Cucumber


Taxonomy of the Cucumber (Cucumis sativus L., 1753) according to Cronquist System
Superdominium/Superdomain: Biota
Dominium/SuperKingdom: Eukaryota
Regnum/Kingdom : Plantae
SubRegnum/SubKingdom : Tracheobionta
Superdivisio/Superdivision: Spermatophyta
Divisio/Division: Magnoliophyta Cronquist, 1996
Subdivisio/Subdivision: Magnoliophytina Frohne & U. Jensen ex Reveal, 1996
Classis/Class: Rosopsida Batsch, 1778
Subclassis/Subclass: Dilleniidae Takht. ex Reveal & Tahkt., 1993
SuperOrdo/SuperOrder: Cucurbitanae Reveal, 1994
Ordo/Order: Cucurbitales Dumort., 1829
SubOrdo/SubOrder: Cucurbitineae Engl., 1898
Familia/Famiglia: CucurbitaceaeJuss., 1789
Subfamilia/Subfamily: Cucumidoideae Burnett, 1835
Tribus/Tribe: Cucumereae Endl. ex M. Roem., 1846
Subtribus/Subtribe: Cucumerinae E.G.O. Müll. & Pax in Engl. & Prantl, 1889
Genus: Cucumis L., 1753
Species : Cucumis sativus L., 1753
Taxonomy of the Cucumber (Cucumis sativus L., 1753) according to APG System
Kingdom: Plantae
Clade: Angiosperme
Clade: Eudicots
Clade: Angiosperm tricolpate
Clade: Core Tricolpate
Clade: Rosids
Clade: Eurosids I
SuperOrdo/SuperOrder: Cucurbitanae Reveal, 1994
Ordo/Order: Cucurbitales Dumort., 1829
SubOrdo/SubOrder: Cucurbitineae Engl., 1898
Familia/Famiglia: CucurbitaceaeJuss., 1789
Subfamilia/Subfamily: Cucumidoideae Burnett, 1835
Tribus/Tribe: Cucumereae Endl. ex M. Roem., 1846
Subtribus/Subtribe: Cucumerinae E.G.O. Müll. & Pax in Engl. & Prantl, 1889
Genus : Cucumis L., 1753
Species : Cucumis sativus L., 1753

The common names of the cucumber in the world are the following:
The cucumber is diffused in many part of the world, in particular in China where product 60% of the world-wide production. Follow Turkey, Russia, Iran and e United States of America.
In the 2008, on the national territory, the cucumber interested a surface of 1.718 hectares, of which 540 finalized to the cultivation in protected cultivations. The investments more consisting are localized in Apulia with 22% of the national production. In Apulia region the surface cucumber cultivated was 458 hectares (destined to harvest in open field). Follow the Veneto region where prevails the cultivation in greenhouses with over 344 hectares, Sardinia and Sicily, respectively with 169 and 140 hectares, Lazio with 10%, Campania with 6% and Calabria with 3% (Source Istat, 2008).
In Emilia-Romagna the surface of cucumber was 125 hectares, 50 has of which destined to the productions of open field; the provinces mainly interested to the cultivation have been Forli-Cesena, with 92 hectares, two thirds party of which in protect cultivation. Bologna remains however remarkable and numerous they are the fruit typologies , partenocarpics and not, currently available on the sale benches: those named "Dutches" , characterized mostly from berries lacking in thorns, more or less rugose, long also 35-40 centimetres; the "Americans" , with cultivar of dimensions comprised between the 18 and 22 centimetres, epicarp of intense green colour and more or less thorny; at last the "Beith Alfa" , similar, for organoleptic morphology and properties, to the cultivar “Dutches”, but of more limited size and length, with thickness tendentially greater.
The supplied Italian production from the cultivation of open field is concentrated in the summery months (July-September) overlapping itself with that offer from other European countries (Germany, Low Countries), while the early production in greenhouse, localized above all in the southern regions, is supplied in the April-June months. The Italian production is nearly destined exclusively at the fresh market. The production of pickled gherkin assumes remarkable importance in Veneto and Campania.

Botanical Characters

Esigenze pedo-climatiche
Clima. Il cetriolo, originario dell’India e Birmania, ha elevate esigenze termiche. Per soddisfare tali esigenze il ciclo colturale in pieno campo negli ambienti a clima mediterraneo è primaverile–estivo. Alla temperatura ottimale, la germinazione del seme inizia dopo 4-5 giorni e si conclude dopo 8-10 giorni. La velocità di crescita dipende dai livelli termici sopra lo zero di vegetazione (12 °C). Temperature superiori a 30 °C rallentano la crescita, causano appassimenti permanenti e perturbazioni alla fioritura. Riguardo alle esigenze fotoperiodiche, il cetriolo è specie a giorno indifferente, tuttavia come riportato nel paragrafo precedente risponde alle condizioni di fotoperiodo e temperatura modificando il rapporto tra i sessi. A riguardo, il fotoperiodo ottimale è di 14-16 ore per le colture primaverili e 8 ore per quelle autunnali. In coltura protetta molto importanti sono anche l’intensità di luce e la concentrazione di anidride carbonica. I valori ottimali di intensità luminosa sono pari a 30.000-35.000 lux per le colture primaverili e 20.000-25.000 lux per quelle autunnali, mentre i valori ottimali di concentrazione carbonica sono pari per entrambi i periodi dell’anno a 1.000-1.500 ppm. Le variazioni dei valori ottimali sono riportate nelle tabelle 1 e 2. Il cetriolo è specie ad elevate esigenze idriche pertanto nei nostri climi mediterranei caratterizzati da estati caldo-aride, l’irrigazione è sempre indispensabile. Maggiori informazioni sulle esigenze idriche sono riportate nel paragrafo esigenze idriche e irrigue.
Terreno. Si adatta a diversi tipi di terreno, tuttavia predilige quelli di medio-impasto, profondi, di buona fertilità con pH ottimale compreso tra 5,5 e 7,5. E’ specie moderatamente tollerante nei confronti della salinità delle soluzioni circolanti: fino ad una conducibilità dell’estratto di saturazione del terreno (ECe) di 2,5 mS/cm non risente di effetti negativi, con ECe = 3,3 mS/cm si ha una riduzione della produzione del 10%, con ECe = 4,4 mS/cm del 25%, con ECe = 6,3 del 50% e con ECe = 10 mS/cm la produzione è totalmente compromessa.

Table 1 – Values of the carbon dioxide concentration in relation to the brightness.
CO2 (ppm) Luminous intensity (lux)
Spring Autumn
0. 300
1.500
30.000
35.000
20.000
25.000


Table 2 – Thermal necessities in relation to the brightness
Luminous intensity (lux) Temperature (°C)
05.000
10.000
15.000
20.000
07,5
15,5
21,0
22,5


Tecnica colturale

Avvicendamento
Il cetriolo è coltivato per il consumo fresco o per la trasformazione industriale. La coltura da industria si effettua di norma in pieno campo in primavera-estate come coltura principale al centro- Nord Italia o intercalare estiva nell’Italia meridionale in successione a cereali autunno-vernini, cipolle, fagioli o fagiolini, e carote; la coltura da mensa può essere ordinaria (a ciclo primaverile-estivo) o extrastagionale (a ciclo estivo-autunnale o inverno-primaverile). In pieno campo è tipica coltura da rinnovo che precede o segue le colture orticole invernali quali cavolfiore, finocchio, lattuga, sedano. La coltura extrastagionale può essere anticipata con copertura di tunnel piccoli, molto anticipata in tunnel grande o serra freddi, fuori stagione in apprestamenti riscaldati. E’ sconsigliabile ripetere la coltura sullo stesso terreno prima di 3-4 anni o coltivarla dopo solanacee (pomodoro, patata, peperone, melanzana, tabacco) perché le piante andrebbero facilmente soggette ad attacchi di patogeni fungini (Fusarium spp. e Verticillium spp.), nematodi e insetti. In coltura protetta, dove la coltura è ripetuta dopo brevi intervalli o si alterna con specie della stessa famiglia, è indispensabile ricorrere alla disinfezione del terreno con mezzi chimici o fisici. Tra i sistemi di disinfezione del suolo si consiglia l’adozione della solarizzazione ossia di una pastorizzazione termica del suolo; tale tecnica si attua nelle regioni del centro-sud Italia nei mesi più caldi dell’anno (luglio-agosto) e prevede la copertura del terreno, preventivamente lavorato e irrigato alla capacità di campo, con un film plastico trasparente. Dopo un periodo compreso tra 20-40 giorni, il film plastico è rimosso e la coltura è impiantata direttamente senza effettuare alcuna lavorazione del suolo. Un’altra tecnica a basso impatto ambientale che può essere vantaggiosamente utilizzata per la difesa dai patogeni tellurici (Fusarium oxysporum f.sp. melonis) è l’innesto del cetriolo su specie resistenti (Cucurbita ficifolia).

Scelta varietale
Le cultivar si differenziano per:
Le tipologie più coltivate in Italia sia in pieno campo sia in serra, sono quelle a frutto medio, con colore verde scuro e quelle a frutto corto per la produzione di cetriolini da industria. Nelle colture protette del Nord Europa sono diffuse le cultivar a frutto lungo.
La scelta delle cultivar rappresenta un aspetto di primaria importanza da cui dipende l’esito della coltivazione, dell’eventuale trasformazione industriale e della commercializzazione.
Una buona cultivar di cetriolo deve avere le seguenti caratteristiche:

Cultivar consigliate
Le cultivar consigliate per le condizioni pedo-climatiche sono riportate in tabella 3. Si tratta per lo più di ibridi F1 caratterizzati rispetto alle varietà standard ottenute per libera impollinazione da elevata produttività, superiore qualità del frutto, maggiore uniformità morfo-biologica, maggiore resistenza a stress biotici e abiotici. Le cultivar standard sono tutte omozigoti e monoiche, mentre gli ibridi F1 sono eterozigoti monoici o ginoici. Si fa presente che nelle cultivar ginoiche si può contribuire ad innalzare la produzione inserendo nell’impianto un certo numero di piante moniche.
La lista non è esaustiva e, dato il rinnovo molto rapido del panorama varietale di questa coltura, provvisoria.
Considerando l’interazione tra cultivar e ambiente pedo-climatico è consigliabile fare riferimento ai risultati sperimentali e/o aziendali ottenuti in condizioni simili a quelle di coltivazione.

Table 3 – Cucumber cultivar from fresh market and industry for cultivation of central Italy.
Cultivar Type Cycle Fruit Type of
cultivation (1)
Use
Colour Length
(cm)
Arz
Bounty
Columbus
Early Set
Edona
Flurry
Frontera
Hiyield
Jazzer
Kudos
Pioneer
President
Prolific
Sensation
Sprint
Tanner
Triumph
gynoecious
gynoecious
gynoecious
monoecious
partenocarpic
gynoecious
partenocarpic
gynoecious
gynoecious
gynoecious
gynoecious
gynoecious
monoecious
gynoecious
gynoecious
partenocarpic
monoecious
early
much early
early
early
early
much early
early
early
early
early
much early
early
early
much early
much early
early
early
green dark
green dark
green dark
green middle
green dark
green dark
green dark
green dark
green dark
green dark
green dark
green dark
green dark
green dark
green dark
green middle
green dark
20-21
6-7
20-24
20-21
20-21
6-7
18-20
19-20
18-22
20-21
6-7
18-20
18-20
20-21
19-20
18-20
19-20
PC
OF
PC-OF
PC
PC
OF
PC
PC
PC-OF
PC
OF
PC-OF
PC-OF
PC
PC-OF
PC
PC-OF
fresh market
industry
fresh market
fresh market
fresh market
industry
fresh market
fresh market
fresh market
fresh market
industry
fresh market
fresh market
fresh market
fresh market
fresh market
fresh market
(1) OF = open field; PC = protected cultivation.


Le varietà sopra riportate sono quelle classiche, ma di seguito vengono indicate altri tipi, varietà ed ibridi moderni con le relative foto ed una breve descrizione.


Figure 1 – “Piccolo di Parigi” for pickled gherkin.

Figure 2 - ”Lungo di Cina”.

Figure 3 - ”Lungo verde degli ortolani”.

Figure 4 - ”Marketmore 76”.

Figure 5 - ”Verde lunghissimo”.

Figure 6 – “White wonder”.

Figure 7 - ”Early triumph”, hybrid F1.

Figure 8 – “New pioneer”.

Figure 9 – “Saladin”, hybrid F1.

Figure 10 – “Southern delight”, hybrid F1.

Figure 11 – “Sweet crunch”, hybrid F1.

Figure 12 – “Dasher”, hybrid F1.



Tipi di coltura
Il cetriolo può essere coltivato in pieno campo o in coltura protetta sotto apprestamenti di vario tipo (tunnel piccoli, medi e grandi, tunnel-serre, serre), a seconda delle aree di produzione.

Preparazione del terreno
Per le colture da pieno campo ad impianto primaverile, la preparazione del terreno prevede un aratura superficiale a 30-35 cm seguita da estirpature ed erpicature per affinare il terreno. L’affinamento de terreno è particolarmente importante se la coltura è seminata direttamente in campo, mentre se si opta per il trapianto una leggera zollosità può essere ininfluente. In presenza di suola di lavorazione e soprattutto in terreni tendenzialmente argillosi è buona norma adottare la lavorazione a due strati. Tale tecnica consiste in una discissura a circa 0,4 m e un’aratura superficiale (0,25-0,30 m) eseguite in un unico passaggio con un aratro-ripuntatore. Con la lavorazione principale si interrano i residui della coltura precedente opportunamente trinciati se necessario, il letame (60-70 t/ha), se disponibile, e i concimi fosfatici e potassici. L’epoca di esecuzione della lavorazione va scelta in funzione di diversi fattori: tipo di suolo, scopo preminente della lavorazione, condizioni di lavorabilità, ecc. In generale, i terreni pesanti, a grana fine, devono essere lavorati con maggiore anticipo sull’impianto di quelli leggeri che possono essere lavorati con facilità in qualsiasi momento. Altro elemento che determina il momento della lavorazione è la condizione di lavorabilità del terreno. Questa dipende dalla lunghezza degli intervalli temporali che separano le colture e dal contenuto idrico del suolo. Intervalli brevi separano, ad esempio, la raccolta di colture intercalari autunno-vernine (cavolo, finocchio) dall’impianto primaverile di una coltura di cetriolo e pertanto le lavorazioni saranno necessariamente primaverili. Intervalli lunghi si hanno, al contrario, tra la raccolta di un cereale autunno-vernino e l’impianto primaverile di una coltura di cetriolo, in questo caso le lavorazioni possono essere situate in un intervallo di 8-9 mesi. E’ importante evitare lavorazioni con terreno eccessivamente asciutto o bagnato.
Nelle colture sotto tunnel la preparazione del terreno segue gli stessi criteri descritti per il pieno campo. In coltura protetta, prima dell’impianto, il terreno affinato può essere sistemato a porche per facilitare lo sgrondo dell’acqua, un più facile riscaldamento del terreno e una più rapida crescita delle piante; questa tecnica può essere associata alla pacciamatura con film plastico e può essere eseguita contemporaneamente con macchine aiuolatrici-pacciamatrici.

Impianto
Il cetriolo può essere seminato direttamente in campo o trapiantato. La semina diretta presenta i seguenti vantaggi:
Tra gli svantaggi si possono ricordare il ciclo colturale più lungo, con necessità di interventi di diradamento e diserbo nelle prime fasi di crescita, densità inadeguate e spaziature poco uniformi in condizioni sfavorevoli alla germinazione. Il trapianto presenta i seguenti vantaggi:
Tra gli svantaggi del trapianto si ricordano: il costo conseguente alla necessità di produrre le piantine in vivaio e i problemi dell’attecchimento all’impianto legati alle condizioni ambientali. In genere, la semina diretta è adottata per le coltivazioni in pieno campo di cetriolo da industria mentre per le colture di cetriolo da consumo fresco si preferisce ricorrere al trapianto.

Semina diretta
Si effettua quando la temperatura del terreno si è stabilizzata intorno a 15°C: negli ambienti del Centro Italia questa condizione si realizza in pieno campo dopo la metà di aprile. La semina si effettua in postarelle disponendo per ogni buca due o tre semi a circa 2-3 cm di profondità. Se la coltura è pacciamata, la semina è effettuata nei fori presenti sul film plastico. Dopo l’emergenza, quando la pianta ha 2-3 foglie vere si procede al diradamento per lasciare una piante per postarella.

Trapianto
E’ la tecnica di impianto normalmente adottata per le colture protette e talvolta per quelle da pieno campo. Si utilizzano piantine in contenitori preferibilmente da 40-60 fori allo stadio di 2-4 foglie vere. Prima dell’impianto può essere utile immergere il contenitore alveolato in acqua per bagnare abbondantemente il substrato torboso in modo da favorire un perfetto attecchimento delle piantine in campo. Nelle colture forzate sotto tunnel freddo i trapianti si effettuano da gennaio a marzo quando la temperatura non scende sotto gli 11-12 °C.

Sesti e densità di impianto
Nelle colture in pieno campo di cetriolo da consumo fresco si adotta la semina a file singole con distanze lungo la fila di 0,4-0,5 m e tra le file di 1-1,5 m (1,5-3 piante/m2). Nel caso del cetriolo da industria la densità risulta più elevata per realizzare una maggiore contemporaneità di produzione; in genere, si semina in file continue distanti 50-60 cm per poi diradare a 15-20 cm lungo la fila (8-10 piante/m2).
In coltura protetta si adottano gli stessi sesti di impianto indicati per la coltura in pieno campo anche se si pratica un allevamento verticale su rete di plastica a grande maglie, alta 2 m, tesa tra pali di castagno infissi al suolo, su cui il cetriolo si arrampica con i suoi viticci.

Esigenze nutritive e concimazione
Scopo della concimazione è mettere a disposizione della coltura, durante tutto il ciclo biologico, gli elementi nutritivi principali, in quantità e nelle forme più adeguate alla pianta e nel rispetto delle esigenze qualitative e dell'ambiente.
Per elaborare razionali piani di concimazione è indispensabile avere informazioni su:
L’azoto, in generale, determina un aumento del vigore vegetativo delle piante con lo sviluppo precoce e ampio dell'apparato fogliare (premessa indispensabile per l'ottenimento di elevate produzioni), una regolare fioritura ed allegagione; questo elemento, però, causa tendenzialmente una maggiore sensibilità alle malattie fungine, uno squilibrio fra parte aerea ed apparato radicale, un allungamento del ciclo colturale. Un’adeguata disponibilità di fosforo è, invece, indispensabile per avere un accrescimento equilibrato della vegetazione e una maggiore precocità. Il potassio ha effetti positivi soprattutto sulla qualità dei frutti.
In tabella 5 sono riportati i fabbisogni indicativi di elementi nutritivi per tonnellata di frutti prodotti che indicano che il cetriolo è una pianta con un rapporto di prelevamento degli elementi di 1:0,5:1,6.
Per una produzione attesa di 80 t/ha una coltura in pieno campo necessita di circa 128 kg/ha di N, 64 kg/ha di P2O5 e 208 kg/ha di K2O.
Le produzioni in coltura protetta facilmente raggiungono le 100-150 t/ha con fabbisogni di 160- 240 kg/ha di N, 80-160 kg/ha di P2O5 e 260-390 kg/ha di K2O.

Table 4 – Indicative requirements in nutritive elements of the cucumber (kg of nutritive element for ton of fruits).
Element kg/t di peponids
Azoto (N)
Fosforo P2O5
K2O
1,6
0,8
2,6


I ritmi di assorbimento degli elementi non sono costanti nel corso del ciclo colturale ma variano a seconda delle fasi fenologiche. L’azoto, il fosforo ed il potassio sono assorbiti in misura proporzionale all’accumulo di sostanza secca della pianta cioè con i maggiori valori durante la fioritura e l’ingrossamento dei peponidi, mentre minori assorbimenti si verificano nelle prime fasi del ciclo e durante la fase di maturazione. Nelle prime fasi del ciclo, anche se si registrano bassi assorbimenti assoluti, la pianta, a causa dell'apparato radicale inizialmente poco espanso ed efficiente, ha necessità di avere alte concentrazioni di elementi nutritivi nel terreno per veder soddisfatti i fabbisogni. E' per questo che particolare cura deve essere posta alla concimazione di fondo organica e/o minerale. La conoscenza delle caratteristiche fisico-chimiche del terreno risulta indispensabile per stabilire un adeguato programma di concimazione e verificare la necessità di effettuare o meno una concimazione di arricchimento. Mentre l'analisi fisico-meccanica può essere effettuata una tantum, quella chimica dovrebbe essere ripetuta ogni 3-4 anni. Inserendo la concimazione del cetriolo nel bilancio di fertilizzazione della rotazione si deve tenere conto che circa il 25% dell’azoto, il 12% del fosforo e del potassio prelevati dalla coltura tornano al terreno con i residui (foglie e steli). Pertanto, facendo riferimento ai fabbisogni calcolati per una produzione attesa di 80 t ha-1, i quantitativi di elementi fertilizzanti effettivamente asportati dal terreno con i peponidi sono circa 96 kg/ha di N, 56 kg/ha di P2O5 e 183 kg/ha di K2O; in coltura protetta per una produzione attesa di 100-150 t/ha, le asportazioni dei frutti sono pari a circa 120-180 kg ha-1 di N, 70-140 kg/ha di P2O5 e 229-343 kg/ha di K2O.
Di seguito sarà analizzata più in dettaglio la concimazione relativa ai tre macroelementi seguendo un ordine cronologico di applicazione: prima il fosforo ed il potassio con la concimazione di fondo e dopo l'azoto in prossimità dell'impianto e/o in copertura.
Si ricorda che il cetriolo preferisce terreni con alto contenuto di sostanza organica: per questo la concimazione organica (50-70 t/ha di letame maturo in pieno campo e fino a 150 t/ha in coltura protetta), se disponibile, è altamente consigliata.

Fosforo
La dose da somministrare deve essere determinata in funzione della dotazione del terreno in fosforo assimilabile, della capacità di scambio cationico (CSC) e del contenuto di calcare. La dose è calcolata con la seguente formula:

Concimazione fosfatica (kg/ha di P2O5) = Asporti colturali •ft1 •ft2


I valori dei fattori ft1 e ft2 sono riportati rispettivamente nelle tabelle 5 e 6.

Table 5 - Evaluation of assimilable phosphorus of the soil and indications for the choice of the factor ft1
Expression of the equipment ft1 Agronomical evaluation
(level)
phosphorus (P)
(ppm)
Phosphoric anhydride (P2O5)
(ppm)
0-6
7-12
13-20
20-30
>
0-15
16-30
31-45
46-70
> 70
2,0
1,5
1,0
0,5
0,0
Much low
Low
Middle
High
Much high
Indications for the fertilization

Level much low
The answer to phosphorus is sure for all the cultivations. The answer to phosphate fertilizers is from sure to many probable and the increases of production are always meaningful. The fertilization advised is that of enrichment.

Low level
The answer to phosphorus is probable for all the cultivations. The advised fertilization is that of enrichment; the doses to bring vary from 1.5 to 2 times of the cultivation removals.

Medium level
The answer to phosphorus is less probable. With these levels, the alone maintenance fertilization is advised. The cultivation removals must be restored.

High level and much high
The answer to phosphorus is not probable. In these conditions it is advised not to fertilize or to make it in reduced way.


Table 6 - Values of the ft2 factor according to the cationic exchange capacity (CEC) and of the levels of limestone of the soil.
Limestone (%) CEC meq/100 g
< 10 10-30 > 30
0-1
1-10
> 10
0,9
1,0
1,1
1,0
1,1
1,2
1,1
1,2
1,3


La dotazione di fosforo assimilabile del terreno può ritenersi normale quando soddisfa le esigenze di tutte le colture della rotazione, a cominciare da quelle più esigenti. Considerando la scarsa mobilità di questo elemento è bene interrare tutta la dose prevista con la lavorazione principale per portarlo nello strato di terreno interessato dalla massa delle radici. Il concime fosfatico generalmente utilizzato per le concimazioni di fondo nei nostri terreni, che hanno reazione neutro-alcalina, è il perfosfato triplo (titolo 48%) che ha il minore costo dell'unità fertilizzante. All’impianto si consiglia l’applicazione di una concimazione starter che favorisce lo sviluppo dell'apparato radicale, la crescita iniziale della coltura e l’apparizione precoce dei fiori. Tale concimazione è generalmente effettuata con fosfato monoammonico alla dose di circa 50 kg/ha di P2O5, opportunamente localizzata sotto il seme o la piantina. In alternativa è possibile intervenire in fertirrigazione distribuendo a più riprese 50 kg/ha di P2O5 sotto forma di acido fosforico o polifosfati.

Potassio
Le necessità del cetriolo per questo elemento sono molto elevate ed il massimo fabbisogno si ha durante l’allegagione e l’ingrossamento dei peponidi.
Le dosi da apportare debbono essere calcolate, come per il fosforo, tenendo conto della dotazione del terreno in potassio scambiabile e della capacità di scambio cationica. La dose è calcolata con la seguente formula:

Concimazione potassica (kg/ha di K2O) = Asporti colturali × ft


dove i valori del fattore ft sono riportati in tabella 7.

Tabella 7 - Valutazione del potassio assimilabile del terreno e indicazioni per la scelta del fattore ft.
K (ppm) Valutazione agronomica
livello
CSC meq/100 g
< 10 10-20 > 20
0-50
51-100
101-150
151-200
> 200
Molto basso
Basso
Medio
Alto
Molto alto
1,3
1,0
0,7
0,5
0,0
1,4
1,1
0,8
0,6
0,0
1,5
1,2
0,9
0,7
0,0
Indicazioni per la concimazione

Livello molto basso e basso
La fertilizzazione raccomandata è quella di arricchimento.

Livello medio
La risposta al potassio è meno probabile. A questi livelli si consiglia la sola concimazione di mantenimento, vanno cioè reintegrati gli asporti colturali.

Livello alto e molto alto
La risposta al potassio non è in genere probabile. In queste condizioni si consiglia di non fertilizzare o di farlo in maniera ridotta.


Considerando la scarsa mobilità di questo elemento, è bene interrare tutta la dose prevista con la lavorazione principale per portarlo nello strato di terreno interessato dalla massa delle radici. Il concime potassico generalmente utilizzato nei nostri terreni è il solfato di potassio (titolo 50%). In questa coltura, abbondantemente irrigata, può essere vantaggioso frazionare la concimazione potassica apportandone una parte in fertirrigazione insieme all’azoto come nitrato di potassio.

Azoto
L'azoto è l'elemento nutritivo che maggiormente influisce sulla produzione del cetriolo. L'uso dei fertilizzanti azotati, però, a differenza di quanto avviene con quelli fosfatici e potassici, richiede particolari attenzioni, soprattutto nello stabilire la dose ottimale da somministrare, poiché gli errori, sia in difetto sia in eccesso, si pagano in termini di quantità e/o di qualità della produzione. Inoltre, la notevole mobilità nel terreno di certe forme di azoto rende necessarie alcune precauzioni per la salvaguardia dell'ambiente (inquinamento delle falde acquifere da parte dell'azoto nitrico). La disponibilità di questo elemento è influenzata da numerosi fattori: condizioni climatiche, pratiche colturali, tipo di suolo e da altri fattori difficili da quantificare. Non deve quindi sorprendere se, ancora oggi, non esiste un metodo sufficientemente semplice e preciso per stabilire le dosi di azoto da distribuire ad una coltura.
Il fabbisogno di concimazione azotata può essere calcolato per differenza tra il quantitativo prelevato dalla coltura durante il ciclo colturale e il quantitativo di azoto minerale disponibile nel terreno a inizio ciclo più quello che si rende disponibile, nel corso della primavera e dell’estate, per mineralizzazione dell’humus e dei residui colturali incorporati nel terreno. Inoltre, occorre considerare che non tutto l'azoto distribuito con la concimazione è assorbito dalla pianta, ma in funzione del tipo di terreno, dell'andamento climatico, della formulazione utilizzata (ad esempio concimi a lento effetto) e della modalità di distribuzione (a tutto campo, a bande, fertirrigazione) l’efficienza di assorbimento della concimazione azotata può variare anche largamente, per cui la dose tecnica apportata deve essere opportunamente aumentata.
Da quanto detto consegue che:

Concimazione azotata (kg/ha di N) = (N prelevato - N disponibile)/Efficienza concimazione


E' stato detto che per una produzione attesa di 80 t/ha la coltura deve poter disporre di circa 128 kg di azoto. Nelle condizioni ordinarie riscontrabili nella nostra regione, la precessione colturale più frequente è il frumento, che notoriamente lascia ridotti quantitativi di azoto residuo nel terreno, il contenuto di sostanza organica dei nostri terreni è relativamente scarso (1-1,3%) e le letamazioni poco frequenti: si può quindi ragionevolmente stimare che la coltura trovi disponibili nel terreno circa 50-70 kg/ha di azoto per cui i rimanenti 58-78 kg/ha dovrebbero essere apportati con le concimazioni. Se si considera che l'efficienza di assorbimento della concimazione azotata con distribuzioni a tutto campo è, a queste dosi, di circa il 70 % occorrerà aumentare la dose tecnica fino ad apportare circa 82-111 kg/ha di azoto. Nel caso di coltura protetta con livelli produttivi intono a 100-150 t/ha di peponidi, la dose tecnica di azoto può arrivare a 270 kg/ha.
Ovviamente la dose da apportare cambia se cambiano i termini del bilancio azotato:
Da prove sperimentali ripetute è risultato evidente che un'alta disponibilità di azoto già nelle primissime fasi del ciclo è cruciale per la crescita e lo sviluppo ottimale della coltura. Per cui, anche per evitare perdite per lisciviazione, le dosi previste dovranno essere frazionate in 2-3 volte, di cui circa il 40% all'impianto e la restante quota frazionata in copertura.

Microelementi
Nei nostri terreni normalmente non si evidenziano carenze di questi elementi, tuttavia in suoli caratterizzati da livelli molto bassi o bassi di microelementi e pH alcalini (tabella 8) è importante monitorare lo stato nutrizionale della coltura per intervenire ai primi sintomi di carenza con concimazioni fogliari a base di chelati di sintesi. In tali condizioni è consigliabile effettuare una fertilizzazione organica che per l’azione chelante della sostanza organica migliora la disponibilità dei microelementi nel suolo.

Tabella 8 - Evaluation of the microelements in the soil.
Fe
(ppm)
B
(ppm)
Mn
(ppm)
Cu
(ppm)
Valutazione agronomica
(livello)
< 2
2-5
5-20
20-50
> 50
< 0,3
0,3-0,6
0,7-1,2
1,3-2,5
> 2,6
< 1
1-3
3-20
20-50
> 50
< 0,2
0,2-1
1-10
10-20
> 20
Much low
Low
Medio
High
Much high
Indicazioni per la concimazione

Livello molto basso e basso
La risposta ai microelementi è molto probabile per tutte le colture soprattutto a pH > 7,0 ed in presenza di calcare.

Livello medio
La risposta ai microelementi non è, in genere, probabile.

Livello alto
La fitotossicità verso i microelementi non è probabile.

Livello molto alto
In condizioni di acidità (pH < 5,5) ed a concentrazioni doppie rispetto ai limiti riportati possono manifestarsi fenomeni di fitotossicità.


Fertirrigazione
La fertirrigazione consente di apportare contemporaneamente acqua e concimi, assicurare una ripartizione omogenea degli elementi fertilizzanti nel terreno e rispettare più precisamente durante il ciclo colturale le esigenze della specie con un’efficienza di assorbimento più elevata e minori rischi ambientali. Questa tecnica prevede ovviamente che l’azienda oltre alla disponibilità dell'impianto di irrigazione localizzata si doti di appositi apparecchi per la miscelazione dei concimi chimici. Questi devono avere una elevata solubilità in acqua (tabella 9) e permettere una concentrazione della soluzione che sia compatibile con le esigenze fisiologiche della coltura e con le necessità pratiche della distribuzione.

Tabella 9 - Solubilità di alcuni fertilizzanti comunemente utilizzati per fertirrigazione.
Fertilizzante Titolo Formula bruta Temperatura
(°C)
Solubilità
(g di fertilizzante/
100 g di H2O)
Azoto
Nitrato ammonico
Solfato ammonico
Nitrato di calcio
Urea
34,0
21,0
15,5
46,0
NH4NO3
(NH4)2SO4
Ca(NO3)2
CO(NH2)2
18
18
34
34
18,3
70,6
121,1
100,0
Fosforo
Fosfato ammonico
Polifosfato ammonico
Acido fosforico
8-24
10-34
0-52
NH4H2PO4
(NH4)5P3O10
H3PO4
38
43
25
23,0
elevata
elevata
Potassio
Cloruro di potassio
Nitrato di potassio
Solfato di potassio
0-0-60
13-0-44
0-0-50
KCl
KNO3
K2SO4
38
18
43
34,7
13,3
12,0
Magnesio
Solfato di magnesio 9,7 Mg MgSO4 38 71,0


In commercio si trovano numerose formulazioni con diversi rapporti N:P:K e con la presenza accessoria di microelementi: questo permette di meglio bilanciare l'apporto dei macroelementi in funzione del ciclo colturale. Per evitare la formazione di precipitati è fondamentale conoscere la composizione dell’acqua irrigua in termini Ca, Mg, Fe, pH, solfati, carbonati e bicarbonati e la compatibilità dei fertilizzanti (tabella 10). Si ha la formazione di precipitati (carbonato di calcio, solfato di calcio e di fosforo) nei seguenti casi:
Un utile accorgimento per ridurre i rischi di precipitazione è quello di aumentare la solubilità dei fertilizzanti mediante acidificazione dell’acqua (pH = 4,5). Oltre al rischio di formazione di precipitati, un ulteriore problema è la scarsa mobilità del fosforo nei terreni argillosi per cui se applicato in fertirrigazione tende ad accumularsi sotto i gocciolatori, con una penetrazione nel suolo di pochi centimetri.
Per questi motivi si consiglia di distribuire tutto il fosforo e circa il 30% del potassio con la concimazione di fondo, mentre l’azoto e la restante parte del potassio vanno distribuiti mediante la fertirrigazione in interventi frazionati a cadenza settimanale. Frequentemente sono aggiunti alla soluzione anche chetati di ferro e magnesio.

Tabella 10 - Fertilizzanti che possono o meno essere miscelati.
Fertilizzante (NH4)2SO4 Ca(NO3)2 KNO3 K2SO4 MgSO4
Solfato ammonico
Nitrato di calcio
Nitrato di potassio
Solfato di potassio
Solfato di magnesio

si
si
si
si
no

si
no
no
si
si

si
si
si
no
si

si
si
no
si
si



Esigenze idriche e irrigazione
II soddisfacimento dei fabbisogni idrici della coltura è un fattore essenziale sia sotto l’aspetto quantitativo sia qualitativo delle produzioni.
La carenza idrica infatti comporta una minore crescita, l’arresto dell’evoluzione fiorale, la cascola dei fiori e l’aborto dei frutticini; al contrario, un eccesso idrico costituisce uno spreco di acqua, provoca il dilavamento degli elementi nutritivi e fenomeni di asfissia radicale, favorisce una maggiore suscettibilità agli attacchi parassitari.

Valutazione dei fabbisogni idrici e irrigui
Per valutare i fabbisogni idrici di una coltura bisogna calcolare o stimare l’evapotraspirazione potenziale di riferimento, ETp = acqua evaporata dal terreno e traspirata da una coltura di graminacea (Festuca arundinacea) fitta, che lo ricopre omogeneamente, completamente, in ottime condizioni sanitarie e di disponibilità idriche, di notevole estensione.
E’ intuitivo come l’evapotraspirazione sia un processo dinamico che dipende dalla insolazione, dalla temperatura, dalla umidità dell'aria, dalla ventosità; in altri termini, l'ETP0 rappresenta la richiesta di acqua da parte dell’atmosfera ad un sistema pianta-terreno, teorico, di riferimento.
Esistono diversi sistemi per misurare o stimare l'ETp, più o meno precisi e/o complessi, ma il sistema più facile e diffuso è partire dall’acqua evaporata da un evaporimetro di classe A (vasca con caratteristiche standard da installare in un sito rappresentativo di un dato comprensorio omogeneo) di cui sono dotate quasi tutte le stazioni agro-meteorologiche diffuse nel nostro territorio regionale. L'evaporato (E0, espresso in mm) deve essere moltipllcato per un apposito coefficiente di vasca (Kp) per riportare l’evaporazione da pelo libero di acqua alla evapotraspirazione potenziale di riferimento.
Questa è ovviamente più bassa, in media di circa il 20%, per cui il Kp è intorno a 0,8.
Ne deriva che:

ETp = E0 x 0,8


Se in un dato giorno è stato registrato un evaporato di 5 mm, l’ETp sarà stata di 4 mm (= 5 mm x 0,8). Una coltura qualunque, durante il ciclo colturale, non sempre ricopre il terreno in maniera completa e non sempre l’apparato fogliare è uniformemente sviluppato o sviluppato quanto quello della coltura di riferimento descritta nella definizione di ETp; in altri termini, l’evapotraspirazione potenziale massima di una coltura (ETc) può essere significativamente diversa dalla ETp in funzione principalmente delle caratteristiche dell’apparato fogliare e della stadio di sviluppo. E’ per questo che sono stati elaborati dei coefficienti colturali (Kc) che variano da coltura a coltura in funzione dello stadio di sviluppo (fenofasi) che, moltiplilcati per l’ETp, danno 1’evapotraspirazione potenziale massima della coltura:

ETc = ETp x Kc


Per una coltura di cetriolo seminata in pieno campo, i coefficienti colturali indicativi per le diverse fasi fenologiche sono quelli riportati in tabella 11.


Tabella 11 - Coefficienti colturali (Kc) indicativi di una coltura di cetriolo in pieno campo e in serra fredda.
Codice Fase fenologica Pieno campo Coltura
protetta
da consumo fresco da industria
1
2
3
Emergenza-inizio fioritura
Inizio fioritura-inizio raccolta
Raccolta
0,60
1,00
1,00
0,50
1,00
1,00
1,05
1,50
1,95


In caso di coltura pacciamata i coefficienti dovrebbero essere diminuiti (indicativamente del 15- 20%) perché il film plastico, a parità di sviluppo fogliare, riduce l'evaporazione dal terreno. In caso di coltura protetta bisogna tenere conto che la coltura è trapiantata e che i regimi termici sono più elevati: di conseguenza si ha generalmente una contrazione delle prime fasi di sviluppo (entrata in produzione mediamente dopo circa 30 giorni dall'impianto), ma una maggiore durata della raccolta (anche 3 mesi).
Conoscendo, per le diverse fenofasi, l’evapotraspirazione potenziale di riferimento, è possibile calcolare l’evapotraspirazione potenziale massima della coltura e, per semplice somma, quella di tutto il ciclo colturale (cioè il fabbisogno idrico della coltura). Ovviamente il fabbisogno idrico della coltura difficilmente è uguale al fabbisogno irriguo, cioè all’acqua che bisogna distribuire con l’irrigazione per soddisfare il fabbisogno idrico. Questo perché:

Apporti naturali
Nel calcolo del fabbisogno irriguo si considerano per ogni periodo:
E’ ovvio che per il calcolo teorico del fabbisogno idrico e irriguo, i valori di ETp, di piogge affidabili, di piogge utili e della riserva idrica del terreno devono essere opportunamente presi da dati poliennali (serie storiche). Nel caso in cui, invece, i fabbisogni idrici e irrigui si calcolino su una coltura in atto, i dati sono registrati giornalmente cosi come giornalmente viene eseguito il bilancio. Da quanto detto consegue che:

Fabbisogno irriguo netto = Fabbisogno idrico -Apporti naturali


Efficienza di irrigazione
In funzione del sistema irriguo, non tutta l’acqua distribuita va ad interessare il volume esplorato dall’apparato radicale della coltura: in altri termini i sistemi irrigui hanno un’efficienza differente (ad esempio: 0,75-0,8 per il sistema ad aspersione e 0,9-0,95 per il sistema a goccia). I sistemi di irrigazione localizzati sono oggi sempre più diffusi per il risparmio di acqua che consentono, per la possibilità di eseguire la fertirrigazione e per l’assenza di bagnatura del fogliame con vantaggi di ordine fitosanitario. Tra le varie possibilità a disposizione, le manichette forate hanno una diffusione elevata soprattutto per i costi relativamente contenuti e per la facilità di applicazione. Un esempio di calcolo del fabbisogno idrico per una coltura di cetriolo seminata in Italia Centrale e irrigata con sistema localizzato a manichetta forata è riportato in tabella 12.


Tabella 12 - Calcolo esemplificativo del fabbisogno idrico massimo di una coltura di cetriolo con semina in fine aprile, emergenza il 1° maggio, ciclo di 102 giorni e irrigazione con sistema localizzato a manichetta forata.
Mese maggio giugno luglio agosto Totale
Fase fenologica (codice) (1) 1 1 2 2 3 3 3 3 3 3
Durata (giorni) (2) 10 10 11 10 10 10 10 10 11 10
Coefficiente colturale (3)
ETP0 (mm al giorno) (4)
ETPc (mm al giorno) (5)
ETPc (mm/decade) (6)
Piogge affidabili (mm/decade) (7)
Piogge utili (mm/decade) (8)
Fabbisogno irriguo netto (mm/decade) (9)
Efficienza di irrigazione (10)
Fabbisogno irriguo di campo (mm/decade) (11)
0,6
3,5
2,1
21
15
12
9
0,9
10
0,6
3,3
2,1
21
15
12
9
0,9
10
1,0
4
4
44
0
0
44
0,9
44
1,0
4
4
40
0
0
40
0,9
44
1,0
4,5
4,5
45
0
0
45
0,9
50
1,0
5
5
50
0
0
50
0,9
55
1,0
5,5
5,5
55
0
0
55
0,9
61
1,0
5,5
5,5
55
0
0
55
0,9
61
1,0
5,5
5,5
60
0
0
60
0,9
66
1,0
5,5
5,5
55
0
0
55
0,9
61



446


422

467
(1) E' il codice attribuito alla fase fenologica del corrispondente coefficiente colturale Kc;
(2) Intervallo di tempo trascorso dalla precedente osservazione nell'ambito del mese;
(3) Kc rilevabile dalla tabella dei coefficienti colturali in funzione della fenofase;
(4) Si ottiene moltiplicando l'evaporato EV in mm per il coefficiente di vasca (uguale a 0,8);
(5) Si calcola moltiplicando il coefficiente colturale Kc per l'ETP0 = punto (3) x punto (4);
(6) Si calcola moltiplicando l'ETPc (espresso in mm/giorno) per la durata (espressa in giorni) = punto (5) x punto (2);
(7) Sono quelle che hanno la probabilità di almeno l’80% di verificarsi in un dato periodo;
(8) Sono in pratica quelle misurabili con un comune pluviometro o pluviografo;
(9) Si calcola per differenza fra l'ETPc (espresso in mm/giorno) e le piogge utili (espresse in mm/periodo) = punto (6) - punto (8);
(10) E' l'acqua che raggiunge le radici ed è un valore tabulare in rapporto al sistema irriguo;
(11) Si ottiene dividendo il fabbisogno irriguo netto (mm/periodo) per l'efficienza di irrigazione (punto (9)/(10).


Prendendo in esame il bilancio sopra illustrato devono essere fatte alcune importanti considerazioni di carattere generale:
  1. subito dopo la semina in realtà è sempre bene eseguire una o due leggere irrigazioni a pioggia (10 mm) per facilitare la germinazione e l’emergenza;
  2. nelle prime fasi del ciclo una moderata deficienza di acqua favorisce lo sviluppo dell’apparato radicale;
  3. la fase di fioritura è molto sensibile agli stress idrici che possono portare all’arresto della differenziazione dei fiori e bassa allegagione, con cascola fiorale nei casi più gravi;
  4. durante la fase di ingrossamento dei frutticini gli stress idrici determinano l’arresto di sviluppo dei frutti in via di formazione, mentre quelli già formati rimangono di piccole dimensioni.
Dall’esempio riportato in tabella 12, il fabbisogno idrico è di circa 446 mm (= 4.460 m3/ha), il fabbisogno irriguo netto di circa 422 mm (= 4.220 m3/ha) e quello di campo di circa 467 mm (= 4.670 m3/ha). Se si fosse irrigata la coltura con un sistema per aspersione con un’efficienza di circa l’80% (= 0,8) il fabbisogno irriguo di campo sarebbe stato di circa 528 mm (= 422 mm/0,8).
In caso di coltura protetta, la mancanza di piogge e gli elevati coefficienti colturali fanno si che i fabbisogni irrigui stagionali di una coltura a ciclo invernale-primaverile possano raggiungere facilmente i 5.000 m3/ha.
Calcoli di questo tipo ci danno una stima affidabile dei consumi di acqua della coltura durante tutto il ciclo e permettono di individuare i periodi di punta (dalla fioritura in poi) e programmare adeguatamente le necessità aziendali.
Tale bilancio, come già sottolineato in precedenza, può essere eseguito anche su base giornaliera in una coltura in atto disponendo dei valori di evapotraspirazione potenziale, degli apporti naturali (precipitazioni) e seguendo lo sviluppo della coltura. Questi dati, insieme a quelli relativi alle caratteristiche idrologiche del terreno ci permettono di calcolare i principali elementi tecnici dell'irrigazione.

Caratteristiche idrologiche del terreno
Le due più importanti caratteristiche idrologiche dei terreni sono la capacità di campo ed il punto di appassimento permanente.
La capacità di campo è il contenuto massimo di acqua che può contenere il terreno senza che siano occupati gli spazi preposti alla circolazione dell'aria (macroporosità). Quando questi spazi sono occupati dall’acqua il terreno si dice saturo e perciò asfittico ed invivibile per la pianta. Il punto di appassimento permanenteè il contenuto di acqua del terreno al di sotto del quale la pianta non riesce più ad assorbire acqua e quindi appassisce e poi muore.
La quantità di acqua compresa tra la capacità di campo ed il punto di appassimento è detta acqua disponibile.
Queste caratteristiche idrologiche dipendono fortemente dalla tessitura del terreno (tabella 13): più un terreno è argilloso e più elevata è la sua capacità di ritenzione idrica o, in altri termini, maggiore è l’acqua disponibile che riesce ad immagazzinare nello strato esplorato dalle radici della coltura.


Tabella 13 - Capacità di campo, punto di appassimento permanente e acqua disponibile (acqua % in volume) di terreni a diversa tessitura.
Tessitura Capacità di campo
(% in volume)
Punto di appassimento
(% in volume)
Acqua disponibile
(% in volume)
Sabbioso
Sabbio-limosa
Limo-sabbiosa
Limosa
Limo-argillosa
Medio impasto
Argillosa
2,6
6,9
9,2
12,7
9,2
24,4
45,9
1,8
4,2
5,2
6,3
6,3
14,3
26,0
0,8
2,7
4,0
6,4
8,4
10,1
19,9


La esatta determinazione delle costanti idrologiche esige un’analisi di laboratorio dei campioni di terreno di ogni singolo appezzamento o di aree omogenee dal punto di vista pedologico. Dire che un terreno argilloso alla capacità di campo ha circa il 20% di acqua disponibile in volume significa dire che, su uno strato di 1 metro, un ettaro contiene 2.000 m3 di acqua (10.000 m2 x 1 m x 0,20 = 2.000 m3 = 200 mm).

Elementi tecnici dell’irrigazione

Volume d’adacquamento
E’ la quantità di acqua (espressa in m3 ha-1 o in mm) che deve essere distribuita ad ogni intervento irriguo per riportare il terreno alla capacità di campo. Le colture in realtà devono essere irrigate prima che consumino tutta l'acqua disponibile, cioè prima che arrivino al punto di appassimento permanente con compromissione della piena potenzialità produttiva. In funzione della coltura e delle sue caratteristiche esiste, perciò, un limite critico d’intervento che è intermedio tra la capacità di campo ed il punto di appassimento. Tale limite determina la frazione percentuale dell’acqua disponibile, cioè l’acqua facilmente utilizzabile dalla coltura, che una volta consumata deve essere apportata con un volume d’adacquamento.
Nella coltura di cetriolo l’acqua facilmente utilizzabile è il 40% dell’acqua disponibile. Per calcolare l’acqua disponibile e quella facilmente utilizzabile dalla coltura in un dato terreno occorre anche tenere conto dello strato di terreno che l’apparato radicale riesce ad esplorare, cioè del volume di terreno al quale effettivamente le radici assorbono acqua. Nella coltura di cetriolo, come già descritto, la maggior parte dell’apparato radicale esplora una profondità di 0,5 m. Per il calcolo del volume d’adacquamento occorre tenere conto anche dell’efficienza d’irrigazione perché più bassa è l’efficienza e più acqua occorre distribuire per riportare il terreno alla capacità di campo al netto delle perdite.
Da quanto su esposto la formula del volume d’adacquamento (V) per il cetriolo è la seguente:

V = [(acqua disponibile % / 100 ) x 0,4 x 10.000 m2 x 0,5 m]/efficienza d'irrigazione


Esempio:
Se un terreno argilloso ha acqua disponibile pari al 20% in volume (= 0,2) e il cetriolo ha una profondità dell’apparato radicale di 0,5 m, un limite critico d'intervento pari al 40% dell'acqua disponibile (= 0,4) ed è irrigata con un sistema a manichetta forata (efficienza pari al 90% = 0,9), il volume d'adacquamento sarà:

V = (0,20 x 0,4 x 10.000 m2 x 0,5 m)/0,9 = 444,4 m3 ha = 44,4 mm


Turno d’adacquamento
Definisce l’intervallo in giorni tra un’irrigazione e la successiva. E’ individuato quando tutta l’acqua facilmente utilizzabile dalla coltura è stata consumata per evapotraspirazione. Occorre formulare un bilancio idrico dove in entrata c’è l’acqua apportata con l’irrigazione, al netto dell’efficienza del sistema irriguo, e quella caduta con le piogge utili ed in uscita i consumi evapotraspirativi giornalieri della coltura. Si irriga quando la differenza tra la sommatoria delle uscite e delle entrate raggiunge il volume d’adacquamento stabilito per quel terreno. Nel cetriolo, condizioni di umidità elevate e costanti del terreno determinano un lussureggiamento vegetativo a scapito delle produzioni e, pertanto, (anche nel caso di irrigazione localizzata) si consigliano turni piuttosto lunghi, ma con abbondanti volumi di irrigazione.

Cure colturali
Nelle colture semi-forzate e forzate, è già stata sottolineata l'importanza di arieggiare la coltura cosi da abbassare le temperature troppo elevate ed evitare un’umidità eccessiva dell’aria che compromette la liberazione del polline e favorisce gli attacchi fungini (si dovrebbe cercare di mantenere l'umidità relativa dell'aria fra il 60 ed il 70%). In coltura protetta il cetriolo è allevato in verticale utilizzando come tutore un filo teso tra la base della pianta e la struttura della serra oppure, preferibilmente, una rete di plastica a grandi maglie alta 2 m.

Raccolta
Il cetriolo è raccolto immaturo quando, alle dimensione richieste dal mercato, l’epidermide è di colore verde intenso e i semi sono immaturi. Se il frutto rimane troppo a lungo sulla pianta perde la forma, la dimensione ed il colore (ingiallisce) desiderati e non è più commercializzabile. La raccolta del cetriolo da consumo fresco inizia 40-60 giorni dopo l’impianto (in funzione dell’epoca e della modalità d'impianto, del tipo di coltivazione e della precocità della cultivar) e prosegue per 1-3 mesi. I cetrioli sono raccolti a mano ogni 2-3 giorni: la produttività oraria della raccolta manuale è di 30-80 kg/ora/uomo con un’incidenza del 60-80% della raccolta sul totale delle ore di lavoro richieste dall’intero ciclo colturale.
Deve essere prestata molta cura nella fase di raccolta per evitare di danneggiare la tenera epidermide: l’uso di guanti può ridurre le lesioni causate dalle unghie. Uno straccio pulito e asciutto può essere impiegato per pulire e lucidare i frutti raccolti prima della selezione e dell’incassettamento, che avvengono generalmente in campo o in serra. Le produzioni di cetriolo sono dell'ordine di 80 t/ha in pieno campo e 100-150 t/ha in coltura protetta. I cetrioli da industria per la produzione di sottaceti sono raccolti meccanicamente quando l’estremità del primo frutto assume un colore giallastro. Le macchine provvedono alla raccolta della pianta intera, alla separazione dei frutti tramite strutture a pettine e al caricamento degli stessi in appositi contenitori (bins). La cernita del prodotto è effettuata meccanicamente con scarto manuale del prodotto difettoso. Le produzioni per raccolta unica sono variabili da 12-20 t/ha per cetriolo di 5-6 cm di lunghezza, ma nella raccolta manuale si possono raggiungere e superare 30 t/ha. La calibratura è necessaria per rendere uniformi le partite per la diversa destinazione del prodotto. I cetriolini di diametro inferiore ai 2,5 cm (6-7 cm di lunghezza) sono utilizzati per sottaceti, mentre quelli di diametro superiore ripartiti in 3-4 classi sono utilizzati in pezzi per la preparazione di giardiniere, creme per cosmesi, oppure conservati interi in salamoia.
La commercializzazione dei cetriolo destinati al mercato fresco è stata regolamentata a livello comunitario (Reg. CEE n. 1677 del 1988) come riportato di seguito.

Norme comuni di qualità per il cetriolo (reg. CEE n. 1677/88)
1) DEFINIZIONE DEL PRODOTTO
La presente norma si applica ai cetrioli delle varietà (cultivar)derivate da Cucumis sativus L., destinati ad essere forniti allo stato fresco al consumatore,esclusi i cetrioli destinati alla trasformazione industriale e i cetrioli per sottaceti (cornichons).

2) CARATTERISTICHE QUALITATIVE
A) Generalità
La norma ha lo scopo di definire le caratteristiche qualitative che i cetrioli devono presentare dopo condizionamento e imballaggio.

B) Caratteristiche minime
In tutte le categorie, tenuto conto delle disposizioni specifiche previste per ogni categoria e delle tolleranze ammesse, i cetrioli devono essere:
I cetrioli devono aver raggiunto uno sviluppo sufficiente ed avere al tempo stesso semi teneri. Il loro stato deve essere tale da consentire:

C) Classificazione
I cetrioli sono classificati nelle tre categorie seguenti:
a) Categoria “Extra”
I cetrioli di questa categoria devono essere di qualità superiore e presentare tutte le caratteristiche tipiche della varietà.
Essi devono:
b) Categoria I
I cetrioli di questa categoria devono essere di buona qualità.
Essi devono:
Sono ammessi i difetti seguenti:
c) Categoria II
Questa categoria comprende i cetrioli che non possono essere classificati nelle categorie superiori, ma che rispondono alle caratteristiche minime sopra definite. Essi possono tuttavia presentare i seguenti difetti:
Per i cetrioli diritti e leggermente ricurvi, sono ammessi tutti i difetti sopra citati.
Per contro, i cetrioli ricurvi sono ammessi se presentano soltanto leggeri difetti di colorazione, ad esclusione di qualsiasi altro difetto o deformazione diversa dalla curvatura.
I cetrioli leggermente ricurvi possono avere un ’altezza massima dell’arco di 20 mm per 10 cm di lunghezza del cetriolo.
I cetrioli ricurvi possono avere un ’altezza dell’arco superiore e devono essere condizionati a parte.

3) CALIBRAZIONE
La calibrazione è determinata dal peso unitario.
Il peso minimo dei cetrioli coltivati in pieno campo è stabilito in 180 g. Il peso minimo dei cetrioli coltivati in coltura protetta è stabilito in 250 g.
I cetrioli coltivati in coltura protetta delle categorie Extra e I devono inoltre possedere:
La calibrazione è obbligatoria per i cetrioli delle categorie «Extra »e I.
La differenza di peso tra il cetriolo più pesante e il cetriolo più leggero facenti parte di uno stesso imballaggio non può eccedere:
Le disposizioni riguardanti la calibrazione non si applicano ai cetrioli di tipo a frutto corto.

4) – TOLLERANZE
In ogni imballaggio sono ammesse tolleranze di qualità e di calibro per i prodotti non conformi alle caratteristiche della categoria indicata.

a) Tolleranze di qualità

b) Tolleranze di calibro
Per tutte le categorie, il 10 %in numero di cetrioli non conformi alle norme fissate per la calibrazione. Tuttavia, questa tolleranza può riguardare soltanto i prodotti le cui dimensioni e il cui peso differiscono del 10%al massimo dai limiti fissati.

5) DISPOSIZIONI RELATIVE ALLA PRESENTAZIONE
A) Omogeneità
Il contenuto di ogni imballaggio deve essere omogeneo e comprendere soltanto cetrioli della stessa origine, varietà o tipo, qualità e calibro (sempre ché, per quanto riguarda quest’ultimo criterio, sia richiesta una calibrazione).
La parte visibile del contenuto dell’imballaggio deve essere rappresentativa dell’insieme.

B) Condizionamento
I cetrioli devono essere condizionati in modo che sia garantita una protezione adeguata del prodotto.
I cetrioli devono essere sufficientemente stretti nell’imballaggio, in modo da evitare qualsiasi danno durante il trasporto. I materiali utilizzati all ’interno dell’imballaggio devono essere nuovi, puliti e di sostanze che non possano provocare alterazioni esterne o interne dei prodotti.
L’impiego dei materiali e, in particolare, di carte o marchi recanti indicazioni commerciali, è autorizzato soltanto se la stampa o l’etichettura sono realizzate con inchiostro o colla non tossici. Gli imballaggi devono essere privi di qualsiasi corpo estraneo.

6) DISPOSIZIONI RELATIVE ALLE INDICAZIONI ESTERNE
Ogni imballaggio deve recare, in caratteri raggruppati su uno stesso lato, leggibili, indelebili e visibili dall’esterno, le indicazioni seguenti:
A) Identificazione
Imballatore e/o Speditore: nome e indirizzo o simbolo di identificazione rilasciato o riconosciuto da un servizio ufficiale. Tuttavia, in caso di utilizzazione di un codice (identificazione simbolica), è necessario indicare accanto al codice (identificazione simbolica)la dicitura “imballatore e/o speditore (o un ’abbreviazione equivalente)”.
B) Natura del prodotto
“Cetrioli” se il contenuto non è visibile dall’esterno, a secondo dei casi, “di coltura protetta” o qualsiasi altra espressione equivalente, a secondo dei casi, “Cetrioli di tipo a frutto corto” o “minicetrioli”.
C) Origine del prodotto
Paese d ’origine ed eventualmente zona di produzione o denominazione nazionale, regionale o locale.
D) Caratteristiche commerciali

E) Marchio ufficiale di controllo (facoltativo).

Conservazione
Normalmente, il cetriolo non è prerefrigerato. Si può tuttavia, ricorrere alla rapida refrigerazione (circa 10 °C) ad aria (U.R. 95%) o ad acqua, nella stagione calda. La conservazione deve essere effettuata a temperatura di 10-13°C al fine di evitare la comparsa di maculature depresse di forma irregolare sull’epidermide del frutto. L’umidità relativa deve essere mantenuta a valori prossimi al 95%. La durata di conservazione normalmente non supera i 10-14 giorni. Il cetriolo non può essere conservato o trasportato insieme a vegetali caratterizzati da elevata produzione di etilene (es. mele, meloni, pomodori, pere), poiché, in caso contrario è accelerato l’ingiallimento dei frutti. La conservazione in atmosfera controllata (5% di ossigeno e 5% di anidride carbonica) rallenta l’ingiallimento dei frutti. Tuttavia, concentrazioni elevate (superiori al 10%) di anidride carbonica e basse (meno del 2%) di ossigeno favoriscono ed aggravano la comparsa di maculature sull’epidermide. La conservazione può essere condotta anche a 4-5 °C purchè il consumo sia immediato. Il trasporto nella stagione calda, dovrebbe effettuarsi previo pre-raffreddamento del carico, a 10°C, U.R. 92-95%. Nella stagione invernale, quando la temperatura scende sotto i 7-8 °C i mezzi di trasporto devono essere riscaldati.

Difesa del cetriolo

Tabella 14 – Principali avversità del cetriolo, criteri d’intervento ed eventuali ausiliari da impiegare nella difesa biologica.
Avversità Criteri d’intervento Principi attivi
e ausiliari
Note
e
limitazioni d’uso
Malattie fungine
Peronospora
(Pseudoperonospora cubensis)
- Interventi agronomici:
  • arieggiamento della serra;
  • irrigazione a goccia;
  • sesti d’impianto non fitti.
- Interventi chimici:quando vi sono favorevoli condizioni climatiche per le infezioni.
Azoxistrobin (1)
Prodotti rameici
Propamocarb
Fosetil Al
Diclofluanide
(1) Al massimo due interventi all’anno indipendentemente dall’avversità.
Mal bianco:
  • Erysiphe cichoracearum
  • Sphaerotheca fuliginea
- Interventi agronomici: Impiego di varietà resistenti o tolleranti. - Interventi chimici: quando compaiono i primi sintomi. Zolfo
Fenarimol (1)
Bitertanolo (1)
Difenoconazolo (1)
Triadimefon (1)
Fenbuconazolo (1)
Tetraconazolo (1)
Miclobutanil (1)
Pyrifenox (1)
Penconazolo (1)
Azoxistrobin ( 2)
((1) Non effettuare più di due trattamenti con IBE.
(2) Al massimo due interventi all’anno indipendentemente dall’avversità.
Sclerotinia
(Sclerotinia sclerotiorum)
- Interventi agronomici:
  • ampie rotazioni,
  • arieggiamento serre,
  • concimazioni equilibrate.
Nessun trattamento chimico.
Moria delle piantine:
  • Phityum spp.
  • Phytophthora spp.
  • Rhizoctonia solani
Nessun trattamento chimico.
Antracnosi
Colletotrichum lagenarium
Nessun trattamento chimico.
Batteriosi
Pseudomonas syringae pv. lachrymans,
Erwinia carotovora subsp. carotovora
- Interventi agronomici:
  • utilizzo semente sana,
  • rotazioni colturali (almeno quattro anni),
  • concimazioni equilibrate,
  • eliminazione piante ammalate,
  • uso acqua irrigua non contaminata.
- Interventi chimici: sono preventivi in presenza di lesioni (pratiche colturali, grandine).
Prodotti rameici
Virosi
CMV,
ZYMV,
WMV-2
- Interventi agronomici:
  • eliminazione piante infestanti adiacenti alle colture che possono fungere da serbatoio per i virus,
  • reti antiafidi e antitripidi nelle colture protette,
  • concimazioni equilibrate,
  • eliminazione piante ammalate,
Fitofagi animali
Afide delle cucurbitacee (Aphis gossypii) - Interventi agronomici: in coltura protetta reti antiafidiche
- Interventi biologici: lanci di ausiliari
- Soglia: presenza di focolai d’infestazione.
- Interventi chimici: si consiglia di intervenire prima del lancio degli ausiliari.
Ausiliari:
  • Aphidoletes aphidimyza
  • Chrysoperla carnea
  • Lysiphlebus testaceipes
  • Azadiractina (1)
  • Piretrine naturali
  • Pirimicarb (1)
  • Pimetrozine (1)
  • Fluvalinate (2)
  • Eptenofos (2)
(1) Al massimo tre interventi; prodotti in alternativa tra loro.
(2) Al massimo un intervento.
Emitteri:
  • Trialeurodes vaporariorum,
  • Bemisia tabaci
- Interventi agronomici: in coltura protetta reti alle aperture e mass-trapping
- Interventi biologici: lancio di ausiliari in coltura protetta
- Soglia: 20 adulti per trappola a settimana, rilevati con trappole cromotropiche gialle per il monitoraggio (1 ogni circa100 m2)
Ausiliari:
  • Encarsia (Encarsia formosa)
  • Beauveria bassiana
Farmaci: :
  • Piretrine naturali
  • Azadiractina
  • Buprofezin
  • Pimetrozine
Tripidi (Frankliniella occidentalis) - Interventi agronomici:
in coltura protetta reti antitripidi e mass-trapping
- Interventi biologici:
lanci di Orius laevigatus (1-2 predatori m2)
- Soglia: alla cattura di adulti sulle trappole cromotropiche azzurre.
Ausiliari:
  • Orius laevigatus,
  • Beauveria bassiana.
- Azadiractina
Consigliabile l’impiego di trappole cromotropiche azzurre per il monitoraggio (1 ogni circa 50 m2)
Ragnetto rosso (Tetranychus urticae) - Interventi biologici:lancio di fitoseidi (10-15 predatori a m2) in funzione del livello di infestazione
- Soglia: presenza.
- Soglia per interventi chimici: presenza di focolai di infestazione con foglie decolorate.
Fitoseide: (Phytoseiulus persimilis)
Farmaci:
  • Fenpiroximate (1)
  • Abamectina
  • Azociclotin
  • Fenazaquin
  • Exitiazox
  • Clofentezine
(1) Solo in pieno campo;i possibilmente localizzati;
Al massimo un intervento all’anno.
Nematodi galligeni (Meloidogiyne spp.) - Solarizzazione del suolo Nessun trattamento.




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