Fagiolino




Classificazione scientifica del Fagiolino (Phaseolus vulgaris Linnaeus, 1753)
Dominium/Dominio: Eucariota Chatton, 1925
Regnum/Regno: Plantae Haeckel, 1866
Subregnum/Sottoregno: Viridaeplantae Cavalier-Smith, 1998 (Piante verdi)
Superdivisio/Superdivisione: Spermatophyta Gustav Hegi, 1906 (Piante con semi)
Divisio/Divisione o Phylum: Tracheobionta o Tracheophyta Sinnott, 1935 ex Cavalier-Smith, 1998
Subdivisio/Sottodivisione: Magnoliophytina Frohne & U. Jensen ex Reveal, 1996
Classis/Classe: Rosopsida Batsch, 1788
Subclassis/Sottoclasse: Rosidae Takht., 1967
SuperOrdo/Superordine: Fabanae R. Dahlgren ex Reveal, 1993
Ordo/Ordine: Fabales Bromhead, 1838
Familia/Famiglia: Fabaceae (Rchb., 1832) Lindley, 1836 o Leguminosae A.L. de Jussieu, 1789 o Papilionaceae Giseke, 1792
Subfamilia/Sottofamiglia: Phaseoloideae Burnett, 1835 o Papilionoideae (Giseke, 1792) DC., 1825
Tribus/Tribù: Phaseoleae DC., 1835
Subtribus/Sottotribù: Phaseolinae Bronn, 1822
Genere: Phaseolus Linnaeus, 1753
Specie: Phaseolus vulgaris Linnaeus, 1753

Cladificazione del Fagiolino (Phaseolus vulgaris Linnaeus, 1753)
Clade: Biota
Clade: Eucariota Chatton, 1925
Clade: Archaeplastida Sina M. Adl, 2005
Clade: Chloroplastida Sina M. Adl, 2005
Clade: Charophyta Karol et al., 2001
Clade: Streptophytina Lewis & McCourt, 2004
Clade: Plantae Haeckel, 1866
Clade: Polysporangiophyta
Clade: Tracheobionta o Tracheophyta Sinnott, 1935 ex Cavalier-Smith, 1998 - piante vascolari
Clade: Euphyllophyta
Clade: Lignophyta
Clade: Spermatophyta
Clade: Angiospermae
Clade: Eudicotiledonae
Clade: Core Eudicots
Clade: Rosidae
Clade: Eurosidae I
Ordo/Ordine: Fabales Bromhead, 1838
Familia/Famiglia: Fabaceae (Rchb., 1832) Lindley, 1836 o Leguminosae A.L. de Jussieu, 1789 o Papilionaceae Giseke, 1792
Subfamilia/Sottofamiglia: Phaseoloideae Burnett, 1835 o Papilionoideae (Giseke, 1792) DC., 1825
Tribus/Tribù: Phaseoleae DC., 1835
Subtribus/Sottotribù: Phaseolinae Bronn, 1822
Genere: Phaseolus Linnaeus, 1753
Specie: Phaseolus vulgaris Linnaeus, 1753



LE ORIGINI E DIFFUSIONE
Originario di Messico e Guatemala, il fagiolino (Phaseolus vulgaris L.), baccello giovane della pianta di fagiolo, fu introdotto in Europa dopo la scoperta dell'America da parte di Cristoforo Colombo.
La coltura del fagiolino é diffusa negli Stati Uniti ed in Europa. In Italia non è presente in alcune regioni
CARATTERI BOTANICI, BIOLOGIA E FISIOLOGIA
È pianta annuale ad accrescimento rapido; la radice, fittonante, non molto profonda, forma radici laterali notevolmente estese in lunghezza che presentano i caratteristici tubercoli dei batteri radicicoli (Rhizobium). Il fusto è esile, di lunghezza molto variabile in rapporto alla cultivar: in quelle “indeterminate”, dette anche rampicanti, il fusto è volubile, sprovvisto di cirri, e si avvolge in senso antiorario ai sostegni che incontra. Nelle cultivar “determinate” o nane, adatte alla raccolta meccanica, il fusto è notelmente più raccorciato e non decombente: non è quindi necessario dotare le piante di tutori.
Le prime foglie, quelle embrionali, sono semplici, ovoidali, brevemente picciolate; quelle successive sono lungamente picciolate e formate da tre foglioline lanceolate o cuoriformi. I fiori, di colore rosa, o bianco, o violetto, sono riuniti in infiorescenze a racemo; queste nascono dall’ascella delle foglie e portano un numero molto variabile di fiori (da 5-6 ad alcune decine) che hanno struttura tipicamente papilionacea e sono ermafroditi. Il calice è gamosepalo, persistente, di colore verde; la corolla è formata da 5 petali di forma caratteristica. La fecondazione è strettamente autogama in quanto la maturazione del polline avviene a fiori ancora chiusi determi¬nandosi l’autoimpollinazione e la conseguente fecondazione (cleistogamia).
Il frutto è un baccello formato da due valve al cui interno si trovano i semi; la forma e le dimensioni del baccello sono molto variabili e costituiscono caratteri distintivi tra le cultivar: la lunghezza può variare da pochi centimetri sino a 30 ed oltre, la sezione da fortemente appiattita a quasi circolare, la forma da dritta a leggermente incurvata, sino a falciforme.
Con l’avanzare della maturazione, oltre quella adatta per il consumo, si formano delle strutture fibrose che interessano trasversalmente le valve del baccello e, longitudinalmente, la linea di sutura dove sono inseriti i semi: il cosiddetto filo. Il colore dei baccelli è verde o giallo.
I semi, sprovvisti di albume, sono formati da due cotiledoni e mettono bene in evidenza la cicatrice del punto di attacco alle valve, chiamata ilo. Il colore può essere uniforme o con screziature e macchie di diversa intensità: i colori più comuni sono il bianco, il nero, il viola, il rosso, il marrone. Anche le forme e le dimensioni dei semi sono molto variabili; il peso di 1.000 semi può fluttuare da 200 a 2.000 g in rapporto alle cultivar. La germinazione è di tipo epigeo.
La forma biologica è T scap (pianta erbacea annuale, con portamento eretto).
Periodo di fioritura é V-IX.
Il tipo corologico é Amer. Coltiv.. Lo sviluppo può avvenire ad un’altitudine che va da 0 a 1500 m s.l.m.

Proprietà importante del fagiolino e di tutte le delle leguminose è quella di instaurare un rapporto di simbiosi con un batterio del genere Rhizobium, responsabile del processo di azotofissazione. Se esistono le condizioni per l’avvio di un efficiente simbiosi, le leguminose risultano autosufficienti per quanto riguarda le esigenze di N; in condizioni ottimali le quantità di azoto fissato nel terreno variano da 50 a 200 kg/ha per anno nei climi temperati, con una media di 80-100 kg/ha. I fabbisogni vengono coperti per l’intero ciclo di coltivazione e rimangono quantità di azoto disponibili per le colture successive.
Sebbene i rizobi fissino l’azoto anche nel terreno, esaltano questa attività in simbiosi con le leguminose. Catturano l’azoto presente in atmosfera, fissandolo per azione dell’enzima nitrogenasi, e lo esportano ai circuiti metabolici della pianta, che fornisce la grande quantità di energia necessaria per questo processo dalla demolizione di quote notevoli dei carboidrati fotosintetizzati. Questo spiega il fatto che la biomassa prodotta dalle leguminose, ricca di sostanze azotate, è in quantità molto inferiore rispetto a quella che potrebbero produrre altre piante non leguminose come le graminacee.
Poiché il rapporto di simbiosi è specifico, in caso di nuova introduzione di una nuova specie di leguminose su un terreno o di una reintroduzione dopo un intervallo di tempo prolungato, bisogna provvedere all’inoculazione artificiale della semente con il Rhizobium. L’avvenuta simbiosi e l’efficienza del suo funzionamento sono facilmente valutabili osservando la presenza sulle radici delle leguminose dei tubercoli o noduli.
Tra le colture annuali non foraggere, le leguminose da granella sono quelle che vantano il maggior valore preparatorio del terreno. Questa prerogativa è dovuta ad alcune peculiarità di queste piante, ovvero: