Cowpea




Taxonomy of the Cowpea [Vigna unguiculata (L.) Walpers, 1842 subsp. unguicolata (L.) Walpers, 1842] according to Cronquist System
Superdominium/Superdomain: Biota
Dominium/SuperKingdom o: EuKaryota Chatton, 1925
Regnum/Kingdom: Plantae Haeckel, 1866
Subregnum/SubKingdom : Viridaeplantae Cavalier-Smith, 1998
Superdivisio/Superdivision: Spermatophyta Gustav Hegi, 1906 (Piante con semi)
Divisio/Division or Phylum: Tracheobionta or Tracheophyta Sinnott, 1935 ex Cavalier-Smith, 1998
Subdivisio/Subdivision: Magnoliophytina Frohne & U. Jensen ex Reveal, 1996
Classis/Class: Rosopsida Batsch, 1788
Subclassis/Subclass: Rosidae Takht., 1967
Superordo/Superorder: Fabanae R. Dahlgren ex Reveal, 1993
Ordo/Order: Fabales Bromhead, 1838
Familia/Family: Fabaceae (Rchb., 1832) Lindley, 1836 or Leguminosae A.L. de Jussieu, 1789 or Papilionaceae Giseke, 1792
Subtribus/Subtribe: Vigninae Bail, 1872
Genus: Vigna Savi, 1824
Species: Vigna unguiculata (L.) Walpers, 1842
Subspecies: Vigna unguiculata (L.) Walpers, 1842 subsp. unguicolata (L.) Walpers, 1842

Taxonomy of the Cowpea [Vigna unguiculata (L.) Walpers, 1842 subsp. unguicolata (L.) Walpers, 1842] according to APG System
Regnum/Kingdom: Plantae a>
Clade: Angiospermae
Clade: Eudicots
Clade: Angiosperm tricolpate
Clade: Core tricolpate
Clade: Rosids
Clade: Eurosidi I
Ordo/Order: Fabales Bromhead, 1838
Familia/Family: Fabaceae (Rchb., 1832) Lindley, 1836 or Leguminosae A.L. de Jussieu, 1789 or Papilionaceae Giseke, 1792
Subtribus/Subtribe: Vigninae Bail, 1872
Genus: Vigna Savi, 1824
Species: Vigna unguiculata (L.) Walpers, 1842
Subspecies: Vigna unguiculata (L.) Walpers, 1842 subsp. unguicolata (L.) Walpers, 1842



This vegetable plant, the Vigna unguiculata subsp. unguicolata have several synonyms that are following indicate:

The common names of this subspecies in some Countries of the world:

Origin, diffusion and economic importance
The genus Vigna comes from surname of the botanist of Florence Domenico Vigna, working in Pisa and died in the 1647.
The cowpea was cultivated since neolitic age and it is one of beyond 150 species of Vigna that is found in the tropical areas, especially in Africa. Cowpea is cited from some Greek Authors around the 300 b.C and from the Roman. Ateneo reports that the Spartans used to finish the meal beyond that with broadbean and dry figs also with “fasèolus chloroùs”: probably it had to be a matter of the green pods of the cowpea. Carl Magno when in “Capitolare” of the Villis cite the beans nearly sure refers to the string of cowpea..
Si ipotizza che abbia avuto origine da piante selvatiche della subsp. mensensis Schweinf. e dekindtiana (Harms) Verde.
I1 centro di origine sembra l’Africa occidentale dove la pianta è stata addomesticata e da qui è stata portata in India, dove si suppone abbia avuto origine la subsp. sequipedalis (fagiolo asparago, lungo un metro, per la cui coltivazione sono necessari i tutori). I tipi selvatici sono caratterizzati dalla rapida e quasi esplosiva deiscenza dei baccelli maturi.
Nel Nord Carolina (USA) sembra essere stata introdotta nel 1714, mentre in Germania tra il 1672 e 1687.
Nel 2008, la superficie totale coltivata nel mondo è stata di 11.887.257 ha, la maggior parte destinata a granella secca, con una produzione di seme secco totale nel mondo di 5.695.603 t, della quale circa il 50% è da attribuire alla Nigeria; seguono Australia, Senegal, Iraq, Botswana. Negli USA, nel 2008 viene coltivato su circa 3.238 ha per la produzione di seme secco. Ma si stimano 80.000 ha per la produzione di seme fresco da surgelare, inscatolare, per il baccello mangiatutto.
In Italia è considerato un ortaggio di minore importanza e si coltiva prevalentemente nelle aree meridionali e specialmente nelle province di Lecce e Bari, dove i baccelli mangiatutto spuntano prezzi molto più elevati del fagiolino.

Caratteri botanici, morfologia e fisiologia
La radice è fittonante con numerose radici laterali specialmente nella immediata porzione sottostante il colletto. li fusto a volte è volubile e, sebbene le nuove cultivar presentino un accrescimento determinato (figura 1), la maggioranza delle vecchie popolazioni, in situazioni pedoclimatiche favorevoli, sono indeterminate. Il primo paio di foglie è semplice ed opposto. Le foglie trifogliate (figura 2), con foglioline ovato-acuminate, sono formate alternativamente e quelle terminali quasi sempre assumono maggiori dimensioni di quelle laterali.

Figure 1 – Plants of cowpea during the flowering (youngest stages) and fructification (oldest stages). Figure 2 – Typical leaves of Vigna unguiculata subsp. unguicolata.


1 fiori sono inseriti su corti pedicelli, riuniti in infiorescenza a racemo (figura3) portati da un peduncolo all’ascella delle foglie, che spesso supera la lunghezza delle foglie di oltre 35 cm. La corolla è di colore variabile, dal bianco al giallo ocraceo fino al violetto, con vessillo disteso e carena piegata ad angolo retto (figura 4). Gli stami sono 10, diadelfi, di cui 9 saldati ed 1 libero. Nella parte interna lo stilo è percorso longitudinalmente da peli e termina con uno somma ovale. L’ovario è sessile, multiloculare e dopo la fecondazione forma il baccello. Fra ciascun paio di fiori vi sono da 2 a 8 nettari extrafiorali, dai quali fuoriesce un liquido zuccherino.

Figure 3 – Raceme inflorescence. Figure 4 – Particulars of the flower.


I fiori si aprono generalmente al mattino presto e si chiudono intorno a mezzogiorno. Sebbene si formino 6-12 paia di fiori per ogni infiorescenza, solo le prime due allegano e spesso oltre il 60% dei fiori cade prima dell’antesi.
I baccelli, di colore verde scuro a volte con sfumature violette, sono diritti o leggermente incurvati, lunghi 15-25 cm, a sezione quasi circolare e con diametro di 4-8 mm, in dipendenza dello stadio di maturazione, cioè a seconda se trattasi di baccelli freschi mangiatutto (figure 5 and figure 6) o baccelli secchi per la produzione di seme secco (figure 7). I baccelli sono rostrati, sub-compressi, divisi da setti trasversali membranacei per ogni seme; ogni baccello può contenere fino a 20 semi. Una pianta può produrre anche 100 baccelli.

Figure 5 – Fresh pods. Figure 6 – One typology of fresh pods. Figure 7 – Dry pods.


I semi sono di lunghezza variabile da 4 a 14 mm e con peso di 50-350 g per 1.000 semi: il peso di 1 hl è di 75-78 kg. La forma è legata a quella del baccello; quando non sono contigui rassomigliano più al fagiolo, viceversa divengono troncati. li colore può essere bianco, roseo, rosso, violetto fino al nero. In una linea a seme bianco è stato trovato un mutante con tegumento di colore verde che persiste nel seme secco ed inoltre il colore viene accentuato durante i processi necessari alla preparazione del prodotto surgelato; tale colorazione è molto apprezzata dai consumatori. Di solito hanno un cerchio nero attorno all’ilo e, giacché inizialmente in Italia si conoscevano solo popolazioni a seme bianco, tale cerchio nero, essendo molto vistoso e simile ad un occhio, ha dato il nome al fagiolino dall’occhio.

Figura 8 – Dry seeds. Figura 9 – Semi, tutti col caratteristico occhio. Figura 10 – Semi grigio-scuro.


Figure 11 – Semi rosa sfumato chiaro. Figure 12 – Clear seeds. Figure 13 – White seeds.


Il rizobio del fagiolino dall’occhio per molti aspetti rassomiglia a quello del lupino e della soia; ci sono state delle proposte per la designazione della specie di appartenenza del rizobio specifico, ma ancora non si è pervenuti ad una conclusione.
Le piante che possiedono un numero elevato di noduli, coltivate con idonee temperature, producono di più di quelle a cui viene somministrato azoto. Nelle zone aride i rizobi sono più tolleranti alle elevate temperature di quelli delle zone più umide e fresche.
La produzione della sostanza secca è in stretta relazione con la radiazione intercettata dalle foglie. La percentuale di metabolici consumati dalla pianta con la respirazione notturna passa dal 3090 della fase vegetativa al 96% durante il periodo dell’ingrossamento dei semi. L stato accertato che il consumo di carbonio totale risulta maggiore del 61 % nelle piante le cui radici presentano noduli di rizobi rispetto a quelle senza noduli e nitrato-dipendenti. Ciò sta a dimostrare come la fissazione simbiontica dell’azoto comporti un addizionale onere energetico per la pianta; in ciò può essere trovata la spiegazione del ridotto accrescimento che manifestano le piante provviste di noduli radicali e della scarsa quantità di seme che viene prodotta quando non viene aggiunto N minerale.
Nelle cultivar ad accrescimento determinato e con ridotta area fogliare, le foglie diventano senescenti circa 20 giorni dopo l’inizio della fioritura, mentre in quelle indeterminate dopo circa 45 giorni. Tra le cause che determinano o accelerano tale senescenza, oltre a fattori ormonali e di altra natura, si pensa che vi sia la mobilizzazione degli elementi nutritivi dalle foglie ai baccelli in formazione.
La forma biologica è T scap (pianta erbacea annuale, con portamento eretto).
Periodo di fioritura é VI-X.
Il tipo corologico é Paleotrop.. Lo sviluppo può avvenire ad un’altitudine di 0 m s.l.m.

Esigenze e adattamento ambientale
In generale, le esigenze termiche sono superiori a quelle del fagiolino. La temperatura dell’aria e il fotoperiodo sono i principali fattori che regolano la fioritura. La maggior parte dei genotipi risponde al fotoperiodo come piante a giorno corto quantitativo, altre sono indifferenti; la temperatura elevata però in ambedue i casi anticipa la comparsa dei fiori. Ampie escursioni termiche fra la notte e il giorno riducono l’allegagione ed accorciano il periodo riproduttivo. Con temperatura notturna di 30 °C i fiori cadono dopo l’antesi a causa della sterilità del polline. Qualora si verifichino temperature diurne superiori a 30 °C, il ciclo vegetativo si accorcia notevolmente, ma diminuisce altrettanto notevolmente il numero di baccelli/pianta.
Non ha particolari esigenze per il tipo di terreno.

Tecnica colturale
È una coltura sarchiata. La concimazione spesso si riduce a quella fosfatica in pre-semina (80-150 kg/ha di P2O5) in quanto raramente si somministrano N e K. In particolare, quandol’azoto viene somministrato sotto forma NH+ sono state osservate riduzioni nell’accrescimento della pianta e della percentuale di fiori allegati. Il numero di noduli radicali in cui sono presenti i rizobi aumenta con l’aumentare delle disponibilità idriche, con la somministrazione di P al terreno. con la presenza di Ca, con limitate risorse azotate nelle prime fasi di accrescimento delle piante.
Lo zinco sembra importante per la nodulazione ed i processi di fissazione dell’azoto; infatti in alcune ricerche è stato dimostrato che la somministrazione di Zn fa aumentare il numero ed il peso di noduli radicali contenenti rizobi. il numero di semi per baccello e conseguentemente la produzione totale di seme.
La semina ha luogo in aprile-maggio. La germinazione è epigea. Per una rapida germinazione la temperatura del terreno deve essere intorno a 20 °C. Con temperature dell’aria superiori a 25 °C germina in 3-4 giorni ed entro una settimana i cotiledoni perdono molto del loro peso ed iniziano i processi di abscissione. Più grossi sono i cotiledoni e di maggiori dimensioni risultano le piantine. Le distanze di semina sono variabili in funzione delle cultivar e popolazioni; in generale variano da 30 a 60 cm tra le file e 10-30 cm sulla fila, in relazione alla profondità del terreno, alla disponibilità di acqua, alla cultivar e alla destinazione del prodotto.
La lotta alle malerbe si effettua con la sarchiatura o con prodotti diserbanti quali ad esempio trifluralin somministrato in pre-semina.
Le esigenze idriche sono inferiori a quelle del fagiolino; infatti nell’Italia meridionale sostituisce il fagiolino nelle zone dove non è possibile irrigare. Viene considerata una pianta resistente alla siccità. Sembra che tale resistenza sia dovuta in parte alla minore quantità di acqua traspirata ed a causa della minore area fogliare. Durante il periodo siccitoso nella pianta, inoltre, si verifica una minore conduttanza degli stomi, la variazione dell’orientamento delle foglie ed un lieve cambiamento del potenziale dell’acqua. In qualche caso, per evitare le condizioni di stress ìdrico, la pianta mette in moto il meccanismo della fioritura anticipata.
La produzione generalmente non viene ridotta se la siccità si verifica durante la fase vegetativa purché successivamente le condizioni siano favorevoli per il pronto recupero della pianta. Il periodo critico per l’acqua coincide con l’inizio della fioritura. Infatti se in questa fase l’acqua scarseggia si registra un minor numero di baccelli per pianta. Se il periodo siccitoso si prolunga si può giungere alla caduta di tutti i fiori. Se in seguito cade una pioggia utile la pianta è in grado di fiorire di nuovo e, se le condizioni di temperatura lo permettono, di allegare i baccelli. La mancanza d’acqua durante la formazione dei baccelli provoca anch’essa una riduzione di produzione perché si forma un minor numero di semi per baccello e quelli formati sono più piccoli e inoltre conduce ad una minore durata del periodo riproduttivo. Al contrario, l’eccesso di acqua nel terreno, nelle prime fasi vegetative, comporta la riduzione dell’apparato radicale, dei noduli, il ritardo dell’emissione dei getti laterali, il ritardo nella fioritura, accelera la senescenza delle foglie più vecchie; in definitiva, si ripercuote negativamente sull’accrescimento e la produzione.
I baccelli si raccolgono scalarmente quando raggiungono circa il 75% della dimensione massima in quanto successivamente diventano fibrosi; normalmente devono trascorrere 15 giorni dall’allegagione per raccogliere baccelli di buona qualità. In generale, la produzione aumenta con l’aumentare della frequenza delle raccolte.
Negli USA esistono numerose macchine per la raccolta del seme allo stato ceroso che viene generalmente surgelato o inscatolato. La produzione di baccelli può superare le 10 t/ha; quella del seme ceroso con idonee densità le 4 t/ha.
I prezzi dei baccelli del fagiolino dall’occhio su molti mercati spesso sono molto superiori a quelli del fagiolino.
In alcuni Paesi tropicali le foglie di teneri getti vengono cotte ed utilizzate come gli spinaci, oppure, dopo aver formato delle sfere come polpette oppure delle masse a forma di torta, si seccano al sole (“morogo”), vengono utilizzate nella stagione in cui non sono disponibili altri ortaggi. I semi secchi e tostati si impiegano come sostituto del caffè. Il seme secco, oltre che per l’alimentazione umana, viene utilizzato anche per la preparazione di mangimi concentrati per il bestiame.
I residui vegetali vengono appetiti dai bovini. La pianta intera in qualche caso viene sovesciata. Il fagiolino dall’occhio è una buona sorgente di proteine, ha un elevato contenuto di amminoacidi essenziali, tranne che per la cistina e metionina. Rispetto al fagiolino contiene più vitamina C, B1, niacina e ferro.
Per il genere Vigna sono stati descritti oltre 140 geni e sono stati proposti i relativi simboli. In proposito è stato accertato che, ad esempio, i geni responsabili del colore violetto dei cotiledoni si mostrano dominanti su quelli che manifestano. il colore bianco. Così il calice di colore bruno domina su quello verde, le foglie grandi su quelle piccole, il peduncolo lungo su quello corto. Inoltre il colore violetto del baccello è dominante sul colore verde, quello verde su quello di colore crema e bianco, il baccello eretto su quello pendulo; il colore nero del seme è dominante su quello bianco, così quello di colore bruno su quello bianco e giallo paglia, mentre quello di colore verde è recessivo rispetto al bianco.
Per la conservazione ed i trattamenti antiparassitari si veda il fagiolino, anche se sembra molto meno soggetto ad alcune malattie.

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