Fennel



Taxonomy of the Fennel (Foeniculum vulgare Mill., 1754) according to Cronquist System
Superdominium/Superdomain: Biota
Dominium/SuperKingdom: Eukaryota
Regnum/Kingdom: Plantae
SubRegnum/SubKingdom: Tracheobionta
Superdivisio/Superdivision: Spermatophyta
Divisio/Division: Magnoliophyta
Classis/Class: Magnoliopsida
SubClassis/SubClass: Cornidae Frohne & U. Jensen ex Reveal, 1994
SuperOrdo/SuperOrdine: Aralianae Takht., 1967
Ordo/Order: Araliales Reveal, 1996
Familia/Family: Apiaceae Lindl. 1863, or Umbelliferae Juss., 1789
Tribus/Tribe: Apiaea
Tribus/Subtribe: Foeniculinae Dumort., 1829
Genus: Foeniculum Mill., 1754
Species: Foeniculum vulgare Mill., 1754

Taxonomy of the Fennel (Foeniculum vulgare Mill., 1754) according to APG System
Regnum/Kingdom: Plantae
Clade: Angiospermae
Clade: Eudicots
Clade: Tricolpate
Clade: Core tricolpate
Clade: Rosids
Clade: Eurosidi I
SubClassis/SubClass: Cornidae Frohne & U. Jensen ex Reveal, 1994
SuperOrdo/SuperOrdine: Aralianae Takht., 1967
Ordo/Order: Araliales Reveal, 1996
Familia/Family: Apiaceae Lindl. 1863, or Umbelliferae Juss., 1789
Tribus/Tribe: Apiaea
Tribus/Subtribe: Foeniculinae Dumort., 1829
Genus: Foeniculum Mill., 1754
Species: Foeniculum vulgare Mill., 1754


Diffusion and importance of the cultivation
The fennel is diffused in the United States of America and in Europe. The fennel, threfore, is a typical cultivation of the Mediterranean bacine.
The synonyms with which this specie is also named are the following: The common names of the fennel in the world are:
L’Italia con circa 22.000 ha coltivati ed una produzione di circa 480.000 t è il maggiore produttore europeo (92% circa della produzione continentale), seguito a grande distanza da Spagna (circa 15.000 t), Francia (circa 8.000 t), Olanda (5.000 t) e Germania (circa 2.000 t).
Il nostro Paese esporta oltre 30.000 t di finocchi soprattutto verso Francia (circa 12.000 t), Germania (8.500 t), Svizzera (5.500 t), Belgio e Lussemburgo (1.400 t), Regno Unito (1.200 t) e Olanda (1.000 t) per un valore totale di oltre 25 milioni di euro.
Le quantità importate sono trascurabili (6-7 t) e provengono soprattutto dalla Francia.
Le produzioni italiane si localizzano prevalentemente in Puglia (26% circa della superficie totale), Campania (15%), Calabria (13%), Abruzzo (10%), Sicilia (9%) e Lazio (8%).
Il finocchio tradizionalmente era una coltura di pieno campo a semina estiva e produzione autunno-invernale.
La mancanza di cultivar precoci e tolleranti la salita a seme imponeva semine non troppo anticipate nelle aree più vocate dal punto di vista pedoclimatico.
Le produzioni precoci di ottobre-dicembre provenivano da Marche (provincia di Macerata), Maremma toscana (Grosseto) e laziale (Viterbo), seguite da quelle invernali di Campania (Salerno e Napoli), Puglia (Foggia, Bari e Taranto) e Sicilia (Messina e Catania) e da quella tardive (fino a metà aprile) provenienti di nuovo da Marche, Lazio e Campania. Negli anni ’70, nella pianura padana (Mantova e Veneto) si sviluppava la coltura primaverile-estiva e infine, recentemente, grazie alla selezione di cultivar molto precoci e tolleranti il caldo e la salita a seme, era possibile iniziare le raccolte a settembre.
Attualmente le produzioni italiane riescono, pertanto, a soddisfare le esigenze dei nostri mercati quasi per l’intero arco dell’anno: in giugno-luglio abbiamo le produzioni di tipi precoci (selezioni del ceppo Mantovano a grumolo semi-appiattito) provenienti dall’Italia settentrionale, in agosto-settembre le produzioni più precoci di finocchio a grumolo tondo del Nord e dell’altopiano del Fucino in Abruzzo, in ottobre quelle di Marche, Emilia-Romagna e Veneto, da novembre a marzo quelle tipiche delle regioni meridionali (Campania, Puglia, Calabria; Sicilia e Lazio), per poi finire in aprile con le produzioni tardive laziali, campane e marchigiane.

Caratteri botanici
La classificazione botanica della specie è materia ancora controversa e non vi è ancora accordo tra gli studiosi. Alcuni autori italiani indicano che alla specie Foeniculum vulgare Mill. appartengono tre varietà botaniche:
Tipo biologico: il finocchio da grumolo è generalmente pianta erbacea biologicamente biennale, ma annuale in coltura.
Apparato radicale: fittonante, ramificato; le radici, pur potendo esplorare il terreno fino ad una profondità di 0,4-0,5 m, non hanno una grande capacità di penetrazione nel terreno e si sviluppano bene solo in quelli tendenzialmente sciolti.
Foglie: pennatosette, divise in lacinie filiformi nella parte apicale, formate da un grosso picciolo e da una guaine amplessicaule. Le guaine ingrossate, ispessite, strettamente embricate e avvolgenti il breve caule formano la parte edule e commerciale, detta “grumolo” (o falso bulbo). Il grumolo può essere largo fino a 15 cm e pesare, secondo le varietà e lo stadio di raccolta, da 250 a 600 g. Esso rappresenta il 40-45 % del peso totale della pianta (le radici il 10 % ed il resto delle foglie il restante 45-50 %). Nelle varietà “estive”, le foglie che formano il grumolo sono poco numerose (4-6), il lembo è relativamente poco suddiviso e le guaine, lunghe e strette, formano un grumolo allungato e appiattito.
Nelle varietà “autunnali”, il grumolo è costituito da un maggiore numero di foglie (circa 8-10), il lembo è molto ramificato e può raggiungere un grande sviluppo; le guaine sono corte e larghe ed il grumolo è tendenzialmente globoso.
Il colore del grumolo va dal verde pallido al bianco avorio, secondo la varietà e le condizioni di coltura (protezione del grumolo con la rincalzatura dall’azione ingiallente dei raggi solari). Le cultivar odierne permettono l’ottenimento senza alcun intervento di grumoli bianco-nivei.
Le gemme ascellari di ogni foglia rimangono generalmente allo stato embrionale ma, se a causa di stress pedoclimatici è interrotta la dominanza apicale della gemma centrale, si ha lo sviluppo e l’inizio di “bulbificazione” delle gemme delle foglie più allungate (quelle basali, più esterne) con conseguente deformazione del grumolo principale e allargamento delle guaine.
Infiorescenza: il passaggio dalla fase vegetativa a quella riproduttiva è regolato dal fotoperiodo (specie longidiurna), la cui soglia critica è variabile secondo la cultivar. Lo scapo fiorale, eretto, ramificato, cavo, solcato, alto 0.8-1 m, porta un centinaio di ombrelle composte costituite da 30-80 fiori, secondo il loro ordine e rango. I fiori sono ermafroditi, piccoli, pentameri, con petali gialli, con 5 stami, ovario infero, biloculare. La specie presenta una spiccata proterandria e fecondazione incrociata (allogama). L’impollinazione è prevalentemente entomofila. L’ombrella terminale appare per prima, seguita da quelle secondarie, terziarie e così via. La fioritura, e di conseguenza la maturazione dei semi è, pertanto, molto scalare. La fioritura si ha generalmente in giugno-agosto e la maturazione dei semi in settembre.
Frutto: è un diachenio (schizocarpo), glabro, oblungo, ovale o ellittico. Il singolo achenio (“seme”) ha forma oblunga, colore giallo-bruno, con una faccia appiattita ed una faccia convessa caratterizzata, come in altre ombrellifere, da cinque costole. Questa conformazione ostacola la semina con seminatrici di precisione, perciò si consiglia l’uso di seme confettato. L’achenio è provvisto di numerosi canali secretori che contengono sostanze aromatiche (il principio attivo principale è il trans-anetolo) dall’odore caratteristico. Un achenio è lungo circa 6-8 mm, largo 2-3 mm, pesa 3-5 mg (1 g contiene 150-250 semi); un litro pesa circa 500 g. La facoltà germinativa si mantiene per circa 4 anni.

Esigenze pedo-climatiche
Il finocchio è una specie che preferisce climi miti.
La germinazione è una fase molto delicata e difficile: in terreni freddi (semine precoci in campo) è molto lunga (fino a 20 giorni), ma anche a temperature ottimali richiede circa 8–10 giorni. La crescita vegetativa, favorita da temperature comprese tra 15 e 20 °C, è inizialmente molto lenta, tanto che la pianta richiede circa un mese e mezzo per installarsi. La formazione del grumolo è indotta oltre che dalle basse temperature da condizioni di giorno corto. Il finocchio ha una moderata resistenza al freddo: temperature di pochi gradi sotto lo zero ( -2/- 3 °C) distruggono completamente la pianta; in fase di raccolta sono sufficienti alcuni giorni con temperature di 0 °C per provocare sul grumolo lesioni longitudinali e necrosi che deprezzano o annullano completamente la produzione commerciale.
La fioritura è favorita da giorni lunghi senza un effetto preliminare marcato delle basse temperature (vernalizzazione non obbligatoria). La soglia del fotoperiodo varia in funzione della varietà, ma temperature elevate e stress idrici favoriscono la salita a seme.
La disponibilità idrica è un fattore produttivo fondamentale; per questo, durante il periodo primaverile-estivo, l’intervento irriguo risulta indispensabile. Maggiori informazioni sulle esigenze idriche ed irrigue sono fornite più avanti.
Per ottenere grumoli di buona qualità, il finocchio preferisce terreni sciolti o di medio-impasto, profondi, freschi, fertili, ricchi di sostanza organica, senza ristagni idrici, con pH tra 5,5 e 6,8. Dovrebbero essere evitati i terreni molto argillosi, non strutturati ed asfittici. Più il terreno diventa sabbioso più aumenta il rapporto peso delle foglie/grumolo. La pianta è poco sensibile al calcare ed è tollerante a carenze di boro e magnesio. Il finocchio è molto sensibile alla salinità: fino ad una conducibilità elettrica dell’estratto di saturazione del terreno (ECe) di 1,4 mS/cm non risente effetti negativi, con ECe = 2,1 mS/cm si ha una riduzione della produzione del 10%, con ECe = 3,1 S/cm si stima una riduzione della produzione del 25%, con ECe = 4,7 mS/cm del 50% e con ECe = 8,1 mS/cm la produzione è totalmente compromessa.

Avvicendamento
Il finocchio è generalmente avvicendato con altre colture orticole (pisello, fava, patata, insalate…) o con i cereali autunno vernini (frumento tenero e duro, orzo).
Nei nostri ambienti di coltivazione può occupare il posto di una coltura intercalare tra il frumento ed un rinnovo primaverile (mais, bietola, pomodoro da industria, peperone…).
Non deve succedere a se stesso o ad altre ombrellifere e non deve ritornare sullo stesso terreno prima di 2-3 anni.

Scelta varietale
La scelta della cultivar è uno dei punti cruciali per la buona riuscita della coltura dovendo soddisfare sia le esigenze di coltivazione sia quelle di mercato.
Una buona cultivar di finocchio deve avere le seguenti caratteristiche:
In commercio sono disponibili popolazioni locali, varietà (ottenute per selezione genealogica) e ibridi F1.
Le popolazioni locali, che prendono il nome o l’aggettivo delle località di provenienza (esempio di Mantova, Marchigiano, di Sarno, Romanesco), sono ecotipi conseguenza di libera impollinazione e di selezione massale e presentano una bassa uniformità morfo-biologica che causa consistenti quote di scarto (anche 40-50 % del prodotto raccolto).
Le varietà sono ottenute in isolamento, con impollinazione controllata e mediante metodiche di selezione genealogica abbinata a programmi di incrocio e reincrocio. Le varietà in commercio presentano una buona uniformità morfo-biologica e apprezzabili caratteristiche quanti-qualitative. Gli ibridi F1, di recente selezione e introduzione, presentano in assoluto una maggiore potenzialità produttiva sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo e una migliore uniformità morfobiologica ma, ovviamente, presentano dei costi più elevati (indicativamente, un seme di un ibrido costa circa 9 volte quello di una varietà: circa 2 vs. 18 lire/seme).
Le varietà coltivate presentano una diversa esigenza di durata del giorno critica per la Formazione del grumolo, di durata del giorno critica per l’induzione fiorale e di tolleranza al freddo che ne determinano la migliore epoca di impianto in funzione delle diverse aree di climatiche e di coltivazione.
Schematicamente possiamo distinguere tre gruppi principali di varietà: tardive, semi-precoci e precoci:
Varietà tardive: possiedono valori abbastanza bassi di lunghezza del giorno critica per la formazione del grumolo, per questo possono essere coltivati solo in condizioni di giorni decrescenti (semina estiva in luglio-agosto e raccolta autunno-invernale da dicembre a marzo). Il ciclo è, pertanto, lungo (150-180 giorni dalla semina) e permette l’ottenimento di grumoli globosi di grandi dimensioni (600-900 g) e di alte produzioni areiche. Sono soggette a rischio di danni da gelo e a sviluppo dei germogli ascellari che ne vincola la coltivazione soprattutto nelle aree meridionali.
Varietà semi-precoci: la loro lunghezza del giorno critica è abbastanza elevata per la bulbificazione ma abbastanza bassa per l’induzione fiorale,, così da permettere semine più precoci (da fine giugno-inizio luglio). La loro crescita è abbastanza rapida (in funzione dell’andamento meteorologico) ed il ciclo di circa 110-130 giorni, con raccolte da settembre a novembre. La loro selezione ha permesso una maggiore diffusione della coltivazione nelle aree settentrionali con l’ottenimento di buoni livelli produttivi sia dal punto vista quantitativo che qualitativo (grumoli tondeggianti, pesanti, compatti).
Varietà precoci: sono varietà selezionate da popolazioni del Nord Italia (ceppo Mantovano) o svizzere appartenenti al tipo precedente. Presentano un’elevata resistenza alla salita a seme (grazie ad una lunga durata del giorno critica per la fioritura) che ne permette l’impianto precoce in primavera (da febbraio a maggio) lasciando il tempo sufficiente per formare il grumolo (giorno sufficientemente corto) prima di esser esposte alle condizioni di induzione fiorale. La raccolta avviene da maggio a luglio-agosto al Nord e nelle aree interne del Centro. Il ciclo è corto (80-90 giorni) e di conseguenza i grumoli sono medio-piccoli (300-500 g) e le produzioni areiche piuttosto basse anche a densità d’impianto elevate. I grumoli di queste varietà sono tendenzialmente appiattiti e oblunghi.
Esistono anche varietà e ibridi precoci (ciclo 80-90 giorni) a semina estiva (fine giugno-luglio al Nord e zone interne del Centro; metà luglio-metà agosto al Sud e zone litoranee del Centro) per produzioni autunnali precoci (settembre-ottobre). Queste varietà e ibridi sono però frutto di miglioramento a partire da vecchie varietà tardive.
Si elencano alcune varietà: