elevato potere antiossidante.
Il contenuto quantitativo di queste sostanze varia notevolmente in funzione della varietà, delle condizioni di coltivazione, del grado di maturazione, del tempo e delle modalità di conservazione dopo la raccolta. Ovviamente nel frutto fresco con il giusto grado di maturazione si osservano le quantità ottimali di composti polifenolici.
Diverse esperienze scientifiche confermano quindi che la fragola, come tutta la frutta e gli ortaggi, contiene fattori protettivi, per lo più vitamine e composti polifenolici. I primi sono nutrienti essenziali per il regolare funzionamento del metabolismo, i secondi sono sostanze di varia natura che svolgono un’attività antiossidante e protettiva, neutralizzando la formazione e/o la proliferazione dei radicali liberi.

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